Articolo postato sabato 2 aprile 2011
LE ZEBRE E LA MORTE
Eravamo centocinquantasette zebre
che correvamo per la pianura secca,
e io andavo dietro la ventiquattro,
la venticinque e la ventisei,
davanti alla sessantuno e alla sessantadue,
e d’improvviso saltando ci passarono avanti
la centodiciotto e la centodiciannove
dicendo, entrambe dicendo, “fiume”, “fiume”,
e la venticinque, allegra, ripeté “fiume”, “fiume”,
e d’improvviso ci raggiunse la centotrenta,
saltando, correndo, allegra, “fiume”, “fiume”, (...)
Articolo postato sabato 2 aprile 2011
A ce soir
(Petrina)
Da uno a dieci dimmi com’è
e se c’è un come c’è anche un perchè.
Più vado avanti e più torno indietro,
da uno a dieci misura il tuo metro.
Ci sono taglie che non puoi avere,
ci sono calici che non puoi bere.
Allora dimmi il numero esatto,
sputalo intero dentro al mio piatto.
A ce soir à l’apéritif!
A ce soir à l’apéritif!
A ce soir à l’apéritif!
A ce soir à l’apéritif!
Prendimi un dito, non darmi fiori,
vienimi addosso, tirami fuori,
apri una mano e raccoglimi dentro, (...)
Articolo postato sabato 2 aprile 2011
La Rosa y el sauce
( Francisco Silva Valdes, Carlos Gustavino)
La rosa se iba abriendo
Abrazada al sauce
El albor apasionata
La amaba tanto!
Pero una nina coqueta
Se la ha robado
Y el sauce desconsolado
La esta morando.
Olivia Salvadori - voce
Susanne Satz - pianoforte
Registrato presso lo Studio Glance, Milano, 1997
Articolo postato sabato 2 aprile 2011
THE DEATH OF WILLIAM BURROUGHS
William died on August 2, 1997, Saturday at 6:30 in the afternoon from complications from a massive heart attack he’d had the day before. He was 83 years old. I was with William Burroughs when he died, and it was one of the best times I ever had with him.
Doing Tibetan Nyingma Buddhist meditation practices, I absorbed William’s consiousness into my heart. It seemed as a bright white light, blinding but muted, empty. His consiousness passing through me. (...)
Articolo postato sabato 2 aprile 2011
“Noi non abbiamo più diritto di paternità sullo Spoken Word di quanto non ne abbia chi vive sulla luna: esso viene così com’è dalla nostra terra madre. Ma noi semplicemente accettiamo che ci sia qualcosa che possiamo fare qui fuori. Le persone hanno bisogno di un punto fermo, di un faro. E noi non abbiamo problemi a far loro luce”. Così scrive Oyewole, già negli anni Sessanta, perfettamente conscio della rivoluzione che si apprestava a cominciare...
Prima che il rap costruisse la propria identità, (...)