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A proposito di "Sex Crimes and the Vatican" (BBC, 2003)

Polemos da New York, di Tito Touchy

Articolo postato mercoledì 6 giugno 2007
da Erminia Passannanti

Mi si consenta di prendere la questione alla larga: il timor di Dio, per colpe fatte o concepite, è un sentimento interiore che non ha bisogno di sistemi giuridici emuli di quelli dello stato, e sub-sistemi di inquisizione, accusa, espiazione della colpa, come quello della confessione, ovvero di finale interdizione imposta all’individuo dall’istituto - la Chiesa - che si autodefinisce, e vanta, d’essere edificio del bene e della tolleranza cristiana.

Il timor di Dio, infatti, non è imposto ma si avverte perché l’uomo è spontaneamente buono e sociale e, se ben guidato, si pente, e si riscatta, anche dai crimini peggiori. Va sotto un cielo qualsiasi, in un giorno come tanti della sua disgraziata vita di peccatore, avverte il peso delle proprie colpe e chiede a un Dio – uno qualsiasi – perdono.

Adesso mi si spieghi perché la Chiesa impedisce agli individui religiosi, per mala o buona sorte divorziati, di risposarsi in Chiesa, e perfino di assumere la comunione, pena la scomunica!

E come osa la Chiesa diffondere false informazioni sull’omosessualità, imponendo ai credenti, mediante i suoi funzionari predicatori nelle chiese, di definirla "malattia", quando l’istituto della sanità ha da qualche tempo chiarito che non si applica a questa condizione nessuna definizione di patologia né fisica né psichica: queste ed altre assurdità - che per il laico sono incivili - rendono la Chiesa cattolica romana un istituto di punizione e interdizione, e non di governo spirituale.

Ora, date tutte queste prescrizioni che la Chiesa osa applicare e imporre al povero credente - o semplicemente al cattolico praticante o non praticante - quali castighi o sanzioni per date azioni fatte o concepite che hanno a che fare con le relazioni tra stato e Chiesa (vedi battesimo, procreazione, morte eccetera) ne aggiungerei qualcuna che ancora non esiste e che concerne il crimine sessuale della pedofilia tra i religiosi: che, in seguito alla condanna e dunque all’espiazione della colpa in carcere, essi siano radiati dall’ufficio del sacerdozio e che venga imposto loro l’immediata rinuncia ai voti. E dunque l’allontanamento da ogni ruolo religioso attivo.

Siano interdetti immediatamente dall’indossare l’abito religioso, che tanta parte gioca nella fiducia che i genitori della vittima e la vittima stessa ripongono nell’aspetto dissimulante del maniaco che gli sta dinanzi e di cui hanno, ingannati da quella mascherata, tanta soggezione.

Si rinunci altresì, come è avvenuto nella religione protestante da secoli, al sacramento della confessione che tanto potere sui singoli individui, e sulla comunità, conferisce ai religiosi che lo amministrano.

Soprattutto, si impedisca che i minori di 14 anni s’inginocchino dinanzi a un confessionale e sciorinino, fiduciosi, la lista dei loro minimi inconfessabili segreti (che non sono certo peccati) ad un prete. Troppo spesso chi dispensa loro pene è un peccatore impenitente.

Se la legge della Chiesa cattolica romana è uguale per tutti, e se la punizione non si applica solo ai credenti ma anche ai funzionari della fede, allora questo è quello che si dovrebbe procedere a fare: altro che ‘covering up’ dei decreti in latino per evitare l’ estradizione e proteggere e reinserire altrove, in altra parrocchia il prete pedofilo colpevole di crimini sessuali su minori in suo affidamento.

Se invece si vogliono perdonare e recuperare tutti questi preti peccatori (anziché sperare si gettino da soli da una rupe dietro istigazione del diavolo in persona come accade al monaco perverso del famoso romanzo di Lewis ), che hanno infranto in primis il voto di castità e poi approfittato della propria e altrui integrità psichica e sessuale, si abolisca anche l’ interdizione al secondo matrimonio in Chiesa, per gli individui di fede cattolica, si faccia cadere ogni preconcetto della Chiesa verso il suicidio assistito, l’omosessualità, le coppie di fatto, l’adozione di bambini da parte di coppie gay, eccetera.... e infine si consenta il matrimonio ai preti, si accetti il sacerdozio femminile, e via dicendo....

Queste riforme porterebbero eventualmente le cose su un piano di parità tra credenti e funzionari della Chiesa.

Come preti e come credenti, allo stesso modo dei cittadini laici, in tali circostanze sopraggiunge l’obbligo di informarsi, affrontare lo scandalo e l’ ignominia dei reati sui minori, cercare a tutti i costi di porre rimedi legali, per proteggere l’infanzia, scoprire le situazioni di ’covering up’ e di messa a tacere delle vittime.

Il Vaticano faccia la cellula (anomala) in seno allo stato italiano e non il suo ramazziere e disciplinatore dei costumi morali e civili. Cellula anomala, mi permetto di dire, in relazione alla sua natura di stato, perché non si basata sulla famiglia naturale, come tanto invece si predica. A meno che non si definisca famiglia ciascuna cellula seminarista, che adotta figli altrui.

Non bisogna consentire nessuna attenuante a nessuno, rispetto al problema della pedofilia, tanto meno agli ecclesiali. Non è giustificazione alcuna il peso del voto di castità o la condizione gravosa del forzato celibato: c’è un solo concetto dietro questi delitti, ed è infatti l’espressione esplicitata dal titolo stesso del documentario della BBC: sex crime.

Note:

1. Una carta dell’Onu scoraggerebbe il tipo di reclutamento di minori nel modo in cui lo mette in pratica la Chiesa Cattolica nei seminari minori.

2. Da Annozero e dalla testimonianza di don Fortunato di Noto: la CEI “esporterebbe” a Malta i preti pedofili, tra cui don Felice Cini di Grosseto, pregiudicato per pedofilia e condannato a 2 anni e mezzo di reclusione.

3. Il noto romanzo gotico di Lewis, basato sulla storia rovinosa delle perversioni di un ecclesiale, ha titolo The Monk.

4. La legge americana impone al cittadino l’obbligo di denuncia alle autorità civili - nel momento stesso in cui si venga a conoscenza di un reato - della persona sospettata di un crimine. Il contravvenire a tale obbligo diventa reato di pari gravità. “complicità”, dunque di pari gravità. Questa logica non pare valga all’interno della "Congregazione per la dottrina della fede" [Ex-Tribunale dell’Inquisizione ]. Pare infatti che nel maggio 2001, Joseph Ratzinger, già prefetto cella Congregazione, avrebbe firmato una Lettera ai Vescovi nel quale di diceva che "il delitto contro il sesto precetto del Decalogo, commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni" fosse di competenza diretta della Congregazione. Ma ciò suggerisce allo Stato laico una sola cosa: che la soluzione interna alla Congregazione della riduzione dei pedofili allo stato laicale, e non per la denuncia e consegna immediata dei presbiteri criminali alla magistratura del Tribunale penale.

5. La Chiesa cattolica - del Vaticano - è il prodotto della civiltà e del potere patriarcale per eccellenza, gestita da uomini misogini che non si sposano perché appunto educati nei seminari a provare disgusto ed estraneità verso qualsiasi caratteristica femminile. Il culto della ‘vergine’ nella chiesa cattolica è sintomo di questo disgusto, ed è la più grande ipocrisia. La chiesa cattolica, infatti, misogina e maschilista, disprezza la donna vera ed esalta solo in lei l’elemento verginale, ovvero asessuato. Ecco perché l’oggetto dei preti pedofili sono in genere giovani individui di sesso maschile.

6. La Chiesa Vaticana è una istituzione come tante altre iniziate e mantenute in modo secolarizzato attraverso i tempi all’interno degli stati ospitanti, come potere alternativo agli altri poteri, e alle volte ancora più prescrittivo e subdolo. Tendenzialmente, tutte le chiese del mondo fortemente strutturate tendono a questa funzione e a questa omologazione.

2 commenti a questo articolo

A proposito di "Sex Crimes and the Vatican" (BBC, 2003)
2007-06-09 19:38:38|di tito touchy

sono d’accordo con te, Enrico. tuttavia, sebbene con un vergognoso margine di ritardo rispetto alla data del film-documentario realizzato dalla BBC, siamo comunque in tempo ad affiancarci alla denuncia del ’covering up’, portata avanti dagli stati civili attraverso questa serie di coraggiose inchieste sul fenomeno e sui processi risolti o in atto.

il ’covering up’ è - se paragonato alla malattia mentale dei pedofili - un male addirittura peggiore.


A proposito di "Sex Crimes and the Vatican" (BBC, 2003)
2007-06-08 18:13:51|di Enrico

Sul bisogno dell’uomo di uscire dalla propria finitezza si sono sviluppati sistemi di poteri che pretendono di parlare in nome di un presunto "unico, vero Dio". E chi parla in nome di un presunto "unico, vero Dio" riesce a far passare agli occhi dei "credenti", spesso bambini indottrinati, similmente ai soldatini di Pol Pot, per sacro ciò che è frutto d’una malata comcezione della sessualità (pedofilia).
Che dire? Vivessimo in uno stato civile potremmo vietare la superstizione e l’esercizio della circonvenzione, ma siamo solo in Italia!


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