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ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!

(un saggio di Tommaso Lisa per continuare il dibattito)

Articolo postato lunedì 5 febbraio 2007
da Luigi Nacci

Nemmeno una settimana fa Nevio Gambula ha inaugurato in AP la discussione intorno a Maria di Aldo Nove.

Visto il clamore, il numero di interventi e di posizioni dissonanti, con piacere posto un poderoso e impegnativo saggio dell’amico Tommaso Lisa, scritto in occasione di Fuoco su Babibonia! e pubblicato nel 2003 su "Trame di letteratura comparata" n. 7.

E lancio una bottiglia impossibile nell’oceano della rete: ANTONELLO, SEI CI SEI, BATTI UN COLPO: la pazza (non)redazione di Absolute Poetry ti aspetta!

50 commenti a questo articolo

ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-10 01:43:34|

chi e’ nella foto? a me parrebbe l’angelo Nacci.

mi stavano simpatici i sovietici fino a qualche tempo fa, poi ho iniziato a svalutare certi loro recenti prodotti venduti a strano prezzo. insomma forse mi piacciono comprensibilmente i sovietici di Tolstoy, Dostoevskij, e innumerevoli compagni letterati maschi e femmine (inutile fare la lista), oltre ovviamnete a Lenin, genio incontrastato. Ma non saprei dire di piu’ sull’attualita’ sovietica....sono in imbarazzo rispetto al presente. Non saprei esprimermi su Putin.

Gambula che ne pensa del presente? Scusate per il doppio posting.


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-10 01:35:50|

Mariologia puo’ oggi piu’ che mai indicare tante possibilita’ di trattamento del soggetto sacro.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa sinicco, che mi aveva anticipato due giorni fa di stare scrivendo qualcosa a proposito di questa pubblicazione.

cmq, il mio scritto sulla vita della madonna, pubblicato nel 2000, intitolato "La Chiesa di Dio, della Madonna, degli Angeli, dei Santi, degli Ultimi Dubbi" - ha un paragrafo che inizia in modo certo meno tradizionale, ovvero con la dicitura "Quegli spermatozoi di chi potevano essere?".


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-09 22:41:15|

Il ’seno che allatta cuccioli millenni’ è il vero impasto cannibaltrash, altro che cazzi...

Rimane il fatto che, se uno voleva celebrare degnamente il cambio di pusher, poteva scegliere ben altro oggetto devozionale.

Comunque, sposo l’ipotesi n.1 di Tommaso Lisa.

A.L.


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-09 20:15:17|di http://www.torremaggiore.com/saccoevanzetti/intro.html

cliccate la madonna vi ascolta


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-09 20:13:09|

tutti al sito x la canzone


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-09 19:55:04|

La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo e da cuore a cuore
La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo e da cuore a cuore
La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo e da cuore a cuore


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-09 19:50:39|di x tutte le nonne al posto del rosario...

LA BALLATA DI SACCO E VANZETTI, SECONDA PARTE

Sì Padre, son carcerato
Non aver paura di parlare del mio reato
Crimine di amare i dimenticati
Solo il silenzio è vergogna.

Ed ora ti dirò cosa abbiamo contro di noi
Un’arte che è stata viva per secoli
Percorri gli anni e troverai
cosa ha imbrattato tutta la storia.

Contro di noi è la legge con la sua immensa forza e potere
Contro di noi è la legge!

La Polizia sa come fare di un uomo un colpevole od un innocente
Contro di noi è il potere della Polizia!

Le menzogne senza vergogna dette da alcuni uomini
saranno sempre ripagate in denari.

Contro di noi è il potere del denaro

Contro di noi è l’odio razziale ed il semplice fatto

Che siamo poveri.

Mio caro padre, son carcerato
Non vergognarti di divulgare il mio reato

Crimine d’amore e fratellanza

E solo il silenzio è vergogna.

Con me ho il mio amore, la mia innocenza, i lavoratori ed i poveri

Per tutto questo sono integro, forte e pieno di speranze.
Ribellione, rivoluzione non han bisogno di dollari,

Ma di immaginazione, sofferenza, luce ed amore e rispetto

Per ogni essere umano.
Non rubare mai, non uccidere mai, sei parte della forza e della vita

La Rivoluzione si tramanda da uomo ad uomo e da cuore a cuore

E percepisco quando guardo le stelle che siamo figli della vita

... La morte è poca cosa.


ALDO 9: SE CI SEI BATTI UN COLPO!
2007-02-09 19:44:19|di Loro sono la nostra Maria.....aldo

LA BALLATA DI SACCO E VANZETTI,

"Portatemi i vostri stanchi e i vostri poveri
le vostre masse riunite per respirare libere
i rifiuti scartati delle vostre rive affollate
mandateli, i senzacasa, quelli colpiti da tempesta, da me"

Benedetti siano i perseguitati
e benedetti siano i puri di cuore
benedetti siano i misericordiosi
e benedetti siano i portatori di lutto

Il passo è difficile che strappa le radici
e dice addio ad amici e famiglia
i padri e le madri piangono
i bambini non possono capire
ma quando c’è una terra promessa
i coraggiosi andranno e gli altri seguiranno
la bellezza dello spirito umano
è la volontà di provare i nostri sogni
e così le masse si affollano attraverso l’oceano
in una terra di pace e speranza
ma nessuno udì una voce o vide una luce
e furono sbattuti contro la riva
e nessuno fu accolto dall’eco della frase
"alzo la mia lampada dietro la porta d’oro"

Benedetti siano i perseguitati
e benedetti siano i puri di cuore
benedetti siano i misericordiosi
e benedetti siano i portatori di lutto


la poesia n° 3; ora ne abbiamo 12!
2007-02-09 19:23:07|di Christian

a questo link.


Articolo di Silvio Ramat sul giornale del 3 febbraio
2007-02-09 19:17:23|di Christian

Aldo Nove, un devotissimo «cannibale»
di Silvio Ramat - sabato 03 febbraio 2007, 07:00

Ha suscitato sconcerto e qualche commento ironico l’anticipazione sul numero di gennaio della rivista di Nicola Crocetti, Poesia, di una parte del poemetto Maria di Aldo Nove, che uscirà da Einaudi. A chi si era fatto un nome tra i narratori «cannibali» non si concede facilmente la licenza di «convertito». Ci sono buoni testi e magari buone antologie della nostra lirica religiosa, da cui però si desume che una poesia religiosa in senso stretto l’Italia non l’ha coltivata con troppo vigore e rigore. Un tipico esempio del secolo scorso è l’oratoria vigorosa, una preghiera senza canto, di padre David Maria Turoldo; così enfatica da farci rileggere, per conforto e contrasto, come «religiosi» l’assai più sobria e melodiosa lirica «spirituale» di un Betocchi o di una Guidacci.

La mariologia è un campo precluso alle facoltà esegetiche e rappresentative dei più, e credo anche di Aldo Nove; ma col suo poemetto egli non si è avventurato nella teologia, limitandosi alla sfida di comunicare in lasse rimate (e non di rado monorimiche: in totale sono trenta capitoli, di sette quartine quasi tutte endecasillabiche) l’emozione del Mistero.

Nove sceglie la quartina per collaudata capacità, ma gli enjambements dilatano il racconto, il punto fermo è differito o cade a metà di un verso. E così la strofa risulta per lo più un espediente grafico, dà una misura certa all’occhio e un «tanto» da ricordare all’orecchio, principale destinatario di questa scommessa intimamente pedagogica e autopedagogica. Il pubblico del poemetto sarà commosso, in votis, dalla freschezza aurorale di Maria bambina e stella; memorizzando finché gli riesce tramite la rima banale («cosa:sposa», «stanza:avanza», «stella:bella»..., o, in serie docile e scontata, «forte:sorte:morte»...); ma altri noteranno combinazioni più peregrine («ingranaggi:miraggi», «Dio:ticchettìo», «creatura:ossatura»...).

I sostanziali ingorghi di conoscenza e di fede il poeta non saprebbe scioglierli; solo, li riprospetta nella loro colma inesplicabilità : «Madre di dio che in te dio è diventato/ bambino, madre di tutto il creato:/ madre del bimbo che in te si è incarnato,/ madre dell’infinito generato», seguitando in ancor più difficili asserti, dinanzi ai quali la ragione è cieca: «Madre di ogni principio incominciato/ il giorno in cui il principio è penetrato/ in te che ogni principio hai abbracciato/ quando si è fatto piccolo, e hai allattato/ il mutare dei secoli plasmato/ in te cingendo quello che è passato/ attraverso di te, per sempre amato/ divinamente a te connaturato...». La sequenza di rime «proibite» - 20 participî passati di fila! - sta lì pesante, bruttina, “primitiva”; ma ormai (siamo sulla metà della storia) chi legge non storce più il naso e si sforza, invece, di tenere il passo di un argomentare periglioso, liberato qua e là in figure suggestive: dal «sogno delle rose bianche» (vi echeggiano il primo Govoni e il Pasolini giovane) alla «brulla nottata» di Betlemme, alla mangiatoia dove, senza «lenzuola di seta» né «di lino», nasce l’«immensamente piccolo e divino» figlio della Vergine...

Arditezze come «confine all’universo è la tua pelle», sempre detto di Maria, il cui seno allatta «cuccioli millenni», sono solamente alcuni dei molti particolari sui quali il gusto di un lettore del 2007 potrebbe eccepire. Non dovrebbe tuttavia sfuggirgli la sostanza ingegnosa del poemetto e il confidente coraggio (anche letterario) che ha guidato il suo autore a dargli forma.


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