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Aldo Nove, la materia oscura è il 90%

dopo aver letto il testo n°1, il 10% dell’universo ci è chiaro, ma non il 30% di Maria pubblicato a razzo su Poesia

Articolo postato domenica 11 febbraio 2007
da Christian Sinicco

"E’ più che una bambina era una stella" scrive Aldo Nove in Maria di prossima pubblicazione, promosso da Piccini, "lanciato" dallo stargate di Cortellessa su Poesia di gennaio 2007 come un’orbita di strepitosa, immensa, incandescente, mirabile e grande poesia - a mio giudizio, funambolismo che ricorda episodi zarathustriani.
Nella speranza che il C-Annibale abbia varcato il Mare Nostrum con i suoi elefanti e con numerosi souvenir delle piramidi, nella speranza non sia stato rapito dalle antichissime litanie di Ra, cerchiamo di percorrere la fune "sospesa tra l’eterno e la paura" di non farcela a leggere tutti i testi pubblicati.
Cavalcando orizzonti di attesa consci ed inconsci, muovendomi nel virulento polemos per attrarre dalle mia parte particelle di luce, e sottrarle agli altri, non posso che fare riferimento a chi prima di me si è mosso in tal senso.
Ricalco i post di Nevio Gambula e di Luigi Nacci, che ospita il saggio di Tommaso Lisa su Fuoco di Babilonia!, e rimando ai contributi di Andrea Cortellessa e Daniele Piccini su Poesia.

Testo n°1. Note varie (in attesa di chiarirmi le idee).
Innanzitutto dal titolo della raccolta, si presume si stia parlando di Maria, di una Maria, non necessariamente la Madonna.
Il primo testo si compone, a prima vista, di sette quartine.

Prima e seconda quartina.
"Lei era una bambina [...] Da tempo immemorabile era bella [...] più che una bambina era una stella": l’autore ha messo in crisi più volte la rappresentazione di Maria nell’opera formata, un cesto di endecasillabi con rime, e assonanze, varie - in questo non si può che concordare con l’analisi dei critici.
"Più che una stella era qualunque cosa": attenzione, siamo all’inizio della seconda quartina e il gioco continua: l’autore mette in crisi ancora la rappresentazione che utilizza: "Lei era una bambina"... "più che una bambina era una stella"... "Più che una stella era qualunque cosa". Il verbo è all’imperfetto - è un dettaglio da non sottovalutare.
Dopo aver letto la prima quartina, possiamo supporre dal titolo che Maria forse non è la Madonna, ma è un soggetto particolare, mutante. Con la seconda quartina, veniamo a sapere che il personaggio di cui tratta il testo "era qualunque cosa" e che "più di qualunque cosa era amorosa,/più di qualunque amore decorosa": quindi Maria, questo "qualunque cosa", era più amorosa di "qualunque cosa".
Primo cortocircuito tra gli ingranaggi del cargo spaziale: Maria, questo qualunque cosa (che da questo momento in avanti chiameremo X), era più amorosa di se stessa?
Oppure dobbiamo far finta di non aver letto il verso precedente, immersi nel fluido propellente poesia?
Proviamo a creare dei collegamenti: questo "qualunque cosa" (X=Maria) era più amoroso di qualunque altra cosa (X=?)?
La logica, nell’incessante metamoforfosi di un testo, può risultare asimmetrica: in sostanza un simbolo può trasformarsi via via; e ciò che all’inizio si rappresentava attraverso un insieme di coordinate, può diventare altro. Che ci dica qualcosa, che porti infine a qualcosa, è importante? Dice Cortellessa "poco importa ristabilire nessi, sancire genealogie, analizzare al microscopio"... poiché è importante veder nascere grande poesia, sentirne i primi vagiti, tenetelo bene a mente!
Maria (X non più X ma più X di X sempre in qualche modo e sempre diversa) non è solo più amorosa, ma pure più "decorosa" di "qualunque amore", come si dice poi... quindi ricapitolando questo X (Maria) era più amoroso et decoroso di se stesso (e di qualunque amore, compreso il mio, il tuo, il nostro), nonché la scopriamo anche essere "sposa di tutto l’universo".

Testo n°1. Intervallo (scoperta importantissima).
Stavo leggendo le prime due quartine quando mi sono ricordato di un fatto decisivo: è stato misurato l’enorme alone di materia oscura che circonda la galassia NGC 3741, una spirale nana formata da un disco stellare di circa 5 milioni di stelle e distante 3 Mega Parsecs dalla Terra. La notizia l’ho appresa dall’ufficio stampa della SISSA: "Come illustriamo nell’articolo NGC 3741: dark halo profile from the most extended rotation curve, sul Montly Notices of the Royal Astronomical Society – spiega Paolo Salucci, docente di astrofisica alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste - questa scoperta estende la nostra conoscenza sulla materia oscura, la cui natura resta ancora un enigma, una sfida che impegna da circa 20 anni gli astrofisici e i fisici delle particelle di tutto il mondo."
Negli anni Ottanta, infatti, gli astronomi cominciarono a rendersi conto che non tutta la materia dell’Universo è osservabile. La materia oscura, la cui esistenza è stata poi confermata dall’analisi della rotazione delle galassie, è addirittura il 90% della materia di tutto il cosmo.

Tralasciando la galassia NGC 3741, Maria (X più amorevole di X e in ogni caso diversa da X in qualche modo e per sempre in tempi immemorabili) era sposa più o meno al 90% della materia oscura - teniamo buono questo dato, anche se non è detto che andando avanti nello studio del primo testo della raccolta, le nostre rappresentazioni non siano ancora messe in crisi più o meno scientificamente.

Terza e quarta e quinta quartina.
"Ma era troppo piccola": quindi X che era qualunque cosa che era amorevole et decorosa più di qualunque X sempre diverso, sposa al 90% della materia oscura dell’universo più il restante 10% in chiaro, era, pure, piccina?
"una rosa che sboccia appena", e non solo sboccia ma è come "ogni creatura"... Quindi è come noi, e tutto ciò che si è detto sull’amore e sul decoro e sulle stelle e sulle bellezze non è più vero?
I più sciocchi di voi certamente pensano a un ripensamento dell’autore o che questo sia un evidente restringimento del campo teoretico all’interno del testo, cioè il dire piccola, parlare di creatura nel senso di "come ogni"; ma la Creatura per Bateson è il campo dell’informazione e della struttura, dove ogni cosa può rappresentare ogni altra cosa, dove nascendo i codici simbolici, amplificando amplissimamente i significati, è consentito ogni sorta di gioco del linguaggio, intrecciato di semantica e sintassi...perbacco!
L’autore ci dice che quella piccola creaturina di Maria - non più un qualunque X pensiamo noi - è "sospesa tra l’eterno e la paura dei giorni che dei sogni sono mura" e di conseguenza rimane in attesa anche lei che qualcosa accada, non più nei versi fatti di "più" variamente accompagnati, nelle quartine precedenti così protese, spinte, verso gli urano del significato.
"le mura di chi è nato e non gli è dato capire più di quanto del creato gli venga in uno spazio costruito e dentro un tempo già determinato": tale restringimento nella rappresentazione di X avviene addirittura in un che di "determinato" e di "costruito". Nel testo, ci si delinea allora una visione dell’uomo profondamente statica in un mondo-creato, un individuo impossibilitato a fuggire, inscatolato da sistemi più grandi: questi rilievi potrebbero rimandare a quella sorta di cattomarxismo mai sopito nella nostra medievale esperienza del mondo.
Questa è la condizione dell’uomo, ma quale sarebbe la soluzione? Maria?
Anche Maria è temporaneamente sospesa, in quel punto del testo, tra l’eterno e questa paura dei giorni con tutte le accessoriate implicazioni di un nostro essere nel mondo pensato dall’autore, pensato con tutta una serie di limitazioni imposte nel legiferare della sua scrittura, che però è solamente legge momentanea del testo poetico, perché... proseguendo la lettura dove "i sogni la sognavano più forte del sogno che a ogni nato è dato in sorte" scopriamo che Maria non è tornata sulla terra, la sua vita non è regolata dalle stesse leggi date all’uomo e da leggi interne al testo poiché l’operatività dell’autore le permuta continuamente; quindi Maria è stata nuovamente assunta in cielo da un processo oltremodo asimmetrico logicamente, i sogni.
La pretesa di parlare splendissimamente di questioni teoretiche sta venendo meno alla faccia del mio pseudoutilizzo di Russel e Matte Blanco, le "parole semplici e fiammeggianti per dire - come scrive Cortellessa - concetti anche teologicamente ardui" spero si compiano come profezia nei successivi testi del poemetto, a me ancora sconosciuti come l’universo.
La pretesa di parlare splendissimamente sta scemando poiché Maria non è come "ogni creatura", pur essendo come ogni creatura, è un alien, capace di "alienarsi" continuamente: mi domando se proprio ci sia sempre l’artifizio mirabile del "fabbro e centro propulsore dell’energia" - come scrive Piccini nella breve recensione introduttiva; mi domando se sia possibile salvare questo shuttle novizio dai propri cortocircuiti interni e dall’alieno.
Forse qualche breve interruzione di significato ci potrebbe far riflettere su ciò che è stato scritto, detto, indicato; forse mi sto inventando un’altra Maria, ma mi domando se questo personaggio mi abbia convinto o no, se questa incarnazione di Maria sia un evento che il poema mi ha installato, un virus che trasformerà la mia carne...

Sesta e settima quartina.
"tutto infine ha fine": da una parte gli uomini alla fine muoiono. Maria nutre sorte diversa.
Gli uomini muoiono, e i soli e coloro che desiderano vivere sempre - il fatto che pure coloro che desiderano vivere sempre muoiono, lo apprezzo davvero, per un attimo mi fa ricordare Immortalità di Kundera.
Nella sesta quartina troviamo l’esigenza di approfondire questo tema della morte per il successivo emergere della stella-non stella Maria (X sempre diverso da X), che come sappiamo nutre una sorte diversa pure in relazione ai destini antropomorfizzati del sole e dell’universo.
Nell’ultima quartina, l’autore spiega (ovviamente questa è una mia mistificazione) che o questo destino, o questo essere nel mondo, questa esistenza è/si fa (anzi era: il verbo all’imperfetto rimane un dettaglio da non sottovalutare) nell’"infinita nostalgia", nell’"assoluta lontananza". Questo è ovviamente un mio completamento, perché non mi è così chiaro a cosa "infinita nostalgia" e "assoluta lontananza" rimandino: i termini usati nei primi due versi non si collegano alla quartina precedente, se non in richiami vaghi - il vago ulteriore di uno stanco finale in cui non si sa più che scrivere?
Poi "quella luce in quella stanza" è arrivata e ha detto per sempre "Maria".
Così si conclude il primissimo testo del poemetto.

Testo n°1. Nota di servizio (sondaggio: volete un post per ogni componimento pubblicato da Poesia?).
Si avvisa il pubblico degli astronauti di Absolute che il III componimento (scoperto con il telescopio google su Letture n°634), se il risultato del sondaggio sarà positivo e se l’alien non si sarà impossessato del mio corpo e se ne avrò voglia, verrà analizzato in uno dei prossimi post, ovviamente in generale rotta di collisione con gli asteroidi lanciati sul pianeta Poesia gennaio 2007.
Che la materia oscura sia con tutti voi, e pure quella chiara.

33 commenti a questo articolo

Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 15:03:16|di Christian

Grazie Erminia, mi sono un po’ dato alla satira e a tratti all’autoironia, anche perché anch’io sono per la pubblicità e la marketta. Ho visto che c’è scritto ad un certo punto metamoforfosi, o qualcosa di simile a metamoforfora. Ovviamente volevo scrivere, "più" banalmente, metamorfosi, ma anche metamoforfosi non è male - utilizza lo shampoo giusto mi raccomando:-)


Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 14:27:08|

Che lagna, che palle, che uàllera stracotta!!!

10, 100, 1000 Nevio Gambula!

A.L.


Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 13:44:48|di ermi

diligente analisi, Cris.
ho sempre ritenuto che si sarebbe potuto trovare per la madonna un nome meno comune.

o forse e’ viceversa, ed e’ infatti la madonna ad avere reso il nome comune?

questo e’ il mio dilemma.

ma forse adesso il mio dilemma si sta chiarendo, grazie a quella stessa luce nella stanza che per sempre ha detto maria....

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