Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Redatta da:

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Alessandro Broggi

Piano Personale/ Personal level (Vite sul tavolo)

Articolo postato giovedì 1 gennaio 2009
da Maria Valente

ALESSANDRO BROGGI

Credo che il linguaggio debba essere fondamentalmente specifico. Se è generico è improprio e diventa pura compiacenza, diventa illegittimo. Questo vale per qualsiasi tipo di linguaggio in qualsiasi contesto. Vorrei scrivere come un architetto fa disegni e progetti che poi passano al capomastro e al posaferri. Con la precisione e l’attenzione di chi impartisce istruzioni per una realizzazione ben definita. Credo in una poesia e in una scrittura antiletteraria, non plusvaloriale, che non si pensa come soluzione ma come “sintomo”, che non recita ma si mette a nudo. Più in generale, ritengo che dipingere “paesaggi bucolici” non rappresenti più la nostra realtà, che illustrare situazioni d’evasione, della fantasia o della memoria, significhi oggi assumere una posizione nostalgica e politicamente marginale.

Quando mi accingo a lavorare a un’idea, sia essa per la poesia o per la prosa, vorrei fare, se posso, qualche tipo di scoperta. Le mie scelte consistono prima di tutto nel decidere quali domande fare (a elementi e parametri della lingua, ai format e ai linguaggi della comunicazione, alle diverse strategie di consumo e di uso dei segni nei contesti testuali ed extratestuali, ecc.). Per ogni progetto nasce una lista di nodi problematici, che mi interessano e che creano lenti e spazi di lavoro. È importante che ogni testo crei un territorio di analisi in cui entrare, una direzione che si apre. Se le domande non sono radicali/penetranti sul piano degli strumenti e storicamente urgenti su quello del confronto con il reale/sociale, le risposte non potranno mai esserlo. Ciò che distingue lo scrittore come sperimentale è che può inventare la regola della sua opera mentre la fa, e cambiarla volendo di opera in opera molto al di là dell’abituale dialettica tradizione/innovazione delle epoche passate. Diacronia letteraria (storia dello stile)-sincronia linguistica (lingue d’uso), soggettività (espressività)-oggettività (freddezza), complessità (iperdeterminazione)-semplicità (povertà), sistema (totalità)-frammento (dettaglio), metaforicità-denotazione, prolissità-reticenza, narrazione-descrizione, creazione originale-postproduzione: nelle mie ricerche più recenti, sia nelle poesie sia nelle prose (dell’e-book Quaderni aperti, su www.cepollaro.it), sto percorrendo – con accenti differenti e seguendo ipotesi anche molto diversificate – per lo più il secondo termine di queste polarità.

NOTA DI POETICA, 2006

dal blog delle poetiche e dei casi limite .

*

In allegato l’opera Piano Personale ospitata presso il sito Warburghiana nel colophon 2007 arte sui tavoli.

Piano personale (Vite sul tavolo) / Personal level (Lives on the table)

[Trenta fogli, stampati in poche copie e sparsi su due tavoli, sono messi a disposizione del pubblico all’uscita della Warburghiana

*

Alessandro Broggi è poeta, scrittore e giornalista. raccolte di poesia: apprendistato (eos, 2000), inezie (lietocolle, 2002; prefazione di g. neri), total living (la camera verde, 2007); lavori in prosa: quaderni aperti (pubblicato nel nono quaderno di poesia italiana contemporanea, a cura di f. buffoni, marcos y marcos, 2007, con prefazione di u. fiori; e parzialmente in forma di e-book per biagio cepollaro e-dizioni, 2005).antologie: verso i bit.poesia e computer (lietocolle, 2005), il presente della poesia italiana (lietocolle, 2006), l’esperienza-divenire delle arti (fondazione baruchello, 2006), leggere variazioni di rotta (le voci della luna, 2007). curatele: il segreto delle fragole (lietocolle, 2003, con c. dentali e nota di m. cucchi). testi o recensioni in riviste, blog e siti web: su «almanacco del ramo d’oro», «atelier», «bloc notes», «hebenon», «il segnale», «la clessidra», «lamosca dimilano», «nuova antologia», «poesia», «re:viste», «sud», «testuale», «the black economy», «the new review of literature» (r. cartacee); «absolute poetry», «bina», «dissidenze», «ex04», «liberinversi», «microcritica», «nabanassar», «nazione indiana», «poesia da fare», «per una critica futura», «la poesia e lo spirito» (r. telematiche, blog e siti web). Dal 2004 è direttore (con s. salvi e i. testa) della testata culturale on-line «l’ulisse», dal 2006 è tra i curatori del blog di scrittura di ricerca «gammm» e dal 2007 è collaboratore del «journal of italian translation» (brooklyn college).

Questi i pricipali link per una panoramica sui suoi lavori:

estratto dai quaderni aperti su absolute

argomenti da liberinversi

ipotesi sul podcast di poecast di Vincenzo della Mea

Poesie per pricipiantisu nazione

13 commenti a questo articolo

Alessandro Broggi
2009-01-02 13:36:01|di Christian Sinicco

Grazie Alessandro della risposta, mi interessa pure sapere chi avevi in mente quando parlavi di "situazioni d’evasione, della fantasia o della memoria", e se puoi fare dei nomi se non ti scoccia. In fin dei conti tantissimi autori della nostra generazione lavorano "anche" da contesti di finzione, vedi Italiano, Nacci, Ventroni, Bulfaro, Giannetti, ad esempio. Soprattutto mi interessa il concetto "politicamente marginale": a tuo giudizio, lavorare da contesti di finzione, in che modo marginalizza politicamente la poesia? E quali i motivi che invece rendono il tuo tentativo (o dovrebbero rendere) non polticamente marginale?


Alessandro Broggi
2009-01-02 11:47:41|di Alessandro Broggi

Caro Christian,

grazie per lo stimolo alla discussione,

d’accordissimo con te, quella che esponi è la normale, corretta dialettica tra intenzione dell’autore (solitamente inespressa al pubblico) e ricezione dei lettori;

le brevi righe che Maria ha scelto (e la ringrazio) per introdurre Piano personale fanno in effetti riferimento a un un post del blog ”Delle poetiche e dei casi limite”, per il quale ho accettato il rischio di riportare alcuni miei pensieri di poetica, volutamente esposti con il massimalismo “del caso limite” appunto, e forse anche con il sapore lapidario e l’apoditticità di tono che può richiedere una domanda programmatica di quel genere.

Sull’interpretazione ristretta di “antiletterarietà” (termine, certo, paradossalmente forte) come tensione asintotica veso una lingua e verso modelli, format, generi, cornici, non invalsi, posso sicuramente convenire. A ciò aggiungerei l’introduzione, diversa di progetto in progetto e aperta ai possibili, di materiali, strategie e strumenti linguistici non comunemente praticati entro zone letterariamente convenzionate.


Alessandro Broggi
2009-01-02 09:57:22|di Christian Sinicco

"Credo in una poesia e in una scrittura antiletteraria [...] che non recita ma si mette a nudo."

Alessandro, non credi che le premesse di un’opera siano in ogni caso fruibili in quanto frutto di interpretazione e quindi anche di esecuzione da parte di qualcuno? L’opera sarà orientativa grazie alle premesse della tua operatività (te lo auguro), ma in sé, nella sua nudità, è un’astrazione bella quanto iperuranica, per non parlare del fatto che il termine "antiletteraria" mi lascia un po’ perplesso, forse sarebbe meglio trovarne un altro - non citazionista o non riferita a modelli della nostra letteratura o...come scrivi dopo evocando tradizione/innovazione?


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