Absolute Poetry 2.0
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Alina Vituchnovskaja

due passi alla pazzia, cattive pistole e trecento macchie di sangue...

Articolo postato domenica 9 marzo 2008
da Maria Valente

Alina Vituchnovskaja

Due passi alla pazzia

Due passi alla pazzia,
dove gli artigli scricchiolano teneri,
dove rotolano con ruote senza denti
gli astri dei reietti,

dove ti chiudono a chiave nelle stanze
e pensano di occultare,
dove tutti i tratti familiari
nascondono maschere di mascherati.

Mi puniscono senza processo.
E i malvagi non mi potranno salvare.
E manterranno gli ultimi
due passi alla pazzia.

Due passi alla pazzia,
dove sono i fantasmi degli impiccati,
dove rotolano con ruote senza denti
gli astri dei reietti.

E se gli occhi dell’Osservatore
sono incollati all’anfratto
della parete. Taci, altrimenti
ti fanno un bel trattamento.

Siedi. Conficcati nella sedia
squarcia di te il silenzio.
Dalla veglia notturna
due passi alla pazzia.

Incontinenza notturna.
Rendiconti. Sgocciolii.
Dormiremo bene nell’armadio
arrugginito dell’infinito.

Stiamo appesi un po’, stanchi.
Tu raddrizzi le spallucce
e sorridi: “Che importa sapere
il perché ci hanno appeso qui…”

Cattive pistole

Dagli amici afferrare con mani sporche
le proprie pubblicazioni
Con piedi angelici dare pedate
agli ammiratori nei cespugli.

Versare l’urina delle proprie idee
senza riuscire ad arrivare al gabinetto?
come tutti i Grandi Poeti
e i Protettori delle Puttane.

Voi, imitatori e figli
delle nostre anime corruttibili e rapaci
un corteo molle fugge
dal vostro orrore e gelo.

Stupidi cittadini stranieri
d’istituzioni e tombe,
che le nostre nere sculture
si rafforzino sulle vostre labbra.

Che i nostri baci accechino
le zanne cieche delle strade,
e il vento muffito soffi
tiepidamente dal fiume lacerato.

Come tutti i tutori del vizio,
come tutti i pompieri della vergogna,
avete anche voi un misero aspetto,
e puzzate sempre.

Noi mostri folli,
noi nativi di tutti gli inferni,
noi sangue putrido e furioso
di condutture scoppiate.

Noi profughi del calore,
noi corpi bruciati,
noi ineluttabilità delle umiliazioni,
noi tenerezza ulcerosa del male.

Geni nudi del male,
Fauci vuote della Gestapo.
Noi divoratori di bambini.
Noi bocche trionfanti.

Noi orde trionfanti
di gente adrenalinica.
Ci hanno dato la libertà necessaria
e ogni possibile morte.

Noi feccia insolente.
Noi inquiete bugie cinematografiche.
Noi bobine scoppianti,
collages di vizi altrui.

Noi negri del necrorealismo,
ammasso di merda,
noi sciacalli del peccato,
intrugli di cervello locale.

Noi assassini nati.
Abbiamo gli occhi verdi.
Abbiamo facce ottuse
e voci di scimmia.

Siamo Poeti geniali.
siamo i Protettori delle Puttane.
Fumiamo cattive sigarette
in mezzo a gente estranea.

Noi Poeti geniali
non aspettiamo
compreremo cattive pistole
e uccideremo sfacciatamente.

(1996)

Il risvolto della cortigiana

Settembre. Notte. Fascismo.
Qui tutto è mutevole.
Ieri in farmacia trovavi iodio, oggi veleno.
Ora balli di convulsioni, ora balli convulsi.
Non c’è pietà per la danza. Ride il demone della pietà.

Io vi sorrido. Una bambola di plastica.
I miei occhi sono vetro. Le gambe stampelle.
Di nuovo sono scampata al dolore e allo spavento,
Linfa versata sulla città fino a gocciare sangue.

Mangiato il bambino, dal quadro la Madonna se ne va.
Una manciata di pesci di Matisse è caduta dalla tela.
Inondati i quadri, il sangue ha permesso ai ritratti
Di denudarsi. Allora si è conosciuta la nudità.

L’arte cos’è? Solo una forma di giustificazione.
L’arte è solo un modo di subire, la capacità
Di sopportare la vergogna dell’esistenza
E la paura di osare non riconoscerla.

La paura, come una spessa cartilagine, è anch’essa
incorporea.
Incorporeo è l’eroismo, lo scricchiolio non si espande.
I corpi fuggono dalle tele e da se stessi.
Al posto delle muse c’inseguono nugoli di mosche.

Siamo rimasti io e te, soldatino di stagno,
Su salde stampelle sto distesa con piedi malfermi.
Simile a linfa, gocciola il sangue dal rubinetto,
Simile al sangue. Scorre per le vene linfa…

(1988)

*

Io sono la guerra. La guardia eterna dei sempre
confusi servitori della realtà,
Fremeva il dio–puttana. Il rapace goblin se la rideva.
Giovani soldati sparavano da dita cariche
Al cielo svergognato. E’ facile morire giovani.

Che cosa ha visto Mishima nel sole offeso,
nell’acciaio?
Che cosa desidera sapere il cacciatore dalle sue vittime
Giovani soldati sparavano al cielo mediocre
Da dita cariche, che afferravano il fumo allarmato.

Si annoia lo straordinario rapace che passeggia vicino.
Il dio–puttana è indifeso, come una bambola di
plastica gialla
E chi si infila le stampelle nelle calze di Lolita?...
Chi annusa i piedini di Lolita?

L’analista degli zeri e delle nebbie anali?
Il criminale da galera lunatico, il maniaco tascabile?
Il principe della cocaina, il conoscitore di inganni
pericolosi?
Oppure il maldestro Humbert, del quale si sa tutto

Capitano dell’oscurità. Ateista di zeri assoluti.
Puttana fuciliera. Prostituta di soldati uccisi.
La mia morta essenza, come una brutta fidanzata,
Si è impiccata al bello scheletro del maggiore. E finisce
all’inferno.

Sono la fidanzata delle croci. Sono il sole allegro
Delle svastiche. regina d’anticaglie, capo lager,
Tutore oltre i limiti, per il quale è preferibile la chiarità
Impudente della morte all’arte e alla menzogna di
giorni pavidi.

Al posto di neri quadrati, quadrati, quadrati,
Alla parete un uomo, un uomo, un uomo.
Un uomo (non un verme) (non un soldatino di stagno
addomesticato!)
Questo mi piace, mi piace, mi piace.

Folle curatore, curatore folle, diabolico amico
Dell’ascia e della galera, al posto del nero
Inferno di un quadrato addomesticato hai impiccato
Malevi?, vesitoi stupidamente con una vecchia
giacca…

Non credo dalla nascita. Sono allergico alle verità.
Sono sazio da tempo del gratuito ateismo.
Senza vergogna percepisco la realtà dubbiosamente.
e anch’essa mi risponde tacendo onestamente.

(1995).

Trecento macchie di sangue

Io sono la guerra.
Voi trecento macchie di sangue.
In mezzo a noi un fucile.
Voi siete le larve dei lager
dove viene segnata la crisi
con l’installazione dei corpi
di sedie elettriche,
con lo smembramento della personalità,
con la trasformazione dell’Uomo- Nulla
in un definitivo morto ossicino
per un triste cane verde,
nell’interessante costruttore
per un istupidito Winnie Pooh.
La concezione della necrocostruzione,
l’azione di calchi radicali con le stampelle
ha chiuso le estremità di un essere raffreddato.
Lasciato dal negro nella macchina Travolta
spia la moglie
di Marsellus.
da lei striscia Meres’ev senza gambe
come un tetro pesce
in salsa di sangue.
Attraverso gli anni e le foreste, attraverso le guerre
mondiali
si sono avvicinati
per saziare la propria virtuale lussuria,
come altri desiderano saziare di vermi un uccellino.
…Perché il corpo senza gambe eccita il suo
essere
come la sega
una libellula.
Come un insetto.
Industrialmente.
Trecento parti di cervello.
Perché il corpo senza gambe dell’aviatore
sovietico
la eccita,
così come una parte dell’uomo
eccita un’altra
parte
di un uomo.

Si misero a urlare strisciando, e unendo
la sua eroina al suo eroismo
fecero esplodere il mondo.

(1997)

Alina Vituchnovskaja nasce nel 1975 a Mosca. A partire dagli anni Novanta è protagonista indiscussa delle vita culturale e artistica degli ambienti underground della capitale russa. Nel 1995, mentre sta preparando una serie di articoli sul narcotraffico nelle Federazione, viene arrestata dai servizi di sicurezza con l’accusa di detenzione, uso e spaccio di stupefacenti. Su pressione del PEN – Club e dell’Unione degli scrittori, cui è ammessa benché inquisita, viene scarcerata, in parte in libertà e in parte agli arresti domiciliari, in attesa del processo che si celebra nel 1998 e si conclude con una condanna a 18 mesi di reclusione. La Vituchnovskaja è attiva militante del partito nazionalbolscevico dello scrittore Eduard Limonov. E’ autrice di numerosi lavori in poesia e in prosa e di collaborazioni con vari musicisti dell’underground moscovita. La sua produzione è ospitata nel sito Uničtoženie Reaľ nosti Aliny Vituchnovskoj

Poesie tradotte da Valeria Ferraro, tratte dalla raccolta La Nuovissima Poesia Russa, a cura di Mauro Martini, Giulio Einaudi Editore, Torino 2005.

Le immagini sono tratte da Vanessa Beecroft, Andres Serrano e Marlene Dumas

Portfolio

marlene dumas

6 commenti a questo articolo

Alina Vituchnovskaja
2008-03-10 19:41:45|

ciao Maria!
:)

Per me il poeta è la capacità di trasgredire il senso. Ed una che dica "come voi saziate di vermi un uccellino" mi pare un genio (e anche geniale il poeta, con quel "saziare" e con quell’"uccellino".

questo basta a me a chiarire che la immaturità del poeta è maturità della poesia.


Alina Vituchnovskaja
2008-03-10 18:41:44|di maria v

ermi, sai che sono proprio i richiami ad una realtà infernale ad essere stati criticati?

dall’intro: "... di cui Aleksandr Bobrov nel numero del 21 dicembre 2004 della "Literaturka", nel ventunesimo intervento nella discussione sulla poesia del nuovo secolo (uno dei primi peraltro in cui si trova il coraggio di fare nomi che non siano quelli del Parnaso del Ventesimo secolo), mette radicalmente in ridicolo l’aspirazione alla genialità, e ad una genialità che tutto consentirebbe, ivi compresa la dichiarata propensione al satanismo. La V. può risultare irritante per molti aspetti, per i suoi trascorsi giuduiziari, non esenti comunque da una buona dose di persecuzione, e per la sua militanza nei ranghi del partito nazional - bolscevico di Eduard Limonov. Militanza, comunque, assai debolmente politica...e in ben più ampia misura estetica, dal momento che la poetessa condivide con il suo più anziano mentore l’ambizione di fare della parola scritta lo strumento della costruzione dell’esistenza. Una piena accettazione della condizione postmoderna fa sì che l’erosione del soggetto possa essere contrastata solo attraverso l’invenzione letteraria della propia vita e della propria biografia con una costante sfida che travolge la realtà, ma al tempo stesso necessita che si imiti la forza poetcia del verso novecentesco, lasciando ben capire che di una citazione si tratta e non di una ripropost all’insegna della continuità."

Ora, io, dalle poche liriche tradotte, non so gran che riguardo alla sua propensione al satanismo e non è che me ne importi molto, appunto come dicevi tu, m’interessa l’allusione ad una REALTA’infernale, che poi sia accentuata dalle sue manie persecutorie, secondo me esse sono comunque una reazione ad un determinato ambiente, è anche una maniera simbiotica di vivere il contesto. Insomma, mi pare che la critica sia veramente poco sensibile, pronta a puntare il dito contro la poetessa, a tacciarla di velleità letterarie, senso di ribrezzo, di raccapriccio compiaciuto etc..
ora io non nego che forse, certe volte, quel calcare troppo la mano tradisca la sua giovinezza, che certe altre è iperletteraria e anche in questo non manchi un po’ di esibizionismo, ma, l’insensibilità della critica sta nel non riconoscere l’autentica forza di questa voce lacerata dal dolore, una voce che sta letteralmente scoppiando ed è per questo che non riesce a trattenersi.
Insomma, anche se non è perfetta, a chi interessa? a me è piaciuta esattamente come è piaciuta a voi.


Alina Vituchnovskaja
2008-03-09 09:30:35|

fantastica scrittrice. mi è piaciuto molto leggere e orientarmi laddove la pazzia, le stanze reclusorie, eccetera, nella prima, può essere letta come ipostasi, concretizzazione, per il poeta, di una dimensione ideale, dal punto di vista creativo: ma qui si tratta anche di allusione ad una realtà infernale.
ermi


Alina Vituchnovskaja
2008-03-09 09:13:13|di maria v

felice che vi siano piaciute, dall’introduzione di Mauro Martini, che pure non è affatto clemente con la poetessa, si legge che, se essa conosce maggior successo all’estero che non in patria, in Italia, purtroppo, i pregiudizi ideologici la tengono ancora lontana dalle selezioni poetiche. A Mauro Martini va il merito di aver gettato un po’ di luce su un intero universo poetico in ebollizione su internet, che ha permesso ai giovanissimi poeti russi di scavalcare i tradizionali circuiti.


Alina Vituchnovskaja
2008-03-08 22:50:11|di a. raos

molto belle queste poesie, grazie maria,

ciao,

a.


Alina Vituchnovskaja
2008-03-08 19:41:51|di Molesini

Una voce che non la manda a dire.
Prima di leggerla nata nel 75 in Russia credevo fosse una polacca nata prima della seconda guerra mondiale.
Certe cose si toccano e raggiungono.
Grandi interrogativi sul senso della storia così come ci pare di conoscerla.


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