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Appunti per la nuova epica italiana

Articolo postato domenica 22 febbraio 2009
da Valerio Cuccaroni

Mentre continuano ad uscire i libri di poeti italiani ormai importanti e maturi (come ad esempio, La distrazione di Andrea Inglese) nell’indifferenza più assoluta del main stream, libri che farebbero discutere e dibattere qualsiasi autentica comunità letteraria (quindi non la nostra, strapaesana e cialtrona), i fratelli narratori sono tornati a far parlare di sé, come non succedeva dai tempi della letteratura pulp.

Ormai da mesi si discetta, infatti, sulla rinascita del romanzo storico, su una nuova fantomatica (e fantasmatica) corrente neo-naturalista, di cui farebbero parte i romanzi di De Cataldo, Genna, Lucarelli, Camilleri, Saviano, fra gli altri.

È da poco uscito per Einaudi New italian epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro del collettivo Wu Ming. Invitato tempo fa in alcune università americane per analizzare il fenomeno, prococemente individuato oltreoceano, il gruppo ha creduto di ravvisare nelle opere oggetto dell’attuale dibattito caratteri poetici e stilistici comuni alle proprie. Dalle note prese per le conferenze americane è così nato quel saggio che ha germinato dapprima su Carmilla e che poi ha avuto l’onore delle rotative einaudiane.

Ho avuto modo di analizzare la versione che circolava la scorsa estate. Ne ho discusso dapprima con Wu Ming 1, poi, di persona, con Wu Ming 2. Alcune caratteristiche che Wu Ming 1 ravvisa nella corrente della nuova epica italiana (l’attenzione alla realtà storica, la tecnica dello straniamento, la passione etica), mi sono sembrate appartenere anche a certi testi poetici che ho avuto modo di leggere negli ultimi anni.

Del resto, se di epica si deve parlare, piuttosto che alla tradizione del romanzo storico, come fa Wu Ming, bisognerebbe guardare innanzitutto alla grande tradizione dell’epica italiana (narrativa ante litteram, fra l’altro): dai cantari veneti, eredi delle Chanson de gestes, alla Commedia di Dante, erede dell’epica latina, dall’Orlando innamorato al Furioso, dalla Liberata di Tasso fino all’Adone di Marino, che tanto avrebbe oggi da dirci, intriso com’è del nascente estetismo barocco, oggi non certo estito, semmai esasperato e portato alle sue estreme conseguenze.

Forse Wu Ming sta insistendo così tanto (tanto da pubblicarci un saggio) sull’epica, perché è soprattutto la sua produzione che può dirsi epica. Ogni scrittore-critico non può che proiettare la propria estetica sulla produzione altrui, quando la analizza. È il destino dello scrittore-critico, insito nel suo stesso statuto. Ma paradossalmente è proprio uno dei caratteri più marcati dell’epica (la matrice collettiva e, nella sua vita orale, l’anonimato), quello che meno prende in considerazione Wu Ming. Perché? Semplicemente perché queste caratteristiche sono presenti nella tradizione poetica, mentre sono pressoché assenti in quella narrativa. Basti pensare ai cantari, veneti ma soprattutto toscani, base della fortunata serie di Orlando.

Ma non è solo di tradizione che vorrei parlare. È il presente illuminato dal passato (e viceversa) che mi interessa. Ci sono poeti, infatti, giovani e meno giovani, le cui opere, a mio avviso, possono essere considerate espressione di una nuova linea epica italiana, al pari dei romanzi di Wu Ming. Come testimonia la prefazione di Wu Ming 1 all’Esercizio della lingua di Lello Voce, del resto, gli incontri ravvicinati sono già iniziati.

Di un poeta neo-epico, uno dei più significativi, De Signoribus, ho già scritto qui. Degli altri spero di aver presto modo di parlare.

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39 commenti a questo articolo

Appunti per la nuova epica italiana
2009-03-03 15:05:55|di Nevio Gambula

ho proposto in home un mio piccolo contributo sul NIE, così, per aprire la discussione ...

ng


Appunti per la nuova epica italiana
2009-03-02 14:12:53|di ng

Oddio, scusate, ho avuto un fine settimana un po’ turbolento, con un Macbeth in debutto e malattie di figli a ordire trappole spiazzanti … In notturna, e per ben due volte di seguito, ho però avuto la forza di rileggere la versione 2.0 del saggio di WM 1, giungendo alla conclusione che il meccanismo edipico che sorregge quelle teorizzazioni è il mercato; e che si basi su una idea di arte e di letteratura di tipo sacrale (o, se si preferisce, salvifico). Discutiamone. Come? Basta che Valerio prepari una scheda sul libro e che lo proponga in home; poi ci sbizzarriamo con i commenti, si spera articolati …

ng


Appunti per la nuova epica italiana
2009-03-02 04:43:20|di Christian Sinicco

Mi sembra che stai un po’ esagerando, sulla questione degli aedi, Valerio. Se vuoi comunque pensare che ci sia un processo in atto se spuntano due funghi un po’ qua un po’ là, puoi tranquillamente farlo. In ogni caso non credo che la parola epica sia quella giusta, forse perché prima di tutto bisognerebbe capire su quali sistemi di valore dovrebbe fondarsi, quale visione del mondo, e se essa corrisponde (o dove corrisponde) con la visione del mondo degli individui di questa società. In secondo luogo, qual è la comunità? Sul saggio di wm: io parlavo degli elementi, che mi convincono; nutro diffidenza anche lì sul termine epica, in parte per gli stessi motivi evocati per la poesia, ma ritengo che ogni tanto, dopo dieci o quindici anni, e anche per ragioni di mercato, un’operazione simile non faccia male, nel senso che fa un po’ da reagente.

Credo che per i testi basti una ricerca su google. Alla fine sono libri abbastanza recensiti, e qualcuno ha anche venduto.


Appunti per la nuova epica italiana
2009-03-01 00:47:06|di molesini

Ti viene mai compagna la voglia di rinascere su un camioncino diretto (espresso o accelerato) verso la sua punta (o verso le Eolie o Lipari), con un sole scenograficamente corretto e anche pulito...


Appunti per la nuova epica italiana
2009-02-28 23:12:17|di Wu Ming 1

@ Valerio

dunque, va detto che l’uso degli ottonari che fanno Babsi Jones e Luigi Balocchi sono molto diversi, direi anzi che si situano agli estremi opposti di uno spettro poetico.

L’ottonario italiano è un verso tipico della filastrocca, della zirudella, del componimento popolare, come le didascalie in versi del Corriere dei piccoli. Credo sia dovuto al fatto che è un verso facilissimo da memorizzare: è pari, è breve, è incisivo etc.

Balocchi vi ricorre perché Il diavolo custode, scritto in un italiano ricalcato su dialetti piemontesi e lombardi, è la storia del bandito anarchico Sante Pollastro, da Novi Ligure. L’ottonario gli serve per mettere la sua prosa nel solco delle ballate popolari etc. E’ un uso bello ma in fondo... "ortodosso" dell’ottonario.

Per Babsi Jones il discorso cambia, perché il contesto in cui appaiono quegli ottonari è tragico, orrorifico. Quei versi le servono per descrivere un uomo spossessato di tutto, un profugo, vittima di pulizia etnica, in un contesto di fine-di-mondo. Gli ottonari sono stridenti, danno al capitolo un ritmo da allegra marcetta, ma è un capitolo (anzi, un libro) imbevuto di un dolore indicibile, ineffabile. Il contrasto che si crea è davvero spiazzante.

Girolamo De Michele scrive quasi un intero capitolo di La visione del cieco in endecasillabi (ispirandosi a una canzone di Lolli che però era in settenari). Io non me n’ero accorto, l’ho scoperto leggendo un’intervista dell’autore:

"C’è un capitolo che è costruito su un testo di Claudio Lolli, Da zero e dintorni: ma lì i versi sono settenari e ottonari alternati, che non riuscivo a riprodurre, e allora ho optato per l’endecasillabo (talvolta raddoppiandolo), in modo da dare a quella pagina una sua musicalità che preannuncia una scena, che a sua volta conclude un blocco di capitoli che si alternano a quelli in cui la storia procede."


http://www.wumingfoundation.com

Appunti per la nuova epica italiana
2009-02-28 17:52:46|di Valerio Cuccaroni

Se Nevio ha voglia e ci spiega come funziona, il Simposio si potrebbe organizzare eccome.

Io mi impegno a scrivere la seconda parte dei presenti Appunti per la fine della prossima settimana.

@Christian

“penso, che wm abbia colto molti elementi significativi di un processo in atto - non credo che qualcosa di simile accada in poesia”: io credo di sì, invece. E gli autori che indichi ne sono un esempio. Non perché rispondano alle caratteristiche descritte da WM1. Ma perché quasi tutti possiedono una caratteristica propria di una stessa costellazione poetica: sono aedi, guardano al pubblico come una comunità a cui cantare gesta. Ed essi stessi fanno parte di una comunità che si riconosce in alcune pratiche comuni appunto, condivise e partecipate: la comunicazione orizzontale, la transmedialità (libro + cd + video + internet), la performance, ecc.
Pensi sia possibile chiedere agli autori, qualora le opere non siano disponibili online, di postarle qui su AP?

@belpiro

Grazie della segnalazione. Nel frattempo ero comunque riuscito a scovarli e meditarli. In effetti, è un passo molto funzionale alla nostra discussione: «Il romanzo, oggi e soprattutto in Italia, è mutante e mutageno, oltrepassa tutte le linee e divisioni, persino quella primaria fra prosa e poesia . Diversi romanzi odierni “aberrano” e diventano strani oggetti narrativi, e in alcune parti - parti significative - sono scritti in versi.» A questo punto WM1 cita dei passi di Sappiano le mie parole di sangue di B. Jones e Il diavolo custode di L. Balocchi in cui appaiono degli ottonari «(con sineresi)» e La visione del cieco di G. De Michele in cui appaiono degli endecasillabi «(senza sineresi)». Concludendo: «È lo spettro del poema epico che appare in noi, torna a noi attraverso le lande del romanzo, nascosto dal romanzo. Il romanzo è posseduto dallo spettro.»

@ WM1

L’ottonario è citato perché verso adatto alla narrazione (vedi le ballate romantiche), oppure è un caso?


http://argoblog.wordpress.com

Appunti per la nuova epica italiana
2009-02-26 13:26:15|di Wu Ming 1

Già che ci sono, segnalo questa conversazione sul NIE, secondo me molto bella, in corso sul blog "Letteratitudine" di Massimo Maugeri:


http://letteratitudine.blog.kataweb...

Appunti per la nuova epica italiana
2009-02-26 13:13:14|di Wu Ming 1

Se ci mettiamo d’accordo su forme e tempi di questo simposio, io ci sono.


http://www.wumingfoundation.com

Appunti per la nuova epica italiana
2009-02-26 04:47:21|di Christian Sinicco

Seguendo alla mia impressione iniziale, penso, che wm abbia colto molti elementi significativi di un processo in atto - non credo che qualcosa di simile accada in poesia, nel senso che i contesti di finzione sono una strategia a supporto del metamorfismo, in cui devono poter prevalere aspetti funzionali di una complessità linguistica o strutturale, dove spesso e volentieri gli elementi strutturali si fondono grazie ad una teoresi a quelli linguistici, e l’opera successiva del poeta a mio giudizio non può più seguire la strategia precedente. Tra l’altro i casi di un’epica, nel senso che la intenderebbe wm, non è che si pubblichino in quantità apprezzabile: a me viene in mente capitoli della commedia di baldi, penelope di lo russo, il mio passando per new york, la comunità assoluta di carlucci, il gasometro ventroniano, canti ostili di testa, il poema disumano nacci; ma già qui dovremmo discutere se la riflessione sui contesti utilizzati per la finzione siano così corrispondenti all’accezione di "epica", se lo sforzo di dire sia più forte del narrare, se altri elementi non siano forse più preponderanti. Forse l’operazione di sintesi sul termine riesce meglio sulla narrativa, anche se, pur condividendo molte note di wm, non riuscirei a definire ciò nie, piuttosto nif, dove f sta generalmente per fiction e ha quelle caratteristiche. Lo dico per un elemento che wm ha colto con intelligenza: se i giocatori si impossessano delle regole, è questo il fatto principale, non la presenza di una serie di aspetti che non variano.


Appunti per la nuova epica italiana
2009-02-25 21:42:23|di blepiro

valerio ti rispondo io, ho qui il saggio: è il paragrafo 9 ("sulla lingua del new italian epic") del secondo scritto, "sentimiento nuevo", pagg 84-90


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