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CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI

("Corriere della Sera", 9 febbraio)

Articolo postato domenica 10 febbraio 2008
da Luigi Nacci


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI

Le polemiche sui premi letterari sono un genere molto frequentato dalle pagine culturali dei giornali italiani. A volte, è vero, ci sono ragioni oggettive, di cronaca, come accadde l’ anno scorso al Viareggio, sconvolto da una raffica di dimissioni di giurati contro la presidentessa Rosanna Bettarini. Ma più spesso lo si fa per dire sempre le solite cose: che è tutto un gioco combinato, che contano solo il peso e l’ interesse economico delle case editrici, che comanda comunque la consorteria degli amici degli amici. Nel totale disprezzo della qualità, ammesso che la qualità esista ancora, e che non la si scambi per le buone prestazioni di un prodotto sul mercato. Anche il poeta Maurizio Cucchi, giovedì sull’ "Avvenire", ripeteva - come recitava il titolo del suo articolo - «le solite polemiche». Sacrosante, senza dubbio, soprattutto quando apriva uno spiraglio sul grottesco sottomondo dei premi di poesia. Una realtà che non è cambiata dai tempi in cui Gassman e Dino Risi (I mostri, 1963) sfottevano il cosiddetto olimpo letterario e le sue muse inquietanti. Però, proprio per uscire dal solito, Cucchi avrebbe dovuto fare i nomi dei premi fasulli e quelli dei pochi sinceri. Lui citava Strega e Campiello, ma solo per via della loro influenza nelle vendite. Non poteva dirci: fanno schifo, oppure: no, sono ancora attendibili? Magari ricordando, en passant, l’ umiliazione veneziana del povero Fruttero nel 2007? Ammetteva, Cucchi, di aver «aperto una questione senza chiuderla». Ci piacerebbe vederlo passare dalle parole ai fatti, per esempio stilando l’ elenco e dando i voti. Proprio per non restare nella chiacchiera, quella che non sa trovare di meglio che paragonare la premiopoli di casa al Festival di Sanremo.

Polese Ranieri

(9 febbraio 2008 - "Corriere della Sera")

21 commenti a questo articolo

CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 23:41:37|di luigi

ps su saccà/berlusconi vs cucchi&company: c’è differenza tra un’intercettazione realizzata dalle forze dell’ordine (su disposizione della magistratura), sbobinata e trascritta fedelmente (indi "sgattaiolata" fino alla redazione di un giornale nazionale che, teoricamente, dovrebbe verificare l’attendibilità delle sue fonti), e uno scambio di battute detto a tizio, che lo dice a canio, che lo dice a sempronio... (un altro caso ancora sarebbe se certe cose tu le avessi sentite dalla viva voce di cucchi o di un altro curatore implicato)


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 23:33:16|di luigi

Martino, scusami, ma tu hai parlato di testimonianze private "riferite". Conosciamo la storia del telefono senza fili. E non lo dico per difendere le antologie in questione, che sai benissimo - perché ne abbiamo parlato più di una volta - sono anche secondo me indifendibili (ne dissi male, en passant, anche poco tempo fa, nel post sulla Hanxhari), bensì per riportare il discorso su un piano critico. Di scelte, criteri, visioni.


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 22:10:44|di Martino

Luigi, non sono d’accordo, certe cose rientrano nella sfera privata se non hanno influenza col pubblico. Come la famosa questione delle attricette di Berlusconi e Saccà... privato o pubblico?

Delle antologie in questione si è discusso molto e sono entrambe talmente insufficienti e colpe di imprecisioni filologiche che a un certo punto criticarle è parso come sparare sulla Croce Rossa. Sinceramente non mi va di ricominciare quel dibattito, perché poi si finisce che litigo con qualche altro curatore di antologie, come succede ogni volta.

L’argomento era in questo caso quello del malcostume e, volente o nolente, gli sono più affini le dicerie (dicerie?) intorno alle antologie mondadoriane che il loro (dis)valore critico.


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 20:31:24|di luigi

ps: voglio dire, martino, che sarebbe più interessante indagare i criteri di stesura delle antologie che hai citato. ad esempio, secondo te, quali sono i loro punti di merito e demerito?


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 20:16:56|di luigi



Sinceramente trovo il pezzo di Cucchi molto vago e banale (forse si son trovati a dover coprire un buco sul giornale all’ultimo momento?). Ma la chicca è il finale: chi è che dovrebbe insegnare a leggere, lui?
Nell’antologia sul secondo Novecento (nella quale si è riservato un numero di pagine a dir poco cospicuo) l’introduzione critica, se non ricordo male, è firmata solo da Giovanardi. Non penso che l’abbia fatto per conflitto d’interessi: se avesse voluto evitare quel conflitto, si sarebbe dovuto escludere dalla selezione di autori.
In ogni caso, se qualcuno ha da segnalare qualche suo saggio illuminante, che ci insegni a leggere, è ben accetto.

ps: Martino, per favore, lasciamo stare le indiscrezioni del passaparola, sennò finiamo di nuovo per confondere il privato con il pubblico...


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 19:54:51|di Martino

Il pezzo di Cucchi comunque non è male. Dice la verità e si fa pure le obiezioni da solo (forse anticipando in cuor suo l’attesa reazione di Nacci). Secondo me sotto sotto gli scappa da ridere, se anche Cucchi ogni tanto ride.


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 19:41:28|di luigi

Ecco l’articolo di M. Cucchi sull’"Avvenire" del 7 febbraio:

Premi letterari, ecco le solite polemiche

Periodicamente si torna a parlare di premi letterari, con le inevitabili polemiche e le dichiarazioni di personale orrore, più o meno sincero, di molti scrittori e affini. Il clima, in genere, è quello della enfatizzazione di un fenomeno che in fin dei conti è più semplice e qualunquistico limitarsi a deprecare che cercare di sostenere o migliorare. Personalmente, mi è capitato e capita più volte di essere coinvolto, come concorrente o giurato, in premi di poesia o persino di narrativa, e devo dire che raramente mi sono davvero stupito di qualcosa. Semmai mi stupiscono quegli autori (tipo Sebastiano Vassalli) che dopo aver vinto un po’ dappertutto si dichiarano fieramente contrari alle gare letterarie e arrivano persino a far scrivere sui libri che non concorrono a premi.
La prima osservazione da fare, secondo me, è questa: i premi corrispondono, nei traffici che comportano e nell’incoerenza che sanno suscitare, a quella che è oggi la nostra società letteraria. Alcuni dei maggiori (in genere di narrativa) sono un fatto più mondano che culturale, poco o nulla utile alla vera letteratura, più vicini al festival di Sanremo, semmai, che a una normale e serena manifestazione legata al libro e alla letteratura (che sempre meno, del resto, vengono a coincidere). E siccome la confusione tra opere e semplici prodotti di mercato regna sempre più, la qualità degli esiti e dei premiati finisce con l’essere sempre più bassa.
In ogni caso i grossi premi (ma forse soltanto un paio, dopo tutto: Strega e Campiello) muovono grosse e comunque rilevanti vendite. Dunque perché stupirsi se gli editori cercano di accaparrarseli? Forse gli scrittori preferiscono il piccolo editore nascosto, rispetto a quello che più normalmente può dar loro visibilità e contratti interessanti?
I premi che hanno un’eco sono pressoché esclusivamente premi di narrativa, perché sempre di più, causa il mercato che impone ovunque le sue regole, si è creata una sorta di incongrua identificazione tra letteratura e narrativa. Il che respinge ai margini la saggistica, la critica letteraria e la poesia, pubblicate sempre di meno e conseguentemente lette sempre di meno. I premi di poesia, si obietterà, sono numerosissimi. E’ vero, e in genere costituiscono il solo o quasi il solo riconoscimento pubblico destinato al poeta, oltre che, come sappiamo, il solo riconoscimento economico, che potremmo più semplicemente considerare una modesta forma di indennizzo per un’attività artistica e letteraria che la nostra società riconosce, ma che non ritiene degna di reddito o sostegno di alcun genere. Va anche ricordato che esiste una rete fittissima di premi letterari sommersi, premi, cioè, del cosiddetto sottobosco, con giudici e concorrenti ignoti e domenicali, che distribuiscono denaro, spesso pubblico, e non semplici patacche come sarebbe meglio, a grotteschi personaggi, a sedicenti scrittori e poeti generalmente sprovveduti.
Mi rendo conto di aver riaperto la questione senza chiuderla in alcun modo. Una cosa, però, si può ragionevolmente affermare. Un premio si giudica dalla qualità dei suoi vincitori. Già, e come si giudica la qualità?, può obiettare qualcuno. Be’, amici: imparando a leggere...


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 18:28:08|di Luca Ariano

Concordo con Martino: il panorama letterario non è altro che lo specchio della nostra bella società. La corruzione è ormai a tutti i livelli e fingersi stupiti che anche nei premi letterari esistano giochini lo trovo ipocrita e imbarazzante.
Dove girano un minimo di soldi, un minimo di "fama" di interessi editoriali ecco che arriva il marcio: forse per questo nei piccoli premi - come scrive Martino - certe cose non succedono?
Per quanto scrivi sulle antologie mi viene in mente una frase che diceva mia nonna: "Il bue che dà del cornuto all’asino."
Non mi riferisco a te, ovvio...
Queste polemiche (mi riferisco alla bagarre a cui abbiamo assistito quest’estate) comunque sono davvero misere: un tempo almeno dibattevano Fortini, Calvino, Pasolini, Volponi e tanti altri, oggi...

Un caro saluto


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 17:30:39|

prestazioni sessuali? spinte politiche? ommamma...
allora aveva ragione Montale: al peggio non c’è mai fine....

lv


CUCCHI CONTRO PREMIOPOLI MA SENZA FARE I NOMI
2008-02-11 14:52:29|di Martino

A proposito di Cucchi e di giochi combinati, sarebbe interessante sapere anche quali meccanismi sono stati alla base delle due ultime antologie mondadoriane, quella post-mengaldiana e quella dei nuovissimi. Perché dall’interno della casa editrice, e talvolta sentendo riferite testimonianze private degli stessi curatori, emergerebbero notizie quantomeno agghiaccianti. A meno che non si ritengano prestazioni sessuali e spinte politiche mezzi meno illeciti della pressione di una casa editrice per vincere un premio letterario...


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