Absolute Poetry 2.0
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Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati

tutte le poesie dei finalisti

Articolo postato venerdì 17 luglio 2009
da Lorenzo Carlucci

per gentile concessione della Davis & Franceschini pubblichiamo tutte le poesie dei dieci poeti finalisti della sezione Giovane Poesia del premio Cetonaverde 2009. il vincitore è Massimo Gezzi.

qui sotto e nel file in allegato è possibile leggere tutti i testi dei dieci finalisti: Silvia Avallone, Carlo Carabba, Sergio Costa, Alessandra Frison, Sebastiano Gatto, Stefano Lorefice, Jacopo Ricciardi, Carla Saracino, Sarah Tardon, Massimo Gezzi.

credo che la lettura sia interessante. mi pare si possa osservare una piuttosto forte consonanza tra i componimenti - a parte un paio di eccezioni - una decisa omogeneità di tono e di soluzioni stilistiche. per esempio una forte predilezione per l’allegoria, all’uso del discorso diretto come contrappunto al ragionare del poeta, etc. siamo davanti a una corrente della poesia italiana contemporanea? se sì, come caratterizzarla? o siamo davanti a caratteri profondi della poesia italiana, che si manifestano a diversi livelli e con differenti esiti nei poeti esordienti, nei poeti d’esordio recente, e nei poeti già navigati tra i finalisti di questo premio?

forse il certamen poetico chiama un certamen critico?

Silvia Avallone

Corri con l’acqua alle caviglia, il costume sciolto
urti braccia, sorrisi e palline da tennis
stai dicendo, nel centro affollato dei bagnanti
io esisto.

E’ Ferragosto, la luce ti bruca
la nuca, i capelli zuppi che espandi
nei cerchi di adolescenti che giocano a palla
il corpo vince, violento nel mare
al mare appartiene il tuo gesto.

Ma poi ti fermi, ti trai in disparte
c’è qualcosa che corrode ai bordi
e in te fa silenzio. Ti acquatti
su un cumulo di alghe, chiusa
in una polla di luce, fai buio mentre guardi
il cadavere di una medusa liquefatto.

Com’è che le cose vive
a un certo punto si arenano e si sciolgono
com’è che c’è questa disgrazia nel corpo

Goal! gridano i ragazzi, non hanno senso
le domande, la bellezza è eterna
oggi.

Lascialo sotto, nascosto
quel germe dove tutto si disfa, c’è un’altra legge
che brilla ai capillari alle arterie.
Afferri la palla, la lanci dritta tra i due pali della porta.
E’ questo la tua natura, la tua giustizia
sull’orlo della disfatta.

Sergio Costa

Ci siamo avvitati nel tempo a ritroso
fino a un passato remoto sotto
la crosta dorata del millennio.
Siamo scesi così nella desolazione
della valle, adesso abitata da soli rottami
carcasse di vecchie
macchine da lavoro, casolari
vuoti da più di un quarantennio,
e dove il verde che sulla collina straripa
più in basso a stento guadagna
i suoi pochi centimetri sull’asfalto piegato,
sconnesso. Qui ci attendeva
maestoso il cartello ammaccato
BORGO PALO, pochi chilometri
più in là da San Cataldo. Per un attimo
tutto è sembrato ripetersi:
la terra che con travolgente lentezza
espelle i suoi frutti, getta fuori
da sé alberi di pesco, mandorli, carrubi
come lanciandoli al cielo, oppure la gioia
di mio nonno piegato sul proprio
quadrato di terra, molto prima
che il giorno cominci. Ma girando
su me stesso come una trottola
mi sono bloccato sul grande impianto abbandonato
della Montecatini, l’enorme reticolo svettante
roso infinitamente dai sali, dalla ruggine
come da una specie di furia o livore. I binari
le catene, i carrelli che adesso pendono
naturali dentro questa visione.

Sebastiano Gatto

Nell’abbandono di calce e sigilli
pena minore verrebbe a interrarlo,
lui vivo ancora,
lui nonosante la casa.
Dietro il cancello
che non chiude più niente,
ore infinite lo vedi tornare
con il muso e le zampe
lì dove per sempre sono sepolti
il rito dei giorni
e la carezza
di domestiche mani.

Sotto questo tempo crollato,
lungo questa strada che ormai
non serve a tornare,
essere vorrei
come il mio bambino,
vedere coi suoi occhi
quello che cercano gli occhi del cane:
saprebbe,
il suo corpo che canta,
spiegarsi perché vive;
direbbe, su queste macerie,
i soli possibili gesti
da dire.

Massimo Gezzi

La tempesta del ’98

’’Avete mai visto la danza dei muggini
che saltano in branco al primo chiaro di luna?’’
Raccontava sorridendo, le mani callose
e inargentate dalle squame: ’’E il balzo del pesce spada,
nei mattini color perla? O l’agonia dello sgombro
nel secchio del pescato, che si lacera il muso
picchiando alle pareti?’’. Non era giorno fatto
che già era in alto mare, la camicia troppo lunga
arrotolata sui fianchi, le canne allineate
nella consueta successione.

Quando lo avvistarono, diversi giorni dopo,
non era ancora buio: nel retino scintillavano
le schiene delle aguglie, la canna spezzata
dalle raffiche di vento indicava qualcosa,
laggiù, sotto il pelo. Lo trovarono supino,
silenzioso e compunto: le orbite cave,
le labbra smangiate dal sale
atteggiate in un sorriso: fu l’unico prodigio
che dovemmo raccontare noi.

Stefano Lorefice

Nell’acqua i resti del passato
temporale: rami, tronchi, bottiglie
che affiorano; a guardare bene
si può notare un paesaggio
nel paesaggio: s’intuiscono
alpi all’orizzonte, valli strette
torrenti e sentieri.
Un vecchio spinge la barca
al centro esatto del lago,
guarda il cielo, capisce
il tempo e fa un gesto
come a scostare l’acqua torbida
per scoprire, sotto, le vere
geometrie delle correnti,
le posizioni, le difese;
tutto è stato riscritto
dopo il collasso delle cose.
Un sospiro e ristabilisce
una tregua con l’entroterra,
tenendolo di spalle,
perché in questi luoghi a volte
la sabbia gonfia, scende in boato
il fango,
poi silenzio.

Carla Saracino

Sparirà questa stanza, spariranno
i suoi orpelli comprati e mai amati
veramente.
Spariranno le immagini vissute
come compagnia alla meraviglia,
o senza meraviglia,
con rivalità per il perduto.
Persino l’odore sparirà dai pochi abiti
rimasti a parlare di niente,
forse qualche polvere di sughero
vivrà, errore nel sughero,
pentendosi il colpevole d’averlo concepito.
Spariranno le sedie, messe male
e quest’aria che penetra
fin nelle ossa,
nelle vocali senza volontà.

L’abbaiare d’un cane è la retorica
domanda della fine:
che sia lui l’unico a inveire,
che sia lui l’unico nel vero?

Sarah Tardino

Il mare dentro una donna

Io sono il mare dentro una donna
un mare che si sporge buio,
mare di vorticose chiome
che affonda Odisseo in eterno.
Io sono il mare dentro una donna,
mare di relitti dove nessuno si affaccia,
sono il mare dentro una donna
che riporta a galla lampi e fuochi
e cocci di farfalle durate un’ora.
Io sono il mare dentro una donna
mare di acque bianche, di calme
sconosciute,
di grotte dove in agguato stanno
regine coi loro manti di ombre e giacimento,
col loro seguito di disastri e meraviglie.
Io sono il mare dentro una donna,
sono un mare che cresce ovunque
un mare che tracima dai bordi
strappati alle notti d’afa, sono un mare
che non urla ma si rivolta,
sono il mare tessitrice, il mare maga,
il mare ninfa, il mare fanciulla,
sono un mare alveare che stilla dolcezze,
e sono il mare nido di vespa:
Io sono il mare dentro una donna
la rissa nelle mani, l’ago nell’iride
che umido risacca alla natura sulle labbra.

Alessandra Frison

Senza i giorni della tempesta,
rimanevano solo i viandanti.
Ne ripetevano i passi contenti
in un caldo di fatica attaccato all’aria
ai nervi, alla forma di ogni cosa.
Avevano mandato i cani ad inseguirli
fino alla gora. Il sonno
li aveva presi nei minuti dopo la piena,
a fine corsa spugne nell’acqua.
Ti vedevano a memoria,
fisso, le perle del cielo che torcevano gli occhi
come fuori dai muri i chiodi,
c’è così poco da dire. Su questa fila di rami
si potrebbero avere canti di uomini,
la meraviglia del bosco fino al suo grido,
la pietra scheggiata del Baldo.
Una sera di fiumi di odori,
che parole ci porta. Senza fiori chi tace
nella sabbia più affondata si sfigura la vita.

Jacopo Ricciardi

splendente di luce nera
e il suono tramuta
e le immagini
i volti
perdono le stelle
e l’uomo
tracima il mondo.

Carlo Carabba

’’Dicono che i pinnacoli
erano gli abitanti della valle.
Ma lo Spirito del Coyote per punirli
soffiò e si fecero roccia.
La forma che avevano un tempo
adesso è scavata dal vento.’’
Lo spiega ai turisti distratti
un ranger sicuro e svagato.
Da circa cinquant’anni il Bryce Canyon
è un parco nazionale. E’ notte, San Lorenzo
io cerco le Nereidi e mentre cadono
esprimo i desideri preparati.
Ma le stelle cadenti
non sono neanche stelle
frammenti di materia che non cade
brucia nell’atmosfera
senza dolore e orecchie
che sappiano captare i miei pensieri.
E sono fatto anch’io della materia
che compone le stelle e le comete
atomi fatti cellule raccolte
intorno a un io che pensa, non conosco
e chiamo col mio nome.
La mia carne è un cristallo dalle forme
nel tempo più o meno levigate
fragile come un giunco meraviglia
capace di paura e desiderio.
Creatura di natura e al tempo stesso
fuori dalla natura mentre muoio
e la natura dura.

16 commenti a questo articolo

Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati
2009-07-20 08:38:06|di lorenzo

gentile "Jacopo Ricciardi" qui sotto, la ringrazio per la segnalazione. le poesie mi sono state comunicate dalla Davis & Franceschini via fax e io le ho trascritte. potrebbe essersi perso un pezzo nella trasmissione via fax. tuttavia lei capirà che non posso modificare i testi e il file qui sopra in base alla sua segnalazione, in mancanza di un riscontro riguardo all’identità di chi ha lasciato il commento. se lo desidera può contattare me direttamente (carlucci@di.uniroma1.it) o attraverso la Davis & Franceschini, per confermare la necessità dell’integrazione al testo.

saluti,
Lorenzo Carlucci


Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati
2009-07-19 20:29:15|di Maradona

Parlare in maniera più articolata mi è difficile perchè leggo solo occasionalmente libri e poesie appartenenti a questa "scuola" e quindi non so dirti. Ci vorrebbe di sicuro uno studio più approfondito.

Non appartengo a questa generazione, quindi ignoro l’origine del tutto, quando ho cominciato ad accostarmi alla poesia contemporanea lo schema era più o meno lo stesso.

Per riconoscere il modello basta vedere che cancellando i nomi più o meno le poesie potrebbero essere associate ad un unica penna, per il resto sta a voi critici riconoscerne le caratteristiche comuni.

Per quanto mi riguarda vince Ricciardi per la capacità di distinguersi da tutto il resto, la poesia anche monca era molto bella. :)
saluti.


Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati
2009-07-19 12:34:53|di Jacopo Ricciardi

La mia poesia è monca; se potete sistematela. Qui di seguito la poesia completa:

Riposa /
dentro la terra /
il vento, /
qualcuno lo cerca: /
vibra un orizzonte /
un fuoco rimane; /
il petto nell’ombra del sole. //

Ma quando /
il vento /
richiuso su sé /
brucia /
splendente di luce nera /
e il suono tramuta /
e le immagini /
i volti /
perdono le stelle /
e l’uomo /
tracima il mondo.


Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati
2009-07-19 11:59:16|di Massimiliano Bossini

Io do per vincitrice Avallone. Subito dopo Frison.
Terza la poesia di Gezzi.
M_


Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati
2009-07-18 23:23:12|di lorenzo

dunque, caro Maradona, secondo te i tratti comuni alla gran parte delle poesie qui presentati derivano da un desiderio di conformità a un modello che si giudica di successo. sono insomma il risultato di una scelta opportunistica. è una osservazione interessante che sarebbe bello vedere argomentata in maniera più articolata. ma ovviamente è un compito non facile. forse però puoi indicarci secondo te quale sia questo modello e in che maniera e quando si sarebbe imposto in italia.

saluti,
lorenzo

p.s. ovviamente è pure aperto il voto libero per assegnare il "premio speciale lettori di absolutepoetry"... ;)


Cetonaverde Poesia 2009 - Giovane Poesia - Risultati
2009-07-18 16:33:13|di Maradona

A parte Ricciardi, più che parlare di "corrente poetica" che è ben altra cosa, io parlerei di moda, viviamo in un tempo dove c’è decisamente troppa aggregazione-interazione tra i poeti, tutti si affidano ad uno stile giusto, a parloe giuste, approvate dalle persone giuste.
un saluto a lorenzo e ad absolutepoetry


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