Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > Controversi 21 - A Piergiorgio Welby

Controversi 21 - A Piergiorgio Welby

L’Unità, 2006

Articolo postato sabato 30 dicembre 2006
da Lello Voce

E’ il diavolo, si sa, quello che l’anima ci ruba
cornuto e zoccoluto ingannatore
che seduce di piacere e poi precipita ed intuba.

Ma chi è, come si chiama, di che razza è, in cosa
crede, o qual è la sua fede, che cosa pensa, come
ama, cosa lo commuove e cosa sogna, la notte, nel
suo letto, mentre sano s’addormenta, chi è capace di
rubarci il corpo tutto nostro, di disporre delle nostre
gambe, del fegato, del fiato, di decidere dei nostri
occhi e delle dita, colui che ci nega la sconfitta,
ci condanna alla pena, ci assegna al dolore che stride

e scrive la legge che ci costringe alla vita, chi decide
per noi se vale la pena, e infine sceglie cosa ci uccide?

98 commenti a questo articolo

> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 23:18:09|di ermi

Lorenzo, bel commento, davvero, ma isteriche e manipolative le sue illazioni : lei ESIGE delle risposte.

non immaginavo in primo luogo di creare queste alterazioni dell’umore altrui esplicitando l’umore mio proprio. In effetti, noto malvolentieri come io produca spesso questo effetto sugli uomini.

Soprattutto, nel suo recente commento, c’è una grave imprecisione e debolezza: lei parla di necessità di provare ed esternare dolore. e della "nostra" mancanza di tale esternazione.

Il punto è questo: personalmente, non ho mai affermato di "soffrire" o "non soffrire" per Welby: mai, nè qui né altrove dove sono intervenuta sull’argomento.

Questo perché credo che la morte sia la migliore soluzione, non solo, la "perfetta guarigione" (mi cito) nel caso di grave malattia.

Con questa dichiarazione spero di avere chiarito come mi rapporto alla morte, e dunque al caso Welby, che per me è soprattutto un "caso" simbolico della condizione da egli vissuta, senza che, per convincere lei o nessuno, mi metta a versare lacrime sul sudario appunto di chi non conosco.

Infatti, più che per Welby, per il quale ho avuto massima empatia e comprensione, ho davvero sofferto per la spia russa recentemente assassinata col Polonio. La compassione umana, il rispetto e la solidarietà li si deve ad entrambi. Ma Alexander era un uomo sano che "non voleva morire", mentre Welby era malato e ha "voluto" morire. La differenza tra le due condizioni è abissale.

Visto che sollecita un coinvolgimento emotivo che in me non vede, preciso cje illinea generale sono abbastanza fredda e non piango mai nemmeno per le mie faccende private. Mi hanno educato ad accettare la morte.

Dunque, attribuisca pure all’educazione ricevuta e alla freddezza del carattere tutto quello di cui qui si accusa la sua controparte.

Se ne farà una ragione, Lorenzo. Queste cose non le discuto con passione perchè sono idee che ho, da tempo, digerito, e il caso Welby non mi ha certo dato da pensare su queste circostanze per la prima volta tanto da esternare isteria ideologica. Inoltre vivo in un contesto diverso.

Dunque, chiarito che qui tutto voglio esternare tranne che la sofferenza, ripeto che in rapporto all’eutanasia, non voglio convincere nessuno.

La mia opinione l’ho detta:

Welby aveva il diritto all’eutanasia come chiunque.

La morte è una scelta che appartiene solo all’individuo.

E’ in qualche senso estremamente difficile ma anche estremamente elementare, se si parte dai miei presupposti logici.

Non ho nulla in me che opponga ostacolo a questa nozione e a questo convincimento: nè un tipo di religiosità che veti il suicidio assistito. Questa nozione in me come in milioni di altre persone scorre in un solco profondo già mille volte percorso.

La fisiologia umana prevede la morte ma l’uomo deve imparare a porsi dinanzi all’orizzonte della morte in vita su un piano gnoseologico, per comprenderne il senso.

L’esercizio della ragione implica farsi una ragione che la natura umana ponga questo datum da accettare. Leggere la morte ed accoglierla, sceglierla come dato biologico in prospettiva a-tragica, per scoprirne il significato e per concedersela (non per subirla).

Questo cercava di fare Welby e con lui tutti quelli che scelgono la morte assistita.

Io l’ho concessa al mio gatto estremamente malato. Ripeto, se posta nelle stesse condizioni, la sceglierei per me stessa.

Forse che anche tanta altra gente la pensi come me la irriterà. A me non irrita che gli altri la pensino diversamente.

Dunque la mia domana unica a lei è la seguente: Perchè lei si irritra tanto, Lorenzo che la si pensi diversamente sull’eutanasia?

Deve un poco accettare che le propspettive non sono per gli altri materia da ridiscutere ex-novo come se si presentasse adesso la questione per la prima volta.

Con questo, chiudo i miei interventi sul post di Lello Voce, ringraziandolo.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 21:55:57|di lorenzo

quello tra erminia e margiotta sembra l’incontro del secolo, il wrestling del pensiero debole, il relativismo licantropo che svela il suo volto dittatoriale e - più che nichilista - nullo ("non si può argomentare"), in occasione dell’eclissi d’un uomo.

ma tra un aneddoto e una manicure, non è che anche voi parlate sputazzando addosso a un morto - che non conoscevate, che non era un vostro amico, per il quale non avete sofferto, e che è dunque per voi una mera astrazione? vi state litigando anche voi la salma per celebrarne le esequie con rito materialista piuttosto che neo-gnostic-’annacquated’?

è in tutta sincerità che ignorate che state parlando di problemi gravissimi e per i quali neppure le menti migliori del mondo hanno una soluzione dignitosa?

ogni piccolo sforzo è meritevole, ma essere così apodittici, senza potere o volere argomentare, facendo sembrare tutto scontato (la "semplicità e immediatezza" delle "nozioni" che erminia difende è lungi dall’esser tale, il tono isterico/assertivo di margiotta è doloroso), non significa essere un po’ sconsiderati, e intorbidare le acque?

ora non so perché mi viene in mente Madame Bovary... come si chiamava quel cameriere (?) che dopo la morte di Emma soffre per lei sotto il cielo di notte? Lui solo. Un breve paragrafo se ricordo bene, di una intensità sconvolgente. Speriamo che qualcuno come lui abbia sofferto per Welby, da qualche parte. Tutto il resto non è né semplice né immediato, e l’(auto-)aneddotica sulla conversione d’uno sceneggiatore-poeta non ci porterà avanti d’un passo.

Lorenzo


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 19:00:23|di vocativo

lo immagino rappato questo componimento di Voce...

(su Welby si è già detto tanto e mi riservo di non parlarne ulteriormente)


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 15:29:24|di erminia

è chiaro che la gente che si è schierata contro la richiesta legittima e umana di Welby non è affatto pietosa, ma anzi schematica e dunque sadica...

per loro essere cristiani significa letteralmente, e forse unicamente, mettere la gente in croce, e successivamente compatirla e venerarla per esserci stati (in croce).

Welby doveva fare il CRISTO in croce.

La chiesa cattolica si pone come il principio alla base dei criteri che regolano la vita e la morte, chi condannare e chi crocifiggere, in questo.

La chiesa cattolica non ha nemmeno il buon gusto, come ponzio pilato, di lavarsene le mani.

no, la comunità cattolica è proprio la comunità che alla domanda "Barabba o Gesù?! rispose con un solo grido: "Gesù!", scegliendo di crocifiggere e tenere in agonia l’innocente. Welby ne è l’esempio.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 15:10:47|di ermi

A., tu resisti ad accettare una nozione semplice, che nella sua semplicità ed immediatezza, forse sconcerta: la vita di ciascuno appartiene all’individuo e a nessun altro ordine di cose, Stato o Chiesa.

La vita di ciascuno è il solo bene su cui si ha libero arbitrio. Welby come la mamma del giovane poeta ungherese, ha scelto di morire. stop.

non si può argomentare, soprattutto non lo si deve fare alla luce di un tentativo ignobile di presa di potere.

se voglio morire lasciatemi morire in santa pace e datemi un bel cocktail di medicine. stop.

ad alcuni malati terminali la morte appare bella ed il dio-stato che vuole tenerli forzatamente in vita appare un demone, un mostro, un torturatore vile.
chiaramente condivido il loro punto di vista, pur essendo sane e forte.

si deve solo prendere atto civilmente della cosa. se l’individuo vuole morire per riparare ad un’atroce sofferenza, che lo si aiuti.

la vita è un accidente. la morte può essere una scelta.

il volere a tutti i costi restare in vita sebbene malati non è garanzia di una determinazione nobile: è solo paura del grande salto, come diceva amleto, il grande salto che ci fa vigliacci e alla cui viltà concediamo il nome di coscienza.

con questo, a., mica ti voglio convincere! a me garba che ci sia una certa parte dell’umanità che la pensa diversamente e che non agisce come agiscono i miei amici.

mi piace anzi che stia sulla riva opposta. impreziosisce - la presenza dell’antagonista sull’altra sponda - il mio unico culto, quello del confronto di idee.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 14:57:38|di ermi

Cara Maria, grazie mille della mail. Ti scriverò perchè i tuoi interventi mi piacciono sempre moltissimo, sono arguti, colti e intelligentissimi, oltre che positivamente polemici. Ma si sa, la gente di Napoli e dintorni è eccezionale, date le accademie prestigiose e la cultura umanistica impareggiabile di quella incredibile metropoli. Quando si va a Roma, Napoli , Parigi, Berlino, Londra o New York ti senti di essere al centro delle imprese importanti del genere umano. Non è vero? Ciao, un caro saluto e un abbraccio per il 2007.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 11:44:33|di n.g.

Secondo me, caro Andrea, a te la discussione non interessa per il suo argomento, ma soltanto perché ti dà occasione di dire la tua. È legittimo, ci mancherebbe; però è perdente per lo stesso tuo fine. Sempre che il tuo fine sia convincere gli altri della bontà dei tuoi argomenti. Se così fosse, dovresti utilizzare con più parsimonia gli strumenti della retorica. Non ha senso continuare a ripetere frasi o atteggiamenti culturali rimandandoli alla fede. È un atteggiamento che chiude le discussioni anziché aprirle. E per il semplice fatto che non tutti pensano che l’essere umano sia “immagine e somiglianza di Dio”. E anche tra chi lo pensa, può esserci qualcuno che ritiene fondamentale tenere separato l’ambito della religione da quello della gestione della cosa pubblica. Davvero, Andrea, non ho capito quale sia il fine dei tuoi interventi. A volte ho l’impressione che tu voglia soltanto segnalare la tua alterità. Non sarò certo io a condannare questo atteggiamento. Può avere il suo senso. Però funziona se lo fai come toccata-e-fuga. Se stai nella discussione devi accettarne le regole non scritte, quelle che ad esempio suggeriscono di argomentare senza eccedere nelle dichiarazioni di principio. Le dichiarazioni, in certi contesti, irritano e impediscono una discussione seria. Il tuo ultimo commento è per di più colmo di contraddizioni, anche sulle questioni di principio. La tua difesa della vita assume quasi un aspetto grottesco quando scrivi che preferisci un paese del Terzo Mondo all’Olanda per via della sua legge sull’eutanasia. Dove si muore di fame? Dove si muore per AIDS? Dove si muore per guerra? Dove la vita vale nulla? In Olanda o in un paese del Terzo Mondo? Strano concetto di vita, il tuo. Ma ognuno ha le sue preferenze e io ho smesso da tempo di giudicare. Vedi, Andrea, il problema della tua posizione (che è poi, fatte tutte le differenze del caso, anche la posizione della Chiesa), è che si pretende che esista un’etica più etica delle altre. Per te, che sei un credente, la vita è dono di Dio, ogni vita, anche la non-vita tenuta al mondo mediante una macchina. Per me, se mi trovassi nella condizione di malato senza speranza, la vita sarebbe una sfiga che non merita di continuare. Chi stabilisce che la mia idea è meno importante della tua? Ti chiedo anche: perché il volto scarno e smagrito di Testori è più importante di quello intubato di Welby? Anche qui non stai stabilendo una differenza basata sulla adesione ad una etica piuttosto che ad un’altra? Ma quanto di cristiano c’è in questo atteggiamento? O forse essere cristiani è segnare una differenza, considerando l’altro - non credente o credente diversamente da te - meno degno di attenzione in quelle che sono le sue volontà? La volontà di Welby era quella di morire. Non potendolo fare da solo, cercava un aiuto. Non dovrebbe, il cristiano, aiutare l’altro sempre e comunque? No, caro Andrea, la tua idea di vita e di alterità mi sembra molto limitata. In ultimo, mi permetto di farti notare che il finale del tuo commento è ideologico: Potere Stato e Legge - la trinità che nomini in alternativa a quel “qualcosa di più grande” cui rispondi - in realtà sono dalla stessa tua parte, la vedono esattamente come la vedi tu sulle questioni dell’etica. La storia del referendum sulla fecondazione assistita lo dimostra oltre ogni ombra di dubbio. E su Welby o sull’eutanasia il potere del Vaticano è schierato con te, così come lo è la stragrande maggioranza dei politici e degli uomini delle Istituzioni che formano lo Stato e così come lo è la Legge.L’alterità è una pianta da coltivare per bene ...

n.g.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 11:28:33|di maria

Senta Margiotta, stavolta cerco di contare fino a 3, perché con tutto il rispetto a me il suo discorso anche posato continua a farmi venire i conati che non so fino a che punto riesco a trattenere, ma ci provo, d’accordo? ci provo...
Nessun tentativo di soppressione di individui non rispondenti ai canoni, si può passare anche tutta la vita su una sedia o senza occhi, perché la vita "è un fascio di luce non un fascio di funzioni" ( e per una volta mi autocito anch’io, va là)

Ma qualsiasi cosa pur di risparmiare il dolore fine a se stesso, ok?
Non c’è alcun fine che sublimi una sofferenza tutta intima e personale, che non ha altri sbocchi che la morte, la dilazione è sadismo e nient’altro che infliggete per il solo orrore di vedere scardinati i vostri princìpi, per paura che vi tremi la terra sotto i piedi,...non mi parli, per carità, di Madre Teresa su cui ho un’infinità di riserve, i miracoli di Padre Pio lasciamoli a chi ha bisogno di crederci,etc etc... parliamo in un idioma universale, su un piano neutro altrimenti non ci intendiamo...ebbene, secondo una comune saggezza antica e popolare, e tutta umana, il pastore o il cacciatore o quello che vuole, mostrava per un cane, un cavallo, una vacca morente, più pietà di quella che voi riservate alla sacra persona umana, sparandogli un colpo secco in fronte mentre stramazzava, per risparmiargli un’ inutile sofferenza.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 09:47:44|di http://supermargiotta.blogspot.com/

Penso che non si debba ragionare solo in termini empirici-pratici-utilitaristici ma culturali.
Altrimenti, il passo dal considerare utile la soppressione di tutti gli individui non rispondenti a criteri di sanità, bellezza, intelligenza, efficienza e purezza della razza è molto più breve di quanto pensiate...

Se progresso significa diventare come l’ Olanda e i suoi comitati etici, io preferisco un paese del Terzo Mondo o il SudAMERICA, come il Pasolini che chiamava l’Africa sua unica speranza...
Non dimentichiamo che dietro al dibattito sull’eutanasia ci sono forti interessi internazionali riguardo al controllo delle vite (e delle morti) e alla paura della sovrappopolazione...
Tutto anche per biechi fini egoistici e di controllo economico...

Pontiggia scrisse un libro per raccontare la sua esperienza con un figlio con grave handicap...
La parola sacrificio è ormai stata bandita dal lessico politically correct, resta solo in un bellissimo film di Tarkovskij...

Si vorrebbe eliminare anche la parola dolore: come, si dice, con tutti i progressi scientifico-tecnologici ancora dobbiamo sopportare questo fardello?
E allora ci si dovrebbe chiedere come mai una come Madre Teresa di Calcutta abbia scelto di spendere la vita a contatto stretto con il dolore e a portare un piccolo sollievo ai malati: piccolo perché le forze di un uomo o di una donna sono limitate...

E ci si dovrebbe chiedere pure, che senso avessero i continui dolori corporali di Padre Pio da Pietralcina che faceva i miracoli per gli altri...
E ancora, ci si potrebbe chiedere che senso avesse il dolore lancinante di Cristo sulla croce...

Legalizzare la morte, in termini culturali, significa rendere ancora meno importante la vita di un uomo, come se già non lo fosse abbastanza in questa epoca così schiavizzata dalla Tecnica...
Significa eliminare l’individuo come una particella non più produttiva... E quindi ragionare in termini economico - capitalistici...
Ma l’individuo è qualcosa di più di una combinazione di cellule... è rapporto con l’infinito, a immagine e somiglianza di DIO... Solo questo può salvarlo dall’essere schiacciato dall’ingranaggio del Potere STATO o Legge... Solo in questo rapporto con qualcosa di più grande del POTERE STATO LEGGE...
Io ho ancora in mente il volto di Giovanni Testori - lo scrittore e drammaturgo - scarno, smagrito in una stanza di ospedale ma con una letizia e una pazienza e una luce negli occhi, pur nella sofferenza di una malattia terminale...

andrea margiotta


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 08:49:48|di maria

Ho fatto un solo intervento, gli anonimi o i nick non erano miei. Generalità:

Maria Valente, nata a Capua l’11/O5/1978, poco o nient’altro da dichiarare...
la mia mail

maria_valente78@yahoo.it

Sì, comunque, Ermi sono d’accordo con te, la poesia del Voce è molto bella.


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 |>

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)