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Controversi 21 - A Piergiorgio Welby

L’Unità, 2006

Articolo postato sabato 30 dicembre 2006
da Lello Voce

E’ il diavolo, si sa, quello che l’anima ci ruba
cornuto e zoccoluto ingannatore
che seduce di piacere e poi precipita ed intuba.

Ma chi è, come si chiama, di che razza è, in cosa
crede, o qual è la sua fede, che cosa pensa, come
ama, cosa lo commuove e cosa sogna, la notte, nel
suo letto, mentre sano s’addormenta, chi è capace di
rubarci il corpo tutto nostro, di disporre delle nostre
gambe, del fegato, del fiato, di decidere dei nostri
occhi e delle dita, colui che ci nega la sconfitta,
ci condanna alla pena, ci assegna al dolore che stride

e scrive la legge che ci costringe alla vita, chi decide
per noi se vale la pena, e infine sceglie cosa ci uccide?

98 commenti a questo articolo

> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 02:44:02|di ermi

mi piacerebbe sapere chi è l’utente Maria, per favore. grazie anticipatamente per la risposta, se dovesse venire.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-03 00:44:02|

[rispondo a Marco # poi spero che basti: nessuno in USA mi ha trattato come dici tu, ossia da emigrante (ero io stesso un dottorando etc.) e trovo davvero patetica l’ipotesi; io dicevo soltanto che il modo in cui le persone in questione parlano dell’UK e della loro vita lì - ossia la loro percezione degli UK, non il modo in cui gli UK percepiscono loro - è a tratti un po’ da Pane e Cioccolata (nel senso che è un po’ l’atteggiamento di chi osanna il paese che lo ha accolto a discredito del proprio paese di origine). Se vuoi negare anche questo, fai pure, ma fallo perbene.

per erminia: se non ti ricordavi di me, mi scuso, e mi comporterò di conseguenza. non era presunzione da parte mia: abbiamo scambiato diversi messaggi recentissimamente sia circa jarry sia intorno all’intervista di sannelli (lì mi hai addirittura "citato").

saluti,

Lorenzo]


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 23:45:11|

consiglierei a Nenneri di suddividere i suoi interventi in paragrafetti spaziati, in modo da agevolare la lettura.
:)


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 23:12:32|di erminia

Nel 1990, quando ero ancora studentessa di Lettere e Filosofia, a Salerno, incontrai ad un evento di poesia due giovani poeti ungheresi: uno, alla cena, con la massima disinvoltura mi disse che sua madre era morta, ...e come? ...suicida, e perchè?----- appunto ammalata di cancro e, auto-richiedente l’eutanasia. Il tutto riferito in modo semplice, diretto, e chiaro come ve lo riporto senza alcun melodramma.

Non è che siamo un poco indietro rispetto a certe realtà epocali, e anche scientifiche?

Se si sa di avere una malattia terminale, perchè bisogna per forza scalare il calvario? Non è meglio potere legittimamente chiedere che si ponga fine al proprio strazio con un cocktail ben ponderato di medicinali?

Al contrario si preferisce che un povero disperato vada a gettarsi da un ponte per stroncare questa vita d’erranza che, per troppi individui, è immensamente infelice?

Beh, alcuni che conosco stanno a posto: avendo le loro risorse segrete e personali a cui attingere ben stipate nel cassetto, da tempo, ....come dire....just in case!


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 22:27:50|

Non so chi sia l’autore del post lungo... Nenneri?
Penso che l’etica non sia un fatto soggettivo altrimenti potrebbe anche essere lecito (se io sono libero di esprimere la mia etica) ammazzare tutti quelli che non mi garbano...
Restando impunito...
Quanto al tuo discorso di legalizzare la morte, ci sono tanti laici che non sono ugualmente d’accordo, senza fede alcuna ...

andrea margiotta


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 22:14:51|di erminia

mah, io continuerei, il fatto è che sinceramnte dimentico di quale lorenzo di volta in volta si tratti, quale interlocutore o quale situazione si paventi. dimentico di avere conosciuto questo o quello, e mi capita perfino di scambiare nomi, soprattutto se sono nomi abbastanza comuni. dunque chiedo scusa, ma non mi pareva di conoscerla, no.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 22:11:36|

L’unica mia religione è: il sesso. In piena libertà, sempre. Ho già accumulato 14 figli, da donne diverse: divertente (11 + le riserve, che posso volere di più?). Ed ho sempre amato le mie compagne: ma di un amore diverso da quello che si annulla nella famiglia. Ecco: l’unica mia religione è accumulare succhi gastrici (anche quelli d’uva, lo ammetto). Poi, a sera, dopo aver lavorato sotto padrone (e scioperato il giusto), filosofeggio: sulla vita, sull’oltre, sul nulla, sulla poesia ... Dio appare tra le parole, ma sempre con la consapevolezza di essere solo una parola: appare e svanisce. La mia religione non coincide con Dio. La mia religione coincide con il corpo e con la sua libertà. È per questo che la mia religione nega tutto ciò che sulla terra si compie in nome di Dio: dalla guerra di Bush alla vita come concepita dal Vaticano, dal fondamentalismo (islamico e ebreo, ortodosso e buddista) alle leggi approvate per salvaguardare la sua esistenza. La mia religione è il mio piacere: desiderio e ragione, passione e applicazione dell’intelligenza nella gestione delle cose pratiche. Il mio luogo di preghiera: il letto, cioè l’accadimento orgasmico che vi accade (MA IL LETTO È OVUNQUE). Purtroppo però il mio corpo decade, e l’adagiarsi su un altro corpo diventa sempre più faticoso: qui è la sede della mia angoscia, nel mio declinare verso la morte. Eppure: non cerco conforto. So bene che “oltre” non c’è nulla che mi possa aiutare. E sono contento così. Ci sono solo io, le mie cento amanti, i miei figli, i miei amici, i miei compagni di lotta e di lavoro. E ci sono le forme sociali che ho contribuito a creare (ora, a dire il vero, a difendere dallo smantellamento), le stesse che mi sosterranno con al pensione o con un servizio domiciliare di assistenza quando ne avrò bisogno. Dio? Neanche una bestemmia per lui. Essendo solo una parola - e parola tra le altre - non posso che riservargli l’attenzione che pongo quando scrivo o parlo. Democrazia realizzata: Dio è pari a Giove o a Creonte (ma meno di Prometeo, lo dico per correttezza; la mia democrazia prevede che i “re” stiano un passo indietro). La mia religione è (lo ripeto): il sesso. Cosa c’è di più esaltante che adorare un sesso concreto? Che cosa realizza meglio l’incontro con l’Altro se non lo scambio dei corpi? E infinito è il mistero di questa pratica reale. Affogo in questo nero, cercando una luce. Nel sesso non c’è obbedienza, non c’è schiavo o padrone, non c’è dominio: c’è solo un traboccare dei corpi nell’incontro tra diversi: c’è solo il gemito d’un mondo incompiuto, che rinnega ogni assoluto e si dà - non può che darsi - come parziale, sempre (e sempre nel rispetto TRA PARI). Dio? Se penso ad un altro che mi guarda dall’alto dei cieli, penso al terzo (o quarto o quinto) partecipante ai miei giochi d’amore: mi guarda, io so che è lì che osserva le mie circonvoluzioni e che ne gode, perché anche lo sguardo ha i suoi orgasmi. Dio potrebbe permettersi questo godimento? No, il suo sguardo sarebbe di monito (la colpa). La mia vicina di casa, una donna di mezza età, è una cristiana devota: la sua religione è un brontolio rassegnato. Il mio collega è un cristiano volontario, tutto teso a fare del bene, ad aiutare il povero e lo sfigato: la sua religione è un impegnarsi senza finalità nell’androne fumoso di un dormitorio (e un anno fa è stato condannato per avere abusato del nipote). Il mio capo ufficio è un cristiano teologo: per lui la religione è una macchina discorsiva, certo basata su una illusione (cita su ciò tale Freud), però utile per cementare la comunità. La mia lattaia è una cristiana storica: per lei la religione è masticare rumorosamente un’esperienza di 2000 anni fa, che lei può solo contemplare, visto che la sua imitazione di Cristo è ridicola. Il mio poeta preferito è un cristiano dello spirito: scrive endecasillabi come una nenia: io mi addormento e tutti siamo contenti. Nel quartiere dove abito c’è anche una parrocchia. Il parroco si è messo in contatto con me diverse volte, a causa dei miei figli. Alcuni di loro giocano a calcio nel campetto dell’oratorio, ma non frequentano le funzioni. Il parroco mi dice che così non va bene: se vogliono giocare devono essere parte del corpo mistico parrocchiale. Ah, rispond’io: e l’accoglienza del diverso? Diverso sì, ma purché sia credente (non è importante che ci creda veramente, mi dice, ma che sia presente). Ecco: il mio parroco è un cristiano razzista: soffoca la diversità all’interno di una totalità che è solo sua. Alle virtù del credente preferisco la rudezza di Gengis Khan. Alcune delle mie amanti credono in Dio: ne parliamo dopo aver consumato il peccato. Ma sono selvagge e indomabili, e soprattutto ne fanno una questione privata: chi è Dio, per quanto mio creatore, per dirmi come devo comportarmi nella vita? Se voleva che seguissi alla perfezione i suoi precetti, o i precetti di chi, sulla terra, parla in vece sua (il Papa et li Vescovi), perché mi ha dato la facoltà di scegliere? Io - dice una di queste mie amanti focose et credenti - so bene che Dio è il fuoco che è dentro di me, però voglio fare io il mio destino. E’ per questo che le amo, al di là di ciò che ci fa diversi. Le mie amanti sono cristiane non praticanti: per loro essere cristiani è esserlo con discrezione e senza volere imporre questo modo di essere a chi non è o non vuole essere così. Con loro discuto spesso sulla questione “Cristo”: ma è stato carne, anche lui, dico tra una slinguazzata e l’altra; e dico anche: la sua bellezza era umana e ogni idea circa l’essere costui figlio di Dio è umanamente (secundum ragione: l’impossibilità di provarne l’esistenza; e secondo la scienza: l’impossibilità di partorire senza incontro tra utero e sperma) è umanamente, dicevo, menzogna. Si può credere che Cristo sia qualcosa di più che un uomo (quand’anche di tipo particolare, ma pur sempre un uomo) solo per fede. Qui di solito le mie amanti fermano il movimento pelvico e mi schiaffeggiano; poi si mettono a ridere e mi dànno ragione (nell’intimità le chiamo tutte Maddalena). Arriviamo ad una sintesi: insieme, dopo avere discusso e scopato (cambiate l’ordine dei fattori, se volete) condividiamo questo pensiero banale: la fede non è una prerogativa di tutti gli umani: esiste anche chi non crede. Eccomi giunto al punto di congiunzione con la poesia di Lello Voce e i commenti: se uno non crede, perché dovrebbe essere costretto a fare cose che invece la sua etica gli permetterebbe? Se non voglio morire nel dolore perché non posso staccare la spina? Il problema è: sarà mai possibile operare per un sistema legislativo dove la “fede” non sia il criterio dominante? In Italia probabilmente no. A meno che non si mandi all’aria quell’orribile Patto tra Stato e Chiesa (linea Mussolini-Craxi). Ma per ciò sarà necessaria una rivoluzione culturale: delle coscienze, innanzitutto. La poesia di Voce è un tassello. Piccolo, ma importante.

Su Nenneri


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 22:06:09|di Marco #

Forse che qualcuno in USA mentre vi permanevi t’ha insultato dicendo che ti comportavi come il protagonista di Pane e cioccolata, Lorenzo? Mi viene da dubitare sia così. Sempre vengono fuori in un modo o nell’altro le frustrazioni dell’individuo subite. Vengono assumendo la forma dell’attacco con effetto a boomerang. Guai stare nei paraggi. Si dice a Roma "effetto alla addò cojo cojo."

No, questi (più di 10 anzi) sono tutti ragazzi che studiano per dottorati, che stanno in UK bene proprio come a casa loro, oppure docenti universitari, non degli operai emigranti. Fa una certa differenza nella cultura ricevente. Dunque il paragone è errato e tendenzioso come quasi tutte le tue cose: ma perchè ti tradisci così ad ogni occasione? Sarebbe bello ci stupissi con una nobile e raffinata condotta, ogni tanto. ma no! hai il culto della coerenza con la linea intrapresa. E ci ricadi, come pollo allo spiego.


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 21:55:56|

[sul blog: io ne ho un’altra idea. ciò non toglie che possa avere caratteristiche in comune con una chat, (cosa che fa crollare il suo ragionamento per assurdo). su bon ton e convenevoli: ma erminia, my lady, lei mi aveva già risposto così (i.e. prendendomi per i fondelli) in altri post, e di recente, e non in risposta ad un insulto. dunque, che dovrei fare, far finta di non aver mai scambiato commenti con lei ogni volta che la incontro in un nuovo post?

au revoir,

lorenzo]

se è d’accordo non continuiamo...


> Controversi 21 - A Piergiorgio Welby
2007-01-02 21:54:15|di AH AH

"io credevo ci fosse una differenza tra chat e blog, e forse lo credono anche altri.(Lorenzo)"

LORENZO, E QUALE SAREBBE PER TE LA DIFFERENZA? CHE SULLE chat dici sconcezze porno e in blog ti limiti a dire e fare solo cafonate? ahhAHHAHHAHAH


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