Absolute Poetry 2.0
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DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO

(Luigi Nacci: testo+mp3)

Articolo postato lunedì 16 aprile 2007
da Luigi Nacci

Il primo tassello di una raccolta in fieri. In allegato una casalinga registrazione audio.


***

Dirottiamo aeroplani di carta nei giorni di vento



Dirottiamo aeroplani di carta nei giorni di vento
Tramontana ci porta lontano e maestrale ci impenna
Nella stiva fa freddo si ghiaccia si gelano gli occhi
Non si vedono piste e non sono previsti atterraggi
Ci copriamo con pacchi-lenzuola e con coltri-bagagli
Incrociamo gli sguardi ma senza azzardarci a parlare
Che l’ossigeno è poco e il pensiero si ossida presto
Ci conforta il reattore che sparge potente il suo canto
Ed è come l’apnea delle prime nuotate in piscina
O la faccia contratta nel vetro del treno che parte
Ci mettiamo a soffiare a soffiare pensando alla luna
Si potesse saltare aggrapparsi coll’unghie a dei cirri
Poter dire una volta di avercela avuta la testa fra le nuvole


A giorni alterni qui crollano le case in tutte le stagioni
Nelle macerie si gioca a nascondino prima dei soccorsi
Liberatutti canticchiano le ruspe e arrivano i becchini
Scrivono i corvi con tremuli becchi la lista dei dispersi


Con le bombe facciamo palleggi di testa di piede di mano
Piroette sgambetti e passaggi fin quando non cade per terra
È un saltare di dita che pare la festa del primo dell’anno
A ciascuno il suo scoppio a ciascuno il tripudio di fuochi che spetta
Come stelle filanti le dita ricadono ognuna al suo posto
Ci si stringe le mani e stringendo si aspetta che faccia mattino
Zoppicando torniamo alle nostre baracche con meno coraggio
E c’è sempre qualcuno che arriva e controlla e ci conta e ci dice
Che nel campo si tace si dorme si muore anche il sogno è proibito
Siamo scorie eccedenze rovine del tempo robaccia che brucia
Riciclarci per cosa e per chi riciclarci per fare che cosa
Mentre grida ha negli occhi decine di metri di filo spinato
Col suo filo faremo una fune che sale alla volta celeste
Poter dire una volta di avercela avuta la testa fra le nuvole


A giorni alterni qui crollano le case in tutte le stagioni
Nelle macerie si gioca a nascondino prima dei soccorsi
Liberatutti canticchiano le bombe e sparano i cecchini
Scrivono i corvi con tremuli becchi la lista dei dispersi

dirottiamo_mp3
IMG/mp3/dirottiamo_aeroplani_mp3.mp3

49 commenti a questo articolo

DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-19 16:16:19|di Luigi

Lorenzo, perché la maggior parte delle volte che ti inserisci in un post e ti metti a commentare la discussione va in vacca? O gli interlocutori sono tutti impermeabili alle critiche, sono troppo suberbi, vanagloriosi, o sono stupidi e non reggono la discussione con te, o tu ti poni in modo scorretto, o usi un tono inappropriato, o...? Non mi rispondere, nessuno di noi ha la risposta magica. Fai conto che stia parlando da solo (è un pensiero che si collega allo scambio di mail che tu ed io abbiamo avuto un paio di settimane fa). Bye


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-19 16:00:19|di lorenzo

ah bello io non parlo al posto di nessuno... in genere le discussioni sui blog funzionano così ognuno può intervenire a piacimento.

bye
lorenzo


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-19 15:58:04|di Luigi

Lorenzo,
I don’t understand you, sorry. E poi why parlare al posto di Ricciardi, può benissimo rispondere da solo, no? O avete deciso di metter su una farlocca coalizione? (penso a NI, a un post di Inglese di alcuni giorni fa)


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-19 14:46:40|di lorenzo

luigi, ma non sarà un po’ farlocca la tua risposta a jr che ti chiedeva perché accontentarsi della messa in scena, e tu dici: "possibile che il poeta si accontenti di una messa in scena?: accontentarsi? Ma sul serio reputi che la mise en scene sia robetta?" come dire: ma potrà il gourmet accontentarsi del dessert? e rispondere: eh ma il dessert mica è robetta....

Ejzenstein parla solo di messa in scena? eh... e jr che criticava? che ci fosse la messa in scena o che mancasse qualche altro elementuccio?

lorenzo


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-19 10:07:42|di Luigi

Caro Jacopo,

nessuno di noi può scagliare la prima pietra, ma nemmeno è cristiano farsi lapidare languidamente. L’amicizia qui non c’entra, ho detto un’altra cosa: che ci siamo letti negli ultimi anni, e in virtù di quella reciproca lettura alcune tue affermazioni - secondo me impressionistiche e forse involontariamente provocatorie - mi hanno lasciato perplesso.

Apprezzo la foga, l’impeto che hai messo, da poeta a poeta, ma critico il modo in cui l’hai fatto. Avresti potuto, potresti articolare meglio, entrando nel vivo del testo, nel suo meccanismo, nella catena di immagini suscitate, nella sua esecuzione. E analizzandolo in tal senso, una tua precisa durezza mi farebbe bene, mi farebbe vedere ciò che non sono in grado di vedere.

Non puoi dire a un bimbo che non sa nuotare o lo fa a stento: "il tuo stile libero non va, il tuo dorso è tutto scoordinato" e poi lasciarlo là, come un sacco fradicio di patate, ad affogare. Devi entrare nell’acqua, e indicargli l’ampiezza del gesto nel condurre a termine la bracciata, la postura della schiena, la distensione delle gambe e la rigida plasticità delle caviglie, le punte dei piedi, etc. etc... no?


Aggiunta o chiusa
2007-04-19 01:18:06|di Jacopo Ricciardi

Il poeta non può vedere perfettamente funzionante una poesia di un altro poeta appartenente al suo stesso periodo storico, perché – lui - entra in conflitto con il dover essere del gesto creativo poetico che l’ha prodotta e che non è il proprio, poiché due poesie di due poeti sono ognuna la risposta alla medesima identità culturale – qui riappare il ruolo fondamentale del critico letterario come primo attore della contemporaneità, colui che, contemporaneo alle poesie di un’epoca, può averne una visione obbiettiva, ossia equamente distaccata da ognuna, e lasciare il primo seme che specifica e suddivide un territorio culturale, dandone una prima sostanziale fisionomia; questa è la matrice di una dialettica contemporanea – secondo me: ogni azione creativa di uno stesso periodo entra in conflitto con le altre prodotte, tra un poeta e un altro, nelle loro menti e nei loro pensieri quotidiani, che non sono privati ma pubblici. Al nostro passato, invece, si può e si deve richiedere una risposta corale culturale definitiva o, se si vuole, compiutamente posseduta e attiva. I poeti, l’uno con l’altro, in una stessa generazione, sono sempre in lotta, ma è una lotta pacifica.


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-19 00:30:56|di Jacopo Ricciardi

Lello Voce, amichevolmente, mi dispiace che le mie argomentazioni non stimolino in lei nessuna riflessione, di tipo affine alle mie, ma non dispero, poiché le ricordo che possono stimolare una reazione, altrettanto argomentata, di tipo contrario, non prendendo spunto da quello che io ho scritto – anche se è libero di farlo se vuole -, ma analizzando il testo di Luigi; sarei quindi felice di leggere presto un suo commento, per confrontarmi con idee diverse dalle mie, come lei ha potuto fare con me.

Questo vale ancor più per il poeta che ha scritto il testo di cui si parla: sembra strano dire che il testo che ho letto e sentito mi ha interessato, alla luce del mio commento precedente? Perché? In cuor mio rispondo che è un merito del testo – che interessandomi – mi ha fatto reagire e scrivere in modo netto e senza concessioni una critica. Forse i poeti pensano di essere esenti dalle critiche? Forse i poeti pensano che l’amicizia debba controllare la reazione del poeta? Per me è il contrario. È proprio perché ho frequentato in questo caso sia il poeta che la sua poesia che ho potuto formulare una reazione vitale e istintiva come quella che ho avuto. Quello che un’altra persona, o un altro poeta, dice della nostra poesia muta davvero il nostro lavoro? Il nostro lavoro cambia corso ad ogni commento? È chiaro che non è così, poiché quello che facciamo corrisponde prima di tutto all’intimità della nostra vita, e poi stabilisce un rapporto col resto. Per questo dico che se un commento è sincero nei confronti di un’altra poesia, questo viene dal poeta e non dalla persona. Quanto vorrei che si perdessero trenta minuti di tempo per criticare a fondo, anche violentemente, il mio lavoro! Penserei a cosa mi sta dicendo l’altro poeta, cosa sta cercando di indicarmi. Posso imparare a guardare quello che faccio da un altro punto di vista? Chi fa una critica, ed è in buona fede, e lo fa amando e rispettando la poesia, spera di offrire un’opportunità a chi si rivolge, pur sapendo che quello che dice, eventualmente, può non essere comprensibile all’uditore – e nessuno ne ha la colpa. È il funzionamento della vita. Io, per come intendo il mio commento alla sua poesia, gli ho comunicato che una parte del suo lavoro mi piace e che è viva tanto da mostrarsi, e che un’altra parte dovrebbe acquisire più forza – o non perderla – tanto da tornare a sorreggere la prima. Il poeta, quando afferma qualcosa sulla poesia di un altro poeta, afferma sempre la sua propria visione poetica, ma se è sincero, ed è chiaro abbastanza, illumina un territorio, comune a tutti i poeti, ossia quello dell’identità e il ruolo della poesia oggi, che può interessare l’interlocutore. In poche parole: il poeta deve parlare – oggi più che mai – per costruire insieme alle parole degli altri poeti la realtà e il valore – pubblico – della poesia di oggi.

Chiedimi di essere crudele, chiedimi di essere violento; chiedimi di esserlo per te nel rispetto della tua poesia; chiedimi di essere sincero e limpido come l’acqua che scorre già nel nostro futuro e nelle menti degli uomini. Questo vorrei sentire dalle voci degli altri poeti. Vorrei vederle muoversi con la ferocia stessa della poesia, che spietata usa la vita.


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-18 20:44:14|di L.

mari’, e perché mai ti scusi??


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-18 20:39:48|di maria

scusa luigi, non ci avevo fatto caso.


DIROTTIAMO AEROPLANI DI CARTA NEI GIORNI DI VENTO
2007-04-18 17:22:29|di Lello Voce

Ricciardi, mio dio, ma ti pagnao i luoghi comuni al kilo? Solo così posso immaginare la ragione che ti spinge a inzepparne tanti in un solo post.

amichevolmente

lv


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