Absolute Poetry 2.0
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Del Sangue occidentale di M. Zizzi

RECENSIONE DI ANGELO PETRELLI

Articolo postato lunedì 11 dicembre 2006
da Adriano Padua

Recensione tratta da Atelier
NUMERO 43, ANNO XI, SETTEMBRE 2006

Del sangue occidentale di Michelangelo Zizzi
(LietoColleLibri 2005, Graal trentotto, pp.60, 10 euro)

Si presenta come un’opera di particolare raffinatezza e complessità il poemetto Del sangue occidentale di Michelangelo Zizzi (scrittore e critico letterario originario di Martina Franca); una riflessione estetico-letteraria che prende forma nell’epocale frattura storica dovuta agli avvenimenti dell’undici settembre 2001. Costruita su una profonda conoscenza del pensiero occidentale e non solo, questa sinossi traccia le coordinate di una visione del mondo su basi sapienziali nel solco delle due figure di Giordano (ovviamente Giordano Bruno) e Sofia, una proiezione psicologica dell’io poetico, un emblema della femminilità, un’esibizione della sessualità al femminile. Zizzi attraverso l’uso di una lingua colta ed estremamente articolata, dove la tradizione lirica si arricchisce di nuovi sottocodici ed enumerazioni, propone al lettore un’opera che si colloca, intellettualisticamente, nella scia di altre scritture occidentaliste come ad esempio “Kamikaze D’occidente” di Tiziano Scarpa, o il più noto “Occidente per principianti” di Nicola Lagioia. In effetti Del sangue occidentale, è solo la singola sezione di un poema di più ampio respiro, dal titolo La caduta occidentale, e che, a detta dell’autore è ancora in fase di scrittura. Questo episodio poetico edito della LietoColleLibri nella collana Il Graal, a distanza di diversi anni, riesce ad eguagliare per efficacia e pregnanza gli ottimi risultati del primissimo e probabilmente miglior lavoro poetico di Zizzi, cioè “La casa cantoniera” edita da Stampa nel 2001. I riferimenti letterari affiorano con evidenza in questo poemetto nelle citazioni espletate (in particolare modo Pound) e in quelle interne alla tramatura poetica: talune sembrano riuscire nell’arduo compito di accostare, di creare anche in sintesi un parallelismo (quanto meno ricercato) tra la poesia Dylan Thomas (così veemente, lirica, atipica, decostruttiva dell’immagine) e la prosa di Antonio Moresco, una scrittura fondante, esatta, risolutiva nei canoni della narrativa italiana contemporanea. Del sangue occidentale intendo sottolineare quella tensione scarnamente materica, genuina, emotiva ma allo stesso tempo congetturale, accumulativa nella fase logico-lessicale del dettato, vivace nella ritmica del respiro, incalzante. La proposta di una visione dello spazio umano degradato, persino decadente, da nausea: topos di un ritorno all’ordine possibile, ma solo come ricaduta nel cosmo (intendo universo indipendente dall’umano) della finzione, della pura eloquenza, dell’invocazione alla musa. Questa scrittura che si presenta al lettore senza alcuna ostentazione, con fierezza di certo, ma ben lontana dall’essere espressione del maudit; è poesia che prende forma attraverso la germinazione costante di sottocodici, sofisticazioni che nel lirico divengono scansione dell’immagine, dimensione analogica che ricade all’interno della propria virtualità ricavandone espressione e rilievo sul piano evocativo. È una condizione da voyeur, quella dell’io pronto a riformulare ogni circostanza descrivendola, violandola. È soprattutto il tentativo di costruire un’equazione che possa racchiudere i fatti e le cose da cui l’esistenza del mondo ne derivi come accertata; e il sentire-vedere divenga memoria, assolutezza, e alle volte persino sentenza. Probabilmente questo poema appare, nei suoi versi più antologici e di immediata comprensione, anche storiografica intendo, una parafrasi azzeccata dell’occidente stesso: qui non c’è una sola deriva/ una diramazione fatale/ non sono io qui nel detto/ o nel già sentito/ né oltre la polvere diasporetica/ che sulla bara si posa/ o nel bar accanto/ che ci dice che è tardi/ tardi oramai anche per quelle frasi/ quel commiato che dà la misura/ il respiro della crasi - (da La camera ardente, pp.32). Non quindi una vera e propria palingenesi, ma per l’appunto un rimescolamento, un nuovo lancio dei dadi, un venir meno anche delle attese, dell’equilibrio auspicato, tempo che quand’anche prossimo alla fine è oltrepassamento, è limine, bivio; l’unica soluzione plausibile della scena. È questa tensione il maggior pregio della poesia di Michelangelo Zizzi, la riscoperta di un agone tragico che non mortifica, ma anzi esalta la forma rendendo il pathos fenomeno come “centro” in superficie, mimesis proxeon dell’intimo non più sottratto all’evidenza; questo è più che mai il luogo dove luce della rappresentazione diviene enérgheia, ovvero qualità di ciò che è attivo, che è forza, dolore, eros svelato. Del sangue occidentale rende inodierna l’indolenza che la nostra contemporaneità poetica sembra simulare, la dissacra in un’idea forte di canto. Questa contemporaneità che reggere bene in scena le masse di uno scontro tra civiltà (reale o presunto o solo strumentalizzato), prosegue ad affermarsi come sconfitta, improduttività, negazione che è tendenza, piena omologazione, fase feconda di un pensiero debole cosicché la stessa letteratura viene costantemente messa in discussione o meglio spacciata per ciò che non è. La letteratura quale esperienza profonda costituita dal linguaggio non può essere convenzionalità, cioè scrittura respinta dalla forma stessa tanto da ridursi a mera categoria, origine di un prodotto ad uso e consumo del più vasto pubblico possibile. Ben vengano in futuro opere d’ardua leggibilità e reale impegno come questa di Michelangelo Zizzi. Del Sangue Occidentale è, a mio modesto avviso, uno dei migliori poemetti pubblicati nell’ultimo decennio in Italia; frutto di una poetica difficile e spesso poco accettata (anche negli ambienti della critica militante, ed intendo quella più leale e non ideologica). Un lavoro affascinante che è assolutamente da leggere; un piccolo ma importante libro che non ha nulla a che spartite con le mode, i cliché, e le aberrazioni pseudoculturali che l’autopromozione del mercato editoriale ha l’indecenza di definire letteratura.

ANGELO PETRELLI

In allegato word alcuni testi tratti da Del sangue occidentale di M.Zizzi.

19 commenti a questo articolo

> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-13 09:58:14|di angelo petrelli

Gentile U.C.
non c’è alcun credo nel mio operare, per completezza ho scritto che la definizione “corpo vuoto” in riferimento al barocco è di Ungaretti.

Parlando di teoria del barocco mi riferivo a Wolfflin, D’ors, Anceschi, ma anche Benjamin, volendo.

Per il resto, il tuo accostamento - Maria, Astremo, Ungaretti - crea sospetto.
Anche nelle risposte bisognerebbe tener conto che, forse, gli estranei alla discussione “ci cascano” stanno al gioco dei quattro espedienti retorici sfoggiati, ma eventualmente, la discussione non è con loro. U.c. un po’ più di sostanza magari, demolisci i concetti invece che le strutture.

Del resto, ognuno può scrivere ciò che vuole( compresa Maria), ma non si pretenda poi una risposta ad ogni idiosincrasia, o stato d’animo.

Se anche tu consideri la poesia di zizzi barocca U.C., probabilmente, o viceversa, “insegnaci” cosa è stato / cos’è il Barocco, tanto che noi tutti, o almeno io possa accomunarlo o sottrarlo a questa mia lettura esemplarista Del sangue occidentale.

Il problema è sempre quello di dire qualcosa di “utile alla comprensione” di un testo, e non quello di esprimere ciò che il lettore, dal più grande al più piccolo, abbia trovato “a caso” nel testo, o per troppo amore, o per mera ideologia.


Christian, ripeto, non so bene cosa tu voglia dire con - "nuova organizzazione o formatività della scrittura = nuova organizzazione o formatività sociale del mondo" o almeno la scrittura tenta di giungere a queste "uguaglianze".

ap


angelo petrelli

> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-13 09:42:21|di Luigi

E chi l’ha detto, Christian, che non si poteva fare il parallelismo con te? A parte che io non ho fatto una critica comparativa, ho solo tirato un sasso (per vedere l’effetto che fa), fugacemente, usando la parola "stile". Quello che dici tu, in quanto Autore, vale esattamente quanto quello che dico io, Lettore - nessuno ha il chiavistello, né tu, né Petrelli, né Maria, che sbaglia secondo me a ritrarsi inorridita, tirando in ballo la questione del "I prefer this, not that".


> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 23:55:24|di Christian

Angelo, forse dovresti leggere meglio. Innanzitutto a tirarmi in ballo non sono io, ma Nacci e Padua. Detto questo, a te volevo chiedere semplicemente se queste poche note "Zizzi,... mi sembra si muova sui fatti con la finalità del linguaggio che cerca di aderire alle immagini (ai sentimenti, pensieri...) che lo sguardo ha colto, e pure di trovare il suo scarto ("d’occhio", appunto, del linguaggio) rispetto i fatti, a più livelli" non le senti così estranee - il che non mi pare da quello che poi scrivi: questo, solo, per evitare parallellismi azzardati tra la mia scrittura e quella di Zizzi.

Detto questo, chi definisce appunto "barocca" questa scrittura, non osserva il procedimento adottato, di conseguenza non posso che essere d’accordo con te.

Maria Valente, può esprimere il suo parere negativo, è lecito, oltre il parallelismo con la mia raccolta che non s’aveva da fare qui, in principio.


> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 23:28:27|

Ma si può avere/dare una lettura diversa di quel libro, o credi di possedere la chiave critico-esegetica di ogni possibile interpretazione?

Maria non ti va bene, Astremo nemmeno perché parla di "barocco", e tu, invece, ricavando il tuo credo in materia da Ungaretti (un vero luminare in quel campo, del resto!), stronchi ogni possibile analisi altra del testo. Cos’è, un nuovo metodo critico? E sul barocco, poi, non hai niente di meglio da proporre?

U.C.


> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 19:38:16|di angelo petrelli

Allora, per iniziare, e con tutto il rispetto, a Maria non intendo rispondere: non ho voglia di perdere tempo. Non a caso non ho magnificato nessuno nella mia recensione né D’annunzio ha nulla a che fare con la poesia in questione: al momento mi occupo di poesia, e non di poeti.
Simpatie ed antipatie, puzze varie non mi interessano.


Gentile Christian,
non mai letto la tua poesia; di conseguenza non ho la possibilità di valutare vicinanze e differenze tra le poesia di sinicco e quella di zizzi ( che comunque è una scrittura particolarmente atipica). Trovo grossolano il fatto che si possa definire la scrittura di Michelangelo come “barocca”, sarà ché gli interdetti della poesia che recensiscono un testo definendolo barocco, forse, non conoscono il barocco, e immagino, nemmeno la poesia.

Per il resto non ho capito cosa intendi esprimere nel tuo intervento Christian, veramente non ho capito il senso delle tue equazioni, mi sfugge il movente di una simile l’autoreferenzialità; quelle proposizioni non mi appartengono e non le colgo. Ma immagino che il problema sia mio, e non biasimarmi per questo.

Riguardo al Barocco mi spiego brevemente. La questione è, ovviamente, di natura estetologica, ma non solo. Il barocco è formalmente uno sconfinare, un superamento e allo stesso tempo una tendenza al transitorio dove vi è una vera e propria avversione verso il dato reale, quasi un’ansia da disgregazione che porta in qualche modo al distacco e alla trascendenza. Questo, in linea di massima, descrive una sorta di nullità, o annullamento della vita terrena al cospetto di una trascendenza quasi moralizzante. Vi è, inoltre, nel barocco, la volontà di riempire quel “corpo vuoto” che il barocco è per natura, questo attraverso la proliferazione di forme parossistiche, e quant’altro tra retorica e lessico. La definizione di Barocco come corpo vuoto è di Ungaretti.

La poesia di Michelangelo zizzi è invece, e assolutamente, il contrario. Del sangue occidentale mira all’esemplarismo( caratteristica principale del “classico”), dove la forma è plastica ed ogni figura è piena, limata; dove il significante è chiaro, anche se ricco di sfaccettature e piani molteplici, enumerazioni appunto( si veda la mia recensione), per uno spazio congetturale. Ma in esse c’è la valorizzazione di ciò che è terreno, che viene reificato, immortalato solennemente: in qualche modo è un’epica. Esempio: la metafora archetipica del sangue, e il valore dell’identità. Mentre nel Barocco c’è una specie di orror vacui, nella poesia di zizzi c’è fierezza, contemplazione, ma solo come disvelamento compiuto. E ne “La casa cantoniera”(la prima opera poetica di zizzi), questa plasticità della forma, questa classicità è ancora più accentuata. I cultismi, gli arcaismi, e qualche altra rara eccezione, non fanno di questa poesia una poesia barocca.

Spero di essere stato chiaro.

Per altro la recensione a cui mi riferisco dove, appunto, la scrittura Del sangue occidentale è definita barocca ( in senso di biasimo, quasi dispregiativo) è apparsa sul quotidiano di Puglia più o meno la scorsa primavera, appena la raccolta è stata pubblicata, a firma dell’integerrimo Rossano Astremo che tutti ben conoscete.

buona serata
ap


angelo petrelli

> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 18:12:00|di maria

Non so Petrelli, ma in tutta sincerità io preferisco di gran lunga Christian a tutta questa pompa magniloquente, reboante, tronfia e degna della nostra peggiore tradizione, dove la presunzione di impegno assunta dalla lirica maschera il più vacuo esercizio retorico di un narcisismo letterario veramente imbarazzante oltre che asfittico. Ma voi non ci sentite un poco di d’Annunzio? Ma veramente basta un po’ di stile o sono io ad esser diventata allergica all’eloquio e sorda a tutto il resto quando ne sento puzza?


> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 16:32:06|di Christian

Luigi, Adriano, credo che Zizzi sia una scrittura diversa, più densa (qualcuno la definirebbe barocca, ma è meglio cercar di capire perché Zizzi scrive così)... La mia raccolta è "epica" a momenti (oltre che essere newyorkese in senso lato), nel senso che io considero l’epico parte del sentimento del mondo e della scrittura non una finalità all’interno del testo; è più una finalità la "dimensione utopica", e semplificando, stringendo, possiamo riassumere in questa equazione "nuova organizzazione o formatività della scrittura = nuova organizzazione o formtività sociale del mondo" o almeno la scrittura tenta di giungere a queste "uguaglianze" - tra l’altro quando mi arrivò la prefazione della Benussi mi stupì soprattutto perché aveva centrato l’argomento.
Zizzi, che ho incontrato a Roma proprio domenica, mi sembra si muova sui fatti con la finalità del linguaggio che cerca di aderire alle immagini (ai sentimenti, pensieri...) che lo sguardo ha colto, e pure di trovare il suo scarto ("d’occhio", appunto, del linguaggio) rispetto i fatti, a più livelli. Sarebbe interessante capire che ne pensa Petrelli che ha scritto la recensione, anche perchè Zizzi non ha il web a portata di mano!


> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 14:10:54|di Adriano Padua

Gli intenti "epici" mi sembrano simili a quelli del sinicco newyorkese, ma per il resto mi pare che zizzi e christian siano molto diversi, soprattutto per quanto riguarda la componente linguistica.


> Del Sangue occidentale di M. Zizzi
2006-12-12 10:53:52|di Luigi

A me a tratti (parlo delle poesie postate qui) ricorda lo stile del Sinicco, no?


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