Absolute Poetry 2.0
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Disconnect the machine o la buona morte

una poesia di Maria Valente

Articolo postato martedì 16 dicembre 2008
da Maria Valente

La vita? la morte?...succede come i fiori e il loro vezzo
di decorare il tritacarne, renderlo confortevole- così
farcito di metastasi – rosa determinante o piuttosto
grigio accogliente che si spalanca e inghiotte tutto:
braccia e busto, gambe e busto, bastone e carota,
bastone e carota, bastone e carota

nessuna indicazione sul senso di marcia

se abbiamo conservato i nomi è stato per
abitudine, unicamente per abitudine, perché è b…

ma più spesso, preferisco confinarmi nella più
piccola delle mie idee: una formula magica, le
prime parole. il resto: l’ho già scordato come
il mio indirizzo – ammesso pure che qualcuno
mi abiti, perché dovrei farne parte?

-le occasioni nelle sue braccia anche scomparvero
-come dirti: che c’è? come piove o fa’ piano
o restano schiacciate tutte nella pancia, spaccata
in due come un’arancia

nelle tue mani i miei pensieri intrappolati
-oppure indossi i miei denti come una collana
nelle tue mani, i miei pensieri si spellano
l’intimità che la malattia ha forzato, una
perizia - nelle tue mani sgocciolo corallo
igienica – esisteva così poco quasi senza
implicazioni

-senti ancora le voci?...solo quando mi parlano

perché è bello sentire che il sole sorge anche se
ognuno sa che è solo un modo di dire

( con lei che, amore a rovescio, scatta come una
molla in bagno a vomitare e qualcuno da dietro
che le tiene i capelli, piacere di scarico- il tuo
profilo accartocciato- piccole scariche- il tuo
profilo che sbatte da tutte le parti, capillare

ogni volta che guardo qualcosa da vicino,
brulica di larve -abbiamo la stessa iride-
dice lei- interni scarni, una camera
gestionale attrezzata di tutto punto
per un feto fantasma un uovo bianco/
i sentieri interrotti, le superfici guaste
-ma qui abitare dove tutto è stato preso
-ma forse mutando la forma delle ali
-perdere le foglie i fili o vocali. perdere i capelli

Tutta la storia accede sui pannelli e un occhio
sempre vigile accompagna l’industria dei pro-
totipi, le teste insabbiate, infilate nei sacchetti
così, tanto per assegnarsi una struttura, discutere
animatamente del progetto di una bufala ben
costruita con pezzi di cordicella, trucioli,
materiali di scarto: tutta una cava ingombra
di bisogni e carenze, l’uomo in avanzo non
è che una scoria, una crosta sformata in un
grumo di muco

l’individuo codificato che vive in un burrone,
a pelo d’acqua o l’intestino di un mammifero

e l’individuo codificato che inghiotte piaga
dopo piaga- vivo per stordimento e continua
a succhiare liquido che cola via dal ventre aperto

qualunque fetta di cielo vista da qui sarebbe
pleonastica tutta slacciata e un viso che si
sfrolla i visi da sminare e sempre lo stesso
equivoco: come dev’essere tenera la
creazione qui! per questo cielo senza chiglia e
senza istanza

ho chiesto alle vene solo di difendermi mentre
urlavo: non avete il diritto di trattenerci qui
di tagliarci le gole, non ne avete il diritto!

-

la permanenza si rivela un accidente
consolidato, una vecchia abitudine,
che si asseconda solo per imbarazzo

-succede che alla vita subentrino i congegni

tutta fiorita dall’occipite al metatarso
come didascalia un ossame bianchissimo
tutta fiorita, ali croccanti a fari spenti nella
notte tutta imbrattata tutta sfiorita tutta
disfatta in brodo primordiale: ci sono cose
che solo un embrione è in grado di sopportare

(allora decidi tu: puoi andartene o rimanere qui:
. qui /. con noi./ al buio/ dove la luce non si tocca.
dietro la nuca un desiderio estorto,
il mento rovesciato contro il vetro stellato

la vita a quattro zampe o al condizionale passato

“NUTRIMENTO & IDRATAZIONE GARANTITE
FINO AD ESAURIMENTO” e la chiamano vita…
per accanimento, con tutte le viscere stracciate in
arcipelago

– ma senza allontanarsi troppo dal tubo,
facendo sì che emetta braccia e gambe
e dia inizio al balletto meccanico
ruotando fettucce o triturando corpi come
compensato che piovono segatura o carne a
seconda dei casi.

la vita col sondino? una vita assai “misteriosa”
con tutti quei tubicini che spremono fuori la
vita dai contorni – chiamarla vita è un progetto
“ambizioso” da formulare una proposta di
sopravviversi con tutta la flora batterica e
intestinale chiamarla vita è così…
do-lo-ro-so
quando la vita ti guarda e ti chiede: cos’altro
sai fare?

se tutte le vostre facoltà fossero sterminate
continuereste a danzare?

-“quello che conta è la fermentazione degli enzimi”
- anche se piega come burro i lampioni e rosicchia
piloni in cemento armato?

vivere a strappi a scatti vivere irreversibile-
ravanando la terra con le unghie coi rebbi,
vivere un brutto vizio- vivere irreversibile
con la spina dorsale incastrata tra i denti
vivere a cateratte vivere irreversibile, tenendo
assieme i pezzi con spille e cosmesi
vivere senza scampo vivere irreversibile
infilzati alle sbarre come risarcimento

o…magari…anche…vivere senz’altro
pretesto che non sia vivere per un atto di protesta
vivere di respiro e di amaranto

ogni tanto resta una crosticina di sangue o di latte
rappresa alle ovaie, ma tanto non bisogna avere
fretta, i morti non hanno fretta, i morti ormai hanno
smesso di scappare- …la vita? …la morte?...

succede!

(nota: dal momento che il numero delle citazioni supera quello dei versi, si è preferito omettere la compilazione di un’interminabile lista priva senso. Aggiungo solo che la musica è tratta da Connect the machine to the lips tower *be proud of your cake* dall’album Punk...Not Diet! dei Giardini di Mirò e il logo dell’articolo da Keith Sonnier ).

Per la versione acustica del brano si rimanda a Nazione Indiana: rubrica ♫ dei poeti le voci [3] di Orsola Puecher, che si rigrazia calorosamente per l’ausilio tecnico ed il supporto psicologico :-)

3 commenti a questo articolo

Disconnect the machine o la buona morte
2008-12-16 16:56:49|

Una "lumaca" che sta affinando in modo eccellente i suoi registri e le sue corde, e che dovrebbe essere soltanto un po’ più "prodiga". Perché, come diceva Luigi Nacci qualche giorno fa, "non ha da invidiare niente a nessuno".

Un caro saluto a te.

fm


Disconnect the machine o la buona morte
2008-12-16 15:05:05|di maria valente

fm sempre caro, sempre troppo generoso...(hai visto che lumaca? :-)

lascio qui, per chi vuole, il link al post della Orsola che si è davvero tanto prodigata per me

dei poeti le voci 3

ringrazio anche gli amministratori di abs per la pubblicazione tempestiva, in questo gemellaggio

un caro saluto


Disconnect the machine o la buona morte
2008-12-16 12:00:40|

Splendido!

fm


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