Absolute Poetry 2.0
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E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA

(il poeta Saw Wai arrestato dalla polizia birmana per un acrostico; in Italia al massimo, e se gli andasse di lusso, potrebbe ricevere un’offerta di contratto a progetto da "La Settimana Enigmistica")

Articolo postato sabato 26 gennaio 2008
da Luigi Nacci


In questi giorni di crisi politica, giudiziaria, istituzionale, economica, in cui la sensazione è di fare la fine dell’Argentina, le voci dei poeti non esistono. I giornali e le televisioni invitano vip del piccolo schermo e del piccolo parlamento: i commentatori tuttologi in grado di commentare qualsiasi evento globale. La depressione monta, assieme alla rabbia. Proprio ieri sera se ne parlava con altri poeti, a Lubiana. Il fascino del paese con gli abitanti più giovani d’Europa, in cui pare che tutto vada bene, in cui la letteratura si continua a fare sulle riviste con la stessa vitalità e partecipazione che circolava da noi 40-50 anni fa, quel fascino ha acuito la nostra disillusione. E in macchina, sull’autostrada in cui sfrecciavano i bolidi degli ex-proletari arricchiti, ci siamo trovati a trasognare un cataclisma tricolore: un terremoto, un’eruzione, un maremoto, oppure una guerra, un’apocalisse qualsiasi che ci dia la possibilità di ricostruire tutto daccapo. Di rimboccarci le maniche e spalare nelle macerie, mezzi morti ma con qualche speranza in più. E’ un’idea malsana che si insinua tra i pensieri, da tempo, come una bramosia inestinguibile. E leggere - come avrete modo di fare qui di seguito - che da altre parti i poeti vengono arrestati, perché la loro voce è ancora pericolosa, mi ha fatto provare un moto di invidia. Ho ripensato al sonetto XXXII nella bocca di Pasternak. Era coraggioso attaccare Stalin. Sì, ma se Pasternak fosse vivo oggi, e se ne stesse qui, nel Monnezza-Bel-Paese, "32" a chi lo rivolgerebbe? Chi gli consegnerebbe un microfono in mano, chi gli punterebbe contro una telecamera? Chi gli darebbe credito? Quale De Magistris lo farebbe arrestare?


***

Salom Paolo, "Corriere della Sera", 25 gennaio 2008


L’ autore del componimento è stato subito arrestato

Il poeta di San Valentino beffa i generali birmani

Attacco al regime nascosto nei versi d’ amore

DAL NOSTRO INVIATO RANGOON - Vietato parlare d’ amore. Vietato scrivere poesie. Vietato, soprattutto, farsi beffe del regime birmano. Anche se con parole innocenti. La polizia segreta ha arrestato nei giorni scorsi il poeta Saw Wai autore del componimento «14 febbraio», un’ ode ai sentimenti in vista della giornata internazionale degli amanti. Versi fin troppo zuccherosi e magari scontati («Bisogna essere innamorati sinceramente, follemente, profondamente e poi lo si può definire vero amore»). Ma non è certo questa la ragione del provvedimento. La poesia in lingua birmana di Saw Wai, infatti, nasconde un acrostico irriverente, una beffa al regime smascherata non appena la rivista su cui è comparsa, A chit, o «Amore», è andata a ruba nelle edicole di tutto il Paese. Leggendo in verticale la prima parola di ognuno dei sette versi l’ insulto appare chiaro: «Than Shwe è assetato di potere». Orrore e raccapriccio: come ha osato Saw Wai attaccare il generalissimo, il leader indiscusso della giunta militare? Come si è permesso di provocare scoppi di risa a ripetizione nell’ intimità delle famiglie birmane? Come ha potuto prendere in giro persino i vertici della rivista letteraria, sodali dei militari attenti a non mandare in stampa scritti che non siano innocui sussurri di buone intenzioni? In Occidente, durante il Sessantotto, si gridava: «Una risata vi seppellirà». Nella Birmania appena uscita dalla rivoluzione zafferano, affamata, repressa, disperata, anche una poesia può fare paura a chi ha usurpato illegittimamente il potere. I militari lo sanno: nessuno, al di fuori della loro casta, li ama. Than Shwe, in particolare, è il bersaglio di insulti popolari creativi quanto ingenui (è accostato a un cane, un bue, un asino, oppure è definito semplicemente «il più stupido del Paese»). Ma - nell’ apparente controllo totale sulla popolazione - in realtà sono proprio gli artisti a esplorare ogni possibile breccia nella cortina di terrore, ricavando esigui spazi di libertà che portano sollievo momentaneo all’ ottusità della vita quotidiana. Non c’ è solo il coraggioso Saw Wai, finito nei guai più volte in passato. Ci sono anche i membri della troupe «I quattro frutti», che hanno inventato battute sulla recente rivolta repressa nel sangue. Ma soprattutto i «Moustache Brothers», i Fratelli Baffi - Par Par Lay, Lu Maw e Lu Zaw - che, nel West End di Mandalay, sulla 39esima strada, mettono in scena ogni sera la loro personale parodia della vita in Birmania, le loro pernacchie al regime. Li incontriamo poco prima dello spettacolo nella loro casa-teatro, sorvegliata a distanza dagli agenti della polizia segreta. «Non hanno il coraggio di entrare, quelli lì», ci dice beffardo Lu Maw, nel suo inglese fantasioso che ricorda un po’ il Grammelot di Dario Fo. Il teatro dei Moustache Brothers si chiama A-Nyeint. «È un po’ come la vostra Commedia dell’ Arte - spiega l’ attore -. La vita di tutti i giorni, con le sue durezze, i soprusi dei militari, la corruzione, entra nei nostri spettacoli in forma di risata. È una tradizione antica». Par Par Lay, il leader del gruppo, tra settembre e ottobre scorsi, si è fatto più di un mese di prigione. «E non era certo la prima volta - ghigna Lu Maw -. Mio fratello e il cugino Lu Zaw sono stati condannati nel 1996 a sette anni di lavori forzati. Motivo? Avevano fatto divertire Aung San Suu Kyi durante uno spettacolo di fronte alla sua residenza di Rangoon». Per le proteste internazionali sono stati liberati dopo quattro anni: «E noi siamo ancora qui, a ridere del regime. Per non piangere».
La poesia Il componimento del poeta Saw Wai si intitola «14 febbraio» I versi La poesia dice tra l’ altro: «Bisogna essere innamorati sinceramente, follemente, profondamente e poi lo si può definire vero amore». E si chiude così: «O voi milioni che sapete come amare per favore applaudite con le vostre mani coperte d’ oro e ridete a squarciagola» L’ acrostico Le prime parole di ogni verso diventano: «Than Shwe è assetato di potere».

30 commenti a questo articolo

E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-30 13:16:49|di lorenzo carlucci

ma chi cazzo mi ha cancellato il messaggio? ma che sta diventando questo blog?????? oh! ma che scherziamo????? datevi una calmata eh. chi l’ha fatto si scusi. il mio commento non era meno degno di restare delle cagate che sono rimaste (e della cagata di post, già che ci siamo).

ciao,
lorenzo carlucci (redattore per ora).


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-30 02:12:40|

veltronian-salottereccio... ah! beata gioventù...
adieu.


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-29 16:41:06|di nacci

caro anonimo romano, prima non ero sicuro ma ora ho capito: lei è un veltronian-salottereccio! se la passi bene dunque nelle cene all’ombra del colosseo, le mando un cordiale saluto dall’unica città in italia che ha conosciuto un campo di sterminio nazista in piena regola. adieu!


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-29 16:15:48|di gianfranco

Solidarietà totale a Luigi Nacci.
L’intervento dell’anonimo si qualifica da solo.
Sottoscrivo in toto:
"E in macchina, sull’autostrada in cui sfrecciavano i bolidi degli ex-proletari arricchiti, ci siamo trovati a trasognare un cataclisma tricolore: un terremoto, un’eruzione, un maremoto, oppure una guerra, un’apocalisse qualsiasi che ci dia la possibilità di ricostruire tutto daccapo. Di rimboccarci le maniche e spalare nelle macerie, mezzi morti ma con qualche speranza in più. E’ un’idea malsana che si insinua tra i pensieri, da tempo, come una bramosia inestinguibile. E leggere - come avrete modo di fare qui di seguito - che da altre parti i poeti vengono arrestati, perché la loro voce è ancora pericolosa, mi ha fatto provare un moto di invidia."

In toto. Questo Paese è marcio. Questo Stato sta massacrando una generazione.


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-29 14:46:13|di nacci

caro anonimo,

1)lei è ancorato al primo dopoguerra. io no.

2) fascista è lei, giacché fascisti sono quelli che, anonimamente, sparano nascondendo il grilletto nel mucchio.

3) etrusco è lei, io sono al limite meridionale, al limite mitteleuropeo.

4) le battute macabre fanno girare il mondo se non nel verso giusto, quanto minimo non in quello sbagliato (vedi Kraus, etc.).

5) lei è politicamente corretto, io no. quindi lasci stare pasternak, saw wai et similia, si concentri piuttosto sui poeti da camera e da convegno che tanto ama, i versificatori patinati che si ficcano nelle liste del leader di turno pur di vincere il campiello di turno.

saluti annoiati


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-29 13:41:58|

Lei sta facendo orecchie da mercante, io mi riferisco a questi precisi punti:

1) E in macchina, sull’autostrada in cui sfrecciavano i bolidi degli ex-proletari arricchiti, ci siamo trovati a trasognare un cataclisma tricolore: un terremoto, un’eruzione, un maremoto, oppure una guerra, un’apocalisse qualsiasi che ci dia la possibilità di ricostruire tutto daccapo. [...] E’ un’idea malsana che si insinua tra i pensieri, da tempo, come una bramosia inestinguibile.

A me sinceramente mi sembra di leggere davvero qualche neo-etrusco fascistoide delirio sulla guerra come possibilità di rinascita.
Se era intuizione tollerabile prima di due guerre mondiali, oggi sul filo del rasoio per la prima nucleare, pare per lo meno una battuta macabra di pessimo gusto.

2)E leggere - come avrete modo di fare qui di seguito - che da altre parti i poeti vengono arrestati, perché la loro voce è ancora pericolosa, mi ha fatto provare un moto di invidia.

Forse Saw Wai dietro le sbarre non la penserà proprio in questo modo. Forse è meglio che non sappia della sua invidia.

3) Era coraggioso attaccare Stalin. Sì, ma se Pasternak fosse vivo oggi, e se ne stesse qui, nel Monnezza-Bel-Paese, "32" a chi lo rivolgerebbe? [...] Quale De Magistris lo farebbe arrestare?

Forse Pasternack sarebbe ben lieto di non dovere attaccare nessun feroce dittatore.


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-29 10:10:19|di nacci

anonimo, suvvia, ancora al fascio stiamo? oh, nel 2008? qui si parla di altro. del degrado democratico in cui siamo ridotti a vivere. e dei poeti, la cui parola vale meno di zero, e pure dei poeti che invece di stare coi piedi ben piantati in questo tempo, se ne stanno beati a contemplar colli, fiumi, mitologie scomparse, dipingendo nature morte.

caro anonimo, quando leggi sul manifesto o libreazione che il paese è allo sfascio e la gente non ne può più e bisogna mobilitarsi, che fai, gridi alla "marcia su roma"? perché se è così sei anacronistico, ma non nel senso del buon robert walser, bensì in senso sanmastelliano


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-29 02:32:59|

L’anonimo non avrà capito un’acca ma quanto scritto come premessa al trafilo del Corsera è da brividi notturni, per quanto somigliante in tutto e per tutto a certe boutade riferite alla bigia vita democratica e liberale, scritte tra il 1916 e il 1921 da taluni pensatori pre-fascisti.


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-28 17:28:18|di nacci

tradotto, caro anonimo, vuol dire che lei non ha capito un’acca, cordialità, LN


E VIVADDIO CI SONO ANCORA POETI CHE VANNO IN GALERA
2008-01-28 14:56:27|

Per caso tradotto vuol dire "vivaddio da qualche parte del mondo c’è ancora la dittatura"?


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