Absolute Poetry 2.0
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Frank O’Hara

PERSONISM: A MANIFESTO

Articolo postato domenica 20 dicembre 2009
da Maria Valente

PERSONISMO: UN MANIFESTO

E’ tutto scritto nelle poesie, ma a costo di sembrare la brutta copia di un Allen Ginsberg per i ricchi ti voglio scrivere perché m’è appena giunta voce che uno dei miei colleghi poeti va dicendo in giro che se una mia poesia non la si può capire subito alla prima lettura è perché sono io che sono confuso. Ma che diamine! Non credo in dio, quindi non ho bisogno di elaborare strutture solide e complicate. Odio Vachel Lindsay, l’ho sempre odiato; non mi piacciono neppure ritmo, assonanza, e roba del genere. Bisogna fidarsi del proprio istinto. Se uno ti corre dietro per strada con un coltello in mano, tu te la dai a gambe, mica ti giri e gli gridi, “Lascia perdere! Non lo sai che a Mineola, nella corsa, ero il campione della scuola!”.
E questo per quanto riguarda il fatto di scriverle, le poesie. Per quanto riguarda il modo in cui sono accolte, immagina di essere innamorato e che qualcuno ti tratti male (mal aimé), non è che dici, “Ehi, non puoi farmi male, guarda che io ti voglio bene!” lasci piuttosto che le cose vadano per il loro verso, e dopo qualche mese finisce sempre che ci vanno. Ma non è certo questa la ragione per cui ti sei innamorato, per restare aggrappato alla vita con le unghie, correre ogni sorta di rischi ed evitare di agire secondo logica. Il dolore genere sempre una sua logica, la qual cosa non fa bene alla salute.
Non negherò di avere praticamente le idee più raffinate di chiunque altro scriva oggi, ma tanto che differenza fa? Sono soltanto idee. L’unico aspetto positivo in tutto questo è che quando sento di avere raggiunto un certo livello di raffinatezza, smetto di pensare e mi accorgo che è arrivato il momento dei rinfreschi.
Ma com’è possibile che uno si preoccupi seriamente se la gente capisca, se capisca di cosa si tratta, o se la poesia li renda migliori? Perché poi dovrebbe migliorarli? Per farli morire meglio? E perché mettergli fretta? Sono anche troppi quei poeti che fanno come le madri di mezza età che cercano di convincere i figli a mangiare troppa carne cotta, e patate con il sugo (lacrime). A me che mangino o non mangino non me ne può fregar di meno. Mangiare per forza causa magrezze eccessive (tipo esaurimento). Nessuno dovrebbe provare qualcosa di cui non sente il bisogno, se non sentono il bisogno della poesia tanto meglio per loro. A me per esempio piace andare al cinema. E in fondo soltanto Whitman, Crane e Williams, di tutti i poeti americani, sono meglio del cinema. Per quanto riguarda la metrica e tutto quel che riguarda la tecnica, è semplicemente una questione di buon senso: se ti compri un paio di pantaloni vuoi che siano attillati quanto basta per far venire a tutti la voglia di andare a letto con te. Non c’è niente di metafisico in tutto questo. A meno che, naturalmente, tu non voglia illuderti di essere posseduto da uno speciale “struggimento”.
L’astrattismo in poesia, di cui ha parlato recentemente Allen [Ginsberg] su It Is, è una faccenda molto curiosa. Credo si manifesti principalmente in quei piccoli dettagli che richiedono una decisione. L’astrattismo (in poesia non in pittura) implica una rimozione della persona del poeta. Per esempio, scegliere di scrivere “la nostalgia dell’infinito” piuttosto che “la nostalgia per l’infinito” rivela due diversi atteggiamenti nei riguardi del grado di astrazione. E infatti la nostalgia per l’infinito indica un più alto grado di astrazione, rimozione, e capacità negativa (come in Keats e in Mallarmé). La ragione per cui il personismo, un movimento da me recentemente fondato e di cui nessuno sa ancora niente, dovrebbe risultare di grande interesse è che si tratta di qualcosa che si oppone totalmente a questo tipo di rimozione astratta e che, davvero, per la prima volta nella storia della poesia, si poggia su una vera astrazione. Il personismo sta a Wallace Stevens come la poésie pure sta a Béranger. Il personismo non ha niente a che fare con la filosofia, è una faccenda esclusivamente artistica. Non ha a che fare con la personalità o con l’intimismo, al contrario! Per darvene un’idea, anche se vaga, uno dei suoi aspetti di minore importanza consiste nel rivolgersi a una persona (diversa dal poeta), evocando sì atmosfere amorose, ma senza distruggere l’apporto vitale insito in una certa volgarità connaturata all’amore stesso; e senza scoraggiare minimamente i sentimenti del poeta nei confronti della poesia, e impedendo anzi che l’amore lo distragga coi sentimenti che prova per la persona. Ecco di cosa si tratta, in parte.
L’ho fondato dopo un pranzo con LeRoi Jones il 27 agosto 1959; in quei giorni ero innamorato (non di Roi, sia detto per inciso, ma di un biondino). Sono tornato a lavorare e ho scritto una poesia per questa persona. Mentre stavo scrivendo mi è venuto in mente che se avessi voluto avrei potuto telefonare invece di scrivere, ed è così che è nato il personismo. E’ un movimento entusiasmante che avrà di certo moltissimi seguaci. Mette la poesia senza ambiguità fra il poeta e la persona, come nella posizione del panino, e la poesia se ne avvantaggia in maniera esponenziale. Finalmente la poesia viene messa tra due persone invece che tra due pagine. Modestamente, confesso che potrebbe trattarsi della morte della letteratura per come la conosciamo. Se da un lato nutro qualche rimpianto, dall’altro però, sono contento di esserci arrivato prima di Alain Robbe-Grillet. Dal momento che la poesia è più rapida e più sicura della prosa, mi sembra giusto che sia proprio la poesia a dare il colpo di grazia alla letteratura. Per un po’ di tempo si è creduto che sarebbe stato Artaud a farlo, ma in realtà, per quanto magnifici, i suoi scritti polemici non sono lontani dalla letteratura più di quanto Bear Mountain sia fuori dallo stato di New York. Il suo rapporto con la letteratura non è più speciale di quello che Dubuffet aveva con la pittura.
Cosa ci possiamo aspettare dal personismo? (La cosa comincia a diventare appetitosa, non è vero?) Di tutto, ma non saremo noi a raccoglierne i frutti. E’ un movimento troppo nuovo, troppo vivo per promettere qualcosa. Ma, come l’Africa, è in cammino. Quelli che di recente hanno parlato in favore della tecnica da un lato, e del contenuto dall’altro, faranno bene a guardarsi le spalle.

Frank O’ Hara
Nato a Baltimora nel 1926, poeta, critico d’arte e pianista, protagonista della Scuola di New York, curatore della sezione di pittura e scultura del Museo d’Arte Moderna e amico di molte figure di primo piano del panorama newyorkese, fra cui Willem de Kooning, Norman Bluhm, Larry Rivers e Joan Mitchell.
Fra i volumi di poesia da lui pubblicati: A City Winter and Other Poems (1952), Oranges (1953,69) Meditations in an Emergency (1957,67), Second Avenue (1960), Odes (1960,68), Lunch Poems (1964), Love poems (Tentative Title) (1965) e The Collected poems of Frank O’ Hara (1971)
Nel luglio del 1966, all’età di quarant’anni, è stato investito da un’auto a Fire Island. Scolpiti sulla sua tomba si leggono questi versi tratti dalla sua poesia In memory of my feelings: "Grace to be born end live as variously as possibile” “La fortuna di nascere e vivere quanto più diversamentesi possa

Tratto da Nuova Poesia Americana, New York
a cura di Luigi Ballerini, Gianluca Rizzo e Paul Vangelisti
Oscar Mondadori 2009

6 commenti a questo articolo

Frank O’Hara
2010-04-17 09:32:45|di Giovanni Catalano

Una delle voci più sorprendenti della poesia americana, senza dubbio.


http://gcatalano.blogspot.com

Frank O’Hara
2009-12-23 12:39:37|di Giancarlo Tramutoli

Tra i miei preferiti con cummings e sandburg. Grande Frank.


Frank O’Hara
2009-12-22 20:29:05|di a. raos

condivido in pieno, maria.
in italiano esiste anche questo (una traduzione forse non proprio fantastica, ma del resto o’hara è difficilissimo):
http://www.ibs.it/code/978880445360...

(e i saggi sull’arte, ovviamente)

e da ultimo, tanto per chiudere sul melodramma :)
http://www.youtube.com/watch?v=PNXG...


Frank O’Hara
2009-12-22 18:12:57|di maria (v

ragazzi che dirvi? trovo Frank O’ Hara assolutamente irresistibile. un manifesto così che è contemporaneamente la sua parodia, serio e ironico, allo stesso tempo, esilarante e struggente, risolutissimo nelle sue posizioni e mai cattedratico, addirittura canzonatorio che finisce con quella sorta di "vivi e lascia vivere" e meglio ancora as variously as possible...la posizione del panino poi...mi ha fatto morire ;-)))
irresistibile, un poeta assolutamente irresistibile


Frank O’Hara
2009-12-21 23:36:23|

bella coincidenza o’hara, proprio oggi: http://gammm.org/index.php/2009/12/...


Frank O’Hara
2009-12-21 08:02:14|di a. raos

"Personalmente non amo / le miscellanee e sono assolutamente programmato contro il Personismo per se" (S. Rodefer, 1982)

Bel colpo Mari’! :-)


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