Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo (...)

GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)

Articolo postato sabato 15 marzo 2008
da Luigi Nacci

Salvatore Ferlita ricostruisce le ragioni che portarono all’ esclusione di Edoardo Cacciatore e degli altri «sperimentatori dinamitardi»

GRUPPO 63 La congiura contro i siciliani

«Bisogna ridimensionarli». E la Neoavanguardia emarginò gli scrittori dell’ isola

Nell’ ambito di un festival musicale, Palermo ospitò, nell’ ottobre ’ 63, nei locali dell’ Hotel Zagarella, le famose riunioni di quello che sarebbe stato il Gruppo 63. Ma la Sicilia era, già da diversi anni, un terreno fertile della sperimentazione letteraria e gli incontri con i vari Balestrini, Sanguineti, Guglielmi, Giuliani avrebbero sancito una affinità elettiva che covava da tempo sotto la cenere. Eppure, a distanza di quarantacinque anni, che cosa è rimasto della Sicilia nella storia ufficiale della neoavanguardia italiana? Niente, o quasi. Un saggio di Salvatore Ferlita, Sperimentalismo e avanguardia (uscito in questi giorni da Sellerio, pagine 275), vuole rendere giustizia a quei narratori e poeti che hanno favorito direttamente l’ affermarsi della neoavanguardia o vi hanno a vario titolo partecipato nei suoi albori, per essere poi emarginati, dimenticati, rimossi. Sedotti e abbandonati. I nomi sono tanti e alcuni loro libri possono tranquillamente competere con quelli dei colleghi del continente, destinati, loro sì, a raccogliere fama e allori e, come sostengono da sempre i detrattori, a occupare posizioni di rilievo nella società culturale e editoriale. Quella di Ferlita (autore di numerosi saggi, monografie e studi sulla letteratura siciliana) è una rassegna storica ragionata della produzione isolana, messa a confronto con la narrativa e la poesia nate nell’ alveo del Gruppo 63. Ma soprattutto - e neanche troppo tra le righe - è un atto d’ accusa contro l’ «ostracismo» che ha costretto nell’ ombra molti autori di sicuro valore. Tra questi, Edoardo Cacciatore (classe 1912), padre misconosciuto della sperimentazione poetica: «Pur essendo arrivato per primo all’ appuntamento con l’ innovazione e lo sperimentalismo, Cacciatore - scrive Ferlita - è destinato a rimanere un escluso: non ci sarà posto per lui nella settaria e autoreferenziale antologia dei Novissimi». L’ antologia poetica dei Novissimi, datata ’ 61, fu «il primo scossone istituzionale al sistema letterario italiano della tradizione». Renato Barilli, uno dei teorici del Gruppo 63, non smentisce ma precisa: «Avevamo grande stima per Cacciatore e Anceschi voleva che fosse inserito nell’ antologia, però Giuliani rinunciò per sue ragioni umorali». Edoardo Sanguineti invece si prende volentieri le sue responsabilità: «Io mi opposi alla sua presenza. Intanto perché non avevo per lui una grande stima, ma soprattutto perché Cacciatore era assai più anziano degli altri. Si andava dai nati negli anni Venti a quelli degli anni Trenta e il suo inserimento avrebbe tolto compattezza alla scelta». Fatto sta che Ferlita ha un sospetto: il poeta siciliano, con la sua grandezza, «avrebbe oscurato gli altri poeti». Certo, si trattava di personalità anarcoide, refrattaria all’ idea di gruppo o di movimento. Al pari di un altro scrittore naturalmente portato alla sperimentazione più spericolata, il questore palermitano Antonio Pizzuto, che il suo maggior estimatore, Gianfranco Contini, definì non a caso «fratello maggiore della nuova avanguardia». E alla serie dei «padri» anticipatori, ma irregolari per definizione, Ferlita aggiunge il nome del «plurilinguista esasperato» Stefano D’ Arrigo. Rispetto al quale ancora oggi Sanguineti e Barilli si dicono «tiepidi». Detto ciò, rimane il fatto che tante personalità in contemporanea nell’ ambito della sperimentazione letteraria dimostrano senza equivoci come la Sicilia di quegli anni fosse davvero laboratorio molto vivace. Le emarginazioni però si fanno più inspiegabili, secondo Ferlita, quando si pensa a narratori e poeti che hanno non solo aderito alla neoavanguardia, ma l’ hanno addirittura anticipata, per essere poi dimenticati. Gaetano Testa, Roberto Di Marco e Michele Perriera sono i tre giovani scrittori che confluiranno nel ’ 63 in un volume collettivo della Feltrinelli intitolato La scuola di Palermo, con prefazione di Giuliani. Erano loro i tre cosiddetti «cinesi» (la Scuola di Palermo anticipò di qualche mese la costituzione del Gruppo 63), a cui Barilli dedica un paragrafo nel suo saggio-bilancio dell’ esperienza neoavanguardistica (di recente riproposto da Manni): dei tre, il solo Di Marco, con libri individuali, avrà accesso a editori nazionali come Feltrinelli e Einaudi. Oggi Barilli ammette: «Non li amavamo molto per la loro illeggibilità un po’ troppo estremista». Ecco un argomento che, soprattutto in ambito narrativo, fu affrontato dal Gruppo 63 con particolare vis polemica. Lo spiega Sanguineti: «Giuliani riteneva che avanguardia non significa illeggibilità, mentre Barilli era allora per scelte più accese ed estreme, ma poi si convertì verso forme più pacificate di narratività». Ciò non esclude che altri nomi siciliani, magari non proprio «dinamitardi» come i tre della Scuola palermitana, di cui tratta il libro di Ferlita avrebbero benissimo potuto essere amati dal Gruppo, essendo tutti forniti di «antenne in grado di captare umori e insofferenze nuovi e, soprattutto, di convogliarli in una nuova o almeno presunta tale linea di ricerca». Ma anche su questo punto i teorici di allora si dissociano. Sanguineti: «A molti, quando nacque il Gruppo 63, parve propizio saltare sulla nostra barca, salvo poi pentirsi quando capirono che si mettevano in conflitto con il cosiddetto establishment. Ma non eravamo certo noi a porre dei veti». Barilli: «Non c’ era nessuna tessera di adesione. Tutto partì dalla rivista di Anceschi, Il Verri, ben prima che si costituisse il Gruppo vero e proprio: quelli a cui piaceva la rivista e che si sentivano solidali con noi potevano aderire liberamente». Sarà vero allora che il Gruppo 63 ha finito per oscurare molti scrittori sperimentali siciliani? Come il «sommerso» siciliano Angelo Fiore, che nel panorama di Ferlita ha una posizione centrale e il cui itinerario narrativo paradossale e a tratti «eretico» è degno di rilievo specie per le atmosfere kafkiane e le opzioni joyciane che piacquero a Caproni. Va detto che spinte e controspinte si fronteggiavano in Sicilia come in Italia: slanci innovativi e resistenze della tradizione. Tant’ è vero che più o meno in quel giro d’ anni esplodeva il caso Gattopardo e Sciascia lanciava i suoi strali contro la «stupidità» di fondo dei gruppi letterari. In realtà, rievocando anni dopo l’ aria che si respirava attorno al Gruppo 63, un protagonista di quella antica temperie, come Michele Perriera, parlerà di «un tanfo da camerino». Rivelando che c’ era chi subodorò nell’ atteggiamento dei neoavanguardisti in trasferta in Sicilia «una spruzzata di colonialismo». Una voce (anonima) gli riportò persino la frase pronunciata da un autorevole (e rimasto altrettanto anonimo) esponente del Gruppo 63: «Bisogna ridimensionarli questi siciliani del gruppo. Si sono montati la testa». «Prevaricazione nordista»?, come sostiene Ferlita. «Per carità, nessun razzismo - sorride Sanguineti - questo è solo controleghismo insulare». E Barilli? «Diciamo che li consideravamo interessanti ma marginali, anche se in quel momento tutto faceva gioco, contribuiva al clima del Gruppo».

(Paolo Di Stefano, "Corriere della Sera", 14 marzo 2008)

17 commenti a questo articolo

GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-18 15:24:11|di Luca Ariano

Si intuiva che Cacciatore fosse stato volutamente "oscurato" sennò avrebbe reso piccini piccini altri poeti del Gruppo.
Per fortuna il tempo è galantuomo e già da un po’ si sta apprezzando la grandezza di Cacciatore.
Ora attendo che anche Emilio Villa e Calzavara vengano collocati nel posto che meritano...
Grazie Lugi per questo articolo!

Un caro saluto


GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-17 00:34:16|di matteo fantuzzi

per fortuna la stima per l’opera di cacciatore cresce di giorno in giorno. cacciatore come calzavara sono punti fondamentali del ’900 che il ’900 non ha considerato per mille motivi ma che chiunque cerca di andare "oltre" non può escludere, non può non leggere. il lavoro di manni è molto ben fatto, purtroppo m’è scappato quello uscito da empiria e spero di recuperare al più presto. bravo luigi, anche io quando l’ho letto sul corsera volevo riportarlo, poi ho finito per dare la precedenza all’uscita di kobarid. ma sapevo che l’avresti fatto tu :D


UniversoPoesia

GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-16 19:12:52|di molesini

Si ma è bellino a giochi fatti andare a vedere le cose. Qualche scelta bisogna farla, qua e là, la lungimiranza ha carattere divino.


GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-16 13:38:37|di Premio Baghetta

Habemus Bagam!

Chandra novella baghessa!

baguettube, su youtube!

linkate, fratres!


Premio Baghetta a Livia Candiani

GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-15 20:07:10|di luigi

Grazie, Nevio. Visto che ci sono, segnalo di Cacciatore due volumi facilmente reperibili:

Tutte le poesie, Manni, 2003

Tutti i poteri. Cinque presentimenti, Empiria, 2007


GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-15 16:44:20|di Nevio Gambula

Bell’articolo, bravo Luigi!

E finalmente qualcuno che lo dice con chiarezza (che dice cioè che Cacciatore avrebbe, con la sua poesia, oscurato tutti i Novissimi, così come anche Emilio Villa o Giuseppe Guglielmi per altri versi, pur non essendo qui menzionati in quanto non siciliani).

Io poi agli autori della Scuola di Palermo ci sono parecchio legato, anche affettivamente, e in particolare a Roberto Di Marco, con cui ho condiviso una parte di lavoro redazionale in rivista marxista (si può dire?), e che tra l’altro m’ha fatto pubblicare e curato la prefazione al mio libro La discordia teatrale, così come sono molto legato a Michele Perriera, grande autore e regista teatrale, innovativo sperimentatore dell’arte dell’attore e radicale teorizzatore del lavoro autogestito e al di fuori dell’establishment …

ng


GRUPPO 63: La congiura contro i siciliani (l’esclusione di Edoardo Cacciatore e altri sperimentatori)
2008-03-15 13:33:22|



IL GIUOCO SI SCATENA

Furia e fretta ha la guerra ma poi non è rapida

Quarti d’ora ha eterni e fa che si accomuni

Dente ad unghia mentre navi in convoglio incensa

Tanfate d’odio unendo a inodori digiuni

Fila sì la pace a piene mani dilapida

Frane di bigio un polverone è l’epopea

Scorie celando e olande di monotonia

Dove latta di scatole squarciò l’immensa

Cavia all’inedia — la pace lei incombe e avvìa

Nuovi lutti all’evo ma quanti alibi crea.

Bunker non è il rifugio o belvedere a busti

Tra ippogrifi — in crocchi urbani anzi t’impicci

Con popolo che a spostare scandali pensa.

Scatenàti si sono dai loro feticci

Scosso è il fuso orario e le lancette raggiusti.

Edoardo Cacciatore, Tutti i poteri

RONDINE RENDIMI

Rondine rendimi eguale al tuo giugno

Immortalmente nella gola in cui mi uccidi

Saliva in cielo la corda stretta in pugno

Infuocata prima e intanto ghiaccio nei gridi

Svolgendosi avvinta a un anno ora è parete

Angoli e vincoli s’incurvano a collane

Abbraccio agli steli del pensiero che miete

La tua fretta nera ove la morte rimane

Un momento divisa da se stessa e incerta

Tra H precipizio allegro di cui sei la scorta

0 l’infinita leggerezza rampa in erta

Luna a flagello e il silenzio solo sopporta

Cielo lacero al tramonto irto di ali

Senti il mio stelo e il giugno alfine sono eguali.

Edoardo Cacciatore, Il discorso a meraviglia


Commenti precedenti:
< 1 | 2

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)