Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > Gianpaolo G. Mastropasqua: 7 inediti da "Adagio Limbico" del VIAGGIO (...)

Gianpaolo G. Mastropasqua: 7 inediti da "Adagio Limbico" del VIAGGIO SELVATICO INCOMPIUTO

di Fabio Orecchini

Articolo postato venerdì 11 giugno 2010

Gianpaolo G. Mastropasqua, medico e maestro di musica, vive migrante tra la Porta del Mediterraneo, L’Alta Murgia e l’Andalusia. Ha esordito venticinquenne con Silenzio con variazioni (2005)e pubblicato Andante dei frammenti perduti (2008) entrambi per l’Editore LietoColle. Ha ideato e diretto il "LietoColle Sud Tour" e curato con Anna Toscano e Mary B. Tolusso l’antologia Taggo e ritraggo. Ha 30 anni.


7 inediti da "Adagio Limbico" del VIAGGIO SELVATICO INCOMPIUTO

(la stanza selvatica)

La stanza selvatica ha il corpo di guerriero
e sulla fronte una medusa di nuvole fisse
negli angoli assoluti si rincorrono bambini
il sogno da latte finisce la primavera,
nelle arcate serpeggiano sillabe, i trofei

intermittenti, per la deglutizione delle prede
l’indigeno catturasogni ha la vista più lunga
dell’uccello che è stato, eppure è cieco
e canto resterà lì a contare le stelle…
chi vince può cibarsi sull’altalena del buio
o spingere il pianeta in un ciuffo meraviglia
sul carro che supera la finzione del cielo
e dondola nella crepa silenziosa di una culla
nel Dio che accarezzando l’umana miccia
saltò in aria per coprirci la testa dagli occhi.


(la spiaggia)

Si abbandonò in capovolta di clessidra
sul fianco più estraneo del cielo
sorvolò tre volte il capo danzante
e si distese nel pensiero delle nubi,
virò nella morsa dove il fiato cede
nel giro nuvolare degli spiriti attinti
fino al sudore centrale dei pianeti
sparsi in briciole sul tavolo dell’azzardo;
e vidi sfilare l’indicibile, le spose perenni
il destino nudo nella cartapesta degli anni
e dimenticai il mio nome selvatico, l’indirizzo
delle vertebre, la sillaba immobile e ridente
le generazioni fonetiche, le finzioni alsaziane
e il pedale rampicante delle macchine umane.


(la seduttrice)

Si ciba di polvere e di tarli
di vecchie caldaie di organici affanni
va per mostri di carta e dimora
la soffitta che nidifica ha più segreti
dei suoi abitanti, li studia a volte
pesa cellula per cella, giudica la fine
misura la violenza e il genio, il gesto
il fallo proteso nel cielo oracolare
le mani da ultima suonatrice di silenzi
dove per conquiste senili e glutee
o fiati di versi per antri temporali
s’involano le prede nel corpo sonoro
la somma millenarie delle età sospese
nell’atto che vita e morte sommerge.


(piazza degli eroi)

Ci trovammo nella piazza imbandita della sera
nel nucleo di una tavola meccanica
come tante posate volanti, come macchine scolpite
nel capodanno preistorico della fame: cigolavano
le moire dell’equilibrio, le muse strepitose
del ferro, come lance definitive, come teoremi
a orologeria, prima dell’ultimo canto nuziale
vagavano a folle i mulini a vento, le imprese ruotanti
di una storia che da un futuro voleva essere
raccolta, raccontata, come una bimba! E scoppiava
in lacrime d’argento, fiorivano i tarli argentini
sfinivano nell’estasi come il diavolo del passo
e smarrimmo l’alfabeto nella folgore cenerina
ma la tecnica non bastò a disarmare il sogno
la festa è un passaggio fossile, un furto della polvere
un ronzino che acceca la corsa, una morte accesa.


(una forma di murgia)

L’antico ragazzo fiutò la piazza per correre
incanalò il palo di folla e impallidì
tutti erano rimasti indietro accecati:
cominciò a muovere i pedali come petali
ora a folle, ora dosando il gas con mestiere
quando superò le case e afferrò l’arrivederci
capì di aver cancellato il paese dalla nascita
fu felice di andare dove attraversano le greggi
o qualche vacca di nebbia dai segnali arrossati
come le tempie quando incontrano un’uscita
di murgia, quando cadono nelle rete
degli alberi palafitte, quando avvistano
il castello terragno appostato a mezz’aria,
in dolce attesa, da noi un passo.


(il vaso)

Mondo è questa voce che toglie un fiato
più dello spazio logico è il seme
che scompare piantando la realtà nel suo vaso
una rosa senza spine può piegarsi ai fatti
il sangue punge sempre verso il basso
l’ubriaco è già bagnato sull’orlo della sera.
Escono come aghi dalla pelle punta
girano i tacchi e rubano le scarpe al tempo
le parole vanno vengono a carica lenta
ci ridono pagliacci dalle stupide colonie
ci fingono attori immensi come insetti
le coppie si agganciano nei circuiti amorosi
come quando non c’è più corrente
e ci si muove appena, come nascosti
nel rumore accecante di un labiale
un atto di bruciante fissità
dove ci si muore, per poco.


(la bevuta)

Quest’utile che corre come una lama
scandita sulla parola in amore
come la smorfia dei padri in vendita
nelle vetrine altolocate della morte.
Questa gloria filiale del macero
che scardina gli avamposti delle cosce
fino alla lacrima, fino all’ultima foce
dove beve ogni conquista, ogni sangue civile.
Quest’ombra che a giorno fatto si accompagna
guardinga come un abisso epidermico, immota
fino al giudizio della cellula, allo stato
delle giunture urlanti, fino all’acrilico
di una libertà impazzita, una zanzara, punto.


13 commenti a questo articolo

Gianpaolo G. Mastropasqua: 7 inediti da "Adagio Limbico" del VIAGGIO SELVATICO INCOMPIUTO
2010-06-12 13:57:15|di Michele Dellerma

La qualità letteraria è evidente, ma anche la "maniera" è evidente. La grande maniera dei lirici dell’Occidente che, da oltre due secoli, gridano silenzio, gioia, morte e bellezza: Holderlin, Rimbaud, Dino Campana, Dylan Thomas, Milo De Angelis... Testi come gioielli convulsi, in cui splende il tutto e il nulla, perché la giovinezza è "tutto e subito", perché la giovinezza è gia finita!
Apprezzando la febbre metamorfica, onnivora e "devastante", di Mastropasqua, gli auguro una sintassi meno "delirante", senza rinunciare alla "follia" della lirica. Gli auguro gli assiomi, le analisi, le diagnosi e le prose di una realtà più articolata e meno emoartigliante. Mi fermo qui, per ora. Ciao Gianpaolo!


Gianpaolo G. Mastropasqua: 7 inediti da "Adagio Limbico" del VIAGGIO SELVATICO INCOMPIUTO
2010-06-12 11:07:04|di Mary Simonetti

Il ritmo incalzante di Gianpaolo conquista sempre più, dopo ogni versetto.
"chi vince può cibarsi sull’altalena del buio" o "e ci si muove appena, come nascosti / nel rumore accecante di un labiale / un atto di bruciante fissità / dove ci si muore, per poco." ,come molto altro, ci spinge in un abisso, quello della vita. E anche della morte, forse.


Gianpaolo G. Mastropasqua: 7 inediti da "Adagio Limbico" del VIAGGIO SELVATICO INCOMPIUTO
2010-06-11 22:31:11|di Pasquale Vitagliano

Ottima selezione. Gianpaolo è un poeta musicale e insieme oggettivo. Un poeta "nuovo".
Pasquale Vitagliano


Commenti precedenti:
< 1 | 2

Commenta questo articolo


Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)