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IL "MUNDUS IMAGINALIS" COME LUOGO DEL CONTAGIO

Articolo postato martedì 2 ottobre 2007

Si può leggere nella retorica securitaria tipica della nostra epoca l’origine dell’estensione del dominio della lotta, e insieme la sua diretta, immediata ripercussione? Cito di proposito il romanzo di Michel Houellebecq perché in esso il tema eminentemente contemporaneo dell’immunitas (la propria pelle percepita come “frontiera”, il mondo esterno come “schiacciamento”) viene centrato con un’icasticità disarmante: “Senti che potresti rotolarti per terra, sminuzzarti le vene a colpi di rasoio o masturbarti in piena metropolitana, e nessuno ci farà caso, nessuno alzerà un dito, come se fossi protetto dal mondo tramite una pellicola trasparente, inviolabile, perfetta”. Nel regime di struggle for life permanente dettato dallo sfrenato liberalismo di cui parla Houellebecq, la domanda di protezione della vita cresce a un ritmo frenetico, per rovesciarsi alla fine in una cultura della morte e del capro espiatorio, tanto più sinistra quanto più raffinata e tecnologicamente progredita. Nulla è più violento della Wille zur Macht che impone il lessico politically correct e le pratiche umanitarie dell’immunitas nella pretesa titanica di sostituire allo spessore tragico dei corpi e delle esperienze la leggerezza narcotizzante dei feticci e dei fantasmi generati dalla Matrice. Amara e ingannevole è la sostanza della nostra modernizzante democrazia da esportazione, in lotta quasi ovunque, sotto i vessilli della Sicurezza, con i germi multiformi del Passato … Non solo: se è vero, come sempre più spesso si sente ripetere, che gli uomini non sono mai stati così silenziosi e isolati come nella società della chiacchiera globale, ciò dipende evidentemente dal fatto che il liberalismo dell’informazione condivide con quello economico (e sessuale, aggiungerebbe Houellebecq) la stessa premessa nichilista, cioè la negazione del rischio del dono e del contagio. In letteratura le ricadute di questa deriva immunitaria si manifestano nell’esigenza di delimitare confini di genere e sfere di competenza disciplinare, di stabilire stile e contenuto in base all’ipotetico orizzonte d’attesa di un pubblico continuamente manipolato. Poesia dell’immunitas è quella che abbassa la lingua al grado zero, rivendicando come un merito, in nome di un malinteso senso del “reale”, la propria subalternità alla prosa dialogico-narrativa del parlato quotidiano. Eredi di una cultura profondamente segnata dall’egemonia del paradigma dell’Incarnazione e, in seguito, dell’ideologia della Storia, oggi ribaltatesi per un apparente e inevitabile paradosso nel più colossale progetto di virtualizzazione dell’esistenza mai concepito, il nostro dramma è che abbiamo perso la via dell’intermondo dell’immaginazione, l’’alam al-mithal della tradizione islamica studiata da Corbin, nel quale si contagiano a vicenda l’essere e il divenire (sentiero un tempo accessibile anche in Occidente: si pensi all’intera civiltà greca e al Medioevo cristiano). E’ proprio sul terreno remoto e meravigliosamente contaminato del mundus imaginalis che presto o tardi, se ha senso arrischiare una “profezia”, si giocherà il destino della vita e della letteratura.

[“Trickster”, n. 4, 2007]

2 commenti a questo articolo

IL "MUNDUS IMAGINALIS" COME LUOGO DEL CONTAGIO
2007-10-03 01:10:42|di Christian Sinicco

Da questo articolo di Giampiero, mi pare di capire che l’immaginazione è come se la comprassimo, ovvero è troppo difficile anche realizzarne una per i giochi dei nostri figli (o nostra): infatti c’è chi abdica in toto alla playstation. Però è il mondo stesso della produzione, di qualsiasi produzione come pure quella dell’arte, che accetta questo meccanismo, pure nella proliferazione di "luoghi comuni", spesso e volentieri per giustificare il prodotto, farlo acquistare dai pochi o molti manipolati; e l’arte in quanto tale, in un sistema siffatto, se manipolata da una qualsiasi ideologia, da sue specialità tecniche, non fa altro che costruire l’auctoritas per se stessa. Il problema è che così facendo non si contribuisce a "migliorare il mondo", se vuoi sperimentando i mondi dell’utopia come grimaldello del presente, come rimedi alla crisi, contro chi pensa di essere "esente", immune, a causa di una propria percezione sbagliata o di una propria attribuzione (di senso, di significati) non comprovata, o che non comprova.
Io estenderei quindi questo concetto dell’immunitas, a tutte le prove che rivendicano come merito la subalternità ad un’unica visione del mondo, quando, forse, dovrebbero pensare a costruirne di possibili.


IL "MUNDUS IMAGINALIS" COME LUOGO DEL CONTAGIO
2007-10-02 21:02:25|di poppo

"Poesia dell’immunitas è quella che abbassa la lingua al grado zero, rivendicando come un merito, in nome di un malinteso senso del “reale”, la propria subalternità alla prosa dialogico-narrativa del parlato quotidiano."

Chi stabilisce il merito? Inoltre, si può rivendicare un merito?
Non è che la consapevolezza teorica serva a sfondare la porta ed entrare nella torre dell’autorità, tutto sommato?


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