Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > Inseguendo lampi lontani con Maurizio Benedetti

Inseguendo lampi lontani con Maurizio Benedetti

di Giacomo Sandron

Articolo postato sabato 19 giugno 2010



Inseguendo lampi lontani con Maurizio Benedetti


E’ da poco uscita, per l’editore udinese KappaVu, la nuova raccolta di Maurizio Benedetti, Bionda salamandra e altre poesie (collana Discanto, pagg. 72, euro 12,00).
Proponiamo qui un estratto della prefazione di Ivan Crico e una breve selezione di testi.


Un cantico doloroso e folgorante e rivelatorio, questo di Maurizio Benedetti, dove le divisioni tra dentro e fuori, bellezza e orrore, perdite e conquiste, si fondono fino a trovare una straniante e, insieme, esaltante armonia. Lirismo e sperimentalismo qui, come accade raramente, si incontrano sottraendosi al vacuo intimismo o al gioco verbale fine a sé stesso per dare forma e voce ad una interiorità ferita nel profondo ma, al tempo stesso, capace di inscenare rituali di grande forza salvifica, non solo per sé. [...]
La poesia non racconta, non spiega il reale, ma si confronta con la sua parte indicibile. La evoca. Mette in continua discussione ogni definizione. Non traccia ma, se può, cancella confini. Riconduce, o cerca di ricondurre lo sguardo alla prima volta in cui, non sapendo nulla di essa, un’isola, un frutto, una libellula ha fatto irruzione dentro di noi, attraverso i nostri occhi, come un lampo di infinite possibilità. Lo stupore di ciò che non si conosce continuamente riproposto nei confronti di ciò che ci illudiamo di conoscere. Che ingabbiamo in preconcetti e semplificazioni per rendere rassicurante questa radicale estraneità ad ogni classificazione definitiva.[...]
È da questa sospensione di ogni gravità, in questo leggero e continuo oltrepassarsi che le immagini più semplici, nelle liriche di Benedetti, acquistano una forza straniante e primordiale, come le pietre incise del Sahara dove cacciatori e prede da millenni convivono senza mai raggiungersi, immagini di una quotidianità – un tempo immersa nella natura, oggi sommersa da invisibili maree elettromagnetiche – che si riveste di un’aura quasi leggendaria: “Grumi di terra sulla riva / figurano il riposo / di neolitici leoni / e come atleti / keniani le onde. // Piccole barche / passeggiano sole / in attesa del viaggio”. Fare di ogni oasi raggiunta non un approdo definitivo ma, sempre, una breve sosta. L’invito, non certo l’unico ma essenziale, di questa raccolta. Un invito a partire verso nuove mete, inseguendo lampi lontani.



Venusia

Attraversano il torrente
le visioni di chi ha dimenticato.

I topi sono entrati
nell’armadio dei ricordi, i corvi
al mio tavolo sbiancano il giornale
e un trattore distrugge
i frammenti della notte.

Dal fieno rovesciato
recupero i tuoi occhi.

*

Bionda salamandra

Dalla mia panchina lieve
le finestre della nave
e a passi di fustagno il mare

dentro sto nuotando
nella sua caricatura

mentre scende a poco a poco
un mandolino serbo
tra le chiacchiere del sole

e la bionda salamandra
vende i souvenir.

*

Solidago

Portano il pallone con l’esterno collo.
Le foglie si attaccano, difficile
rimuoverle, difficile confonderle.

Rapida schermata sul tempo che fugge.

Vorrei una famiglia
con nessuno dentro.

Salgono le alci.
Rissa tra preti nella Sinagoga,
comunista mascherato se la prende coi neri,
ciclista si ferma davanti al solidago.

Ho sconfitto l’esorcista

e mi fermo con l’ape

a raccogliere i rami.

*

Sale sulla strada

“Ti piace Prevert?”
Mi piace anche Cesare

Viviani. Ho letto che i gatti
vedono a colori mentre i cani
vedono soltanto in bianco
e nero. Penso a queste nevicate,
gli alberi che sembrano altro, il sale

sulla strada, la vita animale che deve
decidere e pensare.

*

El clarinet tal gialinâr

Quachidûn al sune
el clarinet tal gjalinâr.

Masse grant el displasè
dai sbaglios cometûs
par pensà di podè
butâsi tal doman.

Qualchidûn al sune
el clarinet tal gjalinâr
e iò o sorevîf
come lis pantianis
che si mangjn fra di lor.

Inses esagjeras
e ientrin te me ciase,
si vesînin matetâs
che o ai simpri nascuindut
tal disordin dai siomps

e cuntinuin a sunà
i clarines tal gjalinâr.


Il clarinetto nel pollaio
Qualcuno suona / il clarinetto nel pollaio. // Troppo grande il dispiacere / degli sbagli commessi / per pensare di potersi / buttare nel domani. // Qualcuno suona / il clarinetto nel pollaio / e io sopravvivo / come i topi / che si mangiano fra loro. // Insetti esagerati / entrano nella mia casa, / si avvicinano follie / che ho sempre nascosto / nel disordine dei sogni // e continuano a suonare / i clarinetti nel pollaio.

*

Milio di Cheche

Milio di Cheche al ere un omp tant bon
che sigûr e varan fat
un paradis di pueste.
Par duicj al veve simpri
un aiût e une peraule;
ma al ere stramp,
al veve el scantinât plen di fiars
e articui di ogni sorte
e la machine difur.
Al contâve di ches storiis!
Come quant ca là justat
el piston in corse
o quant che sul cantîr
e passavin cui rulos
a bati el bacalà.

Al à stat tant temp in Afriche,
al ere mecanic, camionaro
al à fat el contadîn
si ingegnave un pûc di dut puor Milio,
come quant ca là ciatât
el contat su la Balilla
spostant el cussîn
denant di taincj sienciâs.
Al ere in Jugoslavie
a quarantedoi sot zero
e al è colât cul Benelli Turbocompressore
a doievinc
ribaltant el pan
pai fossai di Colorêt.

Milio di Cheche
al à simpri lavorât,
al’ è muart puor, come cal sucêt
e no lu à mai iudât
sei nevot di une Contesse.


Milio di Cheche
Milio di Cheche era un uomo così buono / che di sicuro avranno fatto / un paradiso apposta. / Per tutti aveva sempre / un aiuto e una parola; / ma era strambo, / aveva il garage pieno di ferri / e articoli di ogni sorta / e la macchina fuori. / Raccontava di quelle storie! / Come quando ha aggiustato / un pistone in corsa / o quando sul cantiere / passavano coi rulli / a battere il baccalà. // E’ stato tanto tempo in Africa, / era meccanico, camionista / ha fatto il contadino / si ingegnava un po’ di tutto il povero Milio, / come quando ha trovato / il contatto sulla Balilla / spostando il cuscino / davanti a tanti luminari. / Era in Jugoslavia / a quarantadue sotto zero / ed è caduto col Benelli Turbocompressore / a duecentoventi / ribaltando il pane / per i fossi di Colloredo. // Milio di Cheche / ha sempre lavorato, / è morto povero, come succede / e non lo ha mai aiutato / essere nipote di una Contessa.


***

Maurizio Benedetti è nato a Berna nel settembre del 1968 e vive ad Ara Grande, frazione di Tricesimo (Ud). Ha pubblicato due libri di versi, entrambi con le Edizioni Sottomondo di Gorizia: Lontano da chi ascolta (2006) e So distruggere il mio Dio (2008, di cui si possono leggere alcuni testi qui). Ha fatto parte della redazione della rivista "Corrispondenze & Lingue Poetiche" edita da Kappa Vu. Dal 2008 è Direttore Artistico del Festival di poesia “PoetARE”, che si tiene a Ara di Tricesimo. Con continuità partecipa a numerose letture pubbliche dei suoi testi. Originale performer, ha vinto l’ultima edizione del Trieste International Poetry Slam, tenutasi nel 2009.


1 commenti a questo articolo

Inseguendo lampi lontani con Maurizio Benedetti
2010-08-09 16:40:03|di giacomo sandron

è con piacere che condivido con voi un appassionato intervento di Roberto Ferrari in occasione della presentazione della raccolta di Maurizio al festival Notturni di_Versi 2010. Buona lettura!

Questa ultima raccolta poetica di Maurizio Benedetti trascina il lettore fin dal titolo.
I titoli non sono mai scelti a caso, lo sappiamo tutti. Lo sa benissimo anche Maurizio Benedetti, di sicuro lo sa il suo inconscio, e si serve dei titoli come lampi di presagio, che accolgono, poi, la sua poesia. Una poesia che non desidera illustrare la realtà, ma si addentra nelle sinuosità dell’inesprimibile di questa stessa realtà, dove solo alcuni suoni quasi impercettibili, ma che Maurizio sa ascoltare, possono interamente offrire senso a ciò che, in apparenza, non lo ha, come nella poesia El clarinet tal gjalinàr.

Maurizio è la Salamandra, Maurizio è la Bionda Salamandra.
Un genere di anfibio, che si nutre di insetti e altri tipi di invertebrati. Ha una lingua estroflessibile con cui cattura le prede più distanti. Vive nelle zone umide e con un clima tiepido, come le paludi, le rive fangose dei ruscelli.
Le piccole prede di cui si nutre la poesia di Maurizio sono le sue intime emozioni, la sua rivincita verso chi non ha mai nemmeno tentato di comprendere la vera essenza dell’uomo, anche dell’uomo Maurizio. Come nella poesia Bulos di paìs o Milio di Cheche.
La lingua è estroflessibile, esattamente come la sua particolare danza di lettura, che offre un ritmo alle parole poetiche e si lascia, nel suo incedere da rituale antico, andare ad un movimento sciamanico la cui forza principale, il cui più forte desiderio è la salvezza.
Vive nelle sue terre, a cui annuncia il più profondo legame, il più profondo amore, la più profonda dedizione.
Vive nelle sue terre in profonda solitudine, con la quale produce i suoni dei suoi versi.
La poesia di Maurizio si estende dalle sue terre fino a luoghi incantati, dove ogni possibilità potrebbe essere davvero attuabile.

Ma il verso di Maurizio si allunga ancora di più, oltre ogni immaginazione, lungo tutte le derive di una vita, dove Piccole barche / passeggiano sole / in attesa del viaggio.
e sono già pronte le carovane / verso le svolte di altri misteri.
Si allunga, la poesia di Maurizio, in territori dove la speranza si mescola alla malinconia, generando spazi e visioni che cancellano ogni cosa del mondo, per lasciare spazio solo al divino: Seduti tra gli alberi trovo i miei avi // e il sole diventa sfera di bianco. Da mondi invisibili / confuse trasparenze.

Eppure sono i “luoghi” che più interessano la poesia di Maurizio. Luoghi che si trasfigurano in Stanze virtuali / storie illustrate. Città, paesi, borgate che colpiscono l’occhio del poeta. Il poeta non ha solo occhi, ha anche la cecità delle visioni. Chiude gli occhi per traslocare dai luoghi concreti ai luoghi del sogno e dell’incanto. Un incanto costruito con il dolore, la perdita e anche l’orrore della solitudine, come il Facebook, anch’esso a dir il vero un luogo, come la città, come il paese: Di tutti è il dominio / di essere soli.

Secondo un’antica leggenda le salamandre erano capaci di attraversare le fiamme rimanendo illese.
È questa la grande forza salvifica della poesia di Maurizio, che ci aiuta a rimanere, anche solo nel mito (la realtà alla fine è mito) affascinati e pronti ad accogliere le successive visioni dell’esistere.
Nella consapevolezza che la pelle della salamandra è estremamente vulnerabile non solo a fonti di calore, ma anche al disseccamento lontano dall’acqua o da luoghi umidi.

Fin dal medioevo la salamandra fu caricata di significati simbolici, legati spesso allo stesso Cristo, per la capacità del rettile di risorgere, di sopravvivere al fuoco, come la Fenice.
La Salamandra è anche il prototipo del drago, che sputa il fuoco, che annuncia il dolore e contemporaneamente lo distrugge, lo fa rinascere, lo eleva ad essenza dell’esistere.
Senza sforzo apparente, senza rumori devastanti, con una catarsi lieve, solo con l’effetto tranquillizzante di chi, in piazza, vende i souvenir.


Commenta questo articolo


Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)