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Intermundia: gli spazi e i mondi esistenti nella poesia di Lefèvre

di Lidia Riviello

Articolo postato lunedì 4 aprile 2011

Matteo Lefèvre

Intermundia

Viscosità (o barrito?)
al valico
tra i gangli
intradermici mondani
cordami
alle caviglie
(si svolgono?)
tra vigilia e fanghiglia.



*

Sordità (o ottundimento?)
ovatta sulla soglia
nei padiglioni (e il barrito?)
isolante
penetra

poi

la tenebra
il limite.

*

Imbottisce
l’inessere
gommapiuma?
premuta stordisce
le fattezze
poroso l’etere
sfuma
le resistenze ultime già lisce
dell’essere.

*

Rigogliosa inessenza
di barrito e pulviscolo.

Occlusione e pressione.

Non sussiste visione:
è sepolta scolpita sulla soglia.

*

Niente del sogno
del sonno
solo
pasta nella bocca
– corno del ventre
(da lì il barrito?) –
filtrata dai fanoni
trabocca
una presenza pressata
(vigile?).

*

Tensione sugli involucri
carezza e
frusta le pareti
smussa le creste
veste
gli epiteli.

L’intestino è un abisso
il fiato vento.

*

Esonda
linfa
dai pertugi profilati:

lo spurgo
silente
(di lumaca?
di mummia?)

effusivo residuo
procedente
dal vacuo
sostanziale
sostantivo di inessere.


*

Schiuma
intrusiva
schiude la creatura
(o segatura?)
satura
gli interstizi
secca il
paludamento

di quello che rimane delle viscere.


*

Crisalide.

L’accerchiamento
squama
le pastosità corporis
abrase
nette:
è lo stagno
secco e perfetto.

Vertigine della natura
la crosta dura
si inarca:
è arco
cerchio
si fa inessenza e insieme
varco.


*

Imbottita voragine
vagina
margine
inconcluso
di passaggio perpetuo
adoloroso
inequo
aspaventoso.


*

Le cavità
gli attriti
docilità
cauterizza
lo scorporo – filamentoso
disaddensa
le fibre remote l’intestino come sabbioso
è il fomite dell’altro
generoso
insondabile
essere
che sa di non avere viscere
cede all’evento nel canto salmodico
dell’inessenza.

***

Nota biobibliografica:

Matteo Lefèvre (Roma, 1974), critico e traduttore, insegna Lingua e traduzione spagnola presso l’Università di Roma “Tor Vergata” e si è occupato in particolare dei rapporti tra lirica spagnola e italiana dal Cinquecento al Novecento. Oltre a numerosi saggi critici apparsi in riviste e miscellanee specializzate, ha pubblicato un volume monografico sulla poesia del Rinascimento spagnolo, Una poesia per l’Impero (Vecchiarelli Editore, 2006) e ha tradotto e curato un’antologia della lirica di José Agustín Goytisolo, Poesia civile (Giulio Perrone, 2006), di Gabriela Mistral, Canto che amavi (Marcos y Marcos, 2010, in corso di stampa) e una dei racconti di Leopoldo Alas “Clarín”, La moglie imperfetta (Giulio Perrone, 2008). Ha inoltre tradotto, su rivista e in volume, poesie di diversi autori iberici e ispanoamericani contemporanei.
Come poeta, dopo alcuni riconoscimenti per la poesia inedita, nel 2004 ha pubblicato la sua raccolta d’esordio, Salamina e Seattle (Roma, Edizioni Il Filo), con cui ha ottenuto due importanti premi italiani per l’opera prima: Premio Alfonso Gatto e Premio Penne. Nel 2008 è uscito il suo secondo libro, Ultimo venne il porco (Roma, Giulio Perrone Editore), che è stato recensito in più di un’occasione su riviste e pubblicazioni specializzate. Sue poesie sono inoltre uscite su antologie e periodici italiani ed internazionali («L’Ulisse»; «Poeti e poesia»; «ABC» ecc.) e frequente è la sua partecipazione a reading e letture poetiche in diverse città italiane e straniere.

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