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Iole Toini: un blog poetico maggiore

Nello scantinato, l’alveare.

Articolo postato martedì 15 maggio 2007

Dall’ottobre 2005 Iole Toini pubblica testi poetici su Nello scantinato, l’alveare. E’ figlia di un percorso che non conosciamo bene, ma si Interessa di poesia da molto tempo. Io l’ho conosciuta in rete (sui siti di scrittura più popolari) con il nick Gio R. L’appuntamento poetico sistematico che Toini propone è potente e contraddistinto dalla forza di una sorta di "confessionalismo" liberato dal senso di colpa, un rapporto inedito con il femminile "altro", una scrittura scolpita nei corpi e nelle sillabe.

Due brani:

1) TROPPA POCA PAROLA

Finita, ieri, il mio cuore ti disse.
E ancora inizio non avevi
e ancora mai nell’inizio non sei
e sempre sei l’annuncio dell’inizio.
A. Zanzotto -

Per il dislivello del fiato, per lo sgomento,
nell’odore incensato della salita, nella chiave
che meriggia la carne, le arnie a raccolta,
gli indizi, l’inclinazione alla guerra.

Nella vigilia della dolcezza, la perdita della coscienza.

Vendicata parola vendicato
il tuo nome, morboso disfarsi di cielo
che apre alla strage, la frase rossa sul dorso,
la presa alle reni, alture, il midollo il golem
che inneggia al verbo amazzonico come un utero
scagliato di luce.

Io dormo sul masso del fieno, sui morbi grassi
che gemmano storie, e le fedi spuntate. Innesti
su stanze e vuoti. Per te bella matrona lego
le gambe al tavolo lego i capelli, crisma
di amore babelico. E’ terrore
la commozione del prato, il fondo vivo
dopo la partitura del corpo impronunciato.

2)

sciama dall’utero
nell’utero della vagina oceanica incinta come
un’angoscia di mura e becchi e templi ossidati
rose rose rose affamate di bimbi
grassi di fameamora senza
denti sbomba sfa stra ultra scon
fina spippa succhia dove ecco sale
sssh montata neve bianco ardore mondo u-
m’amo meno male muohhh io.

11 commenti a questo articolo

Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-19 07:43:23|di gugl

in effetti, Silvia, le poetesse che citi (quasi tutte) partono dalla Sexton e/o dalla Plath. E’ un dato rilevante della poesia italiana femminile. Nei maschio non c’è un’influenza così forte e precisa: credo sia un dato sociologico, anzitutto, ma che dà buoni frutti, visto il valore delle autrici.

Quella che insinuavo io (al di là delle poesie di Iole, che apprezzo)era: attente che non diventi "maniera".


Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-18 18:20:08|di iole toini

Silvia, intendevo dire che c’è sempre un’evoluzione in tutte le cose e che a volte quando si scrive e si ricalcano un po’ i propri idoli, si rischia di rimanere ancorati a loro, a quello che è il LORO modo di esprimere e di non riuscire così ad ascoltare il proprio.

in ogni caso, ogni percorso può ricalcare temi e luoghi già visitati senza per questo rischiare di essere solo un deja vù.

tutto è giù stato scritto, ma ogni epoca lo può riscrivere nel proprio linguaggio che si trasforma e plasma attorno al proprio personale vissuto.


Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-18 17:58:36|di silvia molesini

Iole, abbiamo postato in contemporanea...

Ecco, cos’ha Sexton di inattuale?


Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-18 17:50:56|di silvia molesini

Si, Stefano, ma che l’umiltà connaturata non diventi segno di mancanza. Perché di un blog poetico maggiore volevamo trattare.

Qui il corpo è forza, come in una Gualtieri:

Non avevo capito: questo impianto

grida. Né il semplice del

latte e del petto, la calma della casa,

che il dono sta nel sangue, che è

semplice tutto

e l’apparato che macina,

le forze che fanno i parti

le particelle vive, le polverine dei corpi.
...

Come in una Fusco:

...
o liquido liquido bollente

l’asfalto nero da lavare con ogni parte del piede

intonando

fino a toccare il bordo nascosto della buccia

il risveglio e poi unire i piedi

(i piedi non vanno mai uniti i piedi
non portano la croce )

alzarsi o non muoversi girare la testa
aspettare che la punta di luce

cada sulla fronte aspettare con le mani
aspettare che il cemento

fermi il piede che l’acqua blocchi
l’acqua
...

Come in una Insana:

...
come sistemarlo in vita

questo non e’ un ingombro e vacilla

quando fa la fila davanti agli sportelli e ha freddo

e suda

e scende dalle gambe e a perturbato infiammamento

schizza via che e’ un incanto

nel canto più sicuro

questo corpo incauto e previdente

che ama l’alta temperatura e gela

male patendo il male uso
...

Come in una Valduga:

Nel luglio altero, lui tenero audace,

sensualmente a me lanciava da là:

prima di sera io ti scopo. Ah.

Fra trafficar di sguardi dove pace,

dove l’incompenetrabilità...

dove il tempo in quest’ombra... Lui tace

in un empio silenzio a farne fornace.

Poi apri, m’intima, apri... più dentro già

si spinge con suo tal colpo segreto.

Umidore, pare bacio di calore

su ammucchiarsi d’umano, alto m’accappia.

O inverni e lirici slanci (con metodo).

Mi sale... mi scende... io come granata

esplosa, contusa, to’, che si sappia.

Come in una Lovisolo, Seclì, Aita?
Larocchi, Daìno, Caputi, Valentino?
Come in una Pizzo, in una Bonomo?

Voglio dire: non sono gli ultimi trentanni ad aver tolto specificità alla voce femmina. C’è, esiste e cresce, Iole non la rappresenta pienamente (e va benissimo così)(per questo ti piace?) ma chi la rappresenta sa farlo, e continua ad essere presente, viva e contemporanea.

In questo non voglio stabilire primati. C’è un percorso diverso che ha interesse e senso, ma una specificità, che testimonia nucleo di crescita e trasformazione interna, non può essere negata o svalutata a "fenomeno di costume" dove testimone di processo e identità.

Il corpo femminile vuole essere parlato. E che possa avere solo lettrici è una sua deriva possibile.


Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-18 16:58:32|di iole toini

probabilemnte no, il corpo come metafora non è lo stesso né corpo né metafora di trent’anni fa.

come del resto, niente rimane uguale.

se devo provare a descrivere un percorso che mi ha portato a parlare del corpo, parto da anne sexton.
lei come gradino, come punto di riferimento, perno attorno al quale mi sono sentita di poter ruotare per sciogliere il mio nodo.

quello che è certo è che poi ognuno dovrebbe cercare il suo proprio equilibrio, la sua voce, il timbro originale che lo renda identificabile e libero da qualsiasi codice.

farlo non è semplice.
un lavoro di anni e fatica e tenacia.
io sono ancora con i denti da latte :)


http://www.alveare.splinder.com/

Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-17 22:14:44|di gugl

mi piace l’umiltà di Iole. Io non le dico di cambiare condotto, ma solo di riflettere se il corpo come metafora o, meglio, la metafora che s’incanala nel corpo femminile parla tanto quanto 30 anni fa o di più o di meno. poi il mondo c’è, si sente.


Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-17 00:19:40|di silvia molesini

(Iole, ma tu non devi proprio forzare verso alcun condotto! Hai già tutto lì.)

Sull’illuminazione totale della scena: vedi che qui non c’è, Stefano. Lei si muove nel tessuto oscuro e ogni tanto chiama le cose per nome. Come se avesse invertiti gli arcani.

"che apre alla strage, la frase rossa sul dorso,

la presa alle reni, alture, il midollo il golem

che inneggia al verbo amazzonico come
un utero

scagliato di luce."


http://silviamolesini.splinder.com

Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-16 16:52:26|di iole toini

grazie Silvia di farmi strada anche nella mia poesia.

i confronti servono più di tutto a questo: vedersi per tracciare una linea fra sé e sé e il mondo.

non so spiegare bene il perchè mi venga di scrivere in questo modo. è ancora qualcosa che non riesco a portare a galla e forse per questo riesco poco a condurre.

Certo, quello che so è che non scrivo per stupire, non uso un determinato linguaggio con un preciso fine.
uso il linguaggio e basta.
quello che mi si offre più potente.
un mezzo per srotolare il grasso e sentirmi l’aria intorno.
di certo sono ancora probabilmente troppo legata a - come si dice - il mio ombelico.

ma in fondo non ho un fine altro se non quello di sentirmi bene.
e la poesia mi dà questo. che in modo totalmente egoistico, io mi prendo.

se poi possa avere un valore per altri oltre che per me, non lo so davvero.
certo è che mi piacerebbe.
ma se per farlo, devo forzare verso un condotto che non mi appartiene, il senso finisce col perdersi completamente. Si limiterebbe probabilmente a ricalcare un ‘modo’ in cui ci si riconosce, sia per forma che per sentire.


http://www.alveare.splinder.com/

Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-16 08:19:14|di gugl

sì, condivido. dico moda perché è "il modo" del fare poesia giovane e femminile oggi (ma, come si sa, la Rosselli ha scritto altro e così la Merini. quindi -e non lo dico a te- non vale citarle come maestre).

Kristeva dice proprio che è il corpo ad essere conoscenza nel femminile (vedi "il genio femminile"), ma io credo che per tutti i poeti il corpo sia viatico e palude, vedetta e scoria, orgoglio e pudore. la cosa che critico è quella di illuminare totalmente la scena, togliendo così all’invisibile la sua regione di senso.


Iole Toini: un blog poetico maggiore
2007-05-16 01:31:16|di silvia molesini

Il soggetto-oggetto "corpo" nella poesia femminile dura dagli inizi del suo costituirsi. Non viene utilizzato da tutte le artiste-femmine, certo, ma ha le carte in regola per configurarsi come "letteratura di genere" per chi sappia utilizzarlo.

Sono stata vicina alle tue osservazioni in questo dibattito, Stefano (dibattito mai davvero partito, invero, su liberinversi, oboe, blanc,erodiade, universo) perché anche a me è sembrato di cogliere una sorta di ricerca d’effetto gratuita nello sfornare miriadi di "monologhi della vagina".

Ma intanto non parlerei, proprio per i suoi presupposti ( fra questi quello di linguaggio femmina, che si forma, se vedi Deutsch e Irigary, diversamente dal linguaggio maschile, in una sorta di giro di corda attorno al corpo e non in un inserisco-estraggo), non parlerei di "moda". Magari solo di mancanza di fantasia, dove non si riesca a fare proprie anche le lingue degli altri e così, degregoristicamente, capire il mondo.

Iole Toini, in tutto questo, c’entra e non c’entra. Anche il secondo brano, quello che indichi, si stacca presto dalla "febbre d’organo" (che, se guardi bene, è quasi sempre oggetto) e va ben oltre (non che rimanere lì non porti da nessuna parte) ma va ben oltre, distrugge ogni descrizione ed ogni biologismo per individuare nel suono, nel gesto e nella sensazione una più eccessiva, se possibile, primarietà e da qui congiunzioni di pensiero impreviste.


http://silviamolesini.splinder.com

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