Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?

L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?

ALLA VOLTA DELLA CREAZIONE DI UNA REDAZIONE VIRTUALE. E CHE QUALCHE CASA EDITRICE CI ASCOLTI: NON SI SA MAI CHE LA FACCIAMO VERAMENTE LA RIVISTA! APPOGGIATE L’OPERAZIONE SCRIVENDO NOME COGNOME VOSTRI BLOG SITI E-MAIL EVENTUALI ESPERIENZE REDAZIONALI PURE SE VOLETE SOLO ABBONARVI. A PROP., CI SERVE PURE UN GRAFICO, DI QUELLI TOSTI, E TANTI FOTOGRAFI.

Articolo postato martedì 24 aprile 2007
da Christian Sinicco

I post di questi giorni mi han fatto tornare alla mente il fatto che, con tutta probabilità, pochissimi uomini e pochissime donne leggeranno le riviste pubblicizzate sul blog - questo nonostante vi sia una frequentazione assidua, ripetuta, di AbsolutePoetry e dell’internet "poetico".
Al BlogMeeting di Monfalcone si è discusso, a partire da un’osservazione di Luigi Nacci, della mancanza della critica "militante" o "accademica" in rete. Vincenzo Della Mea, che ha fornito dati interessantissimi sul suo blog, comparava il nostro "caso" con quello delle riviste scientifiche, ormai stabilmente online... perché dunque la critica preferisce la pubblicazione su riviste cartacee?
Collaborando a Fucine Mute, tra i primi magazine multimediali iscritti ad un registro di stampa periodica e testata che ha ospitato saggi notevoli nel recente passato, non posso che ritenere l’ambiente letterario italiano ancora poco al passo con i tempi, sia dal punto di vista della critica che si vorrebbe in relazione agli apparati comunicativi, sia dal punto di vista dei blogger, impegnati a promuoversi in modo autoreferenziale o attraverso dinamiche di gruppo.
Tutto ciò farebbe pensare ad un carattere non "collaborativo" del non "aperto alla messa in crisi dei propri assunti e al dibattito", del non moderno e quindi non "operativo" (rubando l’espressione a Giulio Mozzi) addetto ai lavori nostrano.
Se banalmente la rivista cartacea attrae la "critica" poiché iscritta ad un registro - che fornisce la prova del reato, tangibile -, comparando il lavoro dei magazine in internet (L’Attenzione, dove Massimo Orgiazzi ha riepilogato a grandi linee la discussione al BlogMeeting, ma pure Carte nel Vento o l’Ulisse, anche se non è chiaro se vi sia una registrazione vera e propria in tribunale), sviscerando la mia osservazione tra i post, in rete e solo in rete, non noto sostanziali differenze di fruizione... lo affermo in quanto utente, che utilizza PoEcast e PoeGator, nonché i link del blog personale per l’esplorazione, periodica, attratto come sono dalle macchie di leopardo lasciate come traccia da questa umanità, che rischia di dimenticare la strada per la velocità della comunicazione.
Tuttavia, recentemente, sono stato sbalzato dalla mia sedia internettara in occasione di un soggiorno croato: ho potuto ammirare la rivista Poezija, un semestrale imponente, che ha le fattezze di Vogue, la grafica seducente nonostante sia voluminoso, quasi pesante.
Ogni sei mesi i croati forwardano un reportage della propria poesia, in modo profondamente comunicativo, con testi, approfondimenti, interviste e dibattiti.
Non ho pensato di comparare lo standard qualitativo di quella comunicazione con quella delle nostre riviste cartacee, tutto sommato "ciclostilati" noiosi, incapaci di fotografare (a colori, tranne qualche copertina) i momenti di un dibattito culturale diffuso, come quello attuale.
La Croazia ha una popolazione di 4,5 milioni di abitanti (dati Wikipedia); si concedono due volte all’anno un’incredibile operazione di marketing poetico, e per la prima volta in vita mia ho desiderato di essere pubblicato su una rivista cartacea - non era mai successo -, si sono addirittura risvegliate in me le analisi di Antonio Porta su pubblicità e letteratura, astratte dai manifesti pubblicitari ospitanti niente di meno che versi di poeti contemporanei (operazione milanese datata anni ’80)...

..."ti sembra la pubblicità della Coca Cola, e invece è un testo di Maurizio Cucchi", osserva Porta; "ti sembra Vogue, e invece è Poezija!"...

Ricordo l’impegno per dare i natali a Fucine Mute 87, un anno di lavoro circa, a mia cura e di Luigi Nacci, più l’aiuto tecnologico di Enrico Baravoglia e Serena Smeragliuolo... le statistiche di FM tra la fine di settembre e i primi di ottobre 2006, cioè in un mezzo-mese di promozione, salirono di 70.000 unità, indirizzi ip singoli, rispetto i 120.000 di media.
Fu un fatto straordinario: a sommare lo spamming mio con quello di Nacci e degli altri collaboratori, non superavamo le 1500 e-mail... poi, a distanza di un mese e mezzo, Stefano Massari (attualmente impegnato con Land, un nuovo progetto), spedì una comunicazione attraverso il bollettino di FuoriCasa.Poesia: altri 10.000 contatti - non possiamo analizzare questa fluttuazione però, poiché la media è stata "falsata" il mese precedente, la marea indotta dalla prima comunicazione ha cambiato la costa, il nostro orizzonte.
Si tratta pure di riconoscere l’esistenza di un bacino di utenze diverso da quello dei blog di poesia, articolato e attivo nello stesso modo, che si relaziona a strumenti diversi, come le e-zine e le riviste cartacee... nel caso di FM87 non so quanto gli utenti fossere interessati alla multimedialità, sicuramente sedotti dalla quantità di informazione disponibile, aspetto da ricercare nei progetti editoriali di oggi, volti a integrare diversi linguaggi e possibilità comunicative.
Anche per questa esperienza, al BlogMeeting, ho dato la disponibilità alla creazione di progetti che partano dalla rete: a ragionare, si sono resi disponibili anche altri partecipanti - tra quelli non precendentemente citati, Adriano Padua, Massimo Sannelli e Stefano Guglielmin, che su Tellus folio ha contribuito al dibattito; nonché pare interessata anche la direzione del festival, nella persona di Lello Voce, che ha voluto realizzare l’incontro.
Non c’è dubbio però che a essere importanti sono i lettori, che a questo punto dovrebbero essere consci della propria forza, della comunicazione che fanno!
Poiché non viviamo in un mondo letterario "ristretto", voglio rilanciare l’iniziativa ai lettori, fugando i dubbi sui principi che animano la nostra socialità. Lo faccio perché...

...mi domando cosa possa fare una redazione iniziale di comunicatori - VOI! - pronti alla prima rivoluzione culturale della specie poesia.
Tutte le persone di questo mare - VOI! - onde, avete paura della rete?
Violate la vostra privacy, come recita il sottotitolo!
FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?

76 commenti a questo articolo

L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-28 05:21:02|di Christian Sinicco

caro anonimo, dovresti leggere i miei commenti sugli altri blog, dall’attenzione a blanc de ta nuque, perché il realismo non mi è mai mancato - quando dico che ci vogliono 6000 abbonati (per una tiratura di 20000), so che che non siamo nemmeno nel campo delle probabilità.
Il punto principale, non erano tanto i numeri, né la spesa, ma il fatto che una rivista, oggi, dovrebbe servire a qualcuno, i lettori, una larga comunità, e non le persone che vi scrivono. Successivamente, ponevo come base per un’operazione del genere, un lavoro di redazione, il cui scopo principale, a mio giudizio, è di problematizzare gli argomenti e contestualmente fornire diverse sfacettature-quindi non un’operazione di linea, ma un’operazione che mette in contrapposizione, fa discutere le linee ...forse non te ne sei accorto, ma i gusci (sempre più voti) son tanti. Mi interessava capire qual era il pensiero delle persone in merito a una redazione virtuale - mi pare che siano emerse: mi è piaciuta soprattutto la stroncatura ricevuta da Baldi, che invece di stroncarmi (essendo un amico, la sua stroncatura mi fa ovviamente ancora più felice) poteva semplicemente proporre la sua proposta, però il lavoro di redazione è una sorta di mandala, che ha le sue rgole ma non è preconfezionato.

Mi facevo anche una domanda, le riviste in internet, in cosa sono dissimili dai blog (ma pure le riviste cartacee)? Praticamente non sono dissimili.
Poi concordo con te che le cosidette 1000-2000 copie di una rivista, semestrale, sono assolutamente praticabili - e i fondi per operazioni più piccole, non sono nemmeno così difficili da trovare, ma a che servono senza una redazione capace di integrare pure i diversi mezzi (puoi farti un giro sui miei articoli, per capire come la penso)? Ho gettato pastura nell’acqua per vedere se c’è il pesce, ma mi interessa il lavoro di redazione. Questa discussione ha fatto emergere alcune professionalità (che per te sono dei pazzi che danno la disponibilità a una cosa folle come una redazione virtuale), e questo mi pare già un risultato paradossalmente concreto. Quello che ti voglio dire, caro anonimo, è che in rete bisogna lavorare come nella realtà, progettare, e darsi obiettivi utopici (come le 10.000, 20.000 copie...mai parlato di 30.000 Adriano a prop...ma sai perché? Perché devi pensare a interessare, e non a interessare i gruppi ristretti di interesse)... poi se un giorno li realizziamo parzialmente (metti 1000 o 2000, tutte vendute però), è un primo passo per il cambiamento.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-26 09:23:56|di Adriano Padua

Premesso che ritengo abbastanza surreale questa proposta di rivista omnibus, e molto divertente il discorso delle 30000 copie, di quelli che ti mettono di buonumore, premesso questo vorrei dirti che, o lucidissimo anonimo, esistono poeti capaci di fare buone riviste, e la storia lo dimostra ampiamente, il problema non è essere o meno poeti, ma al massimo il problema è dato proprio dai nodi decisivi come quello della distribuzione che tu hai giustamente segnalato. un consiglio altrettanto lucido: Lascia perdere le categorie come poeti o fumettari o romanzieri o spacciatori. il mondo è bello perchè è vario. saluti firmati

A.Padua


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-25 14:09:11|

Christian, non è che non c’è mercato per questo tipo di prodotti, almeno non è quello che ho detto.

E’ il concetto di 20.000 o 10.000 copie, che non ce n’è nell’editoria del nostro paese. Secondo te, per citare un esempio, perchè la rivista Fernandel dell’omonima casa editrice sta per chiudere e finire esclusivamente online? Eppure sono quelli di Morozzi, dell’anti-Moccia italiano, i libri li vendono, vendono i diritti cinematografici dei loro libri. E la rivista era un pugno di fogli in bianco e nero, spillati. In una tiratura infinitamente inferiore a quelle che ipotizzi. Eppure la rivista non si pagava i costi di produzione. E finirà online. Mentre tu proponi il percorso opposto.

Ora io mi chiedo, usando esempi già fatti per non divagare troppo: se la Mondadori stampa di Valerio Evangelisti, un’autore senz’altro parecchio popolare, non più di 15.000 copie di ogni libro, ci sarà un perchè? 15.000 copie significa, per un grosso editore, che conti di venderne 5/7.000 per rifarti delle spese (e guadagnarne un pò).

E’ questo che manca alla tua ipotesi: un pò di sano realismo. Continui a non rispondere sulle cose che ti segnalo: la distribuzione e le librerie gravano circa al 70% sul prezzo di copertina di qualsiasi prodotto editoriale. Le librerie inoltre, hanno il diritto di resa, ovvero quello che non vende ti ritorna indietro.

Non esiste circuito nazionale di distribuzione, a parte le edicole, che possa assorbire 10.000 o 20.000 copie di una rivista di poesia (nè di qualsiasi altra cosa), that’s it.

Di redattori, grafici, poeti, santi e navigatori è pieno il mondo, soprattutto l’Italia. A te serve qualcuno che sappia far di conto, a mio modesto avviso.

Per non parlare dei rimborsi spese: sei sicuro di trovare un grafico professionista che ti impagini 300 pagine per... 1000 euro o poco più? Mi sembra che sottovaluti tutte le fasi di produzione di una rivista che non siano lo scrivere poesia.

Forse, e questo è un modesto consiglio, le riviste bisognerebbe farle fare a chi ne è capace, ed i poeti dovrebbero scrivere. Ma questo è solo un consiglio, non una provocazione, honest.

Anonimamente vostro,
a.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-25 12:44:22|di Christian Sinicco

Caro anonimo, l’indirizzo del tipografo è presto detto - tipografia adriatica, di Trieste - che per 10000 copie andrebbe su 13.000, visto che solo di carta il costo è di 8.000 euro. Ma il tipografo mi ha spiegato che dovrei informarmi con chi fa i cataloghi, che ha altro tipo di rotative, più industriali. Sul fatto della distribuzione, come già detto, serve approfondire. Sul fatto che non ci sia mercato per questa eventuale operazione, visto quello che c’è, cioè dei brutti prodotti, direi che abbiamo opinioni differenti.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-25 09:04:41|

"Sinceramente a me sembra una bella idea, c’è sempre posto per una rivista, basta che abbia qualcosa da dire."

E che non diventi un collasso economico disastroso per chi la organizza, aggiungo. Per questo le puntualizzazioni poco più sotto. Se non mi piacesse l’idea mica mi sprecherei, no?

Anonimamente, a.

p.s.: Prima del grafico, prima del fotografo, prima dei collaboratori, è necessario consultare qualcuno che se ne intende. Che se ne intende davvero. Conoscete qualche distributore della vostra zona? Chiedetegli un parere, saprà illustrarvi meglio di me le possibilità e prospettive di un progetto del genere, aiutandovi semmai a ricalibrare il tiro (cosa che ritengo parecchio necessaria). Tutto ciò, ribadisco, per rendere realistico questo progetto e non mantenerlo nel mondo delle favole, dove al momento a mio avviso sta ora.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-24 19:56:31|di federico

Sinceramente a me sembra una bella idea, c’è sempre posto per una rivista, basta che abbia qualcosa da dire. Ho già avuto esperienza redazionale e mi diletto in fotografia e, naturalmente, amo la poesia... contattatemi!


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-24 17:53:44|

Boh! Se tu sei convinto che ci sia margine in Italia per un’altra rivista di poesia tirata in 10.000 copie... forse non viviamo nello stesso paese.

Mi sembrerebbe più opportuno, e qui faccio conti a braccio, non volermene, pensare a qualcosa di tiratura più piccina... diciamo 3.000 copie? Che forse è più realistico? E se fai i conti, per un malloppo di pagine e colore come quello che proponi, i prezzi salgono eccome. Se non salgono, pubblica l’indirizzo del tuo tipografo, verrà preso d’assalto, te lo assicuro!

La distribuzione è quello che conta, ribadisco, poco importa che sia il tuo lavoro o no, la rivista la stai proponendo tu, no? Fa conto che dell’eventuale prezzo di copertina, quasi il 70% se ne va per pagare distributore e librerie... Per cui questa idea di rivista (che ritengo interessante, per questo sono intervenuto), diventa più simile ad un bel librozzo semestrale da... 30 euro alla vendita? A quel punto di abbonati te ne bastano pure meno, e non vi riempite la casa di scatoloni (eh sì, anche i prezzi di magazzino sono tra le cose che influiscono di più in questi casi...).

Anonimamente tuo,
a.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-24 17:17:49|di Christian

Caro anonimo, tra 10.000 e 20.000 il prezzo non è proprio lo stesso, ma non così dissimile. In effetti, la distribuzione, è un nodo che non ho chiaro, ma non è il mio lavoro. L’operazione in ogni caso risulta conveniente, solo se ci sono abbonamenti. Mi sembra ovvio.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-23 12:49:06|

Un appunto.
Ma davvero credi che La Feltrinelli possa assorbire 20.000 copie di una rivista di poesia?
Come chiunque lavori coi libri sa (ma nessuno si è fatto vivo qui mi sembra) il nodo chiave che tralasci nei tuoi conti è la distribuzione.

Ovvero, la cosa più importante.
20.000 copie di tiratura è uno sproposito che non sta nè in cielo nè in terra, neanche i libri di Evangelisti, tanto per dire di uno scrittore noto e popolare, vengono tirati in così alto numero.

E se cali il numero di copie, il prezzo per copia si alza.
Dovresti rifare un pò di conti, a mio anonimo avviso.

un saluto,
a.


L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-23 02:52:47|di Christian Sinicco

Sandra, il taglio giornalistico, che punti al dibattito, che inviti la critica, pure su opposti versanti, a confrontarsi sullo stesso tema, o poeta, con tutta una serie di modi di fare atti a superare il Novecento, in particolare a superare l’agire a categorie/linee che si contrappongono a distanza, o l’impostazione di piccoli gruppi di interesse (al max 20 persone, altro che avanguardie!) con la propria ideologia "importantissima, storica", secondo te, perché non viene accettata e rilanciata? Anche Massimo Sannelli, sul suo blog, ha scritto di questa mia proposta, ritenendola un gioco per passare il tempo, ma non è così - è un modo per capire quanto indietro ancora è l’atteggiamento degli addetti ai lavori, tranne alcuni validi professionisti (tra l’altro chissà perché tutti con esperienze redazionali come giornalisti) che hanno compreso quello che stavo dicendo; è un modo per fare chiarezza che c’è una distanza abissale tra comunicazione, critica letteraria e poesia, e che se si vuol far il bene di quest’ultima, le strategie novecentesche non vanno più bene, e bisogna adottare un taglio diverso, attuale, con dei punti fermi, tra i quali anche il recupero delle linee per la discussione (il passato non si butta via), valorizzare il discorso sul metamorfismo dei poeti (e di conseguenza considerare come fatto positivo l’evoluzione nella scrittura di un poeta), provare a fare un discorso sull’efficacia (richiedere ai critici di teorizzare dalla parte del lettore/fruitore) e sulla rilevanza sociale delle opere - che non significa solo l’impegno politico, ma la rilevanza degli argomenti affrontati - e tutta un’altra serie di valori da discutere.
Secondo te, per quale motivo, molte persone, qui, e su altri post, si sono irrigidite?

:-)

Fai i calcoli di quanto nulla c’è nelle poetiche che si possono visitare, e quanta magnificenza o punti salienti si trovano nelle teorizzazioni (mai reagenti, mai volutamente reagenti con altre, ma sempre unilaterali). Dopo che pure Voce mi ha dato dello "scomposto" per questo post e Nacci ha scritto che ho mal post(at)o la vertenza - quando credo che i lettori abbiano compreso ciò che voglio proporre -, penso che non si sia ancora riflettuto molto sulla comunicazione e mi trovo d’accordo con Della Mea che il blog non sia lo strumento principe di questa "comunicazione" - e internet in generale, come peraltro ho sempre sostenuto tra tutti i miei articoli, spinge a integrare i veicoli, ad aprire meglio le finestre sul mondo, piuttosto che a rinchiuderle in un router -, ma lo strumento della progettazione, il più possibile allargata, aperta. Io credo ci sia uno scontro tra mentalità, e molte persone sono ancora legate ai maestri, agli amici, ai pochi sodali. Devono modificare il proprio modo di fare, oggi è tutto visibile, comunicante, e i circoletti non hanno alcun senso.

Per risponderti, a spanne i costi di un progetto di questo genere(MAGAZINE), se ci teniamo sulle 300-400 pagine (dovremmo chiedere ad aziende che utilizzano rotative davvero industriali), con una qualità della carta non elevata, tipo catalogo, è di 30.000 euro a numero (essendo il progetto semestrale) per 20.000 copie; il prezzo della rivista (a diffusione Feltrinelli?) di 10 euro; abbonamento per due numeri 10 euro (conviene abbonarsi). Diciamo che con 6000 abbonati il magazine può r-esistere, però poi per produrre profitto (in assenza di raccolta pubblicitaria) deve vendere altre 3000 copie a numero.

La struttura (tutti pagati, il minimo, ma pagati): un dir. resp. + 10 redattori + 100(e più) collaboratori da tutta Italia, che non solo propongono i loro pezzi (che possono essere scartati dai redattori perché un magazine non è una brodaglia, e ha il suo taglio e propone alla rete dei collaboratori, ad esempio, inchieste su particolari temi e poi valuta gli scritti arrivati) o fanno da tramite per le informazioni sugli eventi, ma diventano partner della rivista sul territorio nazionale, ovvero fanno da P.R., cercano sponsor, cercano persone per la sottoscrizione dell’abbonamento, organizzano gli incontri, i reading, la presentazione quando la rivista esce, fanno diventare il tutto un momento sociale.
Secondo me ci sono già i presupposti per pensare l’operazione, non subito, ma in qualche anno - serve trovare un coordinamento e poi si può proporre l’iniziativa... nella speranza che qualcuno pensi meglio nella comunicazione della poesia, ti saluto:-)


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |>

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)