Absolute Poetry 2.0
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L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

un’opera-mondo disumana

Articolo postato sabato 5 gennaio 2008
da Lorenzo Carlucci

estratto da una conversazione con Luigi Nacci, a casa sua. Agosto 2006. fa parte di una serie di incontri con poeti filmati durante l’estate 2006 da Francesca Sallusti, Jacopo Ricciardi e Lorenzo Carlucci. questi spezzoni sono montaggi provvisori e quasi en impromptu. manterrò un archivio dei video anche qui. A.M.D.G. enjoy!

24 commenti a questo articolo

L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-08 08:35:05|di erminia

vedi? ancora una vota non hai capito che I was teasing you!(stavo scherzando...)

ok, bisogna solo mettere la faccina per fare capire che si scherza sennò su internet l’ronia non passa: è peggio che per il comunismo l’erotismo: NON PASSERà!
:)
erminia


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-08 01:08:24|di lorenzo

in cosa ho sminuito la tua critica?

lorenzo


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-08 00:45:49|di erminia

lorenzo, come osi sminuire il tono e il senso della mia critica? ancora non hai imparato come rapportarti a me e al mio tono.

Ti rispondo, tuttavia, sebbene io non abbia per te la simpatia che ho invece per luigi sempre affettuoso e modesto e avvolgente:

credo che vi sia una incoerenza, sì. Il definire delirio, avevo premsso, non era un termine usato in una accezione negativa. Io stimo molto i deliri,
ma anche quelli si possono ossevare.

O non è lecito?

Le poesie che ho letto di Luigi mi erano semrate impegnate verso il mondo, dunque vedo una frattura teorica del poeta aperto al reale con il critico di se stesso chiuso nelle sue teorie.

L’autoermeneutica è una lama a doppio taglio.

Vedo più originale la poesia, in Luigi, che la teoria. Egli ai miei occhi fa già teoria quando scrive ed è uno di quei casi in cui quando si teorizza appunto si rischia di cadere nel delirio della ridondanza solipsistica, ma senza nessuna offesa.

Cmq. credo che alla sensazione di delirio contribuisca il tono emotivo nella sua intervista.

I boccoli non li ha più e questo è un peccato.


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 20:31:39|di lorenzo carlucci

erminia, ho una domanda, motivata dal fatto che mi trovo d’accordo con te su questa critica all’ipotesi del mondo chiuso (e dell’esperimento). vorrei capire se, a tuo avviso, v’è una incoerenza tra le note di poetica schizzate qui da nacci e la sua produzione. a me sembra vi sia una perfetta coerenza, mi sembra che il "delirio" del video descriva con molta esattezza il lavoro di nacci. mi sembra anche che ciò che nacci dice del suo lavoro sia estremamente visibile e leggibile nel lavoro stesso. o tu hai una chiave totalmente diversa del suo lavoro? o forse ho capito male e ti sembra un delirio anche la poesia di nacci e ti piacciono solo i suoi bioccoli?

lorenzo


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 13:18:56|di luigi

Erminia, ahinoi non troveremo accordo, proprio perché la vediamo diversamente.
Sul primo punto dissento totalmente: come mi capita di dire spesso, per me bisognerebbe utilizzare le categorie della narratologia anche in poesia, per cui autore reale/narratore/patto, etc.
..ma ora devo scappare, spero di tornare qui stasera, ciao


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 12:39:53|di erminia

No, Luigi, l’avevo appunto letta. Innanzitutto, nel video queste cose non emergono con lo stesso ordine espositivo che hai curato di mantenere nella chiosa (fino ad un certo punto).. per cui il modo in cui presenti oralmente la tua idea di poesia in qualche senso invalida il concetto (tuo malgrado).

Si vede che ti sentivi in qualche modo imbarazzato dalla circostanza, nonostante che ci fosse vino e formaggio sulla mensa (formaggio che però nel video non appare). Adesso ti cito e spiego la mia impressione anche sulla tua chiosa.

"Quando parlo di discarica sigillata in cui proiettarmi voglio dire: non come autore ma come uomo (in ciò risiede la mia più grande consolazione)."

Ma l’autore è l’uomo, no?. Come si può fare un distinguo tra le due entità? (erminia)

"Il soggetto del poema è un noi che non prevede fratture individuali, è il sogno (infantile e crepuscolare) di essere precipitato con la mia singolarità in un luogo con determinate regole (di ingaggio, anche), dove siano visibili nei loro contorni le identità (il nemico, il delatore, l’eroe, etc.) e le azioni di ciascuno."

Non sono d’accordo. E’ una visione favolistica che vede possibilità di coerenza e compattezza, ovvero logica, monoliticità, nel contenuto della forma. (erminia)

"Come autore invece rigetto quest’ipotesi moderna. Penso alla mia opera (alla sua fabbricazione) come ad un incrocio e una fusione di tutti gli eretti mondi serrati, quindi un’opera aperta, perché: per inventare (ripeto, inventare; che fa il paio con riprodurre) tutti i tasselli del puzzle dovrei essere Dio. So che quei mondi (della Discarica del Postmoderno, la mia prima raccolta inedita; dei Versi d’amareinquinatodamare; di Inter nos; di Madrigale Odessa; di SS, lavoro in fieri; e di ciò che verrà) nella loro finitezza non potranno mai fondersi completamente assieme in un’unica opera che si sostituisca al mondo, né io potrò essere gettato lì dentro, e in ciò risiede il mio fallimento di autore (che è poi il fallimento di Sokurov, quando in Arca gira il – forse – più lungo piano-sequenza della storia per sovrapporre pedissequamente il tempo dell’arte al tempo della vita (eh, vorrebbe attraversare lo schermo per entrarvi, e viverci, nel suo film). Contemporaneamente la chiusura mi permette di non perdere mai d’occhio l’uomo, e come in un esperimento da laboratorio analizzarne i riflessi e le trasformazioni (cercare di essere Mengele, e cercare di essere la sua cavia) .

Che poi tutto ciò, questa monca opera (in progress) aperta sia, nei suoi esiti, come spero, coerente micro e macro-allegoria di altro, non tocca a me dirlo. "

Tutto il resto, lo vedo appunto ’delirio’, ma senza offesa. Alla fine quello, che cerchi è sempre e solo l’opera coerente, come affermi nell’ultima frase.

Questa tua, Luigi, apparirebbe una ossessione logocentrica perché, a mio avviso, se la parola poetica aderisce davvero al mondo reale, l’uomo al poeta, non può che essere fenomeno e fermento di contraddizioni delle più laceranti (erminia)


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 11:54:15|di luigi

Erminia, la risposta alla tua domanda credo di averla data nella chiosa qui sotto.


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 11:49:50|di erminia

solipsismo artistico: non esite nessun mondo costruito dall’artista in cui l’artista possa stabilmente e comodamente pur nella critica e nei sentimenti risiedere espandendolo: il mondo è. Ovvero il mondo non lo si scrive o costruisce (opera mondo): al massimo, il mondo lo si commenta. Ma forse ho sbagliato a capire il concetto della prima parte dell’intervista?


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 10:18:23|di luigi

Lorenzo, mica sminuivo il vostro tour con la camera. Ma nulla era stato pianificato (o la memoria mi tradisce?). L’amico Matteo Danieli in luglio mi aveva scritto che tu e Ricciardi sareste passati a Trieste i primi di agosto a fare delle interviste "a poeti vari". Io pensavo di tornare dalla Spagna dopo Ferragosto, invece sono dovuto rientrare prima per motivi di lavoro, così vi ho beccati per pure caso. Ed è stata, ripeto, una piacevole chiacchierata, con vino e formaggio (e tutto ciò è bene: dalle nostre parti la convivialità viene prima della letteratura...)


L’après-midi d’un poète.
pars I, Luigi Nacci

2008-01-07 00:30:44|di lorenzo

erminia, in che senso dici "delirio"?

saluti,

lorenzo

p.s. non per inficiare la (secondo me non necessaria) minimizzazione del nacci qui sotto (che dice "sottolineo: chiacchierata, intorno a un tavolo, con vino, formaggio, allegria"),
ma per ’dovere di cronaca’ (e per correttezza verso le altre due persone che hanno raccolto con me queste testimonianze) l’incontro da cui è tratto il video qui sopra - per quanto fosse assolutamente informale e in allegria - era tutt’altro che casuale: fa parte di una serie di interviste a poeti fatte in italia durante l’estate del 2006. ciascun incontro era concordato e annunciato con anticipo di giorni e si svolgeva in un luogo scelto dal poeta. tra l’altro - ad eccezione, in qualche caso, di Jacopo - nessuno di noi conosceva personalmente i poeti in questione.


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