Absolute Poetry 2.0
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L’emergenza è di tutti...

In lode della scrittura oscura e facendo seguito ad un intervento di Roberto Saviano

Articolo postato martedì 15 maggio 2007
da Lello Voce

Stimo Roberto Saviano, non è un mistero. Ed ho apprezzato il suo Gomorra.
Sono rimasto però basito alla lettura di un suo scritto teorico (?) recentemente pubblicato su Lipperatura, che trovate qui, in cui l’autore napoletano si scaglia contro la scrittura ‘oscura’, tentando di liquidare, con brusche semplificazioni, tutta la tradizione della cosiddetta scrittura di ricerca al grido di «la scrittura ‘oscura’ è immorale»

In apertura, citando Camus, Saviano sostiene: « la necessità prima dell´intellettuale è presenziare al dolore umano, mantenersi sentinella della libertà umana, non delegare mai ad altro il proprio imperativo di difesa della dignità umana. Non all´interno di una sorta di nuova ideologia ma come unica capacità di fare del talento, della scrittura, necessità:”Esiste la bellezza e l´inferno degli oppressi, per quanto possibile vorrei rimanere fedele a entrambi”,(...) Fedele alla bellezza e all´inferno dei viventi, è il canone estetico che preferisco.»
Sono d’accordo sul fatto che una poetica (perché mai Saviano si comprometta con una parola così impegnativa e ‘Romantik’ come estetica, Dio solo lo sa!) che si rispetti debba fare i conti tanto con la forma quanto con il reale, ma come ciò possa essere esterno ad una qualsiasi ideologia, confesso di non poterlo proprio immaginare a meno di non convertirmi a quel ‘pensiero debole’ che pure Saviano attacca in un altro passo del suo scritto.
Dice bene Saviano quando dice che la scrittura efficace (mi fa orrore la parola ‘bella’) sia prima di tutto una scrittura ‘necessaria’, ma un po’ di prudenza vorrebbe che ci si domandasse cos’è il ‘talento’ e chi decide se lo si abbia o meno, e la medesima prudenza pretenderebbe che ci si domandasse anche se, scrivendo, quella che salviamo non sia prima di tutto la dignità nostra che scriviamo e quella di chi eventualmente ci legge. La dignità degli oppressi, che a Saviano piaccia o no, se la salvano da soli gli oppressi, ribellandosi. Non c’è mosca cocchiera, o eccellente scrittore che possa farlo al posto loro.

Nessuno poi vuol negare l’importanza della testimonianza di Levi, né la qualità della sua scrittura. Brecht ci ha insegnato che la semplicità è difficile a farsi. Ma questo non significa che Manganelli e la sua oscurità non lo siano altrettanto. Oppure Svevo, un altro ‘oscuro’ va messo nel trovarobato insieme alle piccole cose di pessimo gusto di Gozzano?
La letteratura è la letteratura, è letteratura, è la letteratura! Di più: è solo letteratura. Una menzogna, anche se una menzogna particolare, capace a volte di indicarci una sua verità. Una menzogna necessaria perché l’uomo sappia poi capire qual è davvero la sua verità, e quali le menzogne che si cerca di fargli credere.
Saviano non possiede l’olio santo che la trasformi in altro. Levi, quali che siano i suoi meriti umani, politici e letterari, sbaglia di grosso quando afferma che «scrivere oscuro è immorale». Non esistono scritture immorali, o dovremmo buttare a mare buona parte della migliore letteratura di tutti tempi, da Sade a Joyce, da Folengo a Proust a Kafka, a Pizzuto, a Wilde ecc..
Saviano cita poi Roth che sosteneva chedopo la lettura di Se questo è un uomo, «nessuno può più dire di non essere stato ad Auschwitz. Non di non sapere dell´esistenza di Auschwitz. Ma non si può più dire di non essere stati in fila fuori ad una camera a gas. »
Roth può dire quel che vuole, ma esser stati ad Auschwitz è ben diverso dall’aver letto questa, o quella pagina di Levi. Le pagine di Levi hanno l’importanza che hanno, proprio perché Levi ad Auschwitz c’è stato per davvero. Tutto ciò che vediamo ai TG non è la guerra, ma, in realtà, scusatemi il bisticcio logico, solo l’immaginario del cameraman. Al massimo quello del cameraman mixato con quello del montatore e del regista. Vele anche per la letteratura, anche per quella di levi e Saviano.Tutto il resto mi pare la scorciatoia della buona coscienza borghese e un po’ farisea.
Sorry, ma a me torna in mente la lucidità del Fortini delle Canzonette del Golfo e la consiglio caldamente a Roberto

Cosa significa, poi, questa teoria della ‘transunstanzione letteraria” che Saviano propone, grazie alla quale leggendo (ma solo alcuni autori, naturalmente, quelli che piacciono a lui) si diventa «carne nella carne», se non uno spiritualismo mascherato, che sottrae alla scrittura quella materialità che pure si affanna donarle?
La pericolosità della scrittura, che pure esiste, per la sua capacità di indurre alla riflessione (ma anche al piacere, al dolore, allo stupore, alla spensieratezza) è certo meno potente di quanto Saviano immagini.
Il suo libro, che ho apprezzato, deve fare anch’esso i conti con il suo essere merce, è il suo essere merce (e merce di successo) che gli ha permesso di arrivare a così tante persone, se solo volesse negare il suo essere merce, esso non esisterebbe più.
Ciò per dire anche di quanto inani siano state le polemiche (speciose ed in malafede, tanto quanto i padrinaggi coatti) che facevano colpa ad un autore giovane di così tanto successo commerciale. Non si esce dalla apparente contraddizione che ci chiede se la sua foto sulla copertina di un famoso settimanale abbia aiutato più le sue vendite, o la lotta contro la camorra, se non si assume che – com’è ovvio che sia – sono vere entrambe le cose.
Ma la caratteristica di merce che Gomorra ha (come qualsiasi altro libro) è anche il suo limite, parte della sua forza deriva dall’apparato economico produttivo che la sostiene, non dalla forza della scrittura di Saviano, che pure c’è.
Le copie di Gomorra nelle mani dei ‘Muschilli’ camorristi cosa significano? L’inizio di un cammino di redenzione, o l’apice della devianza, dove essa ha la certezza di essere giunta sul proscenio della visibilità? Saviano ha una risposta certa a questa domanda? Ci si immedesima con chi si vuole, leggendo un romanzo e non tutti gli eroi sono eroi buoni...

E’ inoltre terribilmente ingenuo e romantico sostenere che la potenza di certe pagine può essere fermata solo sopprimendo la mano di chi le scrive. Forse questo è vero per un’inchiesta, e solo in una certa misura e in determinate condizioni, in letteratura basta che qualcuno decida di non pubblicarle.
In democrazia globale postmoderna è così: niente più gulag, né lager, né sventagliate di mitra. Basta qualche editor, meglio se con contratto da precario e dunque facilmente ricattabile. E’ la forza del mercato. A meno che Saviano non creda che verità scomode non ce siano altre qui da noi, oltre a quelle che denuncia lui.
Chi sa più qualcosa di Carlo Giuliani? Chi ci dirà la verità su Genova? Tanti romanzi ci hanno narrato la loro verità su Genova eppure non hanno avuto l’impatto mediatico di Gomorra. Certo, erano libri meno interessanti di quello di Saviano, ma questo basta a spiegare tutto? Genova, dunque, rimane invendicata e ignorata solo perché non ha ancora trovato il suo Auctor? Siamo davvero disponibili a crederlo?

Dice Saviano: « Se devo scrivere devo farlo in emergenza, dove le bestemmie sono più sincere delle preghiere.». Mi scusi, ma non ha altra scelta. Tutti noi scriviamo in emergenza, quelli più vicini a lui e quelli più lontani, persino Moccia, Piperno, o Scurati. Differiscono le scelte con le quali si decide come confrontarsi con essa, le poetiche, che proprio perciò sono decisive, ma l’emergenza non è monopolio di Saviano, l’emergenza è una situazione oggettiva, non la scelta autonoma di un soggetto, e mi pare larvatamente presuntuoso pretendere che l’emergenza dipenda dalle scelte di ‘estetica’ dell’autore.
L’emergenza, parafrasando il celeberrimo Don Abbondio manzoniano, uno se non ce l’ha «non se la può dare». A me poi non paiono sincere né le preghiere, né le bestemmie, ed è proprio la loro ‘falsità’, il loro essere, strutturalmente, ‘ab imo’, bugie, che le rende tanto interessanti per gli scrittori.

Cosa c’entri poi Céline con Levi è davvero incomprensibile. Quando Céline, a Medoun, parlava di letteratura che si limitava a «costruire spilli per inculare le mosche», certo aveva più in mente certi ’politissimi’ suoi contemporanei francesi che la scrittura di ricerca.
Céline era uno scrittore oscuro e certo la sua idea di forma con quella di Levi non ha un bel nulla a che fare. Dunque mi pare un po’ retorico (facilmente retorico) utilizzare una sua frase decontestualizzata per fargli dire ciò che non voleva. E poi con Bagattelle per un massacro come la mettiamo? Un orrore? E Pound, che pure visse le sue scelte politicamente scellerate intensamente, che facciamo, lo lasciamo nella sua gabbia a Camp Derby, a Pisa? E come la mettiamo con quella buona lana di Green, che Saviano cita in pompa magna, cattolico integralista, agente dei servizi segreti inglesi in Africa. Va bene che il Grande Green dichiara: «Non so cosa andrò a scrivere ma per me vale soltanto scrivere cose che contano», ma poi quali erano le cose che davvero contavano per Green? Saviano se lo è mai chiesto? Le condivide? E se no, perché lo cita? Ed è poi così certo, Saviano, che il suo Gomorra, che a me, mi perdoni, non pare un romanzo, ma un ottimo reportage, un reportage di razza, come non se ne leggevano da qualche anno, debba solo a Levi e non a Mastriani, il ‘piccolo genio’ dei Misteri di Napoli e dei Vermi? Roberto lo conosce certamente, ma se non fosse così glielo consiglio, sono certo che farebbe scoperte interessanti sulla sua genealogia, scoperte insospettabilmente espressioniste, dunque ‘oscure’.

Anche a me piace la scrittura «più simile al morso di vipera che ad un acquarello di fantasie», ma la sua capacità di mordere dipende dalla sua ‘forma’ e spesso dall’oscurità balenano fuori mascelle che non lasciano scampo. Gadda non mi pare uno scrittore tenero acquarello di fantasie. Anch’io tento di mescolare scrittura e succhi gastrici, tanto per tenere la metafora, ma ciò non significa che il risultato debba essere la ‘chiarezza’. Nella nostra realtà, in realtà, non c’è nulla di chiaro, e, forse, non perché qualcuno lo oscura, ma proprio perché l’oscurità, la ‘malattia’ avrebbe detto Zeno, è parte integrante del suo essere, del suo ssussistere.
Nessuno più di me può condividere l’entusiasmo di Saviano per il rap, ma il rap è nato come arte ‘oscura’, perché la contaminazione è ‘oscura’, il mix è ‘oscuro’: non c’è nulla di chiaro nel ribollire che precede la nascita di una nuova chiarezza

Infine un’ultima domanda: come Saviano sa bene, gli scrittori oscuri sono quelli che «tengono in allenamento la lingua», come diceva Pagliarani, quelli che accettano l’oscurità per scoprire una chiarezza nuova.
Può darsi che non siano una buona merce, può darsi che non siano capaci di incidere sulla realtà con la potenza di Gomorra (ma a me pare, mi si scusi il cinismo, che - Gomorra o non Gomorra - le cose a Napoli vadano come sempre, purtroppo, i morti si contano a decine e l’emergenza è ora, non tra un decennio) ma io mi domando ( e domando a Saviano) come sarà possibile sognare sogni nuovi con una lingua vecchia?
Ma se è così, se per sognare nuovi sogni occorrono parole nuove, allora quella che Saviano chiama scrittura ‘oscura’ è l’unica che può ancora darci la luce, o almeno una scintilla, un barlume, prima del buio di cui parlava Svevo, in chiusa della sua oscurissima Coscienza.

27 commenti a questo articolo

L’emergenza è di tutti...
2007-05-15 14:33:23|di Roberta

Svevo, un altro ‘oscuro’?
insieme alle piccole cose di pessimo gusto di Gozzano???
espressioniste, dunque ‘oscure’???!!!
:-D

e addirittura le Canzonette del Golfo di Fortini in difesa della scrittura oscura...!!!

Ma è un pezzo satirico?


L’emergenza è di tutti...
2007-05-15 13:39:18|di Scipione linguista

"Mondadori o non Mondadori, Espresso o non Espresso (e, in questo caso: chi cazzo se ne frega?), "Gomorra" è anche, tra le altre cose, opera di grande letteratura."

Caro annibale,
so che mi capirà se le dico che la sua è solidarietà lessicale. In più, direi che noto un’aderenza o coesione lessicale tra il "chi cazzo se ne frega" e "opera di grande letteratura" (per un approfondimento terminologico si veda Pradi). In ogni caso, la sua è una nozione che va sempre interpretata come duplice. Infatti, essa riguarda sia il piano semantico, che possiamo considerare il “motore” della lessicalizzazione, in quanto è il piano al quale ha origine l’attrazione tra le parole che esprimono assieme un concetto unitario, sia il piano sintattico, dove si manifestano le ripercussioni di questo fenomeno.

suo Scipione linguista


L’emergenza è di tutti...
2007-05-15 13:23:33|di Adriano Padua

Caro annibal (lector?) siamo in sintonia infatti avevo scritto"Io mi tengo il saviano scrittore, a mio avviso eccellente"
E la prima volta che mi trovo a dissentire da saviano, secondo me ha commesso un errore molto frequente nel panorama letterario italiano, cioè quello di dire: "quello che faccio io è vera letteratura, il resto è inutile". e mi dispiace. Sul valore di gomorra e degli altri scritti di saviano non nutro alcun dubbio. come non ne nutro sul valore e l’importanza delle opere di balestrini, morselli, manganelli, gadda, pizzuto, volponi, levi ecc. ecc.. saluti


L’emergenza è di tutti...
2007-05-15 13:03:10|di alessandro ansuini

Confesso di essermi scaldato più del dovuto nella provocazione, in effetti, ma il mio voleva essere un paradosso. Nell’articolo di saviano, a dire il vero, mi hanno innervosito molte più cose di quante non ne ho espresse ma non vorrei continuare una polemica ormai sterile, da parte mia. direi che l’intervento di silvia riassume bene ciò che provo nei confronti di saviano, lo capisco anche. tutto quello che potrei aggiungere sarebbe invettiva contro un modo abbastanza semplicistico di liquidare la cosa ma, ripeto, sono cose già dette anche da altri, tra l’altro meglio di me.

A


L’emergenza è di tutti...
2007-05-15 10:34:29|

Tutto estremamente condivisibile.

L’articolo di Lello, tra l’altro, con tutto il carico della sua giusta, e non celata, valenza polemica, fa a pezzi il pregiudizio (ormai un vero alibi, quando non proprio un’arma da brandire per esorcizzare ogni forma di diversità, non solo in letteratura) della presunta "oscurità", restituendo dignità a tutte quelle forme di scrittura che, in modi diversi, si rifiutano alle logiche dell’omologazione.

Bene. Tranne un fatto, che mi sembra di percepire qua e là, anche e soprattutto nei commenti: il ridimensionamento, in taluni casi la riduzione a macchietta, del valore di Saviano come scrittore. Mondadori o non Mondadori, Espresso o non Espresso (e, in questo caso: chi cazzo se ne frega?), "Gomorra" è anche, tra le altre cose, opera di grande letteratura. Quindi, consigliare i plot per i prossimi "sceneggiati", lo trovo sinceramente di cattivo gusto, soprattutto nel caso non si fosse nemmeno letta l’opera che si intende criticare.

Annibale Letterio


L’emergenza è di tutti...
2007-05-14 23:44:08|di Marco

veloce appunto per dire che trovo particolarmente azzeccata la nota di Pepe. sulla definizione di chiarezza e oscurità le distinzioni da fare sono sempre delicate.

perfino Brecht (stando a un vecchio articolo di Berardinelli) può attivare o ha potuto far scattare difese dall’oscurità, in determinati contesti. perfino la sua può essere giudicata poesia indecifrabile, oscura.

*

e d’altro canto: c’è modo di pensare una poesia più complessa e tuttavia meno lontana dal dolore di quella di Celan? è o non è scrittura che precisamente e carnalmente si confronta con il male, lo sterminio, l’inumano?

fra l’altro. Celan non è (stato) solo uno scrittore. è un corpo che non ha più facoltà di parola. è la notte del 19 aprile 1970.

*

Saviano parla del proprio percorso e delle proprie preferenze. legittimo. ne parli. certo, lo fa su "Repubblica", e allora la faccenda si complica un po’. ma non è nemmeno questo che vorrei notare.

piuttosto, mi domando: quando sarà possibile avere in questo paese una percezione estesa (diffusa, condivisa) del fatto che è legittimo e non criminoso avere un vocabolario di più di cento parole per scrivere?

quando si inizierà ad avere un po’ di fiducia nelle [e/o a punzecchiare positivamente le] facoltà ermeneutiche del lettore?

*

l’editoria fissa sempre l’asticciola a 100 centimetri da terra. vuole l’inchino. quindi un popolo di gobbi


L’emergenza è di tutti...
2007-05-14 17:03:53|di silvia molesini

Credo che per lui (Saviano)si tratti di una sorta di questione "di vita o di morte".
In quel luogo non esistono pensieri astratti o speculativi, non c’è discorso critico o interpretativo che tenga.
Si tratta di una sorta di denuncia militante che ha poco a che vedere con la letteratura e i suoi crismi ma che riguarda cose più, come dire, vicine ai fatti.

E invero: con la scrittura (strumento) posso occuparmi di un fracasso di cose.
Quelle che basta che uno dia un calcio allo sgabello e resti appeso sono le emergenze, come salvare un ragazzo che sta annegando.
Le altre Saviano non le vede perché è troppo "bruciato" dall’impresa. Meritoria, ma lasci stare, diciamo noi, la letteratura e, soprattutto, la poesia.

Forse non può farlo. Forse dopo Gomorra un muro e, anche per vivere, il destino del "letterato". Allora deve esprimere opinioni, e lo fa come lo sta facendo, in linea con la sua fatica.


http://silviamolesini.splinder.com

L’emergenza è di tutti...
2007-05-14 16:49:09|di Lello Voce

Non ho risposte per la prima domanda di Maria. Bisognerebbe chiederlo al Mercato. Per quanto riguarda il suo secondo intervento, mi pare un po’ ingenuo pensare che l’attenzione sulla camorra, o la resistenza contro di essa siano iniziate grazie a Gomorra. Proporrei anche a Maria di riflettere...

lv


L’emergenza è di tutti...
2007-05-14 15:43:47|di maria

West Coast ed East Coast


L’emergenza è di tutti...
2007-05-14 15:38:03|di maria

interessante Adriano, east e west cost anche in Italia? Ti ringrazio di avermi risposto, ma quello che intendevo dire io è questo: noi possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo e criticare "giustamente" il Saviano teorico come dici tu, ma resta il fatto che il suo libro ha cambiato il senso di marcia e questa non è letteratura, è un fatto, una realtà, lui è riuscito ad arrivare dove nessuno finora sulla medesima questione, la sua parola è diventata una cosa, un movimento d’opinione, un riflettore puntato, un giro di boa, e questo è un fatto...e su questo io davvero non mi ci raccapezzo


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