di Maria Teresa Carbone & Franca Rovigatti

Maria Teresa Carbone lavora alle pagine culturali del «manifesto».
Ha pubblicato tra l’altro 99 leggende urbane (Mondadori 1990) e la raccolta di versi Calendiario (Edizioni Babà 2004). Ha curato le edizioni 1999 e 2000 di romapoesia insieme a Franca Rovigatti e Nanni Balestrini con cui ha coordinato anche Zoooom.it e il programma Millepiani (Cult Network).

Franca Rovigatti per vent’anni ha lavorato alla Treccani. Nel 1997 ha fondato il festival romapoesia, curandolo per diverse edizioni. Nello stesso anno ha pubblicato il romanzo fantalinguistico Afàsia (Sottotraccia).
Sue poesie e racconti sono usciti in antologie e riviste (Poesia femminista italiana, "Nuovi Argomenti", "Tèchne", ecc.).
Come artista visiva ha esposto in Italia e all’estero.

pubblicato lunedì 27 settembre 2010
Quali sono. Le cose che ci stanno a cuore. Vivente solleva il peso di questa domanda. Piera Oppezzo romapoesia 2010, ma il titolo vero del (...)
 

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LA DIGNITÀ DELLE DONNE, LA DIGNITÀ DELLA NAZIONE

Articolo postato giovedì 17 marzo 2011

LA DIGNITÀ DELLE DONNE È LA DIGNITÀ DELLA NAZIONE
LA DIGNITÀ DELLA NAZIONE È LA DIGNITÀ DELLE DONNE


Questo messaggio ci è arrivato ieri da Rosaria Lo Russo e lo giriamo a tutte le poete e i poeti di Absoluteville, come augurio per la Giornata internazionale delle donne.
Con poEtiche lo scorso ottobre abbiamo avviato un lavoro di ricognizione e di confronto sulla poesia delle donne in Italia, inserendoci in un momento collettivo e individuale di risveglio, dopo anni di sotterranea incubazione. Che il nostro non sia stato uno sforzo isolato, lo dimostra la quantità di iniziative che si stanno sviluppando in questi giorni. Iniziative che non sono circoscritte alla scrittura femminile, ma che la assumono come protagonista. Al di là delle apparenze, ancora oggi le donne pubblicano in misura molto inferiore rispetto agli uomini, come nota su The New Republic Ruth Franklin, commentando i dati usciti sul sito Vida, nato nel 2009 «per riflettere sulla ricezione critica delle opere letterarie femminili nella cultura contemporanea». Cifre alla mano, Vida ha infatti dimostrato che le recensioni di libri scritti da uomini sono ben più numerose delle recensioni di libri scritti da donne e che gli autori delle recensioni sono in larga maggioranza uomini. E a Peter Stothard. responsabile del «Times Literary Supplement», che ha liquidato la questione affermando di volere sulla sua rivista «solo le migliori recensioni degli autori più importanti», Franklin ha ribattuto che dati simili fanno riflettere sulle definizioni di "migliore" e "più importante" in un campo come la letteratura, profondamente influenzato dalle norme culturali vigenti. Siamo d’accordo, e anche per questo ci fa piacere che la sigla poEtiche entri in una serie di circuiti diversi, all’interno dei quali la voce delle poete si pone consapevolmente nel flusso della poesia contemporanea.
Speriamo quindi che possa essere utile condividere il nostro calendario di marzo con le lettrici e i lettori di Absoluteville.


giovedì 10 marzo: per il ciclo esc@rgot, Cinema come poesia, verifiche incerte (ESC, via dei Volsci 159, Roma, ore 19)

domenica 13 marzo: per il ciclo Italianamerica – Doppia esposizione / Double Exposure (in collaborazione con Monteverdelegge), reading di Jennifer Scappettone e Marco Giovenale (Circolo delle Quinte, viale Trenta Aprile 4, Roma, ore 21)

sabato 19 marzo: per il ciclo esc@rgot, 50 Novissimi Anni, nel cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell’Antologia dei Novissimi (ESC, via dei Volsci 159, Roma, ore 19)

lunedì 21 marzo, Giornata mondiale della poesia: per il ciclo Genealogie – Poete tra un secolo e l’altro, Cristina Annino e Maria Grazia Calandrone incontrano Paola F. Febbraro (Biblioteca Marconi, via G. Cardano 135, Roma, ore 18)


E con un brano di Paola F. Febbraro, tratto da un colloquio con Brunella Antomarini (Al giusto verso, “il cannocchiale”, rivista di studi filosofici, I, 2002), vi salutiamo.

Per quanto riguarda l’essere poeta io non riesco ad autodefinirmi tale senza provare disagio. L’esposizione come poeta oggi è un’esposizione che può facilmente mettere a repentaglio una mia ricerca di chiarezza. E’ sempre molto di più e molto di meno. Vivo più l’essere poeta come lo sviluppare una forza interiore, uno stare bene con me stessa così da poter essere poeta. Non ho mai avuto paura di non scrivere più. Non l’ho mai avuta e spero non avverrà mai. Anche questa credo sia una scelta poetica. Ho sempre pensato, e adesso lo penso con più serenità, di scrivere quando ne sento la necessità. Ma se non scrivessi più, la poesia stessa, la pratica poetica mi avrà portato a una conoscenza e ad un rispetto dell’esistere e anche dell’esistere dell’esperienza umana della poesia, da condurmi sicuramente da qualche parte. Magari dove vivere poeticamente sarà fare poeticamente.
.........................

La parola sia come suono che come segno era parola magica.

Il linguaggio è potente, capace di violenza. Una parola di guerra è di per sé violenta. La pubblicità della lotta al cancro, per esempio, è scritta con un tono così violento… cioè dice che c’è una guerra contro il cancro ed è questa guerra che fa venire il cancro. L’anima interiorizza le parole, per questo la lingua poetica non è solo una questione di tecnica e tradizione. Il poeta ha anche una responsabilità, perché una poesia è un organismo, è un ’oggetto particolare’, riproduce un percorso di esplorazione e conoscenza. Con una certa parola io conduco da una parte e non da un’altra. Se decido di non usare il tu e di scegliere l’io è perché in quel punto è un tu così generico, direi così neutro, che confonde. La poesia è sciamanica, capace di ’guarire’. Perché una poesia guida a un’esperienza di entrata e di uscita che tu stesso hai fatto, tu fai entrare al primo verso e fai uscire all’ultimo. E’ testimonianza di un’esperienza che può essere rivissuta. Per questo il poeta ha la responsabilità di non confondere se stesso e il lettore. La poesia manda al giusto verso il sentire. Il verso è il giusto verso, se confonde manda al verso sbagliato il sentire. Qui verso sta ad indicare anche una direzione, un orientamento. Il ritmo, la versificazione, la tradizione impediscono di andare verso una direzione qualunque.
..............................

Vorrei per semplificare provare a raccontarti il giorno che ho cominciato a capire il perché e il come dell’andare a capo. Prima andavo a capo in maniera istintiva, barcollante. Le cose sono cambiate il giorno in cui mi sono rapportata al lavoro di un’altra poeta, che è stata Amelia Rosselli. E’ accaduto in un momento in cui io ero completamente confusa, chiamo confusione non avere né sopra né sotto, né sinistra né destra, una condizione di disorientamento molto doloroso. Ho letto delle sue poesie, due o tre, e queste poesie sono riuscite a dare senso a questa mia confusione. Queste due o tre poesie sono state capaci di darmi dei punti luce. Prima la sua poesia era per me oscura. Da quel giorno ho cominciato a leggere e a ’capire’ la sua poesia, perché finalmente il contenuto era illuminato dal modo in cui lei scriveva e viceversa. E’ successo che io ho ‘visto’ perché andava a capo. Ho visto che l’andare a capo accadeva perché la poesia acquistava in questo modo una posizione nello spazio. Aveva una struttura. Era anche un ‘oggetto’. Mentre tutto il resto del giorno ero in preda alla confusione più totale, anche panica, ho cominciato ad alzarmi all’alba non so per quante mattine, andavo al tavolo, sistemavo in ordine i fogli di una raccolta che avevo scritto precedentemente e finalmente ’vedevo’ dove dovevo e volevo andare a capo. E andavo a capo.
Amelia mi ha dato il permesso di fare questo perché mi ha dato la chiave di accesso per entrare in contatto con una ‘tradizione poetica’, la sua. La trasmissione della tecnica è avvenuta perché la poesia di quel poeta è riuscita a trasmettere all’altro non solo il contenuto ma di più, questa capacità di darsi ordine, di mettere ordine: di essere ‘puntuali’ e rispettosi verso quello ci accade e questo può succedere se in un certo senso ‘molli la presa’ e ti affidi ad altro che la tua ‘idea’ di bene o di benessere. Allora ho scoperto che la poesia è capace di ‘fare’ e, perché no, di aiutare. L’andare a capo è diventata una responsabilità precisa.


9 commenti a questo articolo

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