Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA (...)

LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?

Articolo postato sabato 23 febbraio 2008
da Valerio Cuccaroni

Contro la "poesia in scatola"

Valerio Magrelli, in un’intervista pubblicata su «Poesia» di questo mese ha ben individuato la natura di supporto, di medium specifico propria della pagina scritta, finendo però per identificare tout court parola poetica e scrittura: "Anche se prima di pubblicare ho fatto moltissime letture, anzi, per vari anni la mia opera è esistita solo nelle letture [...] per me l’essenza di questo sistema espressivo consisteva nell’arrivare alla pagina. [...] Per me scrittura e poesia si identificano senza residui".

Stando a questa equivalenza viene però da chiedersi che cosa siano allora i versi interpretati nei poetry slam, quelli presenti nella video-poesia, quelli cantati dai cantautori, quelli delle tragedie recitati a teatro? È evidente che esistono molteplici forme di poesia, non solo quella stampata, che ha trionfato, ricordiamocelo, solo a partire dall’invenzione di Gutenberg.

Privilegiare la poesia scritta rischia di avallare un’altra convizione a mio parere tanto diffusa quanto errata,cioè che la poesia degna di questo nome sia soltanto quella pubblicata. Ciò, consapevolemente o meno, finisce per fare il gioco di quella che ormai è diventata una vera e propria Corporazione del libro, simile all’Aristocrazia dell’Ancien Régime. Questa Corporazione è formata da gruppi di potere, costituiti da critici e poeti che hanno posizioni privilegiate in giornali, case editrici, accademie, ecc. e che sono convinti che la poesia sia soltanto quella pubblicata, stampata sui libri, possibilmente di grandi case editrici. Facciamo un esempio esplicativo: nella scelta dei poeti da includere nella propria antologia della poesia italiana del secondo Novecento, Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi hanno incluso soltanto quelli che avevano pubblicato con medio-grandi case editrici, mentre Alberto Bertoni, andando controcorrente, nel suo "Trent’anni di Novecento" ha incluso anche qualche cantautore. La Corporazione del libro è nata e si è ingigantita nei secoli, assumendo proporzioni maggioritarie, totalitarie, attraverso lo smercio di "poesia in scatola", come dovremmo cominciare a chiamare la poesia libresca. Ma la poesia è unione di senso e di suono: i differenti supporti che la veicolano determinano soltanto generi diversi. Riscopriamo la ricchezza sterminata dei generi poetici. Riscopriamo l’etimologia, il significato primo di Sonetto. La poesia libresca di cui oggi si lamenta lo stato comatoso è in sé comatosa, perché è lettera morta: chi pensa che la poesia stia solo nei libri è un necrofilo.

È giunta l’ora di riconoscere che solo raramente la "poesia in scatola" ha un buon sapore: chi ha gusto, la poesia già da un pezzo la cerca anche altrove.

31 commenti a questo articolo

LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-28 16:17:32|di Valerio

A Martino

L’opinione di Magrelli è assolutamente legittima, ma non significa che debba essere condivisa e condivisibile. Ad esempio, io non la condivisi.
Bella l’immagine dei lettori di retro-scatole. Calza a pennello.

A Erminia

Ovvio che il supporto non garantisce la qualità (era proprio il succo del mio intervento). Grazie per la tua segnalazione: da imitare, rifare, ovunque. E bella la descrizione della promenade salernitana: una volta ho letto in un centro commerciale un brano del più bel poema della storia, il De rerum natura, quel passo in cui Lucrezio descrive la passione amorosa attraverso l’immagine dell’inturgidamento del pene e della formazione del seme, urlando in faccia alla gente con le sporte piene, ché guarda caso si è fermata ad ascoltare - sì, provocazione, cabaret e avanspettacolo, più che militaresca avanguardia, happening (grazie per l’ultimo post su ap) e saltimbancheria: e lasciatemi urlare!

A Fabio

Hai fatto centro: ce l’avevo con la Corporazione, non con la poesia in scatola. Dimmi di più sullo scatolone.

A tutti su Fabio

(Ri)segnalo - grazie a chi lo fece su ap - la sua ottima iniziativa: video-interviste a poeti [A]live poetry: l’ultima è a Laura Pugno (non a caso video-poetessa)
http://www.omero.it/rivista.php?ite...

A Raspini

Non vedo l’ora di ascoltarti.

Al resto dei dialoganti

Ha colto il senso del mio testo chi vi ha visto un invito a mettere in primo piano ANCHE la poesia interpretata, cantata, inscenata, per quanto oscena blasfema ridicola. Anche se il mio gusto personale tende a preferire sempre l’esecuzione - buona e godibile - allo spartito, il mio gesto era proprio inclusivo: voleva semplicemente allargare il concetto di poesia, superando lo steccato del libro; escludendo, certo, chi pensa che la poesia sia solo quella libresca. Del resto, oggi non sono andato a sentire Veltroni, sebbene il pullman si sia fermato a soli 7 km da casa mia (ad Ancona non viene perché abbiamo il sindaco inquisito..).
La musica di un musicista di strada o di un jazzista che improvvisa può essere terribile, ma chi si sognerebbe di dire che quella non è musica: brutta musica ma musica. Allora, giudichiamo la poesia, ma giudichiamola tutta.
Contini ha aperto la strada per l’inserimento della poesia dialettale nell’alveo della poesia italiana tout court, antologizzando i poeti dialettali ne La letteratura dell’Italia unita. Alberto Bertoni non è Contini, ma il suo gesto di includere i cantautori è senza ritorno. La navigazione della nostra rivista ARGO cominciò proprio così: invitando a bordo Bertoni ed esplorando con lui e altri (fra cui segnalo il linguista Telve) il territorio in cui musica e parole, oralità e scrittura si incontrano nel segno della poesia (la musique avant toute chose!) - per i curiosi:
http://www.argonline.it/territori/t....
Per i biografi (non per Lorenzo): a bordo quella volta doveva esserci anche l’aedo Voce, uno dei pochi scrittori coraggiosi e divertenti rimasti in Italia, ma impegni scolastici lo tennero lontano... Non lo lasciai però al suo destino, Voce, e non a caso ho conosciuto questo blog proprio seguendo le sue tracce: la prefazione del suo "Farfalle da combattimento", il primo libro di poesia che ho acquistato in vita mia (non a caso perché aveva un cd allegato!), fu scritta da Lorenzo Cherubini detto "il Jovanotti" - forse è proprio Voce, allievo di Cimabue-Balestrini, il nostro Giotto, colui che intuitivamente ha riscoperto la Prospettiva.

Insisto sui cantautori, perché vorrei trovare qualche valido interlocutore con cui portare avanti questo discorso. Fra di loro, a mio avviso, ci sono alcuni fra i più grandi poeti contemporanei, poeti elitari e popolari, popolari in senso gramsciano però e non a caso, piuttosto perché hanno qualcosa in più: al testo, spesso di ottima fattura sia metrica che linguistica che contenutistica, aggiungono la musica e l’esecuzione - quindi, si rassegni chi non è in grado di garantire anche queste, della propria minorità dovrà fare la propria grandezza, restando tuttavia meno dotato di quegli altri, baciati da Apollo, padre di [A]pelle.

Se scrivesse oggi il suo De vulgari eloquentia, Dante non potrebbe prescindere dall’analisi dei testi di Tenco, De Andrè, De Gregori, Conte e Cherubini. Non riuscirebbe a creare la sua divina commedia...

Dico tutto ciò sui cantautori, del resto e ci tengo a sottolinearlo, non amandoli particolarmente, ma a onor del Vero.

E ha ragione chi dice che i baroni medievali stanno cominciando a tremare e temere: lo dimostra la loro angoscia e depressione, il loro additare la fine mentre sono evidenti anche i segni dell’inizio. L’urlo che scaturisce dai poetry slam e dai blog, articolato e ritmico tagliente e sublime, li sta assordando! Non possono più far finta di niente: le loro teste presto cadranno (metaforicamente, s’intende), se almeno questa di rivoluzione in Italia si compirà. Se almeno stavolta i ribelli non si divideranno per strappare all’altro un pezzo di pulcioso cartone, il proprio resto di scatolone (Fabio, forse lo scatolone è proprio quello che si mettono addosso i poeti-barboni, no?).

Anche sul Corsera se ne sono accorti: "Se i barbari conquistano la letteratura", 27/2/08, p. 39. Questo dovrebbe far riflettere, soprattutto se si considera che in questo articolo il riferimento non è Voce, ma il filologo Franco Brevini...


http://www.argonline.it

LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-26 06:28:44|di stefano raspini da belluno reggio firenze

SCUSATE HO DIMENTICATO UNA COSA, 25 ANNI DI WOITILISMO HANNO RIPORTATO IN AUGE DANTE LUZI VELTRONI IL FETO VIVO E DIO CHE MAI COME OGGI E’ DIMOSTRATO NON ESSERCI, QUESTA E’ L’ARROGANZA DEL POTERE. DOVE C’E’ ACCADEMIA C’E’ POTERE DOVE C’E’ CHIESA C’E’ OSTRACISMO E BUIO. L’ITALIA E’ RAZZ A RAZZ ISTA RAZZ IONALISTA in germania per esempio il loro papa manco lo cagano w l’anarchia!!!


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-26 06:05:31|di stefano raspini da belluno reggio firenze

salve a tutti sono il migliore ma nello scritto deficito causa allergia all’accademia e allo studio, scrivo d’istinto non stinto e dal vulcano esce di tutto anche cacca d’autore. Beh, credo che le recensioni di montale non le avro’ mai, la poesia in questo caso e’ la critica alla medesima come ho letto per l’anguilla del sommo. A volte la masturbazione celebrale su dante da’ origine alla creazione cromosomica di un nuovo gene (endecassillabato ovviamente)....non so’.. la poesia performativa evita il giudizio post post
l’ingombrante fermati e decidi passa il muro dell’istantaneo e porta un contributo all’eterno, e l’eterno ritorno all’identico allora non e’ in fondo la celebrazione dell’immediato?
O IL RELATIVISMO E’ ORA DI SMETTERLO!!
DIO E’ MORTO, IL SONETTO STA’ MORENDO E IO MI SENTO BENISSIMO...capitano o capitano....una volta john giorno disse della sua poesia...cazzo’ il freno dietro della moto e’ floscio..go lello go!!! go go lello go!!!


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-25 14:32:12|di alessandro ghignoli

quando scrivo una poesia, ¿penso previamente alla sua collocazione?
lo sviluppo di un pensiero poetico è sempre e senza condizioni un tipo di pensiero in rivolta. è nel dissenso, nel desiderio in azione che ’colloco’ il mio testo.
allora scrittura e oralità sono il tutto nell’uno, sono parte di una totalità e del suo frammento.
avere più voci e più maniere di esprimerle è solo un modo dei modi possibili.

un abbraccio


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-25 00:00:12|di lorenzo

voce, mon frère, ma che cazzo stai a dddi’? ma stai a dddi’ a me?

lorenzo


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-24 22:40:23|

whoever he/she was to quote me, and say that that little episode of my life was interesting: thank you!

chiunque fosse a citarmi per quel piccolo episodio della mia vita, aggiungendo che era molto interessante: oh, grazie dell’apprezzamento.

tuttavia, il post aveva anche un seguito, sulla street-poetry

la street-poetry è per definizione personalistica. come esistenza on-the-road.


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-24 22:31:05|

@ Cuccaroni, insisto:Chapeau!

e Chapeau anche a Daino.

Lorenzo, mon amì, sei l’unico capace di trasformare la tua preconcetta opposizione a qualsiasi cosa non sia tu stesso in una sorta di evangelico volemose bene. Anche per questo ci vuole abilità.

per il resto... si vede che è tempo di larghe intese...

lv


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-24 20:33:15|

"oggi sono stata tre ore in bicicletta per il lungomare di salerno"
OH VERY INTERESTING!!!!


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-24 18:32:13|

che misunderstaning. :)
Il mio fai schifo non era inteso da gridare in faccia al povero passante (eheh), che fa un po’ troppo sex pistols, ma di riceverlo a seguito di una brutta perfomance :)

Riguardo al compenso ai poeti, spesso mi dimentico che negli altri paesi c’è civiltà, anche in francia mi pare esista un sussidio per agli artisti. nella nostra beneamata giungla italiota queste finezze nemmeno vengono considerate :)


LA MORTE DELLA POESIA o, piuttosto, IL TRAFFICO DELLA POESIA MORTA?
2008-02-24 17:33:05|di erminia

oggi sono stata tre ore in bicicletta per il lungomare di salerno ormai affollato di qualsiasi etnia, e mi ripromettevo di recitare una poesia a qualcuno, di fare un poco di street-poetry, ma andando su e giù con mio marito ugualmente arruotato, ho riconosciuto solo il mio solitario fratello, appiedato: così, essendo quello l’unico volto noto in una folla disomogenea e angosciante, mi sono fermata presso di lui, ma egli aveva così tanti problemi suoi, che non me la sono sentita di recitargli in faccia nessun verso, let alone (tanto meno) di dire a nessuno altro di passaggio (salernitano, bosniaco, cinese, tailandese, filippino, bulgaro, gitano, polacco, albanese, medio-orientale, russo, ucraino, senegalese, eccetera)"fai skifo", come suggerisci tu, Alessandro

Anche perchè non credo che la missione della poesia (sebbene io scriva poesia ideologica, a comizio) sia gridare in faccio "fai skifo" a nessuno, anche se, sincerità per sincerità, il sentimento di sana reciproca ostilità tra esseri umani ti indurrebbe facilmente a questa amara confessione (confessione che la saggezza mia adulta mi consiglia di frenare siccome di accoltellati in giro ce ne sono un numero sempre maggiore).

a oxford, i fondi sono per questi poeti che si offrono per fare la street-poetry per fare loro guadagnare la giornata e per non fare rimettere di tasca loro i soldi per i vari biglietti necessari a viaggiare su e giù per Oxford sui bus recitando poesia in faccia ai viaggiatori dalle prime luci dell’alba fino a sera. è un evento strutturato. atteso anche.

in fondo questi poeti offrono un servizio sociale, e mi pare giusto percepiscano un compenso, compenso che l’Arts Council non si appezzentisce di certo a elargire, con tutti i soldi che ha.


Commenti precedenti:
1 | 2 | 3 | 4 |>

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)