Absolute Poetry 2.0
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LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 5: Sandro Penna

di Luca Baldoni

Articolo postato mercoledì 15 settembre 2010

Numero_5: Sandro PENNA (1906-1977)


Sandro Penna è, insieme a Pasolini, la voce più nota della poesia italiana omosessuale, anche a livello internazionale. Da poeta di culto (tra gli anni ’40 e ’60), Penna è ormai un classico unanimemente considerato uno dei poeti maggiori del nostro Novecento. Detto ciò, l’affermarsi dell’indubbio valore della sua poesia è avvenuto a prescindere dall’aspetto omosessuale pure così insistente. Tenendo presente che il poeta stesso affermò “solo fanciulli nelle mie poesie!”, è stupefacente che ad oggi esista un solo articolo che prende di petto la questione del desiderio omoerotico nella poesia di Penna (Roberto Polce, “Penna rubato” in Libertaria, n° 2, 1983). Altrimenti il poeta è stato confinato in un empireo di purezza e innocenza totalmente slegato dal contesto reale in cui egli visse e che pure traspare nelle sue poesie. Così si sono cristallizzati certi stereotipi, come il fatto che Penna sia poeta “greco”, sia per l’icasticità dei suoi versi che per la tematica pederastica. In verità la selezione che ho effettuato mira, pur accogliendo il Penna più luminoso e risolto, a mettere in fila anche quei testi che ci testimoniano un poeta per niente greco, ma al contrario chiaramente cosciente del contesto socio-culturale in cui si trova a muoversi. I purissimi amori penniani possono essere comprati (“Ma perché non comprare il bene e il male/di questo giovanetto”), e sono comunque sottoposti a quei “divieti/alla felicità” che di certo non esistevano nei ginnasi di Atene. Altrove affiora la coscienza della persecuzione (“costumi vilipesi./Non poterono più essere compresi.”), anch’essa impensabile nel mondo greco, come anche la rivendicazione, nella poesia “Omosessualità”, della “naturalità” dell’amore per i fanciulli (e anche qui, quale poeta greco avrebbe sentito il bisogno di sottolinearla?).
In conclusione trovo Penna un poeta dal quale possiamo desumere molti più dati sulla condizione omosessuale in un determinato periodo storico di quanto non parrebbe a prima vista. Penso che ciò sia confermato dalla poesia che chiude la selezione, non nota al vasto pubblico in quanto sino a poco tempo fa inedita, pubblicata e commentata da Roberto Deidier, curatore della carte penniane, sulla rivista Trasparenze. Chiosa giustamente Deidier che “l’osservazione del padre sancisce non solo una naturalità diversa, reietta, da battuta, una naturalità che sembra perdere qualsivoglia aura di complicità e compromissione con l’umanità nietzschiana registrata da Penna fin dai suoi esordi; ma anche una naturalità che può prestarsi alla battuta, farsi oggetto di un’ironia, questa sì cupa, se confrontata con le immagini più frequenti e vitalistiche di questo poeta.” Dunque un Penna meno solare ma più consapevole, da accostare a quello più vulgato col quale molti saranno già familiari.
L. B.


da Poesie (1939)



NUOTATORE


Dormiva…?
Poi si tolse e si stirò.
Guardò con occhi lenti l’acqua. Un guizzo
il suo corpo.
Così lasciò la terra.



***


Le nere scale della mia taverna
tu discendi tutto intriso di vento.
I bei capelli caduti tu hai
sugli occhi vivi in un mio firmamento
remoto.

Nella fumosa taverna
ora è l’odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passo ai bianchi marinai.


***


Eccoli gli operai sul prato verde
a mangiare: non sono forse belli?
Corrono le automobili d’intorno
passan le genti piene di giornali.

Ma gli operai non sono forse belli?


***


Trovato ho il mio angioletto
fra una losca platea.
Fumava una sigaretto
e gli occhi lustri avea…



da Poesie inedite (1927-55)


Il mio fanciullo ha le piume leggere.
Ha la voce sì viva e gentile.
Ha negli occhi le mie primavere
perdute. In lui ricerco amor non vile.

Così ritorna il cuore alle sue piene.
Così l’amore insegna cose vere.
Perdonino gli dèi se non conviene
il sentenziare su piume leggere.


***


La mano casta e odorosa di ferro
baciavo… E poi dall’officina un grido
lungo veniva a rapirmi la mano.


***


Fuggono i giorni lieti
lieti di bella età.
Non fuggono i divieti
alla felicità.


***


Ma perché non comprare il bene e il male
di questo giovanetto incatenato
alla tua acetilene, o ciarlatano
del solo bene, idolo popolano.


***


Ecco il fanciullo acquatico e felice.
Ecco il fanciullo gravido di luce
più limpido del verso che lo dice.
Dolce stagione di silenzio e sole
e questa festa di parole in me.



da Appunti (1950)


Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli felice.


***


Poi fu una cosa povera, avvilita,
nascosta da una mano, il segno della vita.


***


Tu mi lasci. Tu dici “la natura…”.
Cosa sanno le donne della tua bellezza.



da Una strana gioia di vivere (1956)


XI


Il fanciullo magretto torna a casa
un poco stanco e molto interessato
alle cose dell’autobus. Pensa
con quella luce che viene dai sensi
dei sensi ancora appena appena tocca -
in quanti modi adoperar si possa
una cosa ch’è nuova e già non tiene
se inavvertito ogni tanto egli tocca.
Poi si accorge di me. E raffreddato
si soffia il cuore fra due grosse mani.

Io devo scendere ed è forse un bene.


XXX


La rosa al suo rigoglio
non fu mai così bella
come quando nel gonfio orinatoio
dell’alba amò l’insonne sentinella.



da Croce e delizia (1958)


Ragazzi, questa sera
di giugno, non tornerà mai più.
Queste cose sapete.
Ma come dire, come dire a voi
quello che siete
questa sera.

Anche se le compagne,
oh quelle non vi ammirano.
Ma voi non vi curate
di loro, veramente.
Girate un po’ lontano
insieme (due gemelli?).
Vi abbracciate e fingete
quello che veramente
qualche volta succede.


***


Lungo è il tragitto in autobus. Anche
se la campagna fuori è così bella.
Anzi sognata tra la nebbia. Un rozzo
garzone di fornaio una sua tenera
grazia concede ad attimi e poi nega
facendo di quel tratto una catena
di bei ricordi da sgranare a sera.



da Altre (1936-57)


Sempre fanciulli nelle mie poesie!
Ma io non so parlare d’altre cose.
Le altre cose son tutte noiose.
Io non posso cantarvi Opere Pie.



da Stranezze (1976)


GUARDANDO UN RAGAZZO DORMIRE


Tu morirai fanciullo ed io ugualmente.
Ma più belli di te ragazzi ancora
dormiranno nel sole in riva al mare.

Ma non saremo che noi stessi ancora.


***


Forse l’ispirazione è solo un urlo
confuso. Ma entro le colonne della
legge, ridendo si masturba ogni fanciullo.


***


Non furono questi costumi vilipesi.
Non poterono più essere compresi.


***


VARIANTE


Oh voglia di baciare un bel ragazzo.
Sole con luna, mare con foreste.
Tutt’insieme baciare in una bocca.

Ma il fanciullo non sa. Corre a una porta
di triste luce. E la sua bocca è morta.


***


Volgeva un po’ a sinistra. Era un difetto.
Ma ricordava gli anni ancor vicini
quando corre fra noia e diletto
l’epoca degli stretti calzoncini.


OMOSESSUALITÀ


Le loro brame segrete, le loro
selvagge vittorie sulla carne
si confidavano. Una notte
(avevano il giorno tutto, giorno
di prima estate,
vagato per la campagna
insieme) insieme
di stanchezza dormirono. All’alba s’incontrarono
i loro corpi nudi.
Fu una cosa del tutto naturale.


AD UN AMICO


Dei giovinetti schivo
tu sei un immortale.
Oh bel sogno sportivo
dolcissimo e reale.


***



da Il viaggiatore insonne (1977)


SBARCO AD ANCONA


Dalla nube di polvere di carbone
mi saluta un sorriso tutto bianco.
Ma l’angelo di legno della barca
guarda gli orinatoi tristi e odorosi
improvvisati agli angoli – rivali
o amici cari ai cocomeri rossi.

Amici miei gli orinatoi… Ma io
non tendo forse al monte dove trovo
lontano il mare e l’odore perverso -
l’adolescente odoroso di fichi?


***


Immobile e perduto, lentamente
animava nel buio la mano.



da Trasparenze, n° 14, 2002


Un giorno che seguivo un ragazzetto
questi, arrivato all’altezza del padre,
disse con cattiveria del mio fare.
E il padre, curioso, domandò: “che voleva?”
“Voleva fare le zozzerie”, rispose il figlio,
al che il padre pazzamente ridendo
verso di me aggiunse “come i cani?”

****


LE PAROLE TRA GLI UOMINI - L’omosessualità e la poesia italiana moderna e contemporanea
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3 commenti a questo articolo

LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 5: Sandro Penna
2010-09-21 00:09:13|di Luca Baldoni

Anch’io mi chiedevo, Arnold, Sandro Penna resta senza commento? Sarebbe questo di per sé un argomento interessante su cui soffermarsi. Casualità o segno di qualcosa di più essenziale?
Ma grazie soprattutto della tua voce che regolarmente ci giunge in punta di fioretto.


LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 5: Sandro Penna
2010-09-20 22:17:59|di Arnold de Vos

Sandro Penna resta senza commento?
Poeta desueto, mansueto rimorchiatore
di pesci grandi e piccoli.
Una penna che è una lenza.

Arnold de Vos


LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 5: Sandro Penna
2010-09-16 21:58:08|di Luca Baldoni

ERRATA CORRIGE
Mi è stato gentilmente segnalato da un lettore un mio errore nella copia della poesia "Felice chi è diverso" tratta da "Appunti". Il testo corretto è:

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.

Mi scuso per l’errore.


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