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LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 8: Pasolini (parte II)

di Luca Baldoni

Articolo postato martedì 14 dicembre 2010

Numero_8: PASOLINI parte II





Pier Paolo PASOLINI (1922-1975)


Agli inizi degli anni Settanta il sogno romano di Pasolini è definitivamente infranto, anche eroticamente. Il “cambiamento antropologico” dell’Italia investe profondamente il mondo amato da Pasolini, stravolgendolo e mutandone equilibri sessuali radicati da secoli. Così il battuage delle poesie di questo periodo è un vagare livido e disperato, in cui la ricerca dei corpi appare coazione piuttosto che vitalità, come nei versi qui antologizzati da Trasumanar e organizzar. Più o meno nello stesso periodo abbiamo la nota abiura della Trilogia della vita, che ruota principalmente intorno al rifiuto di quei corpi tanto celebrati nel ventennio precedente.
Se Pasolini non avesse scritto altri versi, la sua personalità erotica sarebbe stata tramandata principalmente attraverso questi testi, che in qualche modo sembrano armonizzarsi perfettamente con le circostanze della sua morte. Pasolini cantore dei corpi ma non delle anime dei ragazzi di vita, ossessionato dal rapporto seriale, anonimo, al limite violento.
Il condizionale è d’obbligo perché tra il 1971 e il 1973 Pasolini lavorò a una serie sonetti raccolti sotto il titolo L’hobby del sonetto, che a lungo rimasti inediti sono infine apparsi nel Meridiano Mondadori dedicato alla poesia dell’autore nel 2003. L’hobby del sonetto è un testo che finora non è stato studiato a fondo, ma che considero fondamentale non solo per gli esiti poetici, ma perché è la via di accesso principale a un Pasolini amoroso che non coincide con l’immagine più nota degli anni e le opere romane.
L’opera è composta da 112 sonetti elisabettiani, e prende come modello i Sonnets di Shakespeare. Non solo di gioco letterario si tratta, in quanto la triangolazione shakespeariana tra poeta, fair boy e dark lady trova corrispondenza spaventosamente calzante nella situazione di Pasolini, che dopo un sodalizio di otto anni con Ninetto Davoli si vide abbandonato quando quest’ultimo decise di sposarsi e mettere su famiglia. Lo schema letterario va quindi a corrispondere a una situazione intima dolorosissima, della quale gli amici del poeta erano a conoscenza ma che è rimasta a lungo ignota al grande pubblico. Ne esce un Pasolini furiosamente innamorato, la cui relazione con Ninetto (che non sappiamo se fosse sessuale, né in che modo e con quali sfumature fosse ricambiata da Davoli) ci appare come un esempio di reciproca devozione e amicizia amorosa che poco ha in comune con gli anonimi incontri con i ragazzi di vita.
Per ultimo, vorrei sottolineare come la diversa natura del rapporto omoerotico sotteso ai sonetti porti Pasolini a elaborare riflessioni sorprendenti riguardo il ruolo e la visibilità sociale delle coppie di uomini. È infatti evidente che Pasolini vedeva il rapporto con Davoli come un sodalizio proiettato nel futuro, una sorta di vero e proprio matrimonio. Il fatto che egli sia stato privato di questo bene lo porta a riflettere che “io son senza/alcun diritto, nel consorzio civile”, considerazioni politiche che arriveranno a essere di scottante attualità trent’anni dopo. La mancanza di diritti, di una normatività che rafforzi il legame di coppia tra due uomini a livello sociale, fa sì che “Due uccelli maschi non hanno fra loro doveri/ che gli assicurino la pace col mondo.” Per arrivare all’amara conclusione che

In nome dell’affetto

non si può pretendere niente
:
e pretendere qualcosa è la sola cosa che resta
a chi è abbandonato, anche se ciò è meschino.

Son ridotto a invidiare in un modo struggente
i legami la cui realtà si manifesta,
anche se non ha più senso, con uno stupido anellino.


Come è risaputo Pasolini era sessualmente reazionario, rifiutava i maggiori cambiamenti di costume manifestatisi nell’Italia del boom, e non si identificava con l’agenda politica del nascente movimento gay. Detto ciò, sembra che il trauma della fine del sodalizio con Ninetto la abbia spinto a considerazioni aliene dalla componente dominante della sua personalità che oggi andrebbero riscoperte. Il Pasolini de L’hobby del sonetto è, dal punto di vista omoerotico, un autore sorprendente e attualissimo, che le circostanze hanno portato a gettarsi oltre la propria abituale sensibilità.

L.B.


da Trasumanar e organizzar (1971)


VERSI DEL TESTAMENTO


La solitudine: bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori del comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza o mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.
Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani.
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia una sola traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori
altro non è che la fecondità del mondo.
È il mondo che così arriva con lui; appare e scompare,
come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito.

(…)


da L’hobby del sonetto (2003, versi del 1971-73)


5

Le vostre due lacrimucce, mio Signore bello,
lasciano il tempo che trovano: tempo di morte.
Il pensiero di morire, infatti, è fratello
vostro, certo da sempre: ma era così forte

che, prima non lo sentivo: mo’ ne afferro
le prime note: chi va per le lunghe, chi per le corte;
voi, che siete svelto, già dal nostro tempo novello
lo sapevate; io no, troppo ingenuo e occupato dalla corte

che vi facevo ingordamente – desideroso solo
che non passasse un giorno che non fosse con voi;
ora lo pago; la vostra lietezza non era che il volo

che certi animali fanno nella loro leggera foia
prima di morire. È durata otto anni, mica poco.
Ora in voi è morte, in me pazzia, tutta quella gioia.


17

Mio signore scugnizzo, niente al mondo
assomiglia al riso che vi brilla negli occhi,
quando volete: tanto che io non rispondo
più di nulla, né è il caso che lotti

contro la distruzione che voi operate in fondo
alla realtà. Ciò libera me e gli altri sciocchi
umani in grado di capirlo. Ma ora quel giocondo
vostro screditare tutto, non ha più sbocchi

liberatori nella mia anima contorta.
Lo sguardo con la malinconia che prova
chi sa che non ci sarà ritorno.

Gli intrattenibili sorrisi sono di persona morta:
le feste hanno una ragione tristemente nuova.
La felicità riguarda un altro giorno.


39

Il vostro posto era al mio fianco,
e voi ne eravate anche fiero; dicevate,
del sedile della macchina presso il volante,
“Qua ci devo stare solo io.” Le annate

che fanno una vita passarono in un istante.
Qualcosa che aspettava in agguato
accadde. Ma io non so cosa. Siete distante
da me, pare per un amore. Vi ho dato

ogni potere sulla mia esistenza,
e voi, certo per umiltà, per obbedire
a un destino che vi vuole povero,

non sapete che farne: e io son senza
alcun diritto, nel consorzio civile,
di pretendere che non mi diate dolore.


54

Andate, andate! È per voi la stagione
in cui gli uccelli vogliono farsi il nido;
vi spinge certamente una passione
intrattenibile. Così son io che vi abbandono

pur non sapendo come trattenere il grido
dei deboli. È deciso: ciò che dispone
per voi un’altra strada, lascia a me la mia;
torniamo ognuno nella regione

del cosmo da dove cominciò il tragitto.
Due uccelli maschi non hanno fra loro doveri
che gli assicurino la pace col mondo.

Con la vostra uccella voi vivete nel fitto
mistero di tale pace, sotto cieli
ignoti a chi non è nidace come rondine.


61

Da bravo eroe io risi delle cose umane
che chiamavo a ragione, del resto,
borghesi: una fedeltà coniugale
era il colmo di quel mio giusto disprezzo.

Adesso che non posso trattenervi dall’andare
dove volete, sento con terrore che niente ha benedetto
la nostra unione o ci ha fatto giurare
qualche patto reciproco. In nome dell’affetto

non si può pretendere niente
:
e pretendere qualcosa è la sola cosa che resta
a chi è abbandonato, anche se ciò è meschino.

Son ridotto a invidiare in un modo struggente
i legami la cui realtà si manifesta,
anche se non ha più senso, con uno stupido anellino.


111

Ecco: il tuo “diritto a farvi una vita”
“l’amore che a vent’anni uno deve avere”
si sono realizzati: si è adempiuta,
anche, l’ansia di sacrificio che il Dovere

del mondo mi imponeva. T’è riuscita.
Hai ottenuto tutto ciò che volevi.
Di che si tratta? Una ragazza scipita
si chiama tua moglie, una nera

casa in stile fascista è il tuo nido,
un traffico che stordisce in una misera
e presuntuosa strada di periferia

è la tua pace, uno stuolo infido
di parenti è il tuo mondo. Vivere
così era la tua volontà, contro la mia?


****


LE PAROLE TRA GLI UOMINI - L’omosessualità e la poesia italiana moderna e contemporanea
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2 commenti a questo articolo

LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 8: Pasolini (parte II)
2010-12-16 20:21:11|di Arnold de Vos

Grazie Luca,
non conoscevo "L’hobby del sonetto": ne hai tratto il succo, un concentrato di amarezze e autolesionismo, spremuto da un amore transeunte senza uscita (per chi non ne esce). La sconsolatezza danneggia persino i versi, toccanti, veri ma non particolarmente belli e nemmeno più di ’una disperata vitalità’. Una morte già avvenuta prima dell’incontro con la morte. Seguiranno anni di Nachleben, in cui la vitalità si riversa nel cinema. E in "Petrolio", interrotto da una onda/orda nera:

Vengono immolati gli stregati
al Moloc dell’amore
mai sazio di belati. (Arnold de Vos)


LE PAROLE TRA GLI UOMINI, n. 8: Pasolini (parte II)
2010-12-14 11:28:47|di Gandolfo

Caro Luca,
Ottimo lavoro, per la cifra critica, per il piglio analitico: continua così.
Gandolfo


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