Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile

Articolo postato giovedì 22 gennaio 2009
da Luigi Nacci

Luca Baldoni è nato a Napoli nel 1973 ed è cresciuto a Firenze. Dal 1992 al 2006 ha vissuto prevalentemente all’estero, in Irlanda, Germania e Inghilterra. A Londra ha conseguito un dottorato di ricerca sulla poesia di Saba. In seguito è stato borsista presso l’Accademia Britannica a Roma, e ha insegnato letteratura italiana alle università di Londra, Oxford e alla James Madison University di Firenze. Sue poesie, interventi critici e traduzioni poetiche sono apparsi su "Poeti e poesia", "Trasparenze", "L’area di Broca", "Tratti, AttraVerso", "The Italianist", "Italian Studies" e "Italian Poetry Review". Nel 2005 ha pubblicato Sensi diversi (Lietocolle, Premio Camaiore per l’opera prima). Da alcuni anni sta lavorando a una trilogia, una sorta di mitobiografia pop intitolata L’apprendista stregato; il primo volume, Territori d’oltremare (1998-2007), ha vinto il Premio Sandro Penna 2007 ed è stato pubblicato dalle Edizioni della Meridiana di Firenze nel 2008.


SINCOPE MEDITERRANEA

a James

In un appartamento in una bella via alberata
a Kilburn Park eccomi sono proprio io –

scaraventato
nel mezzo della stanza che gesticolo
e t’inveisco così violentemente
che quasi ne smemoro, trascinato
da esplosa rabbia e debolezza
perché mi stai di fronte tu,
come sei: confuso e albionico, allibito
dalla mia sincope mediterranea
in cui scateno il corpo orribile
e magnifico nella devozione
di santa implorante e sfatta
che si strozza urlandoti
dietro che ti voglio
sbattere e non solo
contro un muro –

ma fuori piove e tu mi guardi
con stupore mentre io
più di questo non so fare.

*

VENERDÌ NOTTE A TUFFNEL PARK

Amica, aspettando di entrare in discoteca
hai notato che ho preso anch’io l’aspetto
tough di questi luoghi senza santità
in cui vieni con me a meravigliarti.

Osservo la varia gioventù in attesa,
fogge e atteggiamenti urbani, ragazzi
che si baciano, l’aria che circola
un venerdì notte a Tuffnel Park.

Tu riparti alla fine del week-end
ma qui continua a succedere di tutto:
non c’è altra madre a molestarci
se non quella che al mattino
ci getta per le strade.

*

VIOLENTLY HAPPY

a James

Una volta mi hai raccontato con gli occhi attenti che
nel tuo periodo di più sfrenato sballo psichedelico
ti ritrovasti al Trade nelle prime ore di una domenica
mattina col tuo gonnellino blù oltremare
e gli stivali alti di cui andavi tanto fiero
a ballare strafatto
tra uomini sudati

quando dal cerchio caldo
che ti si appressava addosso
venne avanti un ragazzo
che intercettò i lembi della stoffa
dopo averti leccato in uno sguardo
e t’infilò piano ma con decisione
la punta del medio dentro al culo;
allora – mi hai detto – ti schizzò dentro
un razzo, non ci furono veli
da strappare, la musica continuò
fuori inascoltata

e tu ruotavi disperso intorno a un punto fermo.

*

ARCHWAY HEIGHTS

Sorelle, non c’è pacco di doni da più calde
latitudini che possa aggirare le pragmatiche
evidenze: viviamo presso un ponte
che chiamano dei suicidi, perché
svetta arcuato venti metri sopra
un perenne fiume grigio
di macchine accodate.

Ieri mattina siamo usciti presto, e per
la strada annunci fosforescenti della polizia
chiedevano testimonianze di cittadini
per identificare gli assassini di una donna
accoltellata il giorno prima in piena luce.

La casa accanto alla nostra era già bruciata
prima che arrivassimo, qualcuno è rimasto
ad abitarla – c’è scritto Archway Heights
sopra l’entrata dissestata, e ancora
ci arrivano le lettere.

In tutto questo sulla finestra della cucina
curiamo una piantina di basilico stentato.
Stiamo saldi in una lontananza condivisa.

*

LA FOCE

Sogno che mi impali, che mi trascini
rovinosamente lungo il letto di un fiume
verso una vastità imperdonabile,

una foce di candore.

*

PRIMA DELL’ALBA

solo prima dell’alba si sente un istinto
irrefrenabile ad essere sinceramente impuri,
a scacciare il peso di recriminazioni
senza senso senza perdere di vista
il mondo, i suoi rumori che risvegliano,
la difficoltà spessa dell’inizio

mi domando se non sia questo
il mistero che ti chiedo, l’alba
risucchiata nel crescere del giorno

*

INVASIONE

Lo ammetto: mentre dalla finestra guardo
gli aerei che in questa sera calano su Roma
mi immagino che sbarcheremo anche noi
su navi spaziali lampeggianti, a frotte
che abbaglieranno la notte dell’urbe
millenaria, fieri e sereni sciamando
su rovine spopolate
dal male del loro tempo.

La renderemmo nostra,
la renderemmo una città
di gattacci selvaggi.

*

VII. L’ALBERO CHE AMAVI

Mi portasti a scoprire il grande albero che amavi.
Me ne avevi già parlato, era un tuo dono,
In un angolo di Hyde Park un tronco largo da cui
I rami crescevano e poi torcendosi ripiegavano
Come uno scivolo tornavano al terreno
Facendosi radice.
Ci andammo un giorno di settembre
Che era ancora caldo:
Durante l’ascesa sulla curvatura del ramo
Mentre mi eri davanti e mi guidavi
Ricordo la flessuosità delle tue gambe, il tuo
Culo in aria come quello di una scimmia.

*

XI. IL TUO UCCELLO RIMANE MEMORABILE

Il tuo uccello rimane memorabile:
Lo sogno alato – durante la notte
Viene a posarsi sul mio petto
A visitarmi morbido e pesante
Lo porterò appeso al cuore
Come un talismano.

*

CAMERETTA CON VISTA

Abito al primo piano di una casa stretta
nel centro di Firenze con due finestre che
danno sull’antica via animata di negozi
passanti traffico e locali – e stando al
davanzale a fumare una sigaretta così
come si suole mi godo questa prospettiva
aerea sulle persone che mi trovo ad osservare
in particolare quelle che passano proprio davanti
al mio portone scorte dall’alto scorciate
quasi perpendicolarmente così che il viso scompare
sotto la corona dei capelli, il busto rientra e solo con
le spalle sporge un poco dai due lati, le gambe
si schiacciano a soffietto
mentre i piedi si stampano
con la nettezza di orme sull’asfalto.

Secondo le ore della giornata è fitto o scema il
movimento, ma tra le svirgolate del fumo e i miei
pensieri feriscono lo sguardo geometrie fisiche
sempre nuove e commuoventi.

Così guardando abitualmente il via vai dalla finestra
sento come impercettibille passi il mondo
in questo moto allegro e senza fondo
giorno dopo giorno.

*

RETOUR À FLORENCE (HOMMAGE À J. D. CADINOT)

Affacciato in un pomeriggio di prima estate alla
finestra di casa nel centro di Firenze
vedo dall’alto un maghrebino
tosto con dei piedi molto sexy
segnati da un lievissimo infradito
che entra imperiosamente
nell’Internet Caffè del pian terreno
dando adito a fantasie
che mi fanno sobbalzare.

Segue una sega solitaria nella camera
rabbuiata all’occasione mentre penso
senza riuscirmi a focalizzare
a qualcun altro.

*

DIRITTI

1)

Questa sera sono andato al circolo di cultura
omosessuale Mario Mieli per assistere alla
presentazione di un libro-inchiesta, in tutto
dieci racconti riscritti da vite

vissute accompagnati e accompagnanti,
coppie di uomini o di donne che già nella realtà
praticano la giustezza imperfetta di quello che
in genere chiamiamo amore, ciò che altri
intimano per astrazione quale sordo pregiudizio
del creato: Matrimoni dice il
titolo –

tra le due vecchiette che
stanno insieme dal tempo della guerra
e per la prima volta scendono per strada mano
nella mano in occasione di un Gay Pride,
o due ragazzi giovanissimi che sul serio
e con strepito si sono, è il caso di
dirlo, maritati una sera lungo il fiume
festeggiati da amici e genitori,
o tra una donna straziata e la sua
compagna che le sputa addosso e arriva
a detestarla, perché ha una malattia
che la impazzisce –

per la legge tutti profili
di cittadini fuorilegge, stranamori
che si consegnano in una normale
e non troppo fredda sera di dicembre
come sacrosanto (as)saggio a lungo atteso
di un’epopea sommersa e appariscente,
arcobalenata di strappi non voluti e
ritornanti, di adeguate ricuciture
a normalità vissuta,
con molto di più e anche
tutto quello che riuscite
a immaginarvi

sprazzo che si afferma in testimonianza
come dono raro resistente e inaspettato
calato su assenti astanti e preveggenti.

2)

È una complessa discussione.
C’è commozione, e appaiono alzate in su tutte
le vite che occhieggiano dal pubblico.

Ci si ricorda che non abbiamo sempre corso
dietro a istituzionalizzate conversioni,
che siamo nati rivoluzionari, liminali,
diversi nello spirito e nella carne,
che tutto questo, per alcuni, rimane
un crinale dirimente su cui ci giochiamo
l’esistenza di una scienza gaia
e irriverente, del nostro audace
avanguardismo di ventura, delle nostre
forme di relazione scomposte e articolate…

E se questo ancora brucia e spinge a una
più complessa elaborazione che non sia l’equanime
affidarsi a una morale allucinante, certo
anche per noi sono cambiati

i tempi, già trent’anni di storia
allo scoperto, sono un briciolo e sono
un vortice, oggi ognuno si regola in fondo più
a piacere, non campa per una bandiera il che
non vuol dire che sia una banderuola storna,
un po’ meno ideologia, una maggiore
scafatezza - ma siate in ogni caso sicuri
tutti che questo sovrapporsi del consolidato
con gli albori sfranti non vuol dire che
non sappiano più fiutare dove si trova
il ratto,

e infatti per finire nessuno
del pubblico ha dubbi che forse non si chiamerà
matrimonio, ma sarà più importante
della parola nuda:

la scelta che non si può alienare,
che solo a noi compete
e non al prete.

3)

Tornato a casa prendo il telefono e ti
racconto di libro e discussione.

In questo periodo basta nominarti l’argomento
che tu, nella tua estrema gioventù, voli.
Quasi me lo urli che
mi vuoi sposare, sposiamoci,
sposiamoci, dai ti voglio sposare! è la
litania delle tue parole chiare, della tua
risata argentina, maritiamoci, maritiamoci

magari d’estate al tramonto sulle dune…

E credimi
amore non è che non ci abbia anch’io
pensato da quando hai trafitto ciò che
mi chiude intorno col tuo candore immondo –
ci penso

penso
alle nostre scelte, al peregrinare contemporaneo
di scenari da epoche diverse infrante tutte
in una maculata modernità: Italia o Gran Bretagna
o altrove non è solo una scelta d’occasione
una questione di sole, mangiare o professione,
ma anche a questo punto di matrimoni ed adozioni,
di una nuova scarica del tempo a cui si può
partecipare ma che qui pare annaspata
tra le anse morbide del Tevere, che pure
cova corpi e voci che non puoi sperare
sulle rive del Tamigi…

Vedi, la stratificata anima dell’assemblea
c’è anche in me. A me da buon
rivoluzionario questo Matrimonio un po’
mi puzza: la smania della carta,
della consacrazione, dell’applauso di cani
e di padroni, insomma è questo quello per
cui ci eravamo mossi (mi chiedo), e sento
un’anima che dentro di me ancora rugge

sapendo però allo stesso tempo che non c’è
non ci può essere dubbio sul valore della
disfida in atto, perché un giorno sia pacifico
e legittimo che quello che è mio
è anche tuo, che nella malattia non venga
scacciato dal tuo letto, che tu
non sia esposto a possibili rovesci
di sventura. Amandoti ti voglio
proteggere più di quanto
da solo possa fare.

Per questo sono pronto
a lottare.


(testi tratti da Territori d’oltremare (1998-2007))


**

(foto di Lucia Pinto)

18 commenti a questo articolo

LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-27 19:54:00|di Luca Baldoni

Ringrazio tutti dei commenti che avete lasciato. Alcune mie osservazioni di risposta:

@ Erminia
Grazie per aver sottolineato la commistione di contemporaneità/attualità e classicismo, ci tengo perché sino ad ora ho l’impressione che il pubblico/lettori vengano istintivamente più colpiti dal primo termine. Forse questo è dovuto al fatto che effettivamente sono molto influenzato dalla tradizione poetica in lingua inglese (soprattutto americana)a cui fai riferimento. Ma noto con piacere che anche Molesini è stato spinto ad andare "oltre l’inceppo dell’apparente descrittività". In ogni caso sento entrambe le modalità come profondamente mie, mi piace amalgamarle e spero di continuare a mantenermi in equilibrio tra le due.

@ Molesini
C’è Genet? Genet sicuramente è un autore molto amato soprattutto per le capacità descrittive e metaforiche del suo stile. Verso il suo universo erotico ho un rapporto ambivalente, solo in parte di identificazione. In Violently Happy sottolineerei la presenza della poesia americana (soprattutto beat), dionisismo liberatorio piuttosto che maledettismo.

@ Lino Centi
Poesie brevi e icastiche o lunghe e narrative? La questione ricade in parte in quello che ho già risposto a Erminia. Sono modalità che posso tenere separate o intrecciate ma a nessuna delle due mi sento di rinunciare. I risultati dell’amalgama saranno poi valutatibili solo a posteriori, di volta in volta. Sulla poesia in questione, è vero: è l’unica della serie in cui appare in cui la rabbia e il disamore fanno spazio a una strampalata nostalgia.

@ GGG
Dacci un altro esempio di brillante applicazione di teorie psicanalitiche hai miei testi, dai... aspetto un tuo altro sprazzo. Veramente.

@ Lucia
Interpreto i tuoi versi come una descrizione di ciò che la poesia dovrebbe riuscire a fare; farci uscire dalla nostra abituale misura, farci disimparare ciò che ci occlude per arrivare a toccare l’altro in cui ci riconosciamo. Se i miei versi sono stati per te questo "fiato nuovo", beh... ne sono molto felice.

Ringraziamenti finali a Luigi per la selezione.


LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-26 19:30:44|di Lucia Pinto

in-tatto

Quando in altri, non riconosco più la mia misura e

più non mi esiste, una, larghezza, un parametro, una proporzione e

più non mi dura, un concetto, una regola, un ordine...

Ecco, io finalmente disimparo e tocco

*

I tuoi versi avverano questo fiato nuovo


LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-23 15:06:03|

l’hommage a Cadinot è una folgorante illustrazione poetica del "fantasme", tema psicanalitico utile per leggere anche altri testi di baldoni. Bravo Luca
ggg


LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-23 13:44:58|di Lino Centi

Sono il generale le più corte, quelle che mi paiono le più riuscite.Anche nella raccolta Sensi Diversi, quella dedicata "A Richard" era la mia prediletta: vi leggevo numerosi piani discorsivi che si saldavano. Nel "Il tuo uccello rimane memorabile" avviene qualcosa di ananogo. Ma di più complesso. Sogno e bi/sogno sembrano scontrarsi - ed il terremoto dell’erotismo è temperato dalla nostalgia.


LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-23 02:04:10|di molesini

Si. Bisogna fermarsi a leggerlo.
Non farsi d’impatto ingannare dalla slow motion della prosasticità, andare oltre l’inceppo dell’apparente descrittività, mi è piaciuto.
In Violently Happy c’è Genet.


LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-22 22:39:27|di erminia passannanti

errata: ’entrambi impegnati’ (sorry too late)...e così via altri typos...


LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-22 22:37:42|di erminia passannanti

Collega amato e corregionale dai percorsi affini, conosco Luca dai tempi del nostro dottorato a UCL entrmbi inpegnati nello studio della poesia, io su quella di Fortini e Luca su quella di Saba. Commento l’epica civile dell’ultimo testo perchè risente in qualche senso della tradizione novecentesca inglese, dove io e tu si confrontano sul quotidiano, sui diritti e sugli spazi, le convenzioni, appunto, per sottoporle a esame, verifica.

C’è nella contemporaneità e attualità di certi suoi soggetti un classismo che è della lirica come arte nobile, del ‘sapere parlare’, disquisire in un contesto altro da quello speculativo, dell’eloquio naturalmente complesso, colto che si concede ai registri del comune quotidiano.

La componente ironica è sempre presente insieme alla passione, che è passione radicale, ma candida, mai losca o immorale per gusto della trasgressione. Luca sa trattare con questo candore dell’intelligenza lirica, aurea, direi, con un personalismo che si dona e concede sé all’altro, anche dei soggetti più prosastici e convenzionalmente scabrosi, che egli restituisce alla sfera del lecito e del possibile, e dunque riporta alla dimensione più credibile e affidabile dell’umano.

C’è da dire così tanto sulla poesia di Luca, ma soprattutto sottolinearei che ha uno spirito ‘understated’, essendo alla base lirica alta che ha quasi pudore, osservandosi, di essere tale.

erminia


http://www.erodiade.splinder.com

LUCA BALDONI: verso una vastità imperdonabile
2009-01-22 19:40:27|di Matteo Fantuzzi

molto interessante, bella selezione e bravo luigi.
(e bravo luca, ovviamente)

matteo fantuzzi.


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