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La Macchia Nera n°10

Erminia Passannanti - L’offensiva dolce della dissidenza

Articolo postato mercoledì 20 dicembre 2006
da Christian Sinicco

Christian Sinicco (CS): Parlaci dei siti e dei blog dove operi, delle loro caratteristiche, dei problemi inerenti alla fruibilità e delle statistiche, del tuo "programmarti" il lavoro. Se lo spazio che utilizzi è una tua creazione, o se è frutto di una tua idea o di un’idea condivisa con altre persone, parlaci delle tappe che hanno portato alla sua nascita e della forma che hanno preso le successive collaborazioni con altri artisti o critici.

Erminia Passannanti (EP): La possibilità di usufruire di un blog, della sua struttura snella e interattiva , invece che di un sito di poesia a pagamento - è stata un a piacevole scoperta, dopo tre anni di editing di un E-zine, come Transference, UK and Beyond, il cui URL è dovuto spesso cambiare per motivi di inadeguatezza del server.
Considero Erodiade una sorta di comunità o gruppo per la riflessione sul tema della dissidenza, e per la ricerca di forme nuove ed interattive di scrittura, condotta da tutti noi co-members allo scopo di schierare le nostre proposte su un preciso versante, che fa leva e trae ispirazione dalle nuove tecnologie della rete.
Erodiade ha fino ad oggi creato qualche utile e dilettevole contatto tra poeti di provenienza sociale, culturale, ideologica e artistica dissimile. Come è compito del poeta, ci unisce, e lo recita il sottotitolo del Blog, la riflessione sulla nozione di dissidenza (o se volete di autonomia) che non è solo riflessione politica verso ogni forma irrigidita, regimentante della vita pubblica e di quella delle arti intesa a limitare la libertà di pensiero e di parola.
La comunità che frequenta Erodiade è composta da una generazione più adulta, la mia, una fascia di poeti e scrittori trentenni (Paci) e alcuni ventenni (Palladino) che vedono nella frequentazione dei blog un’occasione di vicinanza e dialogo capace di promuove e agevolare il venire a contatto dei neofiti con individui che hanno già percorso itinerari editoriali o performativi di un qualche genere nell’ambito della scrittura poetica.
Il nostro tipo di blog Erodiade è attivo da più di un anno, ed è recepito come una sorta di officina, e laboratorio, ma il tono è quello dello scambio anche amicale. Non ci sono stati mai scontri su Erodiade. Se dovessero affacciarsi tali umori, noi tutti interverremmo a mitigarli, anche chiudendo i post-commento. Infatti, riteniamo che la presenza della funzione commento sia utile: agevola la comunicazione, stimola il feed-back, e consente l’accesso in tempo reale ed interoperativo tanto al post corrente quanto al data-base. Ma anche pensiamo debba rigorosamente rimanere civile e rilassante.
Non so quanto ancora durerà questa impresa, ma pare che la condivisione agevoli enormemente il compito dell’editing. E stata una buona soluzione...

CS: Hai mai fatto un’inferenza sui visitatori del tuo sito? Chi credi siano, che tipologie di utenti? In che rapporti sei con i tuoi utenti? Quali argomenti maggiormente li interessano? Quali, in sostanza, le correlazioni tra la rinascita della poesia e la diffusione dell’informazione su internet?

EP: Erodiade nasce come blog per la pratica poetica del pensiero dissidente, non come luogo di mera aggregazione mediatica. Critici e poeti impegnati verso la poesia dissidente vi collaborano regolarmente con l’accordo di stabilire un dialogo focalizzato su queste tematiche, soprattutto in qui periodi in cui l’attualità sollecita l’intellettuale a schierarsi. Sebbene sia pratica comune interloquire sui Blog con dei nick-name, la maggior parte delle persone presenti su Erodiade è nota per nome e cognome.
Per evitare che il nostro blog diventi un sito per aspecifiche comunicazioni dall’aspetto di convenevoli o vuote polemiche, ho pregato i nostri visitatori di comunicare in qualche modo, magari Back Channel, ovvero in privato, a noi curatori la propria identità, verso cui, se richiesto, manteniamo la massima discrezione e riserbo.
Ho chiesto che ogni citazione venga sostanziata, e che un atteggiamento di rispetto reciproco e tolleranza delle attitudini creative e/o critiche altrui sia la prassi vigente. Non c’è spazio per allergie ed intolleranze. Non è gradita l’espressione di settarizzazioni ed esclusioni, usando parole che possano ghettizzare o offendere categorie di persone (tuttavia lo scherzo è concesso, nonché la satira; pensandoci bene, magari anche l’insulto scherzoso, ma di certo non l’aggressione).
L’impegno dell’impostazione del blog Erodiade, la sua trasparenza, unita all’evidente amichevolezza dei partecipanti, a tutt’ oggi ha evitato polemiche e volgari diatribe on-line. Questo perché è il tono stesso dei nostri co-bloggers a scoraggiare eventuali interlocutori che volessero celarsi dietro l’anonimato per praticare sterili offensive, o diffondere preconcetti contro questo o quel collaboratore, questo o quel blogger.
Comunque, non ho mai fatto una vera e propria indagine sugli ipotetici visitatori di Erodiade al di fuori di quelli che vi ruotano intorno in modo aperto, attivo e frequente, che si presentano o vi collaborano e che spediscono le loro “submissions”.
Ho postato spesso articoli e riflessioni di estetica e filosofia di un amico, scrittore americano, Gavin Keneey, curatore dell’e-zine di poesia ed architettura, Landscape Architecture, ma erano saggi in inglese e li leggevano solo in pochi. La presenza dei testi di Gavin faceva d’altro canto affluire su Erodiade, anche back-channel, una serie di lettori e commentatori dall’Australia e della Nuova Zelanda. Ho stretto ulteriori amicizie grazie a queso bilinguismo, specialmente con due o tre poeti davvero interessanti, e tra questi, una “Space architect”, universitaria. Il resto dei lettori credo siano prevalentemente italiani e coinvolti nel mondo della poesia bloggata: immagino siano quelli che conoscono il sito, o ne siano affiliati, che mi mandano testi e saggi. Ovviamente, una grande percentuale delle hits (che fanno salire vertiginosamente il contatore) è data da visitatori occasionali (non necessariamente lettori) che immettono sui motori di ricerca quelle parole e argomenti presenti nel Blog, e che dunque casualmente giungono a noi.

CS: Parlaci dei siti che visiti di più, e dei blog sia collettivi che individuali. Quali i migliori secondo te e perché? Quale critica o pensiero, metodi di lavoro, emergono dall’impegno dei redattori degli altri spazi? Ti sei scambiato delle informazioni utili per il tuo lavoro? Hai collaborato con altri redattori? (Se sì spiegaci come, e se hai interesse in futuro a collaborare con altri redattori ipotizza quello che andresti a proporre e come lo realizzeresti).

EP: Ho molto interesse per la collaborazione con altri bloggers, come concetto multimediale, ideale e prassi comunicativa. Da sempre mi muovo in questa direzione.
Tra i blog italiani, leggo soprattutto Dissidenze, di Giampiero Marano e Poiein, di Gianmario Lucini. Visito quotidianamente il sito di Biagio Cepollaro, che divoro, quello di Stefano Guglielmin, Golfe D’Ombre, su cuiintervengo: leggo volentieri Luigi Metropoli, sul suo interessante blog ,Vocativo, dunque te, Christian, su Fucine Mute, e seguo Litray.it, (ma è una e-zine e non un blog). Sono co-editor di Absolute e dunque lo leggo e seguo assiduamente, postando articoli e poesie anche per conto terzi. Vi sono scambi continui con gli Editors di questi siti, anche al di là degli ambiti specifici.

CS: Che importanza riveste il dibattito culturale, anche in rete, o il pensiero critico sulla contemporaneità nella tua realtà di artista e di operatore culturale? Quali i temi che hai affrontato o i problemi che hai contribuito a risolvere? Quali le tue linee guida oggi, e le tematiche che affronteresti con urgenza?

EP: Nelle mie realtà professionali e “vocational”, il dibattito e il pensiero critico sulla contemporaneità, in rete, come ai convegni e sulle riviste specialistiche, riveste un ruolo fondamentale, direi essenziale, senza cui la mia presenza e i miei interventi personali francamente avrebbero ben poco senso. Sono per le Realtà globalizzate: nutro ogni sorta di ipotesi a favore.

CS: Si parla spesso di migliorare la qualità dell’informazione, la comunicazione o il dibattito della poesia in rete, ma i siti non sono molto attrezzati dal punto di vista della multimedialità e sui blog - anche se ciò non accade solo su internet - prevalgono spesso linee oltranziste, si configurano lobby o gruppi di interesse. Quali i problemi della riconoscibilità sociale del poeta in internet? E, dal punto di vista sociale o sociologico, quali a tuo avviso vantaggi e svantaggi che il web ha portato alla poesia e ai poeti? Cosa infine è stato di supporto alla tua attività, anche per ciò che concerne l’autopromozione?

EP: L’autopromozione attraverso il medium di internet è legittima: se qualcuno sente il bisogno di farne, sono affari suoi. Non esprimo in merito nessun giudizio, né mi disturba.
Il blog mette in contatto poeti con altri poeti e poetiche emergenti: coloro che avessero bisogno di creare e curare un blog per mediare la loro presenza e le loro personali attività con quelle altrui - ovvero coloro i quali sentissero l’esigenza del blog come intervento ed interazione della identità privata con il dominio pubblico - hanno pieno diritto di sollecitare attenzione tramite questo mezzo, ed entrare nel vivo del dibattito con un blog-CV . Se a loro garba una visibilità nulla osta che il blog la faciliti. Per me la gente può fare con internet quello che vuole, a patto che agisca nel rispetto delle altre persone e nella legalità.
Erodiade non lo è, un blog privato, e tende ad essere istanza collettiva. Ho il mio proprio sito, offertomi gratuitamente da Yahoo, che conservo da anni ed uso come data-base, e quello mi basta. Se ho o meno visitatori non saprei dirlo. Penso di sì (ma non è un blog).

CS: Che importanza riveste su internet il lavoro di "mappatura" delle esperienze poetiche? E’ possibile tracciare un primo bilancio, critico e di autori, e quali le sue eventuali implicazioni a 360°? Quali gli autori interessanti che hai potuto leggere in rete e che ti sentiresti di promuovere anche in altri contesti, alzando la qualità della poesia nelle sue manifestazioni? (Indica i contesti - reading, performance, dibattiti, spettacoli, happening, installazioni... -, indica gli autori e motiva le tue scelte).

EP: A Oxford sono membro fondatore dei Back-room Poets, e del suo sito. Insieme all’icona di una porta nera aperta, la mappa è appunto lo sfondo del sito on-line di Backroom poets. Come mapparci e rintracciarci, venire a contatto, conoscere la poesia e le esperienze poetiche l’uno dell’altro, imparare ad apprezzarsi e ad aiutarsi ad emergere, ovvero a partecipare ad eventi, essere inclusi in antologie tematiche e a pubblicare volumi individuali. Credo che le antologie siano il veicolo più interessante in UK per farsi conoscere, i “pass” indispensabili ad immettersi in un certo numero di canali che eprorrono il mondo delle arti e dei linguaggi multimediali.
Backroom poets è stata un’esperienza per me determinante come poetessa all’estero. Si tratta di un gruppo di individui impegnati nella ricerca poetica, estremamente eterogeneo per classe sociale, età , stili e tendenze, con cui organizziamo continuamente Poetry readings e Open-mics in città.
Non abbiamo mai tentato il Poetry Slam, che è più di un Open mic, essendo una gara performativa, ma abbiamo una nostra sede per Poetry readings pubblici settimanali, che è all’interno della libreria Borders, e dentro il Pub The Mitre. Il sito di Backroom poets indica tutti i convegni, gli eventi ed i raduni del gruppo ma anche quelli di eventi nazionali odi altri gruppi fratelli. Insomma, la struttura è quella della rete. Comunichiamo anche mediante una nostra mailing-list. Ci sosteniamo vicendevolmente. A tutt’oggi, tra l’ottantina di membri, dividi in tre gruppi, non si sono ancora verificate scissioni di sorta. Abbiamo pubblicato due antologie e abbiamo in attivo un sito web e tre workshop tra essi funzionalmente interconnessi.
Sono accademica, comunque, oltre che poetessa, dunque questi dibattiti mi sono, o mi diventano noti, a vari livelli - dai blog, ai convegni, agli annali, agli scambi personali, alla pubblicistica editoriale, eccetera. I nuovi poeti li conosco anche per questa via ufficiale. Ho condotto una ricerca che si è concretizzata nei due volumi di Poesia del dissenso (Collana Transference, che dirigo per Troubador, UK, e Joker, IT), che include autori emergenti a mio avviso poeticamente molto dotati, che promuovo e apprezzo: Gianmario Lucini, in Dissenso I, era praticamente alla sua prima pubblicazione cartacea, ed è stata una scoperta, così come Rossano Astremo. Vi inserii anche Ciofi, già attivo nel campo. Nel nuovo volume di Poesia del dissenso (II), che si avvale di una pregevole introduzione di Giampiero Marano, già autore de La parola infetta, ho incluso i poeti Adriano Padua, Luca Paci, Gabriele Pepe, Massimo Palme, Tommaso Lisa e la bravissima Daniela Raimondi, vincitrice dell’ultimo Premio Montale per la poesia inedita, nella sezione Europa, e di recente autrice della raccolta Inanna (Mobydick). Raimondi, Marano e tutti gli altri (tranne Paci, mio collega in UK) li ho conosciuti tramite i blog, le e-mail dunque su internet. Sono soddisfatta di vivere in questo tipo di realtà che tanto agevola i contatti umani, professionali e creativi.
Mi piace inoltre slittare da un livello all’altro, da un tipo di blog all’altro. Mi pare comunque che il migliore consiglio per tutti i bloggers di poesia sia quello di mantenere un “low profile” e praticare l’understatement che fa stringere amicizie, insegna a mantenere un utile e proficuo networking di contatti, ed evita di urtare la suscettibilità altrui.


La Macchia Nera n.01. Massimo Sannelli

La Macchia Nera n.02. Sebastiano Aglieco

La Macchia Nera n.03. Tommaso Lisa

La Macchia Nera n.04. Massimo Gezzi

La Macchia Nera n.05. Matteo Fantuzzi

La Macchia Nera n.06. Cristina Babino

La Macchia Nera n.07. Alessandro Ansuini

La Macchia Nera n.08. Massimo Orgiazzi

La Macchia Nera n.09. Giampiero Marano

24 commenti a questo articolo

> La Macchia Nera n°10
2006-12-21 19:54:27|di Gabriele Pepe

ehm è ovvio che quell’acca è un refuso :o))
pepe


> La Macchia Nera n°10
2006-12-21 18:02:05|

Grazie per la preziosa precisazione: ci hai illuminato, Luca.


> La Macchia Nera n°10
2006-12-21 15:22:45|di Luca Paci

Vorrei sottolineare che la globalizzazione e’ una realta’ di cui dobbiamo prendere atto e passa, marxianamente, sulla mondializzazione dei processi di produzione materiale ed intellettuale. In altre parole la produzione non e’ (piu’) legata al territorio o alla nazione ma subisce una de-territorializzazione senza precedenti (Hardt, Negri2000). Non si e’ a favore o contro la globalizzazione come non si e’ a favore o contro il postmoderno o la filosofia tomistica. Quando si fa riferimento ai No Global si chiama in causa un soggetto democratico che agisce contro la struttura tirannica di un potere assolutista ma che non nega il processo di globalizzazione stessa. Scusate l’escursus filosofico...
Luca


> La Macchia Nera n°10
2006-12-21 00:19:17|

Sapevo non avresti frainteso anche perchè io non ho usato il termine "globalizzazione, ma "realtà globalizzate", che è diverso. Con "globalizzazione" infatti, termine che dà l’orticaria a te e a Marano, come a me, si intende un processo colonialistico espanzionistico che avviene su base economica e tecnologica, ....mentre io ho parlato di poesia come insieme di realtà globalizzate ovvero. in questo senso, di circostante e presenze e testimonianze "diffuse" oltre i confini nazionali attraverso il medium democratico e internazionale del WWW, di cui appunto qui si discute: il poeta-blogger e la poesia bloggata.

Hai ragione sulla condizione marginale del poeta: anche qui non intendevo in senso economico, ma idealistico e politico: quanto più marginale tanto più centrale, no?

una città che abbia il suo poeta laureato vede meno di una società che abbia in giro per le strade il suo poeta incompreso.

argomentiamo su questo, se non ti dispiace, ti prego, perchè credo sia importante capire anche le attitudini che la gente comune ha verso il poeta nell ambito della città e non solo del gruppo, e della comunità dei poeti stessi, di cui invece più spesso si discute in alcuni blog.

tua

erminia


> La Macchia Nera n°10
2006-12-20 23:51:24|di vocativo

Grazie per la risposta alla mia domanda, Erminia. Francamente a me è proprio la parola globalizzazione che non va giù. Preferisco non usarla perché è già figlia di un certo credo politico-economico, ma avevo inteso la tua posizione :)

Ma, sai, forse anche Giampiero Marano avrebbe temuto un poco a leggere quella frase :D

In Italia l’autopromozione è sempre sospetta perché si aggira in un campo minato (come sai l’Italia è tutt’altro che meritocratica). Autopromozione è quasi equivalente di leccaculo qui. L’Italia ha una cattiva coscienza ed è inquinata alle radici.

Un altro punto sul quale ti inviterei ad una riflessione: di poeti socialmente integrati l’Italia ne ha tanti, ma i casi di emarginazione culturale, editoriale, lavorativa nella letteratura e nell’intellettualità sono più frequenti di quel che sembra. Non voglio far nomi tra quelli di oggi, ma si pensi a dei grandi esclusi di qualche tempo fa come Emilio Villa o per tirare in ballo nomi famosi c’è la vita di Sandro Penna che testimonia di una certa difficoltà persino a sopravvivere.
Tu che sei salernitana dovresti conoscere quel proverbio delle nostre parti:

"o’ sazio nu crede ’o diuno" (il sazio non crede a chi ha fame).


> La Macchia Nera n°10
2006-12-20 23:17:50|

Vorrei espandere sul tema dell’autopromozione dei poeti attraverso il medium del blog, che a me, come ho detto, non disturba affatto. Anzi, che addirittura mi piace vedere, nei poeti miei contemporanei. Questo è quello che spero faccia un artista!

Molto spesso chi si promuove, crede in sé, almeno abbastanza da lottare per diventare chi spera di essere. Se accompagnata da costanza, impegno e motivazione, l’autopromozione, come vediamo nei migliori studenti, è un dato fortemente positivo.

In Uk l’autopromozione è apprezzata: la gente non può languire aspettando che qualcuno “ti scopra”. Vi è un aspetto importante della partecipazione, nell’autopromozione. I talent scout inglesi ( o americani) hanno bisogno di artisti che si presentino alle audizioni autopromuovendosi, e dicendosi (dichiarandosi) all’altezza dello scopo e del target. Se tu non credi in te, perché mai gli altri dovrebbero farlo? Dunque, autopromuoversi è un sano dovere verso il proprio talento. Montale e Moravia si autopubblicarono, no?

In Italia, on the other hand, la autopromozione, e la sua conseguente autoreferenzialità, da quanto leggo, è mal tollerata.

“Per quale ragione?” Mi sono chiesta!

Sono pervenuta ad una sommaria risposta: in UK alla gente piace che gli artisti si autopromuovano. Gli inglesi sono tendenzialmente e profondamente degli eccentrici che apprezzano l’individualismo in senso artistico.

Gli italiani (perfino la parte di loro che si dice artista) odiano, o almeno così sembrerebbe, l’autopromozione: ne hanno sospetto, ne provano invidia, timor panico, irritazione.

Questo perché, forse (ma chiedo venia perché sto liquidando la questione forse troppo facilmente) l’Italia, diversamente dall’Inghilterra, è un ex paese fascista, regimentato e uniformato, che detesta l’emergere in modo eccentrico di un individuo al di sopra dello standard, e dell’ambito consentito. La mentalità di un popolo non la si sradica facilmente....

Chiaramente, in un individuo la presenza della tendenza al conflitto, in qualsiasi sfera, dunque anche in quella delle arti, e della invidia sociale lo renderebbe non-impiegabile in qualsiasi settore. In Italia mi dicono sia pratica comunque che tra colleghi che si faccia a mazzate e ci si calunni. Questo genere di persone litigiose, scorrette, infami, trasferite altrove, in un paese civilizzato, finirebbero come barboni sotto i ponti, considerati alienati, disadattati.

erminia


> La Macchia Nera n°10
2006-12-20 22:33:50|

Roberto, ciao, rispondo: Interrogativi sul senso della poesia

Erodiade non ha nessuna pretesa di essere un blog radicalmente "diverso". Non siamo francamente "radicali",....ma tocchiamo in modo politicamente costante e trasversale (le immagini lo attestano) temi contemporanei, legati alla povertà nel Terzo Mondo, alle malattie-morbo, anche indotte dalle disparità economiche del pianeta, alle problematiche legate al "gender", alle riforme necessarie alla crescita del Paese, alla condizione femminile, alla violenza verso i minori, etc. Queste cose, nel linguaggio poetico, sono esplicitate in un modo loro congeniale. Non sono mai manifesto.

Non ho tempo io, e nemmeno Luca, per redigere regolari "Editorials". Esiste tuttavia una linea, che credo sia tacitamente accordata e compresa dai tutti noi 9 co-bloggers, che stabilisce e conferma il senso sottilmente politico di questo blog.

Non c’è bisogno che si venga su Erodiade a fare "a mazzate" o a darsi volgarmente " a capate" per sentirsi calati nel dibattito politico o poetico.

Questa chiarezza si sta rivelando proficua, perché come ho detto, nessuno viene a sfidarsi per il gusto di volgarizzare il dibattito.

Comunque, mi pare che lo scopo sia promuovere, vuoi collettivamente vuoi individualmente, l’ opinione di poeti e critici su quanto l’esperienza estetica che lo scrivere versi comporta possa essere alla base di un atto politico, oltre che etico-comunicativo, dunque di rifiuto dello status-quo: come rimanere individui pur facendo parte necessariamente del branco?

Noi poeti europei, occidentali, siamo - fino a prova contraria - individui nel mondo, e non gente di confine. Anzi il poeta, come lo vedo io, è il nucleo critico stesso di un modello moderno e allo stesso tempo nobile e antico (capace di riflettere su se stesso) di civitas.

È lecito operare a partire da una fiducia nelle possibilità reali in cui può avere luogo la poesia o bisogna solo avere fede nella parola e nei suoi effetti alla lunga distanza?

Io vedo la poesia in modo anche pragmatico, come una necessità inalienabile del presente.

Erminia


> La Macchia Nera n°10
2006-12-20 22:03:01|

Io credo di averlo capito, ma ce lo diresti? in che cosa sarebbe diverso Erodiade da tanti altri blog di poesia?

Roberto


> La Macchia Nera n°10
2006-12-20 21:13:41|

Grazie, Gabriele. Molta dell’atmosfera rilassata e corretta di Erodiade è dovuta a Luca Paci, il mio co-editor. Luca è il vero diplomatico, tra noi due. (erminia)


> La Macchia Nera n°10
2006-12-20 19:24:16|

Devo dire che è stata Erminia e il suo blog ha cambiare la mia idea sui blog che mi sembravano abbastanza autoreferenziali e monotoni coi loro complimenti reciproci.
Grazie a lei ho capito, sono un po’ lento di comprendonio lo ammetto, che invece ce ne sono di molto buoni che svolgono un lavoro importante.
pepe


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