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La Pelle della Poesia

una poesia di Maria Valente

Articolo postato mercoledì 27 febbraio 2008
da Maria Valente

LA PELLE DELLA POESIA

nulla è più fragile della superficie

con tutti i muscoli che lo interrogano
sulla secolare frantumazione degli elementi
circondate da filo spinato
spirali liquide d’azzurro
nella spaccatura dove roteano le vertebre
un albero, una colonna, un fiore, un bastone che spuntano tra le costole
per liberare l’oggetto dalla guaina
puoi servirti dell’acquaforte o della puntasecca

se potessimo osservare ad una scala subatomica
una superficie metallica levigata, vedremmo
soprattutto buchi
così: una forma, un’ immagine, un suono sono strutture frattali
con molteplici sono i punti d’ingresso, diverse vie d’uscita
ed infinite possibilità di percorso
uno spazio al riparo dai rischi di contingenza
comporta sempre una libertà d’azione condizionata
per risalire la matrice qualitativa
ti basterà sedurre la macchina con gioco di ripulse
le scelte sono tali per le latenze

la differenza tra ciò che è e tutto ciò che poteva essere

io recede sullo sfondo di un rapporto duale
recide il gambo
io e mondo prendiamo forma insieme
un profilo in continua mutazione che offre allo spettatore
3 milioni di puntini al secondo, ma ne accetta solo una dozzina per volta
e con essi costruisce un’immagine come l’argilla
è un’immagine che non esiste nessuno la ricompone
la vostra partecipazione al mio mostrarvi smembramento
è il momento magico in cui vi chiedo di ricompormi
io rassicurato
neoplasie da piacere regressivo: la tenerezza come meta
mancata.

ciascun dito delle mie mani affonda a turno nel verde
e nel giallo o nell’indaco
prima era divertente, secondo è un quadro e terzo
un occhiale scheggiato

abbandonare quelle masse agitate, la carne e il suo scheletro
laccato di bianco come vesti sulla poltrona
riterritorializzarsi imparando
il linguaggio delle cellule
uno slancio d’amore imperfetto come un gesto riparatore
scambiarsi gli organi
con cura omeopatica

non c’è molto d’innocente
nel modo in cui utilizziamo i nostri occhi
raccogliendo il sangue in vaschette
il raggio ci assottiglia le difese ed erode le pareti
di una identità brulicante

e non c’è nulla di naturale nella prospettiva: basta
dare un’occhiata in giro per vedere che pur sovrapponendo
una griglia prospettica nulla di quanto ci circonda ci suggerisce
un punto di fuga solo una fitta rete di linee che uniscono gli
elementi alla struttura una meticolosa precisione nel misurare
o prendere le distanze come se l’ordinamento rigoroso
degli intervalli fosse importante quanto la sparizione

(la visibilità è una trappola come la nebbia

il problema della realtà è che ce n’è troppa
ed è sempre in movimento, abbiamo un
disperato bisogno di filtri:
la pelle come dispositivo di esclusione
indossare l’umanità come la nostra pelle
abbiamo bisogno di tutta la protezione degli strati

continuamente minacciati da agenti chimici, fisici o atmosferici
le polveri si accumulano per abrasione dei materiali o delle ideologie
ma il sedimento conta quanto la scintilla:
scoprire che lo spazio è
vivo e che può essere ucciso

c’è un solo luogo in cui mi sento a mio agio ed esso è
dentro la mia pelle che va ben oltre l’estensione dei 5 sensi:
abbandonare i punti di vista per i punti d’accesso
sopraffatti dalle corrispondenze dal luogo in cui siamo
al luogo… la religione dei fiori
queste piccole caverne o tasche laterali nel fianco dove
non è possibile alloggiarvi, ma quale differenza tra me e il resto
del mondo? come tra la conchiglia e il nocciolo
quando cominciamo ad iniettarci elettricità
come un colpo di vento s’impossessò del mondo,
vale a dire di me, da allora in poi
gioisco come una gravidanza

raccogliere evanescenze elettriche per trasformare le lastre
in negativo di queste stessa vite intrecciarle con fili di
silicio e coi metalli
prendi il multiplo: ecco un insieme senza definizione, né di elementi, né
di frontiera, non si tratta né di un volo, né di un banco,
né di un mucchio, non si tratta né di uno sciame, né di un gregge,
né di una muta. Non si tratta di aggregati, non è un discreto.
E’ un po’ vischioso…modalità di agglutinamento.
né uno sciame né un formicaio. non folla ma clamore di folla.
il multiplo è lo stato di partecipazione diffusa a uno spazio vissuto
a contatto diretto con le cose
in dimensione d’intrattenimento affettivo con gli oggetti
forme meticcie di fusione

sarà necessario tenere aperte e pulite le vie
come la libertà di portare storie ovunque

gli angoli sono posti fatti apposta per ascoltare
tu puoi restartene lì seduto come avrebbe fatto lei
con cariche d’affetto bloccate e puoi inserire scenari
come diaframma. tu puoi definire la tua posizione e
tenerti qui o puoi ampliare lo spazio e mandarmi via

(tu puoi braccarlo con ditali e anche braccarlo con cura
tu puoi cacciarlo con forchetta e con speranza)

*

Testo e voce di Maria Valente
Citazioni tratte da: Boccia Artieri "I media- mondo", Derrick de Kerckhove "La pelle della cultura", Lea Vergine "Body art e storie simili, il corpo come linguaggio", Deleuze "logica del senso", J. Derrida "Glas"...

Musica tratta da:
Chateau Rouge (Fennesz, Venice) Homa made polysynth (Aphex Twin) Music Box (the Cinematic Orchestra, feat. Patrick Watson), Time and space (feat. Lou Rhodes), All things to all men (The Cinematic Orchestra, man with a movie camera), Breath (The Cinematic Orchestra, Ma fleur), Pianoforte, Into you (The Cinematic Orchestra).

Trattasi, stavolta, di un lavoro acustico molto artigianale, ma al momento, questi sono i mezzi. Anche il testo rimane un lavoro incompiuto.

LA PELLE DELLA POESIA
IMG/mp3/RISULTATO.mp3

15 commenti a questo articolo

La Pelle della Poesia
2008-02-29 13:58:42|di erminia

assolutamente dentro la situazione qual è senza inganni vedendo oltre e dietro la mmonnezzza.


La Pelle della Poesia
2008-02-29 09:52:35|di maria valente

grazie dei commenti, siete uno stimolo a migliorarsi.


La Pelle della Poesia
2008-02-29 04:53:42|di Alessandro Ansuini

Io invece ci ho trovato molte suggestioni. forse è un pochino lungo, sezionarlo maggiormente (visto che cambiano anche i "temi" musicali) magari poteva giovare all’ascolto.


La Pelle della Poesia
2008-02-27 23:43:31|di Fanozzi

Aggiungo una postilla, dato che ho letto ora le poesie impegnate di Erminia: altro che Paolo Rossi e poeti che fanno pernacchie :-) Spero nasca un dibattito. Fanozzi


La Pelle della Poesia
2008-02-27 23:24:39|di Giuseppe L. Fanozzi

Un esempio di poesia che ha la sua forza, certo, tutta carnale, ma che come nel caso di Duale, di Durante e Davidovics se non sbaglio, non mi convince, resta sempre al di qua del muro delle sensazioni, che invece la parola poetica autentica dovrebbe riuscire a varcare. G.L. Fanozzi


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