Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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La nudità della voce

di Nevio Gambula

Articolo postato venerdì 16 luglio 2010

Quelli che seguono sono tre esempi di trasformazione della parola poetica in voce. Come si può evincere dalla visione di queste performance, la voce strappa definitivamente dalla pagina il testo, lo riduce a energia corporea: svela una vertigine che il segno scritto non può stimolare.

Queste performance sono accomunate dall’esibizione d’una discreta nudità, come a suggerire che nell’atto della performance il corpo che si espone è primariamente quello del performer. Tutto il resto – parola scritta, idee registiche, codici estranei alla risonanza – fornisce, tutt’al più, lo stimolo per l’esibizione di una presenza che è irriducibilmente unica e irripetibile.

ISMENE

[Performer: Marianne Pousseur; testo: Yannis Ritsos; musica: Georges Aperghis]


PENTESILEA

[Performer: Carla Tatò; Testo: H. Von Kleist]


MEDEA

[Performer: Valérie Dréville; Testo: Heiner Muller]


3 commenti a questo articolo

La nudità della voce
2010-07-19 09:25:35|

hai ragione, ma nella fattispecie io mi rivolgo, sia col blog che con i laboratori, a persone che vogliono conoscere il fare poetico più che la performance. in effetti io parlo di vocazione poetica, a ppunto, e tu di performance; per me il testo è centrale, più dell’individuo performante, per te è il contrario. quindi è giusto, invece, per arricchire il dialogo e la ricerca, proprio distinguere i due campi artistici, che però molto spesso, e meravigliosamente, confluiscono in uno, che, nel migliore dei casi contempla sia un "fare poesia" che un "performare".


La nudità della voce
2010-07-18 10:40:55|di NeGa

Lo già detto in mille modi: non mi interessa la dimensione poetica o quella teatrale, mi interessa la performance come atto in sé; e quindi ritengo irrilevante cercare di definire a quale universo specifico appartengono le singole opere. Una performance è un atto concreto che presuppone la compresenza di chi lo compie e di chi lo osserva; e che mette in gioco un “cosa” (i materiali), un “come” (il sapere tecnico) e un “perché” (la funzione). Qualsiasi atto di questo genere, che sia una bocca davanti a un microfono o un corpo in movimento, rivela una relazione: tra i segni, tra questi e il reale, tra il performer e lo spettatore-testimone, etc.. Mi interessa la qualità di questa relazione, al di là del fatto che a condurla sia un attore, un cantante o un poeta. Queste tre performance (due delle quali ho avuto la fortuna di vederle dal vivo) sono opere d’arte; nella fruizione posso trascendere dal loro specifico campo di riferimento ed entrare nella loro significazione particolare (la prima, ad esempio, quella su Ismene, non appartiene al teatro propriamente detto, trattandosi di un’opera musicale di Aperghis interpretata non da un’attrice, bensì da una cantante). Credo davvero che se riuscissimo ad abbandonare definitivamente i generi di riferimento, ogni propensione individuale ne trarrebbe giovamento …

NeGa


La nudità della voce
2010-07-17 19:50:57|di Rosaria

vedi Nevio, io non chiamo queste performance di poesia ma performance di teatro. c’è lo specifico poetico e lo specifico teatrale, altrimenti cosa distinguerebbe le due arti in ciò in cui vnno distinte? queste tre eccezionali performer fanno teatro non poesia! è talmente evidente! danno una loro interpretazione dei testi in questione: la lettura, il reading performance è molto meno di questo, mette in primo piano l’intelligibilità del testo nella forma in cui è scritto, non comprende il canto, se il testo non lo contempla, insomma, crdevo di esser stata chiara. perché non ciami questo teatro invece che poesia? mica c’è una gerarchia di valore!!!! anzi, se dovessi esser ancora più chiara, pur praticando la poesia, il mio primo amore è stato il teatro, questo teatro. sono laureata in storia dello spettacolo! però la grandezza della poesia è altrove, intendimi, anche in queste performance, ma altrove. nella sua retorica, nel suo ritmo, che contempla la dimensione interiore olt che l’esteriorizzazione. è difficile da spiegare, posso solo dirlo con un paradosso: la lettura ad alta voce deve contemplare una sorta di interiorizzazione udibile. e per questo spirito particolare non c’è che una bocca davanti ad un microfno, non l’intero corpo. altrimenti è, ed evviva, teatro!


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