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La poesia di ricerca in Italia oggi?

Articolo postato sabato 18 novembre 2006
da Christian Sinicco

Mi è stato inoltrato questo comunicato da Luigi Nacci: esso fa riferimento all’incontro "La poesia di ricerca oggi in Italia" (Casa della Poesia, largo Marinai d’Italia, Milano 23 novembre 2006, ore 21; incontro curato da Andrea Inglese, con Alessandro Broggi, Gherardo Bortolotti, Marco Giovenale, Andrea Raos, Massimo Sannelli e Michele Zaffarano):

Interrogarsi sulla poesia di ricerca in Italia, significa innanzitutto prestare attenzione alle scritture di quegli autori che si trovano tra i trenta e i quarant’anni. È con alcuni di loro, e a partire dai loro testi, che si potrà verificare la possibilità di porsi di fronte al genere lirico in termini radicalmente esigenti e critici. Solo in questo modo è possibile riaprire le vie di uno sperimentalismo ormai svincolato dalle tutele avanguardistiche oggi obsolete. Le ragioni di questo sperimentalismo stanno tutte in primo luogo nella lingua, confrontata con gli sviluppi più decisivi dell’arte contemporanea così come con quelli di una letteratura non confinata entro i limiti geografici dell’Italia.
L’incontro con questi sei poeti, alcuni attivi da più di un decennio, sarà anche l’occasione di ripercorrere la nuova geografia del genere poesia, soffermandosi anche sui nuovi canali che essa ampiamente usa: blog individuali e collettivi, incontri e dialoghi a livello internazionale, progetti di piccola editoria cartacea e di editoria on line.

"Sbarazziamoci di questa nozione di una corrente principale nella storia e rendiamoci conto che stiamo andando in diverse direzioni. Noi stessi. Penso che una cosa ragionevole da fare - se abbandoniamo anche la competizione - è fare cose che nessun altro sta facendo, essendo allo stesso tempo informati, naturalmente, su cosa altri stanno facendo; migliorando le nostre comunicazioni in modo da poter sapere cosa sta accadendo, per poi fare qualcosa di nuovo, a cui nessuno si stava dedicando". (John Cage, da Lettera a uno sconosciuto, a cura di Richard Kostelanetz, Socrates, 1996).


Chi ha scritto "innanzitutto", "Solo in questo modo", "le ragioni...stanno tutte in primo luogo", non sta migliorando la sua comunicazione, non si sta rendendo conto che la ricerca artistica di tantissime persone che fanno, oggi, non ha bisogno di categorie per comunicarsi, di generi o di generazioni per riconoscersi, di attribuzioni per sentirsi "nuova geografia", poiché va naturalmente, va nella direzione naturale delle differenziazione.

13 commenti a questo articolo

> La poesia di ricerca in Italia oggi?
2006-11-19 16:27:10|di Adriano Padua

??


> La poesia di ricerca in Italia oggi?
2006-11-19 14:00:50|di Christian Sinicco

Io più che altro porrei l’accento sulla citazione di Cage. Si muove nell’oltrepassare l’ottica di determinazione storica dei prodotti artistici, aprendo all’informazione diffusa di ciò che sta accadendo come metodo, e come possibilità di nuovo, di differenziazione. Ovviamente sta parlando del lavoro di ogni artista, in un’ottica sociale diversa, che implica il ripensamento di ciò che è determinante, e di ciò che storicamente si dovrebbe determinare. Per Cage le ragioni determinanti non si pongono più all’interno dell’arte come processo di antitesi-sintesi, ma all’interno del problema dell’ascolto.
Innanzitutto per Cage l’artista è un singolo che crea, ed è attento a quello che fanno gli altri, chiunque essi siano e poiché grazie a questo si può fare del nuovo; in secondo luogo non delimita le ragioni in un contesto.
Quindi mi interessa capire che c’azzecca la citazione di Cage.

Poi, più semplicemente, nonostante questo sia un comunicato, esplicita il solito proclama di gruppi che vogliono stare per un tutto e in tutto sviluppare un programma (le ragioni di questo sperimentalismo stanno tutte...), quindi non dissimili dall’avanguardia criticata. Quindi la comunicazione o la si migliora davvero, o continueremo ad osservare mistificazioni varie, che riutilizzano citazioni per i propri usi e consumi.


> La poesia di ricerca in Italia oggi?
2006-11-18 17:27:42|di lorenzo

La cosa che lascia un po’ perplessi è anche la sola "definizione", reperibile nel testo, di cosa sia la "poesia di ricerca", ossia "la possibilità di porsi di fronte al genere lirico in termini radicalmente esigenti e critici".

che significa?

poi leggo: "le ragioni di questo sperimentalismo stanno tutte nella lingua", e mi chiedo quali siano queste
ragioni. quali "ragioni" di uno sperimentalismo si trovano nella lingua?
o nella lingua "confrontata con gli sviluppi più decisivi dell’arte contemporanea [...]" Come si confronta una lingua con uno sviluppo decisivo?

lorenzo carlucci

p.s. va detto che è solo un comunicato stampa eh.


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