Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

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Leopardi, Ungaretti, Penna, Pasolini, Miglino. Ehm... Miglino, chi?

(a Washington la metro tappezzata - cool! - con i testi dei nostri migliori poeti?)

Articolo postato martedì 22 gennaio 2008
da Luigi Nacci

Girovagando in rete mi imbatto in un articolo de "La Stampa" del 19 settembre 2007 a firma di Bruno Ventavoli. Mi incuriosisce il titolo, così leggo. Scopro, come scoprirete voi tra poco se avrete il tempo e la voglia di leggere l’articolo per intero, che a Washington la metro e le sue stazioni sono tappezzate - that’s cool! - con i testi di alcuni poeti italiani. Allora. Leopardi: ok. Ungaretti: ok. Pasolini: ok. Penna: ok (con riserva). Miglino: chi? Mi incuriosisco. Leggo la poesia inclusa nell’articolo: non mi convince. Ne cerco e trovo altre, qui (ne cito due - TELEFONAMI: Come puoi aver nulla / da dire... // Posso amarti dovunque / tu sia. // Telefonami; la seconda è senza titolo: Tu diglielo. / Scusate l’incompatibilità / con i nostri pensieri. / Abbiamo scelto di vivere). E tutto ad un tratto si fa largo in me l’immagine potemkiana del mega-manifesto americano, con sopra impresse a caratteri cubitali le poesie del Miglino. E penso che ci sarà un motivo se Bush è ancora là, e le guerre sono ancore là dove Bush ce le ha portate, e l’oceano che ci divide a noi europei e loro americani sta ancora, sempre, ondosamente, là. E non me ne voglia Miglino, a cui va la mia umana simpatia (anche per la scelta di offrire gratuitamente i suoi e-book), ma se la sua poesia deve rappresentarci a noi italioti, allora ringrazio i laici cieli d’avermi fatto vivere nella pangermanbalcanica Trieszt...



"Io e Leopardi, poeti da metrò"

I vagoni del metrò di Washington ospiteranno gli scritti di cinque italiani fra i quali anche Miglino, poeta underground di Collegno

Giacomo Leopardi. Sandro Penna. Giuseppe Ungaretti. Pier Paolo Pasolini. E poi Enrico Miglino. Miglino? Sì, proprio lui, nato a Collegno, 46 anni fa, uno scrittore molto underground e molto polimate, forse sconosciuto ai più. E come capita talvolta, assai raramente, tipo a chi vince il superenalotto o chi fora una gomma a Roswall mentre atterrano gli alieni, s’è ritrovato nella cinquina che rappresenta la meglio poesia italiana in America. I versi dei suoi colleghi si trovano nelle antologie studiate a scuola, anche nell’era di youtube. Lui, invece, la sua «Tempi fermati» che ha varcato l’Atlantico non l’aveva neanche buttata giù su carta. Esisteva solo sul web, su e-book.

Il miracolo poetico è avvenuto a Washington. Lì la società che gestisce la metropolitana, luogo dove notoriamente si legge parecchio per ingannare i tempi del viaggio, ha deciso di rendere omaggio alla lirica europea tappezzando carrozze e stazioni di poesie. Testi integrali nella lingua originale, e traduzione, parecchio buona, in inglese. Ogni Paese dei 27 Stati Uniti d’Europa è rappresentato da cinque poesie di cinque poeti, tanto per fare un esempio, si va da Baudelaire a Brecht, all’ungherese Petöfi. Versi che contano, che pesano nella nostra cultura. Le scelte sono state operate dalla commissione culturale con sondaggi, votazioni, consultazioni per esportare il «meglio della poesia europea». Una cosa seria, insomma, la European Poetry in Motion. E proprio per questo la sorpresa del nostro connazionale, uno dei pochi viventi del parnaso in metrò, è somma. Ma dato che del poeta il fin è la meraviglia, Miglino è molto divertito, oltre che onorato. Perché l’hanno eletta? «Guardi non me lo chieda, non saprei cosa risponderle - dice -. Pasolini è il mio autore preferito, l’ho letto per anni, fin nelle sue pieghe più profonde. Trovarmi accanto a lui, declamato da attori, letto da migliaia di persone ogni giorno, è un’emozione pazzesca. O devo invece dire che in questo modo mi è crollato un mito? Scelga lei».

E se qualche maligno, sapendo come vanno i concorsi letterari, fa spallucce e sorrisi di sufficienza, pensando a chissà quali santi protettori nell’olimpo poetico, si sbaglia. Enrico Miglino non conosce critici, né recensori, né mogul dell’intelletto. Né tantomeno i selezionatori dell’Unione europea. Lui è uno che ha sempre lavorato duro nei circuiti alternativi. Per scelta e per vocazione. Anche la convocazione nel dream team della poesia italiana gli era completamente sconosciuta. «Ho scoperto che una mia poesia era diventata un tazebao sui mezzi pubblici americani per caso. Stavo facendo una ricerca su internet per mia figlia, e google mi ha portato nel sito che spiegava l’iniziativa. Ho fatto qualche telefonata in giro. E ho capito che non ero su “Scherzi a parte”».

Enrico Miglino scrive da oltre vent’anni. Saggi, racconti, versi. Ha cominciato a occuparsi di informatica negli anni 70, quando era ancora difficile capire che cosa fosse un computer. E con quel sapere binario ha lavorato a lungo nel campo. Competente come un ingegnere, libero come un poeta. Ha girato mezzo mondo per installare reti di telecomunicazioni. Alle Maldive, in Egitto, nella Croazia appena uscita dalla Jugoslavia dissolta. Chi ha voglia di farsi una navigata in Internet troverà decine di sue pubblicazioni. Dal manuale tecnico «Telefonia wireless» a quello scientifico «Con occhi da crostaceo» a racconti come «Il dono del mare» alla fantascienza «Passato imperfetto». E’ il cuore pulsante di blog, collabora con Kult Virtual Press, forse la prima casa editrice elettronica. Nella Torino del Festival Cinema Giovani, non poteva non innamorarsi del cinema. E ha girato documentari aziendali e film a soggetto. L’ultimo è «L’ultima volta che lo vidi», che si può comprare in dvd allegato al suo manuale «Girare un corto in digitale», ovvero teoria e prassi insieme. E poi inchieste giornalistiche vere, importanti, serie, dal disastro ecologico in Liguria quando naufragò la Haven al disastro finanziario della Parmalat quando naufragarono milioni di risparmi.

Insomma è uno che scrive perché sente l’urgenza di farlo, non perché pensa a un editore, al denaro, al successo. Molti suoi libri costano «gratis» su internet. «La scrittura per me è vita, nasce dalla fatica, dal dolore, da cose che hai visto e vuoi davvero comunicare agli altri». Anche la poesia è così, è quella cosa che stilla dalla vita d’ogni giorno. «Non aspetto la musa che bussa alla porta della mia stanza mentre cerco l’ispirazione. Le mie poesie sgorgono da un istante, da un’emozione. Le appunto su scontrini della spesa, su pacchetti di sigarette, sul margine di un giornale. Ho pubblicato una raccolta che si intitolava 160 parole. Era il massimo di spazio consentito una volta negli sms. Io ero in viaggio per l’Italia e li mandavo a un mio amico che fa l’editore. Alle ore più impensate della giornata. Dovunque fossi. Tolto il timore, ciò che siamo è poesia. Tutto è poesia. Un bacio d’amore e una panchina. I cambiamenti, le difficoltà, un volto per strada. Una nuvola che si scioglie. L’imperevedibilità dell’esistere. E’ insomma il tempo che fugge e che vogliamo imbrigliare con le parole. Forse è poco. Ma è l’unica arma che in fondo ci resta. E poi, con quelle parole, ogni tanto accadono miracoli. Anche finire in una metropolitana di Washington, insieme a Leopardi e Pasolini».

Tempi fermati
di Enrico Miglino

L’intensità dei nostri momenti
guarda in una sola direzione

Qualsiasi altra cosa
non sarebbe bastata
a fermare il tempo.

I nostri momenti possiamo osservarli distintamente,
seduti su una cassa di orologi scaduti.

Teniamo nella mano
un piccolo domani,
tutto da vivere.

E ci sentiamo già meglio


13 commenti a questo articolo

Leopardi, Ungaretti, Penna, Pasolini, Miglino. Ehm... Miglino, chi?
2008-01-22 11:08:54|di luigi

ma sì sì lorenz, qui nessuno s’inkazza, e poi ho detto che il miglino mi sta pure simpatico. la colpa mica è sua. lui scrive. la colpa è della commissione, cioè - torniamo sempre allo stesso punto - del FILTRO CRITICO CHE NON C’E’. chissà chi erano i selezionatori. la cosa però è più grave della faccenda di fiumicino (certo che da omero a carlucci, uhm... non la sapevo questa, che il ricciardi si sia montato la testa?) perché nel caso U.S.A, a quanto pare, si sceglievano 5 poeti per RAPPRESENTARE L’ITALIA. a ’sto punto sarei curioso di conoscere anche le rose di poeti degli altri paesi... qualcuno lo sa o ha girato di recente per le metro stelle&strisce?


Leopardi, Ungaretti, Penna, Pasolini, Miglino. Ehm... Miglino, chi?
2008-01-22 10:52:12|di lorenzo

commenti en plein air...

c’è da incazzarsi?

bah... se la selezione è stata "pulita", come sembrerebbe, per quanto strano sia il risultato, non c’è da arrabbiarsi. si vede che agli occhi di un "soggetto multiplo internazionale" (la selezione) il Miglino è interscambiabile con qualunque altro poeta italiano della sua età. forse il problema non è dei selezionatori (?).

c’è da chiedersi chi fossero i membri italiani (if any) della commissione (?).

si potrebbe anche gioire: un poeta underground (affisso in underground)! yeah! vittoria della controcultura, del contropotere! oh yeah! (no, luigi? come mai, no?)

poi boh: i poeti hanno un qualche "diritto" ad essere scelti per l’affissione in metro? o la società delle metro di Washington sarà libera di scegliere chi vuole? o di concedersi un diletto?

[qualche anno fa è successa la stessa cosa (in piccinino) a Fiumicino. cartelloni pubblicitari per tutto l’aeroporto con poesie da Omero a Celan a........... Ricciardi e Carlucci (!!!). lì il motivo era ovvio: la scelta l’aveva fatta Ricciardi. per fortuna Nacci non se n’è accorto!]

ciao,
lorenzo


Leopardi, Ungaretti, Penna, Pasolini, Miglino. Ehm... Miglino, chi?
2008-01-22 09:00:14|

Tempi fermati
di Enrico Miglino

L’intensità delle nostre menti
pensa senza alcuna direzione

Un uovo alla coq
o un uovo di coca
salveranno il tempo.

In ogni momento, vestito distintamente,
ho l’impressione di non scadere.

Teniamo nelle mani
un calendario de agostini,
del ’43.

E ci sentiamo già meglio.


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