di Luigi Nacci & Lello Voce

Luigi Nacci (Trieste, 1978) è poeta e performer. Nel 1999 ha co-fondato il gruppo de “Gli Ammutinati”. Ha pubblicato in poesia: Il poema marino di Eszter (Battello stampatore, 2005), poema disumano (Cierre Grafica, 2006; Galleria Michelangelo, 2006, con CD), Inter nos/SS (Galleria Mazzoli, 2007; finalista Premio Delfini e Lorenzo Montano), Madrigale OdeSSa (Edizioni d’if, 2008; Premio Mazzacurati-Russo), odeSS (in Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2010). Ha pubblicato inoltre il saggio Trieste allo specchio (Battello stampatore, 2006) e ha curato con G. Nerli Le voci la città. Racconti e poesie per ripensare spazi e accessi (Cadmo, 2008, con CD). Ha organizzato molti eventi letterari e dal 2008 collabora stabilmente alla realizzazione del Festival Absolute Poetry. Redattore della rivista di arti&linguaggi “in pensiero”, ha un piccolo blog: www.nacciluigi.wordpress.com.


Lello Voce, (Napoli, 1957) poeta, scrittore e performer è stato tra i fondatori del Gruppo 93 e della rivista Baldus. Tra i suoi libri e CD di poesia ricordiamo Farfalle da Combattimento(Bompiani,1999), Fast Blood (MFR5/SELF, 2005) e L’esercizio della lingua (Le Lettere, 2009). I suoi romanzi sono stati riuniti ne Il Cristo elettrico (No Reply, 2006).
Ha curato L’educazione dei cinque sensi, antologia del poeta brasiliano Haroldo De Campos.
Nel 2001 ha introdotto in Italia il Poetry Slam ed è stato il primo EmCee a condurre uno slam pluringue (Big Torino 2002 / romapoesia 2002).
Ha collaborato, per la realizzazione delle sue azioni poetiche, con numerosi artisti tra cui Paolo Fresu, Frank Nemola, Luigi Cinque, Antonello Salis, Giacomo Verde, Michael Gross, Maria Pia De Vito, Canio Loguercio, Rocco De Rosa, Luca Sanzò, Ilaria Drago, Robert Rebotti, Claudio Calia.
E’ Direttore Artistico di Absolute [Young] Poetry - Cantieri Internazionali di poesia.

pubblicato domenica 13 novembre 2011
Ei fu ( e speriamo mai più sia...) Per festeggiare (in attesa di iniziare a piangere per chi lo sostituisce) piace al sottoscritto offrirvi (...)
pubblicato giovedì 21 luglio 2011
C’è un aspetto particolarmente interessante nel dialogo che, a proposito di poesia, si è sviluppato tra Bordini e Mariani su queste medesime (...)
pubblicato mercoledì 19 gennaio 2011
[Traduzione in Inglese - by Nisha Maggioni] [Traduzione in Spagnolo] [Traduzione in Francese - par Lella Le Pillouer] Su La Regle du Jeu - (...)
 

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aggiornato domenica 27 novembre 2011
 
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Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?

di Lello Voce

Articolo postato domenica 6 marzo 2011

Da quando, nell’ormai lontano marzo del 2001, introdussi in Italia il Poetry Slam, a proposito di Slam ne ho viste di cotte e di crude.
Dal mitomane che alla Fiera del Libro di Torino – con tanto di invito ufficiale degli incliti organizzatori – andava sostenendo di averlo inventato lui il Poetry Slam e di averlo lanciato in Italia, a certi impagabili signori di una certa ineffabile ‘Agenzia letteraria’ che prima facevano copia/incolla dei miei testi sull’argomento (in copyleft) e poi li pubblicavano sul loro sito, attribuendoseli - e con tanto di copyright badate bene, a quel punto quello fuorilegge ero io, che riproducevo ciò che io avevo scritto, senza il permesso di chi mi aveva derubato – e fino ai tanti che, confondendo lo Slam con una sorta di estemporanea di pittura, o di recitazione (non è roba per attori, il Poetry Slam!) trasformavano (ed ahimé trasformano) la giuria popolare in un consesso di (presunti) esperti, snaturando quanto di più basilare c’è in un evento del genere.
E potrei continuare a lungo con il ridicolo e vergognoso elenco, non fosse che temo di annoiare il lettore. Un elenco solo italiano, badate bene, che altrove robe del genere non accadono e se solo ce n’è un accenno, provocano la reazione indignata di tutta la Slam Family, com’è accaduto per un Campionato Europeo di Slam piuttosto farlocco che un’altra Agenzia Letteraria, presumo tanto agenzia e altrettanto poco letteraria di quelle nostrane citate più su, aveva provato a metter su… Leggete qui

Ma una cosa così, come la robaccia messa su da Poeti in Lizza, ingaggiati a far pubblicità al prossimo imperdibile mondadoriano romanzo della Sra. Mazzantini non l’avevo mai vista, né qui, né altrove…
Ora, io conduco Poetry Slam da un decennio, sono stato il primo EmCee al mondo a condurre uno slam plurilingue (non lo dico io, lo dice Marc Kelly Smith, che lo Slam lo ha inventato, nella sua Storia dello Slam), mi sono dannato per difenderlo contro tutti coloro che, travisandone le caratteristiche, lo dileggiano a destra e a manca, impauriti come sono del suo enorme potenziale di coinvolgimento del pubblico della poesia e dei giovani, ma non per questo credo di esserne il ‘Papa italiano’.
Lo Slam non è mio, è di tutti quelli che lo praticano interpretandone con correttezza lo spirito radicale e fondamentalmente estraneo ai circuiti del mainstream e – neanche a dirlo – a quelli del marketing letterario.
Credo però di aver titolo a dire la mia sulla faccenda e certo non mi negherò di farlo: se qualcuno ancora pensa che ne abbia l’autorevolezza, bene, son certo che farà tesoro di quanto dirò e lo terrà presente in futuro, per evitare di legittimare, con la propria presenza, gli Slam di certi signori che poi vanno a rivendersi la credibilità acquisita nei circuiti di base dove più verrà loro pagata, sotto forma di attenzione mediale, o denaro. Per far – absit iniuria verbis - marchette, in buona sostanza. Che in sé, le marchette intendo, le facciamo magari tutti, ma con il culo nostro, e non con quello altrui. Quello almeno andrebbe evitato, non credete? La battuta celeberrima attribuita a Busi sembra venir qui a pennello: son buoni tutti a far i froci con il culo altrui…

Così quando tanti amici mi hanno parlato del Torneo di Poetry Slam organizzato da Poeti in Lizza a Torino, ne sono stato sinceramente felice. Ho seguito la gara e ho pregato il Dio degli Slammer di proteggerli a lungo e di dar loro tanto successo. E vagonate di sponsor…
Potete immaginare come ci sono restato basito quando ieri, passando sulla pagina FB di Poetry Slam Italia mi sono imbattuto nel seguente annuncio:

“in arrivo lo slam book #mazzantini: le parole del nuovo libro di Margaret Mazzantini "Nessuno si salva da solo" diventano il motore di un happening dal vivo ed una performance sui social network...”

A postare erano quelli di Poeti in Lizza, che neanche avevano terminato il loro primo torneo e già si erano venduti l’anima (e il Poetry Slam), trasformandolo in una trovata pubblicitaria per il libro della celeberrima romanziera, la quale, evidentemente, deve avere una coazione a ripetere robe del genere: già nel 2009 riuscì spudoratamente a trasformare, grazie all’aiuto del marito, l’attore Sergio Castellitto, l’intero concerto del 1 maggio in uno spottone per il suo precedente romanzo. (qui e qui, per esempio trovate le tristi cronache della faccenda)
La cosa fece prevedibile scandalo e fischi e pernacchie non mancarono certo, ma intanto la signora e il suo maritino avevano raggiunto il loro indegnissimo scopo.
Questa volta devono aver ritenuto che forse era il caso di abbassare il tiro e così il loro sguardo rapace s’è appuntato sul Poetry Slam. Detto Fatto. Ecco lo Slam Book. A leggere di cosa si tratta viene la pelle d’oca. Cito…

I vostri eroi del COPIL sono stati contattati per organizzare il primo “slam book“, una performance dal vivo in stile slammistico per celebrare l’uscita del nuovo romanzo di Margaret Mazzantini, “Nessuno si salva da solo” (Mondadori).
Martedì 8 marzo sei autori e poeti, sei slammers, daranno vita a un reading “faccia a faccia”, in cui 3 coppie di reader, uomo e donna, improvviseranno testi e si affronteranno con la loro libera interpretazione del libro.
Presenta il MCVF (Mastro di Cerimonia Veramente Forte) Federico Sirianni.
Si sfideranno:
• Chiara Vallini (con testi di Alessandra Racca) vs Guido Catalano, uno slam romantico, tragicomico, in stile ebraico-newyorkese
• Luciana Maniaci vs Francesco d’Amore, un faccia a faccia dai risvolti psico-comici.
• Valentina De Lisi vs arsenio bravuomo, una contrapposizione acida tra sesso e amore.

Niente male vero? Passati i brividi? Bene allora posso continuare…
Lo Slam ha delle regole, ma non per amore di qualche ortodossia, soltanto perché in quelle regole sta tutto lo spirito, se volete l’ideologia di un evento del genere: la giuria deve essere popolare ed estratta a caso, i partecipanti devono leggere propri testi, il vincitore porta a casa un premio in denaro, o in altri beni materiali o ’spirituali’ (pubblicazione, prosciutti, bacio della giuria, pacca sul culo, icché si vuole, come si direbbe in Toscana), ma lo Slam non deve essere usato come veicolo di marketing per nessuno che non sia la Slam Family stessa, in altre parole la comunità che crea, ascolta, ama la poesia ad alta voce.
Messe in salvo queste, a mio parere, c’è la massima libertà: sul timing, sui modi della competizione, sin sulla presenza o meno di musica e costumi, su Web, o dal vivo. Basta dirlo prima. Che Slam sia, in ogni caso.
Bene: sottolineo per pignoleria, ma credo che sia evidente a tutti che in questo caso saltano la maggior parte delle regole fondamentali: la ‘libera interpretazione del libro’ della Sra Mazzantini, poi presume che gli slammer si presteranno a estrapolare passi del testo mazzantinesco (mazzantiniano?), la Sra Vallini leggerà, peraltro, testi della Sra Racca (che evidentemente non se la sente di salire sul palco: perché non resta a casa allora?), il tutto con l’allure, la patina disgustevole e evidentissima, dell’evento di marketing in stile ‘Milano democratica da bere’ (e da slammare).

I mandanti di codesto assassinio dello Slam e del suo spirito sono la Mondadori e la vorace Mazzantini, a organizzare, oltre ai Poeti in Lizza una certa agenzia TheGoodOnes, specializzata in un non meglio specificato Social Media Marketing ed autrice anche di un bel manuale, che a questo punto, sarei curioso di leggere, dedicato ai primi rudimenti del “Giovane Social Media Manager”.
Per adesso a quanto pare, si sta interessando, oltre che di sputtanare lo Slam, di un "progetto internazionale che vuole promuovere lo shopping milanese come oggetto di attrazione turistica tra territorio e social network." Qui, per maggiori info.
Devo dire che gli amici (?) di Poeti in Lizza sono stati più accorti di altri: con farisaico e ipocrita spirito di opportunità, hanno accuratamente evitato di scrivere una sola volta le parole Poetry e Slam una di seguito all’altra, ma la sostanza non cambia, ahimé!

E così mi tocca dirlo ancora una volta: giù le mani dal Poetry Slam, lo slam non è la puttana di nessuno, non si chiama Ruby, non è minorenne e non abita all’Olgettina, non ancora, almeno…
Questo non è Poetry Slam è – come mi suggeriva online Michele Cavaliere, disegnatore sommo e spiritosissimo – Poetry Spam!

Fanno impressione anche le reazioni di alcuni poeti giovani, anche qualcuno dei protagonisti di codesto sciagurato evento, che sono intervenuti in un accenno di dibattito su Facebook: da chi dice che in qualche modo deve pur guadagnarsi da vivere, dunque ben venga anche far pubblicità a un brutto romanzo con i propri versi (e che sia brutto lo dice proprio chi accetta di mettere la sua faccia e parte dei suoi testi al servizio di tale romanzo) allo stupore stupefatto di chi, fulminato dalla delusione, si augura che sia solo un modo per tirar su capitali per organizzarne altri di Slam, veri…
Che dire? Sveglia ragazzi! Non potete farvi usare in questo modo, non è possibile che tutto, sin i vostri versi, sia in vendita per il miglior offerente, non potete, con tanta ingenuità, lasciare che il vostro amore per la poesia sia trasformato in advertising delle major. O significa, sorry, ma la penso proprio così, che siete pessimi poeti. A prescindere, come avrebbe detto Totò….
Tutt’al più scrivete versi, con la stessa qualità con cui si potrebbero scrivere gli spot dei pannoloni, o quelli dei 4 salti in padella. Mestieri onesti e laboriosi.
Ma poeti no, voi poeti certo non lo siete e difficilmente lo diventerete mai. La poesia è anche esercizio di dignità, coraggio di prendere partito, sforzo di conoscenza e sperimentazione, non solo bella (?), ma ignava, scrittura.

E poi, lasciatemi sfogare sino in fondo, è proprio vero, gentile Sra Mazzantini, arguti manager del marketing Mondadori, lizzosi componenti dei Poeti in Lizza e very clever ones di TheGoodones: come recita il titolo del romanzo, nessuno si salva da solo. Nemmeno voi…
Lo Slam ha memoria d’elefante. Fate pure le vostre marchette, ma poi non chiedeteci di essere riconosciuti come un contest di Poetry Slam di qualche serietà. Ci sarebbe impossibile crederlo.
E peggio per chi continuerà a partecipare ai vostri eventi: ognuno è padrone della propria faccia e della propria poesia e ne fa quel che vuole.
Ma lo Slam è di tutta la comunità e – se la cosa non vi fa troppo problema – vi saremmo grati se, d’ora in avanti, non lo coinvolgeste nelle vostre discutibili scelte, diciamo così, lavorative.
Pubblicizzate chi vi pare, ma giù le mani dal Poetry Slam!

9 commenti a questo articolo

Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-13 09:55:14|di Christian Sinicco

Lello, una serie di riflessioni dopo la tua reazione "istintiva", che non trovo assurda e che mi trova d’accordo su alcuni punti, con tutto il rispetto per Guido e Arsenio che hanno lavorato per altri in modo del tutto legittimo.
Dire che Lello ha contribuito alla diffusione della pratica dello slam e della poesia in Italia, è corretto, e l’ha portato alle cronache più di altri.
Sugli slam che ha diretto Lello è chiaro, ci sono delle criticità, ma non dipendono da Lello, semplicemente dalle forze in gioco: è semplice organizzare uno slam con la formula consueta di 8-10 poeti che si conoscono e sanno leggere e due manche (se uno è chiamato a farlo); è difficile organizzare un evento capace di essere fonte di aggregazione per una comunità e produrre una competizione "sensata" e di buon livello.
Per fare un esempio: a Trieste lo slam resiste, ogni anno i partecipanti cambiano, ci sono sempre le selezioni, siamo arrivati credo a 100 poeti dopo 5 edizioni (se vuoi per la formula uno contro uno, dagli ottavi di finale, dopo la selezione degli sfidanti dei "big" invitati dall’emcee) e l’anno scorso abbiamo avuto un pubblico di 200 persone. Per dirla in breve, un’organizzazione non facile ma rodata, tutta di volontari, che interessa più persone e enti e che costa 1500 euro (meno male che abbiamo uno sponsor privato, Cervesi)! E c’è da dire che tutti i poeti italiani sono sempre venuti a loro spese, altrimenti non ce l’avremmo mai fatta, e un plauso va anche a questi - anche se sarebbe bello rimborsare tutti delle spese di viaggio almeno, ma come sapete qui in Italia tagliano i fondi a spron battuto, soprattutto dove non ci sono amichetti politici.
Tema dello slam: abbiamo sempre deciso per la libertà, la poesia non deve necessariamente essere "civile", però sfido chiunque a dire che i vincitori non abbiano temi che interessino la società con forza (o sono "civili"). Dico tutto questo per interagire con Minerva, che dice cose sensate, però non spiega cosa sta dietro a un’organizzazione e il rischio è di non capire cosa ha fatto di buono Lello e dove si può migliorare, che dovrebbe interessare tutti. Devo anche dire che, in 5 edizioni di Trieste Internationa Poetry Slam, solo una volta ha vinto un poeta che veniva dalle selezioni (Maurizio Benedetti, che non poteva partecipare come big dato che l’anno prima era stato invitato; ma un grande plauso anche a lui, che si è fatto le selezioni, è passato e ha fatto terra bruciata). Di conseguenza, per la "competizione": è bello che lo slam sia aperto e combattivo, ma di fatto la selezione che gli emcee operano non è frutto di clamorosi abbagli. Due accorgimenti, che usiamo dalle nostre parti: quote rosa (non voglio accendere un dibattito, ma l’Italia è maschilista di default e non va bene), e la scelta dei big per l’anno successivo è riservata al vincitore e al comitato dei winner, che possono suggerire alcuni nomi - così c’è sempre una griglia di partenza nuova.
Questo per spiegare che Lello lavora bene, quando viene chiamato a dirigere, ma che si può e si deve lavorare meglio sul territorio e che c’è bisogno di una squadra appassionata e di organizzazione; e a non lavorare bene, sono le persone che proprio sul territorio organizzano gli slam, distanti dall’unire livelli di ricerca, che non aprono la kermesse con le selezioni, che ogni anno fanno la stessa cosa.
Tornando alla questione principale, cioè la "prostituzione", termine forte, che è tipico delle reazioni di Lello quando ha mal di pancia: ognuno è libero di riprodurre slam (o qualsivoglia format) per qualsiasi fine, ma è chiaro che in questo caso è promozione di un libro e di un gruppo editoriale: non c’è nulla di male, non serve nascondersi, perché può essere un buon lavoro, e spero che Arsenio e Guido e gli altri abbiano realizzato una bella serata, che questo abbia contribuito a promuovere anche la loro immagine (dipende se son stati bravi nella lettura)! Qualsiasi format può essere preso a prestito dai gruppi editoriali - vedi lo slam di Milano organizzato da Io donna con l’aiuto di Lello - e se va bene si fa un lavoro a partire dai poeti e dalla loro poesia; però sorge un dubbio, si tratta di promozione della poesia o del gruppo editoriale? Nel caso dello slam milanese è stato un buon compromesso per entrambi.
Il problema: i gruppi editoriali non sempre operano buoni compromessi: sappiamo che la Mondandori (e non solo) pubblica poeti spesso mediocri, appartenenti a gruppi di addetti ai lavori, che questo è dovuto al ragionamento che siccome la poesia non vende, se si deve avere una collana di poesia meglio pubblicare chi conviene, indipendentemente da una visione critica capace di vagliare il territorio italiano, indipendentemente da movimenti, gruppi in relazione, nuovi processi, nuovi format di comunicazione.
Questa incapacità ha generato nel corso del tempo uno scollamento tra poesia e pubblico, e le major non sono interessate ad intervenire su se stesse, cioè va bene promuovere un libro con lo slam, ma perché non promuovere i libri dei poeti pubblicati anche grazie agli slam e con l’intervento diretto dei poeti? In pratica dovrebbero cambiare profondamente le linee di azione editoriale, e tutti i processi di marketing, avvalendosi dei nuovi processi di socializzazione, dovuti prima alle riviste, poi ai blog e ora anche ai social network.
Su questo terreno si gioca la battaglia, e saremo tutti dei perdenti se i grandi gruppi editoriali non avranno questa lungimiranza, trattando i movimenti come "secondari", buoni per fare pubblicità ad "altri" prodotti di punta.


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-07 21:27:09|di Minerva Jones

Chiedo scusa, ma credo che, prima di sputare addosso agli altri, chi in Italia ha reso la slam poetry - poesia di radicale intervento sociopolitico e culturale - una puttana da prostituire e snaturare in poetry slam (competizioni ludiche sulle quali stenderei un velo pietoso) dovrebbe fare un minimo mea culpa. In UK i poetry slam sono osteggiatissimi dalla slam family cui Lei si riferisce. Voglio dire: siamo in una situazione da "chi è senza peccato, scagli la prima pietra" ;-) Possiamo anche non approvare ciò che Catalano e co. fanno, e non entro nel merito perché non mi riguarda, ma ritengo che questa sia l’occasione di riflessione per voi sul mondo della slam poetry italiana - penoso (e la ragione è proprio la bassa qualità legata allo spirito di competizione) e privo di qualsiasi attitudine o ragione radicale, incisiva, riflessiva, rivoluzionaria e poetica, eppure viene spacciato come tale. Posso chiedervi di pensarci, visto che vi fate ambasciatori del genere? Saluti, Minerva.


Poeti in Lizza risponde
2011-03-07 15:06:54|di guido catalano

ciao ragazzi
qui alcune risposte a lello
di noialtri
http://poetinlizza.it/2011/03/07/gi...


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-07 15:05:08|di Lello Voce

Confesso che non ricordo il nome, io non c’ero, c’erano gli Sparajurji, della cosa mi pare di ricordare si parlò un po’ anche in cronaca locale, di certo tra gli slammer se ne rise molto,,,forse loro - sparajrij hanno ancora memoria...
sorry..

lv


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-07 14:58:14|di cvp

Il mitomane della Fiera di Torino chi sarebbe? Almeno le iniziali, giusto per sincerarmi d’aver colto il riferimento...


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-06 23:00:52|di Lello Voce

Caro fabio, grazie dell’attenzione.
per il resto, che la pubblicità si appropri di questo o quel verso è cosa che ci sta tutta. Lo Slam è un medium particolare e far passare come tale roba che non lo è affatto, tentando di sfruttare il suo appeal è molto peggio, come se A.L. marra sostenesse di averli scritti lui quei versi di romeo and Juliet...

un saluto cordiale
lv


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-06 16:57:28|di fabio teti

Neanch’io sono un accanito sostenitore del Poetry Slam, eppure mi trovo a sottoscrivere parola per parola il commento di Luigi: e a scrutare con qualche rabbia la gloriosa puttanata tirata sù da Poeti in Lizza e dalla Mazzantini.

Un’ulteriore riflessione però mi viene in mente. Ci pensavo già in estate quando una pubblicità dell’Alfa romeo riusciva candidamente a mettere in bocca ad un’attrice, la quale altrettanto candidamente dava voce alla merce in questione, le seguenti parole: "io sono Giulietta, e sono fatta della stessa materia di cui son fatti i sogni".

Che succede quando la merce, il marketing, il capitale etc. riesce agevolmente a impossessarsi e a utilizzare per i suoi fini forme e strumenti che in origine non gli appartenevano, e che magari addirittura volevano essergli "contro"? Ci si potrà riprendere il "maltolto", o questo sarà d’ora in avanti inutilizzabile (salvo essere rivisto, ripensato nelle sue modalità, nei suoi strumenti)? Mi chiedo insomma se e fino a che punto si possa interpretare come un sintomo questo genere di appropriazioni.

un caro saluto,

f.t.


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-06 14:15:43|di Lello Voce

Tanta rabbia e delusione, sì, Luigi. E tristezza

Grazie della tua solidarietà, a maggior ragione perché viene da qualcuno che non è un ’sostenitore’ dello Slam.
La civiltà esiste ancora, vivaddio. Grazie davvero

Lello


Lo Slam non è la puttana di nessuno – Da Poetry Slam a Poetry Spam?
2011-03-06 13:26:32|di Luigi B.

Nonostante non sia uno dei più convinti sostenitori della pratica del Poetry Slam (probabilmente perché non sta nelle mie "corde" o probabilmente perché non ho mai assistito ad uno "vero"), mi sono sentito davvero dispiaciuto leggendo quanto è accaduto, Lello. Lo dico sinceramente. Dispiaciuto (perché penso di poter immaginare la rabbia e la delusione) e triste.
Se risulta avvilente vedere il primato dell’economia sulla politica, risulta assolutamente desolante vedere il primato dell’economia sulla dignità.
Luigi B.


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