Absolute Poetry 2.0
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MASSIMO FERRETTI, un poeta "allergico"

(1935-1974)

Articolo postato domenica 13 maggio 2007
da Luigi Nacci

Massimo Ferretti nasce a Chiaravalle (Ancona) nel 1935.

Fin dall’infanzia si manifestano i segni di una malattia cardiaca che lo seguirà per tutta la vita. Si trasferisce negli anni ’50 a Jesi e nel 1954 pubblica Deoso. Rappresentazione poetica (Siena, Edizioni Maia) e nel 1955 Allergia. Prefazione ad una giovinezza (Jesi, Tipografia Civerchia) – dichiarato anagramma dell’Allegria ungarettiana – poi ampliato e ristampato nel 1963 con Garzanti (Premio Viareggio "Opera Prima). Nel 1956 Pasolini pubblica i versi di Ferretti nel n. 5 di "Officina", collocandolo tra i "neo-sperimentali tout court, di origine psicologica, o patologica, concrezione di un ’caso’ solitario, marginale", e parla di un "ragazzo ventenne traumatizzato e quindi prematuramente rivelato a sé dal male", "unico, preistorico prima che pregrammaticale, malgrado la straordinaria maturità".

Si laurea in giurisprudenza, e negli anni ’60, a Roma, fa il giornalista scrivendo per “Paese sera” e “Il Giorno”. Pubblica due romanzi: nel 1963 Rodrigo (Milano, Garzanti) e nel 1965 Il gazzarra (Milano, Feltrinelli). Nello stesso anno torna a Jesi e inizia a studiare inglese trascorrendo a Londra l’estate del ’66, apprendistato che si realizza nella traduzione di un romanzo di Christine Brooke–Rose e in testi di antropologia (editi da Feltrinelli e Astrolabio). Muore a Jesi nel 1974, lasciando incompiuto un romanzo autobiografico: Trunkful.

Nel 1986 Massimo Raffaeli ha curato la stampa del volume Lettere a Pier Paolo Pasolini e altri inediti (Chiaravalle, Centro culturale polivalente del Comune di Chiaravalle); rispettivamente nel 1992 e 1993 sono stati ristampati Il Gazzarra (prefazione di Alfredo Giuliani, Firenze, Ponte alle Grazie) e Rodrigo (a cura di M. Raffaeli, Ripatransone, Sestante); nel 1994 Allergia (postfazione di M. Raffaeli, Milano, Marcos y Marcos). Del 2005 è Fuori dal coro. Massimo Ferretti: una vita controcorrente, che raccoglie una serie di interventi critici sull’opera di Ferretti (a cura di Elisabetta Pigliapoco, Comune di Chiaravalle), del 2007 Giovani poeti leggono Massimo Ferretti (antologia di poeti e saggi critici a cura di Fabio Maria Serpilli, Ancona, Edizioni peQuod).


***


da ALLERGIA


In trattoria

In questa trattoria di gente stanca
dove mangiare significa reagire,
dove la grazia d’una dattilografa
si percepisce nel tono delicato
d’un piatto di fagioli chiesto tiepido,
dove un viaggiatore analfabeta
emancipato per via dello stipendio
spiega a una turista anacoreta
che il rialzo dei biglietti ferroviari
dipende tutto da questioni atlantiche –
non ho ragione d’essere contento
se il cameriere lieto della mancia,
leggendo la commedia del mio viso
m’ha detto che ho una maschera da negro?

In questa trattoria di gente ottica
dove non so salvarmi dagli sguardi,
condannato al sentimento della morte,
serrato tra furore e timidezza
non ho ragione d’essere felice
quando divoro una bistecca che fa sangue?

Il mio complesso è una tragedia antica:
devo scrivere e vorrei ballare.


*

I colori del gelo

Nella mia vita il viaggio resta il segno
di ciò che doveva essere la vita
se l’avessi capita troppo tardi.
Ma ho capito tutto troppo presto
e ogni viaggio è uno spostamento
da una solitudine a un silenzio:
da un’attesa a un tacito possesso.

Non posso non fermarmi al corridoio
d’un rapido treno della notte,
pieno di tedeschi d’ogni sesso
e di reclutare del nostro nuovo esercito.

– Dal congedo delle insegne luminose
dal patetico gergo dei consigli
salva, frau, questo provinciale!:
la tenerezza che sale da un abisso
è una luce che mi fa tremare,
la rivolta d’un reietto è una canzone,
il sole è il calore d’un relitto.

Sì, questa notte non sono entrato
perché sono un maschio in borghese
e non sono più un ragazzo
("militari e ragazzi metà prezzo"):
sarò un alpino e avrò una penna nera,
non starò più attaccato a un finestrino
a decifrare teoremi neutrali
su estetiche statali e militari.

L’esercito amava alle mie spalle,
ma io non sono un soldato dell’esercito:
io sono un soldato della vita
e stanotte ho giocato una partita
molto più dura di quelle che faranno
i soldati che stanotte ti hanno avuta
e quelli che dormivano beati
nelle scomode amache improvvisate
con le retine dei portabagagli
e quelli incastrati nei sedili
tra tedeschi saturi di birra
e l’incenso dei piedi senza scarpe.

Davanti al vetro in cui ti specchi
per pettinare in pace i tuoi capelli
e mi chiedi perché non sono entrato
e mi dici che sarò un alpino,
stanotte ho guardato il mio destino.

La mia provincia verde di colline
la mia valle torbida di nebbia
il paese dove sono nato
la casa che mi ha cresciuto –
tornarono nel buio del paesaggio
che il treno divorava nella corsa:
venivo da loro e a loro ritornavo,
ma loro non mi offrivano la vita:
m’offrivano il teatro di me stesso
per monologare all’infinito
lucindando l’archivio degli errori,
vitali colori del mio gelo.

3 commenti a questo articolo

MASSIMO FERRETTI, un poeta "allergico"
2007-05-15 10:28:22|di gugl

fatto bene a postarlo. lo stavo facendo io :-)


MASSIMO FERRETTI, un poeta "allergico"
2007-05-14 10:33:22|di Luigi Nacci

Grazie Massimo (anche per la precisazione, che integro: il volume della Pigliapoco è stato edito da peQuod).

A proposito de La croce copiativa, riporto alcuni versi:

E ho rimandato a domani

la certezza d’un nuovo dolore -

e sono salito sul tetto a prendere il sole.

Il sole incendiava il paese

e il cielo invadeva i cervelli

al sicuro dal bene e dal male

a passeggio per le strade

o sulle poltrone dei caffè

con l’aperitivo amaro come la maldicenza

necessaria per non morire di noia,

e nell’azzurro di un girovago aeroplano

bruciava i manifesti di “votate”

che i monelli aspettavano in terra

per festeggiarli in un fuoco d’indiani.

E il sole che ardeva un paese in calore

scioglieva dal peso d’ogni dolore

il ghiaccio maligno del rimorso:

e disteso sul tetto di lastre rosso,

il mio corpo senza più cuore

ha fischiato la vecchia canzone

di chi è felice d’essere al mondo.


MASSIMO FERRETTI, un poeta "allergico"
2007-05-14 00:42:15|di Massimo Gezzi

Massimo Ferretti è un poeta da rileggere. Condivido la "chiamata" di Luigi Nacci. Marchigiano e provinciale (di quelle Marche in cui è facile coltivarsi il proprio "tranquillo inferno domestico", come scrisse egli stesso in una lettera a Pasolini), era però un poeta autenticamente sperimentale ("sperimentare - per me - non fu più un modo per attaccarmi alla vita, ma un modo per attaccarmi alla cultura", scrisse una volta), senza per questo essere in nessun modo sperimentalista in senso neoavanguardistico (almeno per la poesia).
Oltre ai volumi già ricordati da Nacci (con la precisazione che Fuori dal coro non è a cura di, ma è proprio una monografia di Elisabetta Pigliapoco), vorrei citare un bel saggetto di Fabio Pusterla, da sempre estimatore di Ferretti (il saggio è Tra centro e periferia. Le lettere di Massimo Ferretti, ristampato da pochissimo nel volume Il nervo di Arnold. Saggi e note sulla poesia contemporanea, Marcos y Marcos 2007), e consigliare la lettura dell’imperdibile poemetto narrativo La croce copiativa, uno dei pochi tentativi riusciti di nostrana autobiografia in versi, composta da un Ferretti poco più che ventenne e ancora del tutto marchigiano. "Sgangherata, qua e là un po’ banale e sciatta, ma nell’insieme veramente bella", la definì Pasolini. E forse fu un po’ troppo severo.


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