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Marco Corsi: OROSCOPI

di Federico Scaramuccia

Articolo postato lunedì 21 giugno 2010

MARCO CORSI: OROSCOPI


Più che stati(sti)che previsioni del tempo a venire, questi Oroscopi sono dissociate visioni dell’ora, che al “fato” oppongono il “fatto”. Rinunciano, cioè, ad ogni pretesa di chiaroveggenza, preferendo vederci chiaro. Conviene, insomma, affidarsi al ciclo della natura, piuttosto che al riciclo del quotidiano (e gratuito) “usa-e-getta”.



MARCO CORSI è nato a Montevarchi nel 1985. Si è laureato con una tesi su Biancamaria Frabotta a Firenze, dove è attualmente impegnato nel Dottorato Internazionale in Italianistica, con un progetto sui rapporti canone-anticanone nella poesia degli anni ’90. Ha pubblicato studi su Tommaso Pincio, Valerio Magrelli e Biancamaria Frabotta. Di prossima pubblicazione, invece, un intervento sulla poesia di Patrizia Cavalli ed uno su Alberto Arbasino. Suoi testi sono apparsi su “Poesia” e “Poeti e Poesia”.



OROSCOPI

non c’è proprio niente
da dire sulla sottile
peluria delle dita.
puoi leggerci il magro
intreccio di spaghi e
venuzze ma niente che risalga
alla cuspide, verso il callo
nodoso dell’unghia –
o nel midollo.

*

c’è un anno in più
sulle tue spighe - sui
chiari rampolli del tuo io.
gira la ruota, scarta
la ghianda: il filo d’erba
è mite annuncio di primavera.

*

giacinto mi giuri che non è
la tua stagione. si scavi,
si tiri la palla, contagi
la bruna semente il tuo
bel dio d’ogni emozione.

*

prima venne al capelvenere
la casa maligna di giunone:
nessuno, mio bellissimo coglione,
legge i frutti che dissemina stagione.

*

per i prossimi giorni si disponga
mietitura: Cerere è caduta, Proserpina
ripiomba nell’inferno. tutto è eterno:
il sole che tramonta nell’inverno,
il sudicio, il guaio, la dismisura.
mai dimenticarsi la fattura.

*

di te ho acceso soltanto i miei colori
col sole dentro giove, mercurio tra
i gemelli, venere in bilancia,
la noia tutta stretta in una stanza:
pan di segale, riso in abbondanza:
la corsia è libera, il nosocomio
risuona in lontananza.

*

sagitta non fu mai che mi passasse
che invadesse la stanza del mio cuore:
sol che mai più lui non cercasse
la mia gabbia dipinta di dolore.

*

di suoni io contratto il meretricio
non mangio il dentifricio che risciacqua
la tua bocca: la neve ormai rintocca,
la nascita ritarda il caprifoglio
tutto voglio che non buchi il maestrale
– un venticello: il futuro poco vale.

*

preparatevi a una giornata densa
d’occasioni, una nottata beffarda
da leoni: vi attendono emozioni
straordinarie, sbloccate almeno un po’
le coronarie.

*

è la giornata ideale per passare
un po’ di tempo con gli amici:
anche se non vedi, le stelle son felici
approfitta del maltempo per cambiare.

*

dopo alti e bassi viene il giorno
che la strada si raccorda al tuo ritorno:
il ritornello è la spina dentro al fianco
attento a chi copia dal tuo banco.

*

questo transito di pianeti ti stimola l’arsura
il treno ormai è partito, un pezzo di bravura:
diffida dalle apparenze, talvolta è necessario.
l’antilope riposa in pace – nell’ossario.

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