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Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...

"È dovere del mio Ministero investire sulla poesia ed aiutare i poeti"

Articolo postato venerdì 23 gennaio 2009
da Luigi Nacci

Bondi: «Poeti, unici artisti puri. Mai lasciarli soli»

I caffè letterari furono dall’Ottocento uno dei fari della cultura italiana. Quelle stesse atmosfere sono tornate a rivivere ieri al Tempio di Adriano per la terza edizione di «Ritratti di poesia». Tanti tavolini tondi dove poeti, scrittori e critici si sono scambiati idee e suggestioni.

L’iniziativa, realizzata dalla Fondazione Roma, si è aperta con Roberto Piumini che ha letto alcune sue poesie ai ragazzi delle scuole Zandonai e Maratona, coinvolgendoli con domande e curiosi aneddoti. La giornata è stata poi presentata da Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, che ha sottolineato come «la poesia è il linguaggio che indaga nell’anima e che ci dà la forza di affrontare il presente. Essa è l’ultimo baluardo in grado di salvarci dal baratro del presente, rappresenta il primato dei valori, è un viaggio verso la cultura, il bello e l’alto». Ha portato il suo saluto alla manifestazione anche il Ministro alla Cultura Sandro Bondi, noto anche come poeta, che si è augurato che «la poesia torni ad essere quello straordinario strumento di conoscenza e di comunicazione, come è stato per millenni. Abbandonata dal mercato e schiacciata dai media, proprio per la sua "inutilità" e per l’impossibilità ad essere mercificata, è rimasta l’unica arte pura. È dovere del mio Ministero investire sulla poesia ed aiutare i poeti».
La giornata è proseguita tra incontri, dibattiti e l’omaggio a Borges, del quale sono state lette alcune liriche. Hanno partecipato il Sottosegretario alla Cultura Francesco Maria Giro, l’Assessore alla Cultura di Roma Umberto Croppi, Alain Elkann, Elettra Marconi e l’ambasciatrice dell’Argentina in Italia Beatriz G.Boschi. Tra i poeti, Maria Luisa Spaziani e Andrea Di Consoli.

Gabriele Antonucci, "Il Tempo", 23 gennaio 2009

25 commenti a questo articolo

Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-27 11:21:07|di Christian Sinicco

Mai parlato di ottimismo come sale della vita Luigi, né di verità incontrovertibili (anzi, proprio il contrario). Come mi sento di non condividere le parole del nostro ministro Bondi, non condivido in pieno la "sistematicità" che hai evocato. Che poi, se di qualcosa ha bisogno il mondo della poesia, è proprio di luoghi dove svolgere il mercato, nonché di tanta serietà e sforzo etico da parte degli operatori, perché mantenendo così le cose, il sistemino è presto scritto. Lo sappiamo io, tu, tutti coloro che continuano a vedere un certo tipo di comportamenti, che sinceramente a me preoccupano come le parole, e mi servo di questo per ribadire che i mercati che si fanno sono ancora più deliranti visto proprio che un ambiente non potrà mai guadagnarsi stima così.
Infine, ne abbiamo parlato diverse volte, non so quanto la strategia di riportare le notizie dai giornali su Absolute sia fare buon dibattito. Il mio consiglio (che tanto non credo servirà) è che, se hai delle idee per rilanciare il dibattito, tu debba scrivere. Lo so che per comodità e perché non si ha molto tempo, si cerca di far andare avanti un blog su cui oramai ci scrivi quasi praticamente solo tu, che ti sei preso questo impegno, ma questo modo di fare non credo possa divenire buona informazione; mi rendo conto anche che non si possa scrivere di tutto e su qualsiasi notizia, però andare avanti a costruire confronti solo per avere un po’ di share in più non mi pare una grande strategia redazionale (redazione che mai si costituì, davvero, qui, con degli obiettivi).
Ah, per fare un po’ di share in più, manca ancora qualcosa su facebook, dylan dog e la scelta tra le dal negro e le modiano come carte ufficiali.


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-27 00:45:31|di luiginacci



A ciascuno il suo, diceva qualcuno, no? Fobie incluse (ma, sorry, non ho mai parlato di ’verità oggettive incontrovertibili’). Sono felice per voi, Christian e Lorenzo, che l’ottimismo vi guidi.. so, have a good trip!


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-26 23:51:16|di lorenzo

anche io trovo un po’ "fobica" la visione di nacci dei ragni del consumismo divoratori. con tutto il rispetto per le fobie altrui, mi spaventano un po’ quando vengono presentate come verità oggettive incontrovertibili. ma forse i ragni mi han già mangiato il cervellino. speriamo che abbia ragione sinicco-morpheus!

lorenzo


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-26 20:13:44|di Christian Sinicco

direi un commento geniale, Fabbri, che apporta esso stesso miracoli nell’aere!


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-26 20:08:35|di Satana

Se dobbiamo aspettarci cambiamenti dalla poesia italiana contemporanea, stiamo freschi ! Meglio leggere Dante e Leopardi: sono più innovativi...


http://www.michelefabbri.splinder.com

Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-26 11:14:22|di Christian Sinicco

E chi ha mai detto che non ne siamo immersi Luigi? La tua visione è però fobica, perché se il futuro deve essere rappresentato solamente come alienazione o resistenza a sistemi non c’è possibilità di alcun cambiamento, ed è la possibilità che muove le persone, che le fa aderire a progetti, fa innescare i processi sociali, quindi politici e economici.
Io piuttosto mi domando dove sia la possibilità, la speranza, nella poesia italiana, se tutto si svolge nel claustro, ed è questo che contesto delle frasi di Bondi. Il mercato può essere una possibilità per la poesia, ma finché i premi vengono date alle fidanzatine dei giurati quale credibilità ha per un mercato, per un luogo di scambio quindi? Nessuna. Anzi, il mercatino della poesia denota l’andazzo del sistemino della poesia, e tutti i comportamenti che non si denunciano, per arraffare cosa, un po’ di consenso, per farsi pubblicare una plaquette che vedranno 10-20-100 persone? E’ per questo che facciamo poesia Luigi?
A me disturbano tutta questa fobia di qualcosa, ma la poesia si fa e non mi disturba perché qualcuno si emoziona, la legge e la ascolta, la compra in un luogo di scambio che ha delle regole, pur migliorabili, in un mondo in cui viviamo. Quale mondo puro, quali esseri alati, o scuro con alati esseri cupi? La purezza, infatti, non è discutibile, e le cose che non sono discutibili le trovo false.
In ogni caso non è detto che nel mondo di facebook il nostro ministro non passi di qua, e perché no, anche con i suoi consiglieri poetici. Improbabile ma possibile se pensi che la Gelmini è su youtube. Prima o poi, qualche ministero scenderà dagli scranni dorati del cielo:-)


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-25 14:27:30|di luiginacci

Christian, non si può prescindere dal consumismo in cui siamo rappresi. Come mosche nella tela. Berlusconi e Prodi stanno alla crisi come il calicetto alla damigiana. Anche loro sono parte dell’ingranaggio (ovviamente ciò non li esclude dalle loro colpe). Il poeta è tutto meno che puro, sta nella rete assieme agli altri insetti. Dobbiamo però capire come fare a divincolarci, allontanare il più possibile l’arrivo dei ragni fagocitanti (ucciderli è un’utopia: e non vedo novelli Thomas Moore all’orizzonte).


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-25 08:56:59|di Christian Sinicco

Luigi, sarà chiara la strategia del consumo (gli U.S.A. ne sono l’esempio, dico dell’indebitamento da credit card), ma noi abbiamo un sistema diverso, su cui gravano purtroppo debiti del passato, altrimenti avremmo tutele sociali ancora più avanzate. In ogni caso, non ci avanzano denari e non consumeremo, quale sia la strategia - e la strategia che mi sento di contestare in Italia, è tutta politica e abbraccia l’economia nel senso che per rispettare i parametri UE abbiamo scaricato le responsabilità sul mercato del lavoro (diminuzione delle tutele, vedi art. 18, che permette alle aziende meccanismi di sfruttamento: esempio estremo è l’effetto matrioska: appalti ad aziende con meno di 15 dipendenti dove il licenziamento sia sempre possibile, di conseguenza l’abbassamento dei livelli di tutela, che uniti all’introduzione di contratti come quelli a progetto, crea il disagio che sappiamo); a dare avvio a questo processo è stato un governo di centrosinistra, il primo Prodi, e a ruota gli altri. Insomma non mi lancerei in un’analisi complessiva del capitalismo e dei suoi meccanismi per spiegare la poesia italiana, e trovo le parole di Bondi una "critica" di derivazione marxista (è il suo background). Mi trovo d’accordo con te quando vedi invece la poesia collegata alla realtà, alle problematiche e alla società (quindi anche al mercato) più di quanto non lo sia a qualche labile concetto di pura arte, astrazione che non ha molto significato se dobbiamo parlare di processi di formazione dell’opera, e abbiamo una buona scuola di estetica in Italia...mi pare.


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-24 21:39:41|

ps: mi ero scordato un consiglio per gli acquisti: bauman, consumo, dunque sono, laterza 2008


Oh, puri siamo, unici, e mai più soli...
2009-01-24 21:36:05|di luiginacci

Gentile D’Angelo,

quando lei parla di "momento, direi magico, in cui la poesia nasce da dentro di noi", non fa altro che rimpolpare le vetero-posizioni di chi parla di "poeti, unici artisti puri". Non siamo nell’800. Siamo nel 2009. Mezz’ora fa il nostro primo ministro ha dichiarato che manderà 30.000 soldati nelle strade. Tutti i tg delle tv generaliste hanno abolito gli spazi letterari. A meno che non ci sia il ’caso’, vedi Gomorra o prima Moccia o prima Faletti o prima ancora Tamaro eccetera. Il ’caso’ è sempre un caso di mercato (che il libro parli di camorra, o di una vecchia malata, o di killer, o di adolescenti altoborghesipariolini): milioni di copie vendute. Ci faccia caso: ormai si parla solo di consumi. Ieri poi è partito l’ennesimo talk show inutile, "Malpensa Italia", condotto dal vicedirettore di Libero. Anche lì, a parlare di come far ripartire i consumi. Oppure a dire che in verità la crisi non c’è perché la gente consuma più di prima (la ragazzetta del Nord che, intervistata, dice di spendere, ogni volta che va a fare shopping, almeno 500 euro!). Fa parte di una strategia di cui anche tutti noi siamo, volenti o nolenti, promotori. Il consumismo associa la felicità alla costante crescita della quantità e dell’intensità dei desideri. E i nostri desideri sono stimolati in continuazione. Possiamo misurare la loro crescita non con la quantità di merci prodotte, ma di merci scartate (come nella Leonia calviniana). Il consumatore stesso è merce, in vetrina. Siamo prodotti offerti al miglior offerente (pure Facebook potrebbe rientrare nella questione). E per stare buoni ci dicono ogni giorno che siamo in emergenza. Il mondo, il Paese, l’Azienda. Come se le sirene dell’allarme antiaereo fossero andate in loop (ieri 3.000 soldati nelle strade, oggi 30.000, domani 300.000? Per non parlare dei milioni, sì, milioni di telecamere-soldati posizionate un po’ dappertutto). Così si china la testa e si ingoia il rospo. Perché di fronte a qualcuno che ti dice "è l’emergenza, devi dare una mano anche tu", tu dai una mano. Lavori senza sicurezze, o senza contratto, e metti da parte le rivendicazioni perché c’è la mostruosa emergenza. E per continuare ad essere accettato socialmente, e cioè continuare ad avere un lavoro anche se precario, mantenere delle relazioni, devi consumare: vestiti, auto, telefono, eccetera. Così l’insoddifazione monta. E più sei insoddisfatto più ti cresce il desiderio di fare qualcosa. Ma l’unica cosa che puoi fare è consumare. Perché altro non c’è, e di nient’altro difatti si parla nei media. Che puoi fare? Organizzarti con gli altri per studiare delle forme di ribellione? Ma gli altri, come te, sono presi dentro il tritacarne. E per continuare ad essere consumatori buoni o sufficienti non possono permettersi di perdere tempo dietro a rivendicazioni ideali. Al limite possono andare ad ascoltare una lettura di poesie, perché nel caffè in cui è organizzata c’è da bere, quindi te ne stai al tavolino a sbevazzare una birra con un amico e il tempo ti passa, come di fronte la tv, very easy.

L’anomalia, chi deve essere escluso, è il ’consumatore difettoso’. Non ha importanza che questo sia un barbone, un tossico, un manager, o un poeta. Conta la sua propensione al non-consumo, volontaria o involontaria che sia. Il consumatore difettoso è un pericolo. Ma per combattere questo pericolo non servono le spade o le scomuniche. Basta il silenzio. La poesia, e mica solo quella, è stata spazzata via dalla comunicazione video, radio, stampata. Al punto che i poeti potrebbero essere i candidati perfetti per un reality show (un paio d’anni fa, se non ricordo male, al Grande Fratello ci fu un sedicente poeta che stava lì proprio in virtù di questa sua passione ’strampalata’). Degli esseri strani, incomprensibili, alla stregua della tettona con la settima o del cieco o del nano e così via. Fenomeni da baraccone.

Che fare? Intanto resistere. Tenere gli spazi esistenti, siano blog, siti, festival, centri culturali, riviste, anche se in periferia, anche senza lettori o ascoltatori, anche senza un euro di contributo. Ecco perché qualche tempo fa trovavo poco sensata la proposta di uno sciopero d’autore. Qua si tratta semmai di caricarci del nostro peso di ’difetti’ e contaminare altra gente, renderla difettosa, infettarla. Infettare prima di tutto i giovani, nelle scuole, nei cortili, nelle discoteche, new web, sulla luna, sott’acqua, ovunque..


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