Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Redatta da:

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PANICO!

ARRABAL, JODOROWSKY, TOPOR

Articolo postato domenica 3 gennaio 2010
da Maria Valente

Roland Topor
TOPOR: TOPOR
(1965
)

ANDREI FINO AL POLO NORD
PER INCONTRAR TOPOR
Non dormo mai senza TOPOR
Topor ai limiti; non temo più la morte.
Gettate il vostro oro, stoccate TOPOR

GETTATE VIA L’AURORE, LEGGETE TOPOR
Si può scambiare il Pireo per un ragazzo
ma non TOPOR per un maiale.
Mi piace meno il corno
che TOPOR in fondo ai boschi
Se la Maria del porto avesse conosciuto TOPOR
si chiamerebbe adesso Maria TOPOR
Su due TOPOR ce n’è uno falso
Testa o croce? TOPOR!
UNA FAMIGLIA FELICE HA TOPOR
ALLA SUA TAVOLA
ANCHE IL PAPA UTILIZZA TOPOR
Topor sposa il vostro corpo
Non piangete più sulla vostra sorte,
Topor ridà le forze
TOPOR
IN OGNI CASA RISPETTABILE
TOPOR E’ PRESENTE TUTTI I GIORNI
Per i giornalisti particolari…
Signora, Topor è il suo sollievo
TOPOR RADE CON DOLCEZZA
Topor lascia le mani morbide e bianche
TOPOR DUE VOLTE MENO CARO
DUE VOLTE PIU’ EFFICACE
Topor profuma il vostro alito
nelle ore di punta si sente il bisogno di Topor
Sognavo…Di essere Topor
Metti un Topor nel motore
TOPOR E’ ADATTO A VOI

*

Il panico (nome maschile) è un “modo di essere” retto dalla confusione, l’humour, il terrore, il caso, l’euforia. Dal punto di vista etico il panico ha per base la pratica della morale al plurale e, dal punto di vista filosofico, l’assioma “la vita è la memoria e l’uomo il caso”.
Il panico trova la sua espressione più completa nella festa panica, nella cerimonia teatrale, nel gioco, nell’arte e nella solitudine indifferente.
(F. Arrabal, 1963)

Alejandro Jodorowsky
Panico e pollo arrosto
(1964)

Considerando gli innumerevoli cadaveri che vengono arrostiti a macchina, trapassati in fila dal fatidico spiedo, noi affermiamo che il simbolo del terrore dell’augusto moderno è il pollo arrosto. Se immaginassimo una sfilata di augusti, li vedremmo non con degli stendardi, ma ciascuno con uno spiedo d’acciaio mentre brandisce il suo pollo arrosto.
Già i Greci, credo, situavano l’io nello stomaco, luogo in cui le idee nascevano calde per salire al cervello e raffreddarsi. In altre parole, il cervello non serviva che da ghiacciaia. E forse c’è qualcosa di vero in questo. Ciò di cui possiamo essere sicuri è che il pensiero dell’augusto nasce nel suo stomaco (non potrebbe essere altrimenti, visto che tutto viene sacrificato patriotticamente in nome della bistecca quotidiana). Ora, le idee hanno bisogno di consumare il calore (energia vitale) accumulato nell’essere. L’uomo panico, dato che pensa strutturalmente, che sostiene una logica di eliminazione di possibilità e dato che è capace di vivere molte idee contraddittorie allo stesso tempo, ripartisce il calore secondo la molteplicità dei suoi principi, in modo tale che ogni sua idea-azione venga portata a una normalità sopportabile e benefica. L’augusto, viceversa, non essendo capace di pensare se non per definizioni (che per Korzybsky sarebbero proposizioni simmetriche) e non potendo vivere che una sola idea, utilizza tutto il suo calore vitale per sostenere la sua gretta teoria, e i suoi pensieri divengono così caldi che finisce per arrostirci dentro. L’augusto si indora coi suoi stessi concetti; la sua testa e le sue viscere bruciano, e con l’ano trapassato dallo spiedo della sua teoria, se ne va per il mondo in branchi, simile e un pollo arrosto.
Tali augusti-polli-arrosto contemplano con tenerezza i pulcini gialli e pigolanti che vivono simpaticamente dietro i vetri delle incubatrici. Li nutrono, li adorano e infine insegnano loro a pensare con i tappi che si mettono da soli nelle orecchie perché siano arrostiti come si conviene e possano essere divorati (perché l’augusto è un cannibale che può digerire solo carne bruciata. Il sangue strutturale dell’uomo panico lo avvelena perché corrode le viscere della sua coscienza. L’augusto ha orrore della carne cruda o vivente del panico). E’ così che i figli degli augusti, in branchi come i pulcini, entrano nelle scuole e nelle istituzioni per indorarsi al calore delle Università degli augusti, degli Stati arrosto, delle morali allo spiedo…[…]
E dato che l’uomo panico non fa né economia né progetti, produrrà un’architettura instabile (città come il fiume di Eraclito; l’uomo non abiterà due volte nella stessa città), opere d’arte inconservabili e teorie in continua trasformazione, dato che tutta la sua teoria si fonda su una metamorfosi di se stesso e degli oggetti che lo circondano.[…]
L’uomo panico tende all’idea-azione. E’ per questo che il pensatore panico è un guerriero e l’atleta panico un creatore spirituale.
E’ per questo che colui che tende ad essere un panico totale non deve disprezzare, se si tratta di un intellettuale, le manifestazioni paniche di pura azione…

PANICO E ARTE

La distinzione fondamentale che il panico stabilisce nell’uomo è la dualità tra persona e personaggio.
La “cocotologia”, arte di piegare la carta così chiamata da Unamuno (precursore panico nel suo saggio Note per un trattato di "cocotologia"), ci insegna:”da un quadrato base di carta, considerato umile, quotidiano, possono venir fuori tutte le forme possibili: leoni, elefanti, fiori, uomini, tavoli, ecc. e anche strutture astratte. Il quadrato iniziale, o ovulo-quadrato, corrisponderebbe alla persona. Le varie forme sarebbero i personaggi. Cioè: un personaggio è sempre una forma stereotipata della persona senza con ciò smettere di essere persona. […]
Nella tradizione giapponese dell’Origami, papiroflessia, permesso cesellare il quadrato originario ritagliandone dei pezzi. Allorché si dispiega l’animale ottenuto, l’ovulo-quadrato non è più un quadrato ma una forma mutilata, diversa. Ecco, come appaiono al circo nani, giganti, le donne barbute o quei mostri angelici che non si sono imposti alcun limite ma hanno lasciato fare alla natura: sono loro lo spettacolo preferito dell’uomo panico[…]
(Alejandro Jodorowsky)

Roland Topor

Cos’è il …panico?
(1969)

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, mi capita di rimanere scioccato dall’eccesso e dalla crudezza dei miei propositi. Nel sentirmi, il mondo sarebbe popolato solo da sporcaccioni, da corrotti, da imbecilli o da canaglie sanguinarie. Donne e bambini compresi. E tuttavia so bene che esistono qua e là alcuni individui semplicemente screanzati, ma è più forte di me, e ormai la china è imboccata.
Per esempio, non posso impedirmi di pensare che sia una frase-trabocchetto, diretta ad incastrarmi, la domanda che mi viene posta: “cos’è il…PANICO?”. Io sono solo un esempio, non delle istruzioni per l’uso. Un esempio non deve giustificarsi.
Ma l’inchiesta è ormai aperta. “Cos’è il…PANICO?”. Alla prima gaffe, mi taglieranno i viveri e sarò degradato. Bisognerà che legga i libri degli altri, che superi degli esami, che risponda la verità alle domande degli inquisitori. La verità diventerà il mio universo, poiché è l’universo dei poveri, degli emarginati, degli accusati.
Ho sempre avuto paura di farmi incastrare[…]
Io non ci tengo a morire. Mi difendo.
Non voglio farmi incastrare.
Ho bisogno di una parola, senza spiegazioni, senza manifesti, e tale parola trasformerà ogni mio gesto in idea, ogni opera d’arte in opera morale. IO SONO IL…PANICO.
Lui ed io siamo inseparabili. Non si può prendere l’uno senza l’altro. Non ci saranno papi, né comode teorie, né dogmi che potranno rimpiazzarmi o decidere che mi sono sbagliato, che sono uscito fuori strada, che sono troppo vecchio, troppo pauroso, sclerotico[…]
Del resto io non sono un’autorità. Non sono il solo…PANICO. Ve ne sono altri. Li si riconosce dal fatto che non sono né fogne né porci. sono semplicemente screanzati.
Si battono sul loro terreno.
Tra un terreno e l’altro vi sono milioni di anni luce. IL:::PANICO è molto vasto. Dentro di esso non vi è alcuna logica ma solo mitologia, menzogna, vento. Tutte cose di cui nessuno può impadronirsi.[…]
(R. Topor,1969)

Proclamato fin da ora che “panico” non è né un gruppo né un movimento artistico o letterario; sarebbe piuttosto uno stile di vita. O meglio, ignoro cosa sia. Preferirei chiamare il panico un antimovimento piuttosto che un movimento. Tutti possono dirsi panici, proclamarsi creatori del movimento, scrivere “la” teoria panica. Ognuno può affermare di essere stato il primo ad avere l’idea del panico, a inventarne il nome, a creare un’accademia panica o a nominarsi presidente del movimento.
(Fernando Arrabal, 1963)

Quando Arrabal, Topor ed io abbiamo inventato il Panico, stavamo andando verso il surrealismo. In quel momento i surrealisti erano già diventati degli uomini in cravatta che parlavano di politica e non di arte, erano dei burocrati. Si ponevano molti limiti e si consideravano un movimento culturale. Noi ci rendemmo conto che la cultura porta alla paralisi e decidemmo di rompere quel rispetto per lacultura e di aprirci ad altre cose. Questo fu il Panico. Breton stava già lavorando con la rivista Vogue e dio, quando andai a casa sua, vidi un surrealista in pantofole. (A. Jodorowsky, 1973)

Io sono stato fin dall’inizio la festa panica,
Arrabal la confusione e il veleno panico che penetra
nella cultura codificata e la distrugge
Topor la diserzione demolitrice.
(A.Jodorowsky, 2007)

Da Panico!
Arrabal, Jodorowsky, Topor

a cura di Antonio Bertoli,
Giunti, Citylights 2007

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