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PHILOLOGIA PAULI in Casa Pasolini a Roma

Presentazione del libro di Massimo Sannelli (Fara, 2006)

Articolo postato mercoledì 25 ottobre 2006

PHILOLOGIA PAULI in Casa Pasolini a Roma

Sabato 28 ottobre 2006, ore 17.30 presso "Casa Pasolini" in via Tagliere, Roma, quartiere Rebibbia, Massimo Sannelli presenta Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini (Faraeditore 2006). L’incontro è a cura di Claudio Orlandi.

Segnalo anche il link dell’editore con molti materiali sul libro di Sannelli: cliccando qui.

1 commenti a questo articolo

> alcune considerazioni sul discorso di sannelli
2006-11-05 20:43:38|di lorenzo

sono andato a sentire massimo sannelli parlare di pasolini, nella prima casa romana di pasolini, a casal de’ pazzi. il posto era bello, non c’ero mai stato, m.s. è un ottimo "conferenziere", c’era poca gente, ma molta per il posto, qualche faccia da prete, cappellini militari, una signora che prendeva appunti. bello vedere fuori da quelle finestre.

il discorso di sannelli su pasolini è tutto incentrato sulla morte di pasolini, sulla natura letteraria della sua morte, e su ciò che questa morte - profetizzata, prevista, messa in scena nell’opera dell’autore - a sua volta, ci dice della natura della letteratura.
ho trovato il discorso (che è anche quello del libro) piuttosto ben costruito, convincente, onesto. in fin dei conti, almeno in parte, una versione più "sobria", più letteraria e meno "giallistica" delle idee di zigaina. ho trovato a tratti inutile il soffermarsi eccessivamente su aspetti come quello della grande solitudine percepita da pasolini - come se fosse un grande mistero - e sul fatto che i suoi "amici" e conoscenti fossero a questa per lo più del tutto insensibili. La solitudine percepita, scelta e subita, la monomania riguardo alla propria opera, sono tutti tratti psicologici dei cosidetti "uomini di genio", e sono, anche tratti letterari del genio. non è poi difficile, dopo aver respirato per una trentina d’anni l’aria di questa terra, avere una idea chiara della solitudine che tocca a ciascuno, e dell’essenziale disinteresse dell’uomo verso l’uomo. mi è sembrato quindi che qui si facesse un po’ di mistificazione, o comunque si "mitizzasse" un po’ la questione, che non mi sembra tanto misteriosa.

ma ciò che a m.s. e a noi tutti sta (o dovrebbe stare) più a cuore sono il presente e il prossimo
futuro. su questo le conclusioni di m.s. sono apparse leggermente oscure. da una parte sta
la lettura (suggerita dallo stesso pasolini) della morte di pasolini come sacrificio rituale, lo spaccare il seme perché vi sia buon raccolto. dall’altra parte sta la visione lievemente millenaristica del "tra cinquant’anni è tutto finito". qual’è l’idea di m.s. a proposito? sembra di
capire che il sacrificio di pasolini sia stato inutile, quasi a conferma - circolare - della giustezza
delle profezie dell’autore: vi è stato un cambiamento radicale nella società (e nella morale e
nel linguaggio e nella comunicazione), soluzione di continuità, frattura irrevocabile. secondo
m.s. l’apocalisse di questo processo avverrà più esplicitamente nel prossimo futuro, non
perché le risorse del pianeta finiranno (come annuncia il wwf), ma perché - nel caso dell’Italia (l’unico sul quale si concentra m.s.) italofoni non italiani si sostituiranno ai madrelingua italiani.
Cos’è dunque quel "tutto" che finirà tra pochi anni, secondo m.s.? La tradizione letteraria
italiana, la lingua letteraria italiana, forme e contenuti che non interesseranno più ai "nuovi".

lasciamo da parte la questione della verità di una tale descrizione dei fatti e della presenza o meno di un certo millenarismo (che ingigantisca - per incapacità di comprensione razionale, o per scelta ideologica - un fenomeno assolutamente naturale nella storia dell’umanità, e forse, accaduto molte volte, anche durante la vita della "tradizione letteraria italiana"). E’ indubitabile che pasolini stesso abbia cercato in mille modi di affrontare una simile frattura, predetta e percepita (l’esempio più bello e triste sono forse gli "appunti per un’orestiade africana").
ma quali soluzioni ha intravisto, proposto, discusso, a parte il suo - ipotetico - sacrificio finale?
dobbiamo davvero leggere tutto pasolini in funzione della sua fine? ci dice socrate soltanto il suo suicidio?
in questo senso mi sembra carente il discorso di m.s. (che è d’altro canto ottimo per riproporre esattamente e chiaramente questioni importanti, e se non in assoluto, almeno per pasolini).

altrettanti dubbi nascono da alcuni accenni dello stesso m.s., circa il comportamento da tenere aspettando questa (ennesima) "fine della storia". non ricordo in quale articolo recente,
m.s.
propone il seguente motto "rendere dignitoso il nostro trapasso e utile la loro alba". motto di
sicura efficacia retorica, e qualità poetica, ma che mi fa chiedere: proprio da pasolini dovrebbe venirci questo neo-stoicismo, questo "bel morire", questo suggerimento di composta eutanasia?
a quanto pare, secondo m.s., la letteratura contemporanea può servire alla prima parte del compito, ossia a "render dignitoso il nostro trapasso" (e di certo questo offtre una chiave di lettura stimolante di molta produzione contemporanea). la mia domanda è: la nostra letteratura, oggi, può servire anche a "rendere utile la loro alba"? non è questo un compito ben maggiore del primo? non è proprio dell’arte di esaurirsi in una tale ricerca, fino, anche, al suicidio sacrificale?

Lorenzo

p.s. un suggerimento "positivo" l’ho pur potuto leggere tra le righe del discorso di m.s.: il fatto che pasolini avesse previsto e quasi sceneggiato la propria morte, ci direbbe qualcosa del potere
della letteratura: ciò che si scrive accade. se vogliamo vita, dunque, scriviamo vita. questo lo
trovo un po’ pericoloso se significa affidare le sorti di questa nostra morente lingua, e dunque,
vita, ad un misticismo irrazionalista. decadenza dei misteri. esoterismo. kabbalah "light". manierismo astrologico. se declinato in altre direzioni, potrebbe essere un discorso interessante.


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