Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI

PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI

(e non ci resta che piangere)

Articolo postato mercoledì 28 marzo 2007
da Luigi Nacci

Oggi (28 marzo) sul giornale di Trieste, "Il Piccolo", è stata pubblicata la foto (in allegato) che ritrae il Presidente della Provincia mentre consegna lo STEMMA DELLA PROVINCIA al ventisettenne triestino Igor Gherdol, "per premiare i dicie anni di prolifica attività letteraria che lo ha portato a vincere numerosissimi premi e a pubblicare quindici libri".

Non ho nulla contro Gherdol, che tra l’altro ho conosciuto (si dia comunque un’occhiata al suo sito e alla sua biografia) ma il suo caso ben esemplifica il pantano in cui le istituzioni si sono impigliate. Il principe - ci diceva il buon Niccolò - "debbe monstrarsi amatore delle virtù, et onorare li eccellenti in una arte". Ex-cellente è colui che si spinge fuori dal mucchio, sovrasta per capacità e talento, e non ha niente a che fare con il furb(-etto del quarterino), quel che si forbe per apparir più limpi(d)o di quel che è. Se il politico ha a che fare con la città, la cittadinanza, le cose pubbliche, allora quando premia un illustre cittadino lo fa per erigerlo ad esempio della comunità. Sennò, perché premiarlo? Forse perchè segnalato da qualche altro politico, o da qualche amico? Un premio dato da un’amministrazione non è il premio di una giuria formata da Tizio, Caio e Sempronio, i quali vogliono premiare i propri nipoti/adepti. Il Sindaco, o un suo pari, deve farsi intereprete di un sentire popolare, per cui attraverso quel riconoscimento la città si identifica nel talento di un suo singolo: anni fa sono stati premiati a Trieste - vado a memoria - Claudio Grisancich, Pietro Spirito, Pino Roveredo, autori con una storia di lettere alle spalle, che hanno portato il nome della città fuori dai suoi confini.

Ci sono nomi in questa città (ma credo che il discorso si possa estendere tranquillamente a tutta l’Italia), come Ugo Pierri, Sergio Penco, Roberto Dedenaro, solo per fare dei nomi di poeti viventi di cui ho parlato su AP, che meriterebbero, per il loro curriculum artistico, un’onoreficenza del genere (e probabilmente la rifiuterebbero) molto più dell’ultimo arrivato.

Due anni fa, nel maggio del 2005, insieme ad altre persone, feci una piccola battaglia per cercare di far assegnare a Cristina Benussi, docente di Letteratura Italiana Contemporanea all’Università di Trieste e Vice-Presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, la presidenza, a quel tempo vacante, del teatro (a causa delle dimissioni di Maria Giovanna Elmi, una persona che, nonostante l’umana simpatia, non rappresentava di certo il candidato ideale per quel posto). In qualche giorno raccogliemmo 89 firme illustri: scrittori, professori, registi, poeti, artisti, etc., insieme chiedevamo a gran voce una sola cosa: perché non gli intellettuali della Regione alla guida dello Stabile? Ovviamente la politica intervenne subito: prima che si generasse un polverone (l’appello cominciò a circolare sui vari quotidiani regionali) fu nominato presidente un uomo politico che - senza nulla togliere alle sue qualità - con il teatro c’azzecca come il diavolo con l’acqua santa.

In queste occasioni tristi, in cui peraltro non si sentono risuonare le voci di protesta degli intellettuali (seppur decadenti; cfr: Bauman) cittadini, mi vengono alla mente i lavori - quelli sì, encomiabili - di John Cage, che alla pratica politica contaminata/compromessa opponeva la socialità artistica, intesa come pratica ideologica in grado di rendere diffusa per gradi un’idea nuova di comunità, liberata dai conflitti di dominio. Ma erano altri tempi. E poi Trieste non è più il porto dell’impero asburgico, quando il tempo bastava a malapena per lavorare, e non di certo per spartire targhe e medaglie a chi, delle targhe, se ne faceva poco o nulla.

Portfolio

premiazione

55 commenti a questo articolo

PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:55:13|

Igor Gherdol è un amico che ho conosciuto attraverso la fortunata serie televisiva di Telequattro "Diamoci del tu".
Si presentò per venire in trasmissione e rivolgere domande agli ospiti "adulti", personaggi del mondo sociale e politico oltre che del volontariato del Friuli Venezia Giulia.
Venne con i suoi libri e me ne lasciò alcuni che lessi. Poi tornò in trasmissione e me ne portò altri, e poi ancora e ancora. Non sono riuscito a leggerli tutti perché la produzione letteraria di Igor è realmente molto corposa e perché se mi fossi dedicato a leggere tutte le sue fatiche da fan di Igor quale sono sarei diventato un vero e proprio Gherdol-maniaco.
Igor è uno di quei giovani che si definiscono per antonamasia "bravo ragazzo", ma forse lui non vorrebbe essere solo tale, vorrebbe sfondare nel panorama della letteratura italiana. Magari ci riuscirà un giorno se non mollerà mai e se proseguirà la sua rotta verso la celebrità, tanto ricercata da tanti, con coraggio, dedizione, impegno, onestà e tanta tanta fiducia nel futuro dandoci, quindi, dentro e raccogliendo i frutti possibili e sperati con in testa
la crescita personale per favorire la crescita di chi ci circonda.
L’augurio è forte come forte è la speranza che Igor resti sempre quel bravo ragazzo, visto che di tipi come lui il nostro mondo ne ha un reale e concreto bisogno.

Giornalista pubblicista televisivo, dott. Daniele Damele


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:54:19|

Le pagine scritte da questo promettente, giovane, scrittore triestino, che in questi dieci anni ho avuto il piacere di leggere, mi hanno spesso portata a riflettere su come, a volte, un libro può essere così profondo da arrivare al cuore. Le opere di Igor, rappresentano un lungo viaggio all’interno della psiche umana, del nostro io in tutte le sue sfaccettature ed ambivalenze. Sono rimasta colpita, in particolar modo, dalla delicatezza e dall’efficacia con la quale l’uomo-scrittore descrive i più diversi sentimenti ed è, soprattutto, notevole la sua capacità di renderli sempre veri e reali, al punto da coinvolgere emotivamente, in toto, il lettore. Auguro ad Igor, di coronare il suo sogno più grande, aiutato dal suo indubbio talento, dalla sua tenacia e dall’enorme umanità che lo contraddistingue, qualità davvero rare nella frenetica, spesso caotica , società moderna.
elisa


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:52:18|

Conosco Igor Gherdol da diversi anni. Si può dire che, dal punto di vista letterario, l’ho visto nascere. Quando penso a lui, mi viene naturale immaginarlo bambino mentre prende appunti in riva al mare o guarda con curiosità famelica il mistero delle stelle, distante dai suoi compagni, in quella nicchia della vita riservata a coloro che s’immergono nella dimensione alta del pensiero, lontani dalle distrazioni di un mondo che trovano incomprensibile, forse frivolo e, comunque, sicuramente discutibile nei suoi modelli di riferimento. In questi anni ho vissuto con lui un rapporto autentico di reciproca stima, direi un’amicizia che non impegna agli obblighi della frequenza, ai convenevoli di rito ma, viceversa, lascia liberi pur nella condivisone dei valori essenziali su cui essa si fonda. Ho avuto occasione di presentarlo diverse volte, in questi anni. Ricordo le tante serate, i personaggi invitati, i suoi timori quasi adolescenziali consumati nell’attesa di un riscontro, una riga d’incoraggiamento da parte di quella stampa con cui ha vissuto un rapporto controverso per non dire sofferto. Ricordo le espressioni colorate da quella tensione genuina da esame di maturità, i suoi silenzi eloquenti e la tenera timidezza, compagna fedele di una vita interiore che pare tormentata. In quegli incontri, con tono complice e goliardico mi sono divertito a definirlo ‘scrittore incontinentè, giocando sull’ambiguità del termine che, nel suo riportarci ai problemi della terza età, stride con la giovinezza del personaggio. In realtà, definirlo ‘incontinentè è sempre stato per me un modo di sottolineare il suo costante impegno, la sua passione per descrivere le Cose del mondo, le contraddizioni di un’epoca, i significati del Sentimento nello smarrimento sociale. Scrivere nonostante tutto, scrivere comunque. Questo è stato il suo imperativo, quasi un comandamento imposto da sé a sé. Scrivere per conoscere il proprio destino, per autoeducarsi al pensiero importante e dominante, scrivere per raccontare favole di vita e per imparare a volare seguendo le ali di un vento di passione. Senza perdere di vista un obiettivo. Quello di farsi capire da chi legge. Perché non basta avere delle cose da dire. Si dev’essere in grado di comunicarle nel sistema migliore, seguendo un criterio di comprensibilità. Gherdol ha scelto di farsi capire utilizzando un linguaggio semplice – ma non semplicistico – e colloquiale, nell’informalità consolidata che si instaura fra vecchi amici. Non l’artificio letterario, dunque, ma la parola diretta e immediata che giunge nella destinazione del cuore senza preamboli di forma o di maniera. Dovessi definire il suo genere di scrittura, non esiterei a definirlo esistenzialista, per varie ragioni. Il suo senso della vita, ad esempio. E, di conseguenza, il suo senso della morte intensa non come fine ma come ‘vita altrà, dimensione parallela, in conoscibile ma tuttavia presente. Sono ragioni sottili che si percepiscono tra le righe velate da quella malinconia consapevole che traspare da ogni cosa, da ogni amore descritto, da ogni aspetto della fuggevole realtà. Gherdol non sposa l’illusione. Se descrive un sogno, lo fa unicamente per cavalcare il suo amore per la dimensione fantastica. Poi scende dalla giostra e ritorna ragazzo, anzi uomo del suo tempo. Quest’anno, mi dicono, festeggerà il suo decimo anniversario di attività letteraria. Mi piacerebbe, in quest’occasione, che la stampa e le istituzioni guardassero a questo giovane talento con il rispetto e l’apprezzamento che si riserva ad una persona che ha sacrificato qualcosa a beneficio di tutti. Perché Gherdol ha deciso di investire il tempo della sua giovinezza per un fine, un Senso profondo. Ha scelto una strada alternativa, diversa da quella di molti suoi coetanei che spesso, inconsapevolmente, corrono a bruciarsi verso un est di nessun ovest dell’esistenza facile. Voglio concludere queste mie riflessioni citando un pensiero del nostro giovane scrittore riportato nel suo ultimo libro “Viaggiare dentro se stessi”, uscito nella primavera di quest’anno: ‘La vita in sé è un percorso che ci porta, alla fine di tutto, al cospetto del nostro io e della nostra anima. A volte pensavo che per essere felici bisognasse possedere mari e monti, ma poi ho capito, e con alcuni esempi concretizzato, che la felicità e dentro noi stessi…’. Ecco, credo che il senso della sua esperienza, del suo viaggio di uomo e di scrittore sia tutto qui. Ed averlo compreso con precoce maturità non è cosa da poco. Davvero. Un personale augurio al ragazzo di oggi ed al grande uomo che sarà domani.
Critico d’arte giancarlo


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:46:59|

cari fioi de trieste mia, mi son molto conosudo a trieste mia e tutti i me aclama come grande poeta. ma cosa la gave con sto pover omo, mi lo conoso go letto tanta roba sua el xe sgaio come lo iero mi de bambin e dopo son dventa qualchedun. se mi digo chi son voi ste zitti tutti perche’ la storia della npoesia e trieste la go fatta mi 40 anni fa. GHERDOL xe un sgaio mulo e scrittor poeta, el scrivi col cuor e questa xe vera poesia e cultura e non le putanade che dise e parle voi. se ghe ga dado la targa vol dir che merita el ga 27 anni ga scritto 15 libri el xe sgaio altro che putanade fioi mii. e ve lo disi un che le robe le vive e le sa da una vita e tutti atrieste i me conosi e per le poesie son sempre ciamado in prima linea. e dopo no ga miga domandado lui de esser premiado, mi fossi felice per lui piuttosto de andarghe contro. se tropo giovani e non conosce la vita fioi. claudio


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:31:06|

sono ancora in rete e rispondo a caio, secondo me sto GHERDOL non fa niente di male, lui scrive è uno scrittore e un poeta, fa solo il suo mestiere e non fa male a nessuno, e non capisco perchè incriminarlo, se non per invidia, forse per quello. ma se è per quello, la maggior parte di questi non ha capito nulla dalla vita, una che si fa il "bidet". ma in che mondo vive.
credo di averti risposto caio. lasciamo a questo scrittore di fare quello che vule e scrivere quello che vuole, lui almeno crea cultura quelli che criticano non fanno altro che fare "cacca". sandro sempre


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:25:31|

sono caio e vorrei dire una cosa e chiedere una cosa a sandro, ma secondo te perchè bisogna incriminale sto GHERDOL che male ha fatto? dire che la sue non è cultura? e chi siamo per giudicare? cosa ne pensi?


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:23:31|

matteo danieli8, invece di parlre, e trascrivere le poesie di GHERDOL perchè non le scrive lei qualcosa e poi si critichi da solo. un poeta di norma nella vita scrive 1000 o chissà quante poesie, cosa ne sa lei se quelle due delle mille sono solo le peggiori o le migliori? ha letto le altre 1000 o non so quante? mica tutte le ciambelle possono piacere o venire col buco. sandro


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:17:57|

salve sono caio e guarda dove sono capitato, da monfalcone e dalla manifestazione a questa stupida discussione. su cos poi? io do’ ragione a sandro pienamente. state discutendo di un poeta e per il fatto che è stato premiato? ma siete cretini? vedo che non avete cosa fare nella vita, questa è solo invidia. solo invidia da parte vostra. e poi diciamoci la verità, a monfalcone altro che da ridire sarebbe, se dico che non era una cosa "sana" dico poco quella sarebbe cultura? allora sono contento che lì quel scrittore GHERDOL non c’era, altrimenti assomigliava alle vostre cazzate. quanto a sandro, sei in gamba, si vedi che hai alle spalle una vita vissuta e non come alcuni di questi che solo parlano idiozie.
per fortuna che a monfalcone si doveva fare qultura? si è fatta? vado a dormire che è meglio.


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-07 00:08:34|

caro giacomo, come tu parli, perchè non vai a leggere tu, visto che capisci poco o niente di tutto ciò e non sei in grado di giudicare né GHERDOL né me, se non conosci il mio lavoro dadirettore di giornale. quella di GHERDOL è cultura che tu lo voglia o no, se piace o non piace quello è un’altra storia che non spetta a te giudicare. E prima di parlare caro mio, cerca di moderare i termini, perchè non pensare di essere qualcuno quando non sei nessuno. parlare è molto facile, io ho 40 anni di carriera giornalistica e posso parlare, tu evidentemente no, perchè parli in questo modo, da perfetto ignorante che ignora l’intelligenza e la cultura. scrivili tu i libri che ha scritto tale GHERDOL invece di dire che la sua non è cultura, tu ne avresti il coragtgio? no, perchè è facile criticare ma difficile creare. leggiti un po’ di libri in più e non criticare la cultura di altri ma critica in primis te stesso. sandro


PREMI, TARGHE, MEDAGLIE AFFOLLANO I PETTI DEI POETI
2007-04-06 16:46:10|di giacomo

detto quanto detto sotto, concordo pienamente con luigi sul fatto che un discorso sopra un atto simbolico sia l’unico modo per analizzare, cercare di comprendere ed eventualmente tracciare un giudizio sull’evento in questione, in maniera seria e il più possibile obbiettiva.


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |>

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)