Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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PROSA IN PROSA

Bortolotti- Broggi- Giovenale- Inglese- Raos- Zaffarano

Articolo postato martedì 1 dicembre 2009
da Maria Valente

PROSA IN PROSA
AA.VV.
Gherardo Bortolotti- Alessandro Broggi- Marco Giovenale- Andrea Inglese- Andrea Raos- Michele Zaffarano
Fuori Formato
Le Lettere 2009

Introduzione di Paolo Giovannetti
Note di lettura di Antonio Loreto

Questo libro a sei voci vuole fare il punto su una forma di scrittura da qualche tempo molto attuale e discussa, anche in Italia: la poesia in prosa. Dando luogo, da subito, a qualcosa di nuovo. Dopo almeno centocinquant’anni di storia questo genere non solo ha raggiunto una piena maturità, ma può anche confrontarsi con la sua tradizione; può ripensarla criticamente. Il titolo lo suggerisce: dalla prosa si tratta di tornare (polemicamente, ironicamente) alla prosa stessa; e scoprire uno spazio diverso. La scrittura in prosa interagisce coi generi del discorso non-poetico: cronachismo, narratività, parlato informale. Ogni tentazione di bello scrivere – di prosa d’arte – è rifiutata: la prosa in prosa riparte dal discorso comune, dalla lingua logorata della quotidianità. I sei autori sono tutti nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta; e si sono messi in luce da tempo come alcuni fra i più acuti autori e teorici, nel nostro paese, nell’aria della scrittura di ricerca.

dal sito LE LETTERE

Portfolio

prosainprosa_10 dicembre

82 commenti a questo articolo

PROSA IN PROSA
2010-01-03 18:43:20|di Marco Giovenale

ok. scrivendo mi colloco nell’area della scrittura. scrivendo in italiano mi colloco di fatto all’interno della lingua italiana. scrivendo in prosa sono all’interno della prosa.

detto ciò, si (ri)parte: intervengono delle differenze, entro ciascun campo: ed è su queste, penso, che si spende non solo un dibattito critico (un contrasto, talvolta) ma pure un movimento di letture e avvicinamenti, una ridefinizione di orizzonti, uno spazio potenziale, che a me sembra bello. o che può esserlo.

almeno penso sia così, che funzioni così. si segnalano dei percorsi, non delle strade obbligate. si disegnano delle aperture non ancora (o non abbastanza) sondate; per carenza di traduzioni; ma questo è un fatto, non altro.

personalmente, lo spazio che si apre all’esterno di alcune linee note in Italia lo vedo, semplicemente e pacificamente, come un’avventura-apertura. (penso al senso di scoperta e di novità che si percepisce in alcuni brani come questo, di gherardo, ri-postato nel 2007 da me, ma di qualche anno precedente, credo).


PROSA IN PROSA
2010-01-03 17:56:18|di maria(v)

Caro Marco, grazie a te della risposta aggiungo solo che, con tutte le differenze che, a ragione, vuoi evidenziare, se utilizzi il termine "prosa" sempre "all’interno" della prosa ti collochi, così, se vogliamo proprio continuare ad essere tautologici. Continuo a non concordare sul pionierismo, ma se per te è questo l’unico aspetto che conta e desideri tagliare tutto con l’accetta, continua pure, cosa vuoi che dica? Complimenti per aver salvato noi, popolo italiano, con l’azione eroica di farci conoscere che so io, Bernstein (???) che nientepopodimeno l’ha fatto anche Mondadori(!!!) gesù che azione eroica(!)

-io non ci tengo ad essere così acida, ma non sopporto il tono, mi ricorda, sai, tanto quei brutti tempi bui e borbonici della Federico II...e allora mi viene proprio naturale


PROSA IN PROSA
2010-01-03 17:04:58|di Marco Giovenale

cara Maria,

innanzitutto grazie a te dell’ospitalità, e dell’attenzione che dai (certo non da oggi) al lavoro di gammm e di tanti (e differenti) autori e autrici di scrittura di ricerca.

rapidamente annotando:

mi scrivi così: "che si trattasse effettivamente di ’prosa in prosa’, lo si era intuito fin dal titolo. [...] Se abbiamo dato spazio, qui, ad altri autori di prosa poetica, lirica, onirica è stato per offrire una panoramica, per cenni fulminei, di un campo vastissimo all’interno del quale vi siete ritagliati il vostro spazio". (corsivo mio).

l’osservazione che mi sento di fare (ed era il senso dell’intervento per punti, postato come commento), è che il libro Prosa in prosa si colloca precisamente all’esterno del campo che tu delinei.

non altra era la ragione di quella iniziale serie di negazioni (al punto "[a]").

come indicatori e portolani ’in positivo’ si possono e si devono allora nominare alcuni autori ed esperienze non italiani, perché lo stesso campo "scrittura di ricerca" è ampio e smarginato, ma quasi tutte le linee di fondo legate a Prosa in prosa sono di fatto e segnatamente collocate, negli anni recenti, nelle aree anglofona e francofona; non in Italia.

la ’prosa in prosa’ si pone per certi aspetti proprio agli antipodi del modello o dei tipi di ’versificazione in prosa’ a cui siamo abituati qui in Italia. ("antipodi" può non voler significare "in conflitto", è inteso).


PROSA IN PROSA
2010-01-03 12:49:47|

Maria, nessun imbarazzo!! cose che capitano, e non ti preoccupare davvero, ho il mio egonarcisismo molto controllato!!

un abbraccio

alessandro ghignoli


PROSA IN PROSA
2010-01-03 12:49:25|di maria(v)

@ Marco Giovenale
(che ringrazio per essere intervenuto)
[a]che si trattasse effettivamente di "prosa in prosa", lo si era intuito fin dal titolo.
Pur non avendo ancora in mano l’antologia, possiedo le precedenti pubblicazioni dove la direzione era già manifesta e vi seguo da qualche anno sui vari siti.
Se abbiamo dato spazio, qui, ad altri autori di prosa poetica, lirica, onirica è stato per offrire una panoramica, per cenni fulminei, di un campo vastissimo all’interno del quale vi siete ritagliati il vostro spoazio.

[b] Che le vostre esperienze provengano da certa familiarità con letterature straniere, non toglie che altri in Italia possano vantare medesima familiarità e che comunque non si tratta di novità assoluta e, a maggior ragione, data la smemoratezza di cui soffriamo, non mi sembra affatto un male ricordare che, oltre a Balestrini, ce ne son stati altri, tipo: Giuliani, Spatola, Cesare Vivaldi...o che so io
[d] grazie

ps: Il fatto che si voglia spalancare una finestra o un libro, sottolinearlo col pennarello, voltare e rivoltare pagina, leggerlo al contrario...non significa non aver rispetto della fatica dell’autore che l’ha composto.


PROSA IN PROSA
2010-01-03 10:22:30|di lorenzo carlucci

caro Inglese, qui non siamo all’Università, ma su un Blog. comunque trovo lecito e non dannoso analizzare le dichiarazioni di intenti di un autore.

bye,
Lorenzo


PROSA IN PROSA
2010-01-03 10:01:39|

Il commento del 2, postato alle 23:49, che si rivolge a Carlucci, è mio. Andrea Inglese


PROSA IN PROSA
2010-01-02 23:49:54|

Carlucci, posto che l’energia che tu metti nel voler dimostrare che la mia è una letteratura d’impoverimento - insomma misera - mi sollecita una certa tenerezza, se non altro per la fedeltà che mi dimostra, vorrei farti notare una cosa: come può una persona che possiede effettivamente cultura sufficiente e strumenti critici spendere le sue energie intellettuali per partorire un topolino? Come puoi pensare che qualcuno non sprovveduto possa prendere come giudizio critico sull’opera di un autore una disquisizione assai articolata su due frasi "d’intenti"...
All’università si insegna assai presto, anche nei corsi del triennio, a distinguere tra opera dell’autore e ciò che l’autore pensa, e qualcuno che pretendesse di fare una monografia critica sull’opera di Calvino basandosi su quanto Calvino ha scritto di sé in un articolo, sarebbe considerato una persona non in grado di capire il gioco linguistico della critica letteraria.

Io ti esorto nuovamente: metti le tue energie a buon fine, sia per te che per me: prenditi i testi, e fai la critica di essi. Poi potrai evocare, come prova del nove, gli intenti dell’autore. Ma sii serio nell’obiettivo come nel metodo. Altrimenti io, per esempio, non ti considererò mai seriamente.


PROSA IN PROSA
2010-01-02 23:43:31|di Marco Giovenale


[ mi spiace di poter postare questo commento, preparato parecchi giorni fa, solo ora. miei problemi di connessione e di disponibilità di pc rendono forse OT alcuni elementi del discorso. mi auguro possa in ogni caso funzionare da contributo utile ]

 

il libro prosa in prosa individua e segmenta – non per exempla ma per excerpta – un modo-modus-mood o tipo possibile di esperienza letteraria (come di installazione/esecuzione in pubblico di testi e oggetti estetici composti ’anche’ di testo) (come possono essere alcuni esperimenti di m. zaffarano, p. es.).

sono testi che:

[a] sono veramente ed effettivamente prosa in prosa, non versi in prosa, non poème en prose, non prosa lirica, non narrazione, non epica, non prosa filosofica, non prosa d’arte, non prosa assertiva-artaudiana (noël), non frammenti/aforismi che segmentano un pensiero (bousquet, cioran), non voyage/onirismo (michaux) ;

[b] in ogni caso prescindono quasi completamente dal panorama letterario italiano, dove un certo tipo di sperimentazione è (1) non praticata; (2) disamata spesso dagli editori; (3) in viaggio verso la costruzione di un ’pubblico’. (tuttavia, e per fortuna, permane una tradizione o linea di prosa che potrebbe esser fatta partire o passare – ad esempio – per calvino e balestrini, come suggerisce spesso bortolotti) ;

[c] hanno riferimenti quasi imprescindibili in autori tradotti da anni e per anni da scrittori come (appunto) bortolotti, raos, inglese e zaffarano ;

[d] possono condurre (o – in altri paesi – "ri"condurre) : (1) alla post-poesie su cui da anni riflette jean-marie gleize; o (2) a quella (gleiziana) littéralité e spiazzante limpidezza che (fuori di Francia) troviamo in tao lin, ida börjel, zach schomburg (l’opposto di ogni strutturalismo); o (3) al googlism di cui (attraverso k. s. mohammad per fare un nome) si fa menzione a proposito di flarf; o (4) ad alcune linee di continuità con la language poetry statunitense (bernstein, silliman, watten, hejinian, ... : si pensi al loro esperimento the grand piano); o (5) a quelle forme di testualità iperframmentata e complessa che trovano in autori giovani e rigorosi come jennifer scappettone o jon leon alcuni esempi particolarmente evidenti; o (6) a forme di ’scrittura procedurale’ (espressione di zaffarano e bortolotti, penso) - o anche ’concettuale’ - a cui si può pensare in relazione al lavoro di kenneth goldsmith ; o (7) a linee di ricerca e a strumentari vicini al cut-up ma non necessariamente implicanti google (penso a pagine di rodrigo toscano, di giles goodland, o di drew kunz); o (8) a esperienze di installazione testuale come quelle di hotel stendhal; o (9) alle apparenti (in realtà sintatticamente od otticamente ’devianti’) strutture pseudoliriche [ed esperienze visive-testuali] di autori come éric suchère o ryoko sekiguchi; o, volendo, (10) suggerire (ma solo suggerire) le derive di ibridazione di immagini, poesia visiva, e/o blocchi di testo, quasi si trattasse di flow-charts di linguaggio macchina, come può (talvolta) accadere con libri di caroline bergvall o alan sondheim.

 


PROSA IN PROSA
2010-01-02 21:30:07|di maria (v)

alessandro (ghignoli, sono in imbarazzo...parlavo con l’altro ale (morgillo) che dopo un assaggio del tuo lavoro, chiedeva dell’altro...che confusione, troppi alessandri :-)
(ho dato rapidissime occhiate alle tue cose- ale ghignoli, intendo- che, altro imbarazzo, ignoravo finora), mi ci vuole un po’ di dimestichezza e tempo..mi sento ingolfata ;-)l’altro (ale) l’avevo già digerito da tempo e ho solo colto occasione al volo per introdurre le sue prose poetiche...che confusione
- devo recuperare un po’ di raziocinio-
un saluto a te e abrazo :-)


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