Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)

Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)

Articolo postato martedì 19 dicembre 2006

Scrivere: perché?

Perché non è vanità: benché lo scrittore, come tutti, sia polvere che torna in polvere. Scrivere, senza l’ambizione di lasciare una traccia: cosa che ha diritto di dire solo chi si è trovato in uno degli inferni terrestri, come Anne Frank (e neanche Anne scriveva ingenuamente: voleva comporre un’opera, perché Anne sapeva di essere scrittrice); o ne è emerso, come Celan; o lo antivedeva, come Kafka; o vi si immergeva, come Pasolini. In questi autori, la traccia da cui assentarsi è più forte della traccia da dare al mondo. Che non scrive a chi gli scrive. E tu sai che il marchio sulla pelle - propria - resterà più evidente del marchio sul mondo. Ho scritto «sa Chiara, deve», forzando il contesto di un libro che dice l’abbandono, privatissimo, di alcune speranze. Sei l’unica persona viva nominata in quel libro, che ora è inedito, e che non ha ancora un titolo, stranamente (perché il titolo è nome, dunque individuazione: ma, lì, l’individuo è finito, propriamente: eppure esiste un libro). Hai mai pensato che la poesia italiana nasce dalla bocca di un santo piagato, Francesco che loda le creature del Bon Signore, e dalla Magna Curia di Federico II? L’alter Christus in Umbria e l’Anticristo scomunicato a Palermo. E con fortissime pàtine locali. In principio c’è l’amore, in un modo e nell’altro; in principio c’è una Piccola Patria da estendere; e in principio c’è qualcosa di più grande dell’Io: o Dio o l’Impero.

Scrivere: per chi?

Non per me, e mai per me. Né esaltarsi troppo, dicendo «io scrivo per gli altri». Quali altri? E per gli altri del presente (e di quale nazione?) o per quelli del futuro? Non è la stessa cosa. In realtà bisognerebbe scrivere sempre e solo ad maiorem Dei gloriam, e dimenticarlo nell’atto stesso in cui si è scritto. Ché è sempre vizio umano, humana cosa che affligge, questo fare virtù della necessità, e lodarci di ciò che deve essere fatto. Scrivere per scrivere, e BASTA. E compiere gli atti giusti nella forma giusta. A chi ha fame bisogna porgere cibo, non carta (a meno che il tuo amore non sia tanto grande da incendiare o simulare un incendio: come il fioretto di Francesco invitato a pranzo da Chiara, e quel giorno il vero pasto fu la parola del «piccolo Francesco, Ciccu»). Non oso dire che scrivo per «dare voce a chi non ha voce». Chi ha voce, oggi? Solo le persone molto illuse e quelle molto cattive possono veramente credere di avere una voce. E Massimo ha scritto e scrive per togliere la parola a Sannelli: cioè a tutto quello che in lui è retaggio, malattia, passato, tradizione (e ancora: storia di esclusione, storia di aggressione). Massimo ha anche abbandonato la sua italianità; di certo non polemicamente; non è né orgoglioso né scontento di essere italiano; e il suo scritto non è italiano. Ha studiato musica per anni. Quando parla, a meno che non legga una pagina (il supporto della voce, l’estensione della memoria), è esitante, come uno straniero che tenti di esprimersi. Si è riconosciuto; e ha amato gli scrittori in cui l’invenzione della lingua proviene un sentimento acuto (acuminato; lancinante; e tutti i sinonimi possibili) della realtà e del corpo.

Poesia non è

Poesia non è la mancanza di qualcosa. Poesia non è manifesto. La poesia esiste. La poesia non è prosa.

Verso: uguale...

La posizione che cerca l’opposizione alla vita sessuata e normale. Una non-vita organizzata in ritmo più forma più suono più pensiero; che si protende verso la vita che pesa, che tintinna senza carità, ecc.

Cantautori: in una parola

Nei testi migliori: la commozione, che si lega alla memoria. Una canzone si ricorderà meglio.

Sarei voluto essere...

Un padre di figli. Capace di adorare nei figli una presenza continua nella mia vita; e quindi, in me: la vita completamente riempita. Ma i figli sono Vita, appunto: e quello che faccio va nella direzione di una non-vita (che non è la morte), o di un secondo-corpo e armatura (il cavaliere inesistente: eppure combatte). Allora delle due, l’una. Ho scelto, senza scegliere. Come sai: nessuna strategia e nessun intervento. La non-vita non è la morte, ma una seconda direzione. Che costringe ad atti di bontà anche chi, come me, non è nato buono e non ha fatto sempre cose buone. Impedirmi di diventare, impedendomi di agire al di fuori di ciò che devo-voglio-posso fare. Fuori della poesia, io non sono nulla. Non voglio essere nulla fuori della poesia. Ho messo il mio io tra due mani che adoro.

Per fortuna non sono...

Un maschio. Una carne invasa dal pensiero: un possesso che perde dignità anche pronunciando, male, una sola parola. Un sesso che desidera male, anche quando desidera santamente ciò che è legittimo. Un prostituto legale e slegato, che svende ciò che non ha.

Albero

Addolcisce e piace. Presente e non assente. Il tiglio che cresceva davanti al mio terrazzo, da bambino: coperto di foglie e nudo, e mai potato, dunque ramificato come una ragnatela. Da novembre in poi era questa ragnatela fine, tra i cui filamenti appariva il cielo (ligure ed esteso; anche troppo largo sopra Albenga). Tutti gli altri alberi fatti nascere da un nòcciolo, nell’infanzia; la scoperta che la terra non è solo metaforicamente «madre terra». E che io potevo agire: la terra si serviva delle mie mani.

Zampogna

L’umile, l’umiltà, l’umile Italia.

Donne in gonna o donne in giambo?

O donne in gamba? E dominae, non dominatrici. La donna-donna o la donna-che-scrive? Il giambo è un piede ascendente. Qui l’accento si pone sulla seconda sillaba: e dunque un primo movimento è fatto, e il secondo, che segue (secundus perché sequitur), si farà. E’ molto di donna: ma di donna che sappia muoversi, avere orecchio, e danzare.

Un applauso

A chi sa darsi, e dare, senza perdere, e perdersi.

Un conato

Se di azione, continuare a fare, compulsivamente. Rendere alimento la necessità, come, del resto, è già. Se il conato è di vomito - ma vedi che la sfida alimentare è stata già abbozzata: se il conato è di vomito, è contro una poesia che aspira a dire i fatti, e si limita ai fatti (piccoli), di una vita, e solo di quella, e solo di una vita che sia grigia. Non è la peggiore delle tragedie, ed è l’unica che non faccia vittime; ma non è da poca cosa

Il tuo orgoglio...

I libri: per averli scritti. Questa casa, per averla potuta comprare: e sai che cosa - e chi - rappresenta. La mia solitudine, dopo aver capìto che non ho veramente un’altra sistemazione possibile. Forse l’orgoglio è questo: avere intorno oggetti e lavori che nascono come cose, e che possono essere simboli.

Il tuo pregiudizio...

Che chi sta bene non si muove. Che chi non si muove, non fa. Che chi non fa, sta bene. Ma è un benessere che, sui tempi lunghi, crolla, e non ne resta pietra su pietra.

Se fossi un metro saresti...

Un piede ascendente: il giambo e l’anapesto. Ma pronunciato senza enfasi, e sùbito interrotto da pesi dattilici e trocaici. Non uno senza l’altro!

Se fossi un libro...

Il misterioso libro - fascicolato, al limite dell’impossibilità - di Emily Dickinson. La cui ricostruzione filologica è arbitraria. Non si tratta di un libro da bruciare - come l’Eneide e i manoscritti di Kafka, nell’intenzione degli autori - ma dell’esatto contrario del monumento aere perennius. Nessuna docenza, nessuna monumentalità, nessuna intenzione, nessuna pratica; nessuna cosa che non sia devozione: e anche questa, fatta con la mano destra, è già dimenticata dalla mano sinistra.

Se fossi un verso

«L’Amore che una vita può mostrare», di Emily Dickinson, con quello che segue.

Se fossi un animale

Anni fa, l’airone cinerino. Non qualunque esemplare, ma quello (a cui ne seguirono altri) che quindici, dieci, cinque anni fa vedevo nel Polcevera, dal ponte della ferrovia, all’altezza di quella che fu - e non è - l’Ansaldo. Immagina che cosa mangiava e dove era: eppure scelse quel posto.

Penna: uguale

La grazia, vera e propria, nel dire, ad esempio: «Ho trovato una cosa gentile». O volevi dire la penna? Degli strumenti è meglio tacere: sono tali, non servono.

Senso: uguale

Ciò che deve essere continuamente glossato e redento. Cioè noi, le nostre vite e i nostri comportamenti.

Il poetico si trova

Non nelle cose poetiche. Ma non è nemmeno la poesia ad illuminare le cose: si tratta di piccole illusioni umane.

Si deve tacere...

Del miracolo. Di ogni miracolo: per il pudore che dovremmo avere sempre, di fronte a ciò che non è uomo e non dell’uomo.

Di getto dice...

Dico che i morti uccidono i vivi... E questa è una citazione, tra le maggiori al mondo... E non ti è grande occhio, una tomba o l’altra; balbettare ancora, appena si esce dalla poesia. Balbettare anche dopo, appena uno, un frate-asino, appoggia la testa dove si riposa.

Di Getto dici...

Il Maestro di chi fu - e non è più - il mio maestro.

...e i Gatti?

Un gatto viene ogni tanto a trovarmi, dal tetto. La gatta Priscilla abita ai piedi della Salita degli Angeli, e sta accompagnando gli anni di vita qui.

Libertà di

Organizzare la vita per qualcosa che non è biologia stretta e sistema di guadagno e consumo. Libertà di scrivere, e scrivere molto, e non guadagnare nulla, nel caso. Libertà di dire: «e vissero felici e contenti; e a me, niente mi dettero». Cioè il Narratore fiabesco della felicità degli altri (Reucci, Reginotte, principi e principesse) si pone al di là della retribuzione. Ne ha bisogno: non la reclama; ma se reclama, non perde dignità. Può viverne: ma organizza la sua vita nella direzione del fare - miles cavaliere monaco -, come se non dovesse guadagnare nulla. Se guadagnerà, meglio. Ma se non guadagnerà - perché siamo «in tempi bui», perché manca l’accesso alla ‘grande’ editoria, ecc. - la sua vita sarà solo meno comoda: non, e mai, meno creativa. Si chiama RESA l’atto di arrendersi. Ma anche: RE (nel suo mestiere, e solo in quello, e mai in altro) SA, e ciò che si sa non si perde. Questo uomo libero e questa donna libera sembrano meno che disoccupati: addirittura una donna e un uomo che non si occupano. Alcuni «rimano stoltamente» (stolta-mente), e sono nel campo dell’arte, e hanno la stessa mentalità, di chi disprezza. Si illudono di essere reali, perché volano basso, orgogliosi di questo.

Rispetto per

I pochi, i pochissimi, poeti. Le prostitute dei vicoli di Genova: bisognerebbe vedere come vivono in Via della Maddalena e nel dedalo intorno. Il trans nei pressi della stazione di Rimini; che si rende angelo, in un comportamento che è oltre la sua professione (e chiede: hai gli occhi tristi? perché hai gli occhi tristi?). Guai a chi le disprezza (ma le compra, secondo il proverbio) (e Dio le ama). Il bambino timido, che a casa si ingozza di cibo (non ne gode, vuole solo scoppiare e dimenticarsi) guarda la televisione suona studia scrive, che per avere libri (perché non può avere amici), raccoglie i suoi compagni nella carta della Raccolta Differenziata: anche davanti agli altri, ché non gli importa. Rispetto per la coppia di omosessuali che ama Cristo, ma a cui la benedizione della casa è negata. Rispetto per le menti malate e per ogni segnatura che si impone - e li marca - sui corpi. Poco o nessun rispetto per chi ha voluto, ostinatamente, essere meno di ciò che poteva essere.

Un saluto

«Vivete felici». Dopo il rispetto, il saluto.

Un sassolino

Non una grande pietra d’inciampo, quindi (se i filosofi scendessero dalle loro Pose solenni, inciamperebbero in Eraclito - o Michelangelo - che si sdraia per terra). Si inciampa nell’Ossimoro permanente e nell’Ambiguo (e nel Fuoco). Ma il sassolino è mio: la mia imperfezione nel non poter ancora dimenticare atti mediocri, e me stesso nel compierli, tollerarli e promuoverli. Non è più così, spero.

Una pernacchia

Dunque a me, prima di tutto: tutte le volte che non sono stato ciò che si deve (devo), si vuole (voglio), e si può (e posso) essere e fare. E che tu viva felice: con tutti quelli a cui è dovuto il Rispetto.

(29 novembre-18 dicembre 2006)

P.s. Chiedo scusa per l’interruzione al lauto pasto onanistico...

In attesa di esser portata (rOssa - e di traverso!-) preferisco: cercare.

Svelare. E stendere un velo (pietoso)sulle misure e che NON sono poetiche.

Chiara Daino

80 commenti a questo articolo

> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-21 12:44:36|di lorenzo

caro massimo, credo che tu non abbia compreso cio’ che intendevo dire. forse mi sono spiegato male. certo non suggerivo che vi fosse stato scambio di denaro e adescamento. le precisazioni che fai sulle condizioni dell’incontro non cambiano granché le cose. né il fatto - ovvio - che volessi farne un’allegoria. ma dietro un’allegoria c’è un’idea (per quanto tu possa non amare le idee). rilevavo soltanto che il concetto dietro questa allegoria era forse un po’ semplicistico, e ne risultava un quadretto un po’ pietistico. tutto qui. mentre, a mio avviso, ci sono problemi un po’ più complessi e dolorosi, proprio là.

auguri,
lorenzo

p.s. anche il misticismo ha una "logica".


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 23:30:32|

Cristo non sceglieva a chi dare o non dare rispetto....la discriminazione è per un cattolico, un cristiano , come per un religioso in genere, inaccettabile..... La rettificherei, se fossi in te, Sannelli.

T.


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 19:06:14|di massimo sannelli

caro Nevio (ti chiamo così, immagino che tu sia Nevio Gàmbula... ti devo tanto, da anni, per quello che lasci nella Rete). intanto il tuo "materialismo" ha una particolare dolcezza e non mi aggredisce; perché anch’io lo condivido. vedi: non è detto che Dio - qualunque cosa/persona sia Dio - sia un’opzione metafisica. nella mia forma mentis (delirante!) l’invisibile non è altro da questo mondo. anche perché preferisco parlare di "divino" e "divinità" (è vero, è una folgorazione eckhartiana, e non dogmatica), piuttosto che di Dio. faccio fatica a considerare Dio una ’persona’ come noi; trovo quasi blasfemo pensare che Dio abbia un io. anche se è l’unico Essere in grado di dire dignitosamente "io sono" (è il suo Nome!). ma Cristo è altro, e di Cristo mi importa VERAMENTE: perché è un corpo, perché ha avuto una funzione mondana, perché è MORTO. vivo questa contraddizione solidificata (nella vita), tra un cupio dissolvi - da un lato - che non è una posa misticheggiante ma uno stato quasi patologico della mente (e anche la mia vita quotidiana non è facile, non è un mistero e non è cosa di cui vergognarsi); e un desiderio di azione - dall’altro -, su due fronti: il sostegno, molto semplice, ad alcuni autori validi (tra i quali Daino) e la scrittura. vedi che ci incontriamo a metà strada, perché hai il cuore buono: il cenno a tuo figlio dice tanto, molto più di quello che scrivi, di corsa come ti scrivo io ora (da un computer non mio, dopo l’orario di lavoro; il frate asino non ha neanche una connessione personale; né un telefono fisso!). che cosa deve fare una persona tendenzialmente depressa, che rifiuta ogni idea di cura, e che considera l’arte l’unica possibilità di agire con dignità? scrive e scrive; ma non per ripetere una verità (è un concetto che mi spaventa); né per ribadire ’idee’ (ho poca fede anche nelle ’idee’, che di solito sono idee di altre, infinitamente ripetute, a volte ipocritamente). faccio quello che posso perché devo... e il "fastidio" che tu provi è un grande dono; perché non è odio ma una mano aperta. mi chiedi "che cosa fai?" e io ti rispondo "questo"... ti abbraccio, grazie ancora

***

vedo anche la tua lettera, Lorenzo... e adesso il tempo stringe proprio. non vorrei descrivere troppo la scena notturna e la persona; ma ci sono delle cose da considerare: non c’è stato scambio di denaro, ma solo di una reciproca pietà, non untuosa; non c’è stato adescamento, ma solo un incontro tra due persone sole (massimo aspettava un treno alle 2.30 di notte a Rimini, e di solito non prende alberghi: non per una posa da maudit, ma per necessità: la mia amica di due ore era certamente lì per lavorare, ma con me non ha ’lavorato’: il suo tempo è denaro, esattamente come quello di un professionista che lavora alla ’luce’). ma io volevo proporre, soprattutto, un’allegoria. non mi piace parlare di una diversità da albatros dell’artista; preferisco vedere i segni di non-vita, di rinuncia alla riproduzione e allo stomaco pieno, o di mente massacrata... ma ora devo proprio volare fuori di qui... scusa se parlo male, senza logica (e questa mi è negata)
massimo


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 18:46:18|di lorenzo carlucci

bella intervista. solo una nota sul tuo commento circa i trans
"Il trans nei pressi della stazione di Rimini; che si rende angelo, in un comportamento che è oltre la sua professione (e chiede: hai gli occhi tristi? perché hai gli occhi tristi?)."
mi pare qui che pecchi un po’ di semplicità (e forse non nel senso del "cuore semplice"): il comportamento che tu descrivi non è "oltre la sua professione"; e con questo non voglio assolutamente dire che si trattasse di un "adescamento". il problema a mio parere è ancora più grave e più doloroso: mentre la maggior parte delle prostitute femmine sono schiave di un padrone, ossia hanno la loro volontà assoggettata a un altro individuo umano - mediante la violenza, fisica, e morale - la prostituta transessuale ha la propria volontà assoggettata ad un intero sistema sociale e morale (che le rifiuta - a priori - il benvenuto).
sono sicuro che tu vedi bene quanto questo sia più tragico e in che modo renda la spiegazione del saluto compassionevole che la trans ti ha lanciato (perché hai gli occhi tristi?) ancora più dolorosa (se non altrettanto commovente): l’unico "spazio" concesso al cuore di quella creatura è quello coatto delimitato dall’esercizio della propria "professione". è dunque dolorosamente umano - e non angelico -chiedere a te passante: "hai gli occhi tristi?". E non "oltre" la professione, ma proprio in essa, perché se il trans ha fatto l’atto - violento - di far coincidere in sé cio’ che non coincide, il contrappasso che la nostra caritatevole società gli offre è la fusione - violentissima - della sfera della professione forzata e della sfera della libertà del cuore. Il meccanismo psicologico è paurosamente semplice: se non è un individuo a costringere la tua volontà, ma un ente collettivo e astratto come "la società" (respingendo a priori l’idea di una tua integrazione legale nel tessuto sociale) c’è il rischio immediato che la scelta - che è forzata - del mestiere di prostituta appaia nel caso dei trans quasi come un atto di libera scelta, di piacere, di vizio. Prima di tutto e ovviamente agli occhi degli altri, ma accade anche - cosa ancora più terribile e, credo, fonte di sofferenza infernale - che questa impressione fallace venga interiorizzata dallo stesso individuo schiavo, ossia dal transessuale prostituto, al punto tale da minare alla base la possibilità stessa di un cambiamento. Non voglio assolutamente farti una critica ma noto qui che persino tu hai dato l’inferenza "trans, ergo prostituta" per scontata, nella tua frase. E sai bene Massimo che questa implicazione è vera E falsa; è vera ora, ma vogliamo che non lo sia domani.

Spero che tu mi abbia capito,
Auguri

lorenzo


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 17:14:44|

Faccio i complimenti a Sannelli: per il "tono", e per la sua poesia, che inizio ad apprezzare. O anzi, che inizia a coinvolgermi.

Gli faccio i complimenti con interesse specie per quell’essersi soffermato sulla "non-vita", perché... La non-vita non è la morte, ma una seconda direzione. Ecco: a me pare questo l’importante, insieme alle "altre educazioni" di Sannelli, l’importante. La non-vita sta nel cuore della vita: descrizione in atto di essa, suo dardo vivente, è quasi - nel senso celaniano - la "soglia" della vita stessa. Niente di negativo, o nichilistico: ma il contatto con la vita che continua dopo la (nostra) vita, il momento di raccoglimento...

Gianluca Pulsoni


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 15:32:39|di Chiara Daino

Preferisco pensare alla poesia come al figlio che tiene in braccio.
E luce puntata: parto e nascita.
Nel rispetto della singola - benedetta! - diversità di Versi, di tutti.
Mi sia concesso: volo di stomaco - e Butterfly...Devo ancora maturare per poter: masturbare ANIMA e ALI.

Ma che s’involi/invogli sempre: dialogo (anche quando: Letto).

Chiara Daino


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 14:17:16|di nevious

È sempre pericoloso commentare la sensibilità altrui. Si corre il rischio di irritare e chiudere in anticipo ogni relazione. Ma se la sensibilità è esposta in un luogo che è per natura aperto e visitato regolarmente da altre sensibilità, diverse e opposte, forse il rischio è messo in conto. Così come credo che ci si possa aspettare anche una buona dose di incomprensione ... Di Sannelli mi colpisce la densità mistico-filosofica degli asserti: mi colpisce quel fuoco limpidamente spiritualistico, per così dire. Lo intravedo sempre più spesso, ultimamente. Nelle poesie, ma anche negli interventi e nelle frequentazioni e nelle recenti traduzioni di Emily Dickinson. È come se non perdesse attimo per proclamare apertamente la sua verità. Il problema è proprio qui: non essendo una verità di tutti (una verità non condivisa, direi), quando lo leggo prevale una sensazione di fastidio: ciò che dice, e spesso anche il tono che usa, mi rende insofferente alla stessa sua poesia. E non solo perché proclamare la fede come senso della vita, almeno per quanto mi riguarda, è minare alla radice le facoltà umane. Ma anche perché ne esce fuori una idea di poesia che non condivido, che non posso condividere: poesia come rifugio, come un “dis-trarsi dagli orrori del mondo” ... Forse questa mia interpretazione è esagerata; e questo commento è dato proprio per verificarla. Però ci sono una serie di frasi, nell’intervista, che mi portano a pensare che quella sia l’idea di poesia sottostante alla pratica reale del poeta Massimo Sannelli. Lui dice: “non voglio essere nulla fuori della poesia. Ho messo il mio io tra due mani che adoro” ... Io ne deduco: Dio come confine dell’esperienza esistenziale, la poesia come evasione dall’esistenza stessa ... Dio come SENSO (quell’al-di-là “che non è uomo e non dell’uomo”), la poesia come FORMA (“non vita organizzata in ritmo”) ... Qui davvero, al di là delle differenze evidenti, mi piacerebbe discuterne con Sannelli. E mi piacerebbe farlo perché la sua sincerità mi spiazza: la sua alterità mi affascina, pur evocando un universo di pensiero dal quale rifuggo ...

PS: Scusate il materialismo scomposto ... Sto scrivendo con in braccio l’ultimo dei miei tre figli ...

PS II: La poesia è sempre un atto onanistico, cara Chiara. È il teatrino poroso e ardente del palpito solitario: sempre. Dietro un poeta c’è sempre un “masturbatore di farfalle”: e la poesia è débacle del fare (sesso?) di coppia o di gruppo ... Ma è proprio questo suo nascere isolato - questo suo orgasmico fantasticare preghiere o lamenti del linguaggio - a farla prodigio sociale. Potrebbe non essere onanistica ogni discussione sulla poesia o sull’arte in generale? E per di più nelle finzioni infette - e direi bloccate - di un blog?

PS III: caro Massimo, nell’intervista parli di “rispetto” ... Che senso ha rispettare solo i migliori tra i poeti o le prostitute o i trans o i bambini timidi o gli omosex credenti? Non credi che questo atteggiamento possa far nascere una nuova forma di razzismo? Perché quel che ne deduco io è: gli altri - i diversi da quelli che hai nominato - sono esseri da non rispettare: diversi da cui è bene guardarsi (magari anche emanazione del demonio, chissà) ...

Con sincero interesse, Nevious


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 13:27:46|di Chiara Daino

Massimo mi ha anticipata: come sempre.
C.D.


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-20 12:39:42|di massimo sannelli

credo che Chiara Daino si riferisca a recenti discussioni, tra poeti e tra maschi, anche qui... La ringrazio, perché è di quelli che rimangono e rimarranno. per questo le do il Rispetto. chi vuole, potrà integrare l’intervista con questa novelletta spudorata:

http://www.sequenze.splinder.com/po...

e ogni bene a tutti, sempre
ms


> Peana Per Poeta (Chiara Daino intervista Massimo Sannelli)
2006-12-19 21:51:15|

che significa il post scriptum?


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)