Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

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Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce

Un’anticipazione dal dual disc in libreria a fine settembre

Articolo postato mercoledì 1 ottobre 2008
da Lello Voce

L’esercizio della lingua , scelta antologica di tutta la mia produzione poetica che comprende anche i testi della nuova raccolta, sarà in libreria a fine settembre per i tipi de Le Lettere di Firenze e con il Patrocinio morale della Fondazione Fabrizio De Andrè - ONLUS , nella collana Fuori Formato, diretta da Andrea Cortellessa.
Ad accompagnare il libro ci sarà un Dual Disc che nella sua parte audio conterrà il mio nuovo disco di poesia, Piccola cucina Cannibale , con le musiche di Paolo Fresu, Michael Gross e Frank Nemola.
Il lato DVD contiene invece i video originali di Giacomo Verde e Robert Rebotti, e una serie di materiali audio-video d’archivio.
L’immagine di copertina, che è anche il logo di questo post, è un particolare di un’opera di Silvio Merlino, l’inventore delle Farfalle da combattimento.

Offro qui un’anticipazione del CD Audio, Il verbo essere , in cui la voce di Voce è accompagnata dall’inconfondibile, fantastica fisarmonica del grande Antonello Salis.

Aggiornamento 1: Cogliendo il destro dai temi del dibattito sul rapporto tra poesia e musica dei commenti, offro qui anche il saggio musicologico di Stefano La Via dedicato al ’Lai lento’.
Il brano non è lo stesso di cui si discute, ma La Via rende chiaro, meglio di me certamente, i rapporti che si stabiliscono tra poesia e musica nel mio lavoro.

lv

Il verbo essere

sono un osso innamorato un fosso strozzato un non posso
come la posa del caffè sul fondo della tazzina sono morfina
polverina scintillante sono una mosca che ronza e non si posa
sono il contrario di un io sono mio mi uccido da me da
solo come un trovarsi un ruolo o lo scolo dell’acqua da
stoviglie sporche come le ciglia sono un fegato infetto il
volo di un insetto il setto deviato che non sente odore sono
un dolore tra le costole un amore vicendevole sono un
muscolo adulterato un ircocervo narcotizzato un fiato uno iato)

e tu che pensi che queste mie parole siano chiare come un fare dimmi
se sei proprio sicura di capire
e tu che confondi semplicità e trasparenza voglia e indecenza dimmi
se senza parole non sembra di morire:

ero carne giovane nervi vivi ero tutto ciò che ancora scrivi il
fruscio del sole e gli ulivi liquidi quanto il mare come vapori
di benzina e automobili aggressivi o braccia e cosce da
bucare con amore da carezzare e scoprire ero quello seduto
di lato il più silenzioso e quello ciarliero ero tutto ciò che
già sono ero un suono acuto tra lingua e palato un amore
rivoluzionario un diario un fischio un botto un terno al lotto
ero futuro colmo di passato un mozzafiato ero la vittima
della storia ero gli anni di piombo e lo sguardo attonito sullo
strapiombo la morte nera il corpo di cera la sconfitta la ciminiera)

e tu che pensi che queste mie parole siano chiare come un fare dimmi
se sei proprio sicura di capire
e tu che confondi semplicità e trasparenza voglia e indecenza dimmi
se senza parole non sembra di morire:

sarò mio padre che ritorna sarò la sua vecchiaia e il primo per la
la mannaia sarò il pentimento del futuro l’ultimo muro senza più
cocci sarò la punta aguzza della fine una vita fatta strame e tumore
pietra aspra della lingua sarò il fiato che manca la memoria stanca
di guevara la mano avara la mandorla amara che avvelena e la lena
sarò figlio di mio figlio sarà lui a trascinarmi per l’ultimo miglio a
gridare l’ultimo grido a calcolare lo sfrido tra morte e sogno sarò
l’eco del suo dolore il salto acrobatico e l’abisso che lo contiene il
tempo che viene e che non passa più sarò solo un però un subisso
di vocali senza più consonanti sarò in piedi a occhi aperti gambe
larghe sarò di spalle supino in ginocchio sarò vivo come quando scrivo)

e tu che pensi che queste mie parole siano chiare come un fare dimmi
se sei proprio sicura di capire
e tu che confondi semplicità e trasparenza voglia e indecenza dimmi
se senza parole non sembra di morire:

Il verbo essere (7’ 33")
(Voce - Nemola)
Lello Voce – spoken word
Antonello Salis - fisarmonica
Frank Nemola – elettronica
Registrato e mixato a Bologna – LittleBird Street Studios – 2007 / 08

L’esercizio della lingua Le Lettere, Firenze, 2008 €. 28,00

Puoi acquistarlo on line con lo sconto del 15% cliccando qui

Il Verbo essere -
COPYLEFT
Testo: Lello Voce
Musica: Frank Nemola
IMG/mp3/Il_verbo_essere.mp3

37 commenti a questo articolo

Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 16:17:20|di Valerio Cuccaroni

Ancora si parla di “vero testo poetico”, ancora si parla della poesia al singolare... È come se ascoltando una canzone rock, si dicesse “non è una vera canzone”!

La poesia di Voce non è la Poesia - come si possono ancora giudicare i singoli testi su scala ideale, pensando all’idea platonica di Poesia? La poesia di Voce appartiene a un genere a sé, un genere che per altro conta centinaia di esponenti in tutto il mondo, ma che, come al solito, gli ignorantoni autarchici italiani - non parlo di Ciprio ma degli italiani in generale - ignorano, tutti concentrati a venerare i morti! La poesia di Voce, spero di non sbagliarmi, appartiene infatti allo “spoken word”. Può piacere o non piacere, come l’heavy metal, ma nessuno si sognerebbe di dire che l’heavy metal - o il country - non è musica. È un genere particolare di musica, ma con buona pace del clavicembalisti anti-metallari è nel mondo della musica che è nato. Insomma: basta con il razzismo poetico! È anacronistico, come quello leghista.

I “nuovi critici” devono abbandonare ogni residuo di idealismo crociano, Luigi lo sa bene, e fare i conti con la pluralità dei generi e la multimedialità dei linguaggi.

A me l’ascolto del file musicale è risultato piacevole: niente di sconvolgente, ma un lavoro ben fatto, mi pare, in cui certo non si possono scindere parole e musica, essendo il connubio costitutivo del genere.


http://www.argonline.it

Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 15:59:42|di jacopo

Ammazza che cultura che avete! Comunque (per lello e per ciprio) si scrive Groddeck.

bye bye
j.


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 15:56:00|di ciprio

Caro Lello,
io non mi sto scusando, infatti. Resto convinto della mia opinione: ritengo non buona (usiamo un eufemismo: ché se scrivo "escrementizia" poi ti offendi) la tua ricerca poetica.
Non essere troppo rigido. Accetta le critiche e non chiuderti alla comunicazione. La poesia è anche gioco, leggerezza, incanto. E poi dov’è l’ineducazione? Parlare con sincerità? E allora perché hai aperto un blog se non accetti che le tue poesie possano ricevere commenti negativi? E poi: non trovi che sia invece ineducato da parte tua esprimere "noia" nei confronti di una conversazione che ha per oggetto, almeno ora, il senso da attribuire - in generale - alla poesia?


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 15:44:12|di Lello Voce

Caro Ciprio,

per scusare la propria ineducazione aggressiva non occorre scomodare tanta cultura da Groddek a Freud, basta scusarsi. Come si fa normalmente tra esseri umani civilizzati

senza rancore, ma con la solita noia.

lv


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 15:40:18|di ciprio

Caro Lello,
l’espressione è senz’altro forte (per quanto l’ironia dovrebbe permettere anche un certo "superamento" degli argini). Ma l’insulto non è mica personale: non ho scritto che TU sei un escremento.
Mi riferivo ai tuoi versi (e le parole che scriviamo o che diciamo, come molti altri ci hanno spiegato - da Nietzsche a Groddek, da Freud fino al più scatenato Joyce della Veglia di Finnegan - non sono NOSTRE. Ci sono date. Noi non facciamo che raccoglierne gli scarti, non facciamo che proiettarle, essendo spinte da qualcos’altro che non CI appartiene).
Non devi perciò offenderti (e qui non sono assolutamente ironico). Dovremmo smetterla di pensare solo al nostro feroce "individualismo". L’opera poetica ha una vita a sé.
Non so se sono stato capace di spiegarmi. Per questo ho scritto, con sincerità, "senza rancore".
Poi, dico a Nacci: non sto propagandando nessuna "mia" dichiarazione poetica. Immagino che su questo Blog si possa parlare in generale di poesia (e non soltanto della poesia di Voce). O no?
Saluti,
c.


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 15:20:28|di Lello Voce

Gentile Ciprio,

dimmi un po’ paragonare i versi di chiunque ad un "escremento" secondo te equivale ad esercitare il diritto dell’ironia?

E’ evidente che siamo abitanti di pianeti diversi.

lv


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 15:16:50|di Ciprio

Per Luigi Nacci: ma di quale "sconcerto" parli? La lettura del testo di Voce non ha provocato assolutamente nulla di nulla, in me.
Non voglio insultare personalmente nessuno (e spero e mi auguro che Lello Voce lo abbia capito). Qui si discute solo di poesia. Sbaglia chi se la prende personalmente.

Per Andrea Ponso: dovremmo partire da una prima necessità (già ribadita tante volte da Bene): SCARDINARE e superare il testo. Interdirlo, dilatarlo, cancellarlo attraverso l’amplificazione, il riverbero. C’è un sempre "un altro" che ci parla, quando scriviamo o leggiamo.
E’ quello che ci ha mostrato Joyce con i suoi romanzi anti-narrativi.
Il testo e la parola vanno superati.

Infine, per tutti gli amici lettori: ribadisco di aver espresso in modo ironico le mie perplessità sul lavoro di Voce. Niente di personale. Lo pseudonimo lo uso perché, appunto, non dovrebbe interessarci lo scontro (o il dialogo) tra i singoli, ma un’oggettiva e comune riflessione sul senso della poesia. Tutto qui.


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 14:37:38|

Caro Ciprio,

capisco molto bene, ed è per questo che l’impasto testo-musica di Voce non mi convince del tutto. Non ho nessun tipo di preclusione per questi "nuovi" (e antichissimi) modi di fare poesia, purchè ci sia una competenza altissima sia del lato per così dire musicologico, sia per quello che riguarda il lato testuale/letterario... allora le cose possono funzionare e anche dare una vera smossa al nostro canone ingessato e legato ad una fruizione del testo poetico unilaterale, da lingua morta... resta comunque il fatto che, a mio parere, con questa lingua morta occorre fare i conti sempre e fino in fondo e non scavalcarla a piedi pari... questo è l’insegnamento più alto di Bene, ad esempio: anche nei momenti di totale rottura con il testo, la scrittura alfabetica linearizzante rimaneva come un basso continuo, un disturbo, un avversario che Bene affrontava ad ogni emissione di voce, con il corpo e anche con la testa... la sua energia si sprigionava proprio da questo...

andrea ponso


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 14:16:00|di luiginacci

Gentile Ciprio,

prima di tutto: è assolutamente legittimo usare uno pseudonimo, ma perché farlo in questa discussione? Maria (Valente) usa il suo nome, così come Voce, Ponso, Ansuini, Nacci (non so se Misiano sia un cognome o no).

Vado al dunque: il tuo ultimo commento è chiarificatore: dici "secondo me un vero testo poetico dovrebbe sempre" etc. etc.; a casa mia, questo si chiama "dichiarazione di poetica". Legittima dichiarazione, per carità, ma qui il post non è inerente ad una tua opera, sempre che tu sia un poeta.
Il fatto è che l’opera in questione di Voce è, al di là del giudizio che tu o io o altri ne possano dare, un’opera rara nel panorama poetico italiano. Quindi capisco il tuo sconcerto. Perché tu, come molti altri, non hai i mezzi critici per affrontarla (nemmeno io li ho ad oggi, sto ancora cercando faticosamente di costruirmeli) . Ma non è un problema: vengano le opere nuove, la critica nuova, prima o poi, verrà...

saluti

Luigi Nacci


Piccola Cucina Cannibale - Il nuovo CD di Lello Voce
2008-09-14 12:23:18|di ciprio

Caro Andrea,
secondo me un vero testo poetico dovrebbe sempre conservare una sua autonomia non "musicale" ma "sonora", nel senso più alto del termine (legata, cioè, alla "musica" del significante: una poesia dovrebbe contenere, al di là del significato letterale della parola, una verticale e dilatata risonanza interna che, in realtà, non ha niente a che fare con la "musica di accompagnamento": tu che sei stato un attento lettore-ascoltatore di Carmelo Bene comprenderai bene ciò che intendo).


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