Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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SANGUINETI vs GALEOTTO: chi il poeta?

(messi a confronto 2 programmi di Radio3)

Articolo postato martedì 26 dicembre 2006
da Luigi Nacci

Non sono un lettore affezionato de "Il Giornale", ma c’era poco da leggere alla vigilia di Natale, visto lo sciopero ad oltranza. Così mi sono ritrovato di fronte a un articolo, che vi ripropongo. Premesso che non ho avuto modo di sentire nessuna delle 2 trasmissioni, questo pezzo qualche spunto/interrogativo/irresoluzione/titubanza (cfr. i miei scolastici grassetti) me l’ha dato. A voi?

***

"Il Giornale", 24.12.2006

Il poeta non fa poesia, i carcerati sì

Nelle ultime due settimane, il palinsesto di Radio3 ha ospitato due programmi che più diversi non potrebbero essere. O, quantomeno, così sembrava leggendo che in uno dei due cicli, Da poeta a poeta , Edoardo Sanguineti raccontava Giovanni Pascoli, con la collaborazione di Sergio Rubini che leggeva le poesie pascoliane. E nell’altro ciclo - Voci da dentro - si raccontavano «storie, drammi, speranze nel mondo del carcere», brandelli di vita strappati al popolo dietro le sbarre dal pool di autori: Gabriella Caramore, Monica D’Onofrio, Flavia Pesetti e la regista Cettina Fiaccavento.

Due proposte, si diceva, diversissime fra loro. Eterogenee alla massima potenza, come è eterogeneo tutto il panorama della programmazione della Radio3 targata Sergio Valzania. A volte, fin troppo eterogeneo, tanto da costare un po’ di anima e di identità alla radio.

Eppure, persino in due proposte così diverse come il Pascoli di Sanguineti-Rubini e le voci dal carcere, è possibile riuscire a trovare uno spirito unificante, un filo rosso che può aiutare a leggerle insieme. Perché - nonostante l’ispirazione con cui Rubini declama e gli spunti a tratti banali e a tratti genialoidi del poeta Sanguineti - le puntate su Pascoli non riescono mai a raggiungere le vette della poesia. Sempre troppo scritte, troppo impostate, troppo tutto per poter essere poetiche nel senso più pieno della parola. Servirebbe un Dino Campana, non un’impostazione da impiegati della poesia. E la colpa non è (non solo) di Sanguineti, né tantomeno di Rubini, attore non protagonista. È proprio lo spirito della trasmissione che non ha funzionato. Nonostante partisse dall’idea del poeta che racconta il poeta. Sulla carta, quanto di più poetico ci sia in natura.

Discorso diametralmente opposto, invece, per le Voci da dentro con cui Radio3 ha raccolto le istanze provenienti dalle carceri italiane. Perché, in questo caso, il programma è nato con dei difetti congeniti: primo fra tutti, un sociologismo di fondo che analizzava - nelle premesse - il carcere con i parametri dei libri e del buonismo, anziché con quelli della realtà. Ad esempio, perché non affrontare davvero anche il punto di vista degli agenti di custodia, l’altra metà del cielo carcerario, spesso prigionieri pure loro, ma senza aver fatto nulla di male?

Eppure, nonostante questo approccio fondamentalmente sbagliato, Voci da dentro riesce a firmare brani radiofonici straordinari. In particolare, è drammaticamente bellissimo il racconto da parte dei carcerati del tempo che diventa non-tempo e dietro le sbarre pare non passare mai.

I detenuti, raccontandolo, fanno vera poesia. Proprio perché loro non partono dall’idea di fare poesia.

13 commenti a questo articolo

> SANGUINETI vs GALEOTTO: chi il poeta?
2006-12-26 12:25:42|di Martino

La puntata di Voci da dentro si può ascoltare qui.

Per ascoltare le punta del programma di Sanguineti, basta fare una ricerca qui, mettendo come chiavi di ricerca "da poeta a poeta" (frase esatta).

Ai posteri l’ardua sentenza.


> SANGUINETI vs GALEOTTO: chi il poeta?
2006-12-26 12:24:25|di lorenzo

wow... il "tempo che diventa non-tempo" assomiglia un po’ al concetto di "vita non-vita" caro (a quanto dicono) a diversi poeti contemporanei...

:)

lorenzo


> SANGUINETI vs GALEOTTO: chi il poeta?
2006-12-26 12:17:21|

Luigi, io credo tu sia un ragazzo molto coraggioso. E il coraggio non l’hai dimostrato postando questa anonima articolessa, ma quando ti sei recato all’edicola e hai preso una copia di quel(l’) (ig)"nobile" prodotto. Spero tu abbia usato i guanti, soprattutto quando l’hai sfogliato per leggere. E che, guanti o non guanti, tu ti sia disinfettato bene le mani dopo l’operazione.

Annibale Letterio


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