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"Sara Laughs", di Giovanna Frene

Edizioni d’if

Articolo postato mercoledì 6 giugno 2007
da Marco Giovenale

Ha doti di icasticità e limpidezza la recente raccolta di poesie di Giovanna Frene, Sara Laughs (Edizioni d’if, collana i miosotìs, pp.32, Premio Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo 2006).

Quella di Frene – autrice da sempre vicina alle scritture di ricerca più eversive della tradizione del Novecento – è una ’semplicità’ saldamente conquistata e attestata: chiarezza perfino sovraesposta del dettato che non cede a semplificazioni (di stile, di pensiero) ed è anzi traccia di una complessità raggiunta per sentieri sottili: il lessico è freddo, piano, non ’accessibile’. L’orditura sintattica rigorosa, non ’esplicativa’. L’icasticità è giustezza e giustizia, non cedimento alla felicità facile dell’aforisma.

La pagina di avvio della raccolta racconta di una «perfetta» e insieme sanguinante vita/persona che «saluta con la mano» e osserva l’io scrivente. Appare, e appare il testo. È questa la prima poesia della serie: inaugura in soli quattro versi tutto il giro d’orizzonte dei temi toccati e sondati dal libro: la percezione fatta essa stessa corpo, il vedere e l’essere visto, il saluto ambiguo (di partenza? di arrivo? di aggressione?), la ferita, la perdita, una Colpa imprecisata, l’impossibilità di uscirne, lo specchio tra esistere e non; e infine l’ironia delle cose viste e vedenti: che, proprio mentre si annunciano, si negano a una comprensione, allontanate, imprecisabili, interrogate inutilmente – come, appunto, le intenzioni di un nemico, di un’apparizione. (Che possono essere insieme le intenzioni di «uno sguardo altro» e del «nostro che ritorna», come suggerisce in nota l’autrice).

Laterale e dichiarata suggestione di una sequenza di poesie che proprio intorno a tali temi e coppie ruota, va segnalata l’allusione a un libro di Stephen King, Mucchio d’ossa, che Giovanna Frene ha appunto sentito come cenno utile, vicino a diversi motivi propri della raccolta: soprattutto al fil rouge dello sguardo che minaccia o è minacciato, e all’idea di una colpa inespiabile. Così come un riferimento netto delle poesie risiede negli eventi dell’11 settembre.

Quelli che in altro contesto sarebbero stati luoghi comuni di una scrittura di genere, o mera variazione su cronaca, perdono qui ogni identità, tratto fisso. Si staccano da qualsiasi movimento solo orizzontale, di pura trama, e spiccano nella pagina di Frene in qualità di allegorie, e riferimenti verticali, incisi, tagli: «da qualche parte c’è sempre l’essere / che guarda il suo opposto», «Come sarà la percezione della fine quando a morire / non sarà chi spaventa morendo ma chi morendo / dispera?».

Il libro non ha dunque nulla della filiazione compiaciuta – merce da merce – di cui soffrono troppe produzioni anticlassiche, accumulative, post-.

Se inespliciti eventi luttuosi e cadute e colpi si sommano nella stanza buia della raccolta, allo stesso tempo non si perdono in stile dichiarativo, meno che mai in aneddoto. Non finiscono nel perimetro banale di una “storia” (l’ennesimo racconto del male). Quella che si mostra nel libro è semmai una fitta ma non esplicitata orditura di avvenimenti e cose e fatti e personae, «cunicoli» e avversari limpidamente raggiunti dal linguaggio e allo stesso tempo enigmatici.

Nel riaversi – linguisticamente e senza illusioni – dagli eventi di buio che pure richiama, lo sguardo dell’auctor non si mette mai (perché mai è) in condizione di fondare nulla. Capovolgendo il fin troppo noto motto bronzeo e astratto che da Hölderlin e Heidegger ancora risuona, Frene conclude un suo testo – campito anzi schiacciato dal pesare della morte – dichiarando con durezza che «quello che resta non lo fonda più nessuno».

*

da "il manifesto", domenica 27 maggio 2007. p.11. (La versione che qui si presenta è riveduta)

50 commenti a questo articolo

"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2008-11-17 15:24:45|

..prego, caro amico, sai che dico sempre quello che penso.. :)


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2008-11-09 04:54:45|di Christian il silenzioso

grazie del complimento:-)


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2008-11-08 21:17:47|

caro christian, non cogli mai l’occasione per tacere. peccato. ne guadagneresti anche esteticamente, perché non saresti niente male. ciao. giovanna f


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-12-17 05:21:51|di Christian Sinicco

Certo che intervenire dopo un mese che è finita la discussione, cari Marco e Sandra, con belle parole, è davvero edificante, soprattutto utile. Qui non c’era nessuno che abbaiava, vergognatevi!


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-07-18 11:21:05|di Marco

hai ragione, Giovanna. tristissimo spettacolo (che si espone e condanna da sé senza nemmeno averne coscienza, ovviamente).


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-07-06 01:42:17|di giovanna frene

...Vedo che spesso e ancora una volta i più di coloro che parlano di poesia in Italia lo fanno come se fossero in un canile: abbaiano, ringhiano.
Come al solito le uniche decenti ed eleganti sono le donne (escluso qui l’amico Marco), che almeno leggono e parlano; i più ringhiano ancora una volta contro la poesia, che si espone e non si impone. La critica seria è un’altra cosa. Non si parla mai di quello che non si è letto. Non si sbranano i testi fino a ridurli in brandelli: è criticamente da sprovveduti.
Al solito direi: che tristezza, che spettacolo...


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-06-17 02:09:13|di Martino

no lorenzo, è diverso. io qui ho fatto la parafrasi di un testo e mi possono più o meno piacere/interessare i modi di questa poesia, indipendentemente dai contenuio o dal "messaggio" (con cui - in questi termini - non sono i sintonia). a me questa poesia desta un interesse a verificare quale sia il sistema dei significati che si crea nel libro. magari questo testo deve essere letto in chiave ironica o straniata o iperbolica... che ne so? solo il volume può dirmelo. prendere un testo è come estrapolare una battuta da uno spettacolo teatrale. bisogna vedere chi la dice a chi e in quale contesto. insomma, quella è la parafrasi di un testo, non il significato del libro della frene, fino ad altra verifica.

maria invece ha interpretato la poetica di giovenale, ovvero la maniera, esaurendola alla fine in un discorso che girava su se stesso e a vuoto per l’identificazione del senso stesso del fare poetico con un pensiero del mondo assolutamente assiomatico e in sospetto di forte carenza di referenzialità.


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-06-16 22:11:30|di lorenzo

eh però martino questa mi sembra la versione pistoiese della spiegaZione che ha dato maria della poetica di giovenale poco tempo fa... a te la poesia che dice all’uomo "sei un coglione"/"sei una merda" ti esalta?

lorenzo


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-06-16 19:06:02|di Martino

@ lorenzo (parafrasi di un mio amico pescivendolo con cui ho letto la poesia qualche giorno fa)

te tu ti credevi d’andare da qualche parte, eh? e magari anche di decidere qualcosa della tua vita, eh? ah ah ah! e invece no! sei portato dalla piena delle fogne scoppiate, stronzo tra gli stronzi, impotente e misero, tanto che se la volontà è il denominatore minimo di una vita che sia qualcosa oltre l’esserci biologico (ma che dico biologico? l’esserci!), allora non t’illudere: sei solo una cacchina su un marciapiede, una schifezzona malformata e forse pure puzzolente! cosa questa che tutto sommato fa pure comodo a chi ci vuole privi di memoria, acritici e obbedienti. e te che non tu l’avevi neanche capito nonostante te l’avessero già detto palese palese! sei proprio un cretino! non tu meriti proprio niente!


"Sara Laughs", di Giovanna Frene
2007-06-16 16:18:24|di lorenzo

martino, che ti piace il secondo testo, mi puoi spiegare cosa significano questi tre versi?

ottemperi al solo dovere di essere

intriso senza cenni di memoria

distretto alla pura malformazione

grazie,
lorenzo


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