Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Redatta da:

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Schema di "SCHEMA" (Adriano Padua, 2011)

di Fabio Orecchini

Articolo postato domenica 24 aprile 2011

SCHEMA DI SCHEMA

1.è una solitudine immobile che viaggia a velocità incontrollata verso l’abisso
1a. il dubbio
1b. l ’abbandono al se,
1c. interno con finestra, risulta vano.

2. La lingua non articola ma un fiato controllato in strutture definite, risibili, gridolini in sottofondo

4. disattivare un account uno alla volta

5. la notte è una funzione di T (una striscetta ogni tanto)

6. io non so scrivere di questo, se non per mimesi, mai per antitesi.Forse dovrei limitarmi ad imitare

7. un ritmo serrato, un montaggio in levare, scarno lo sguardo diventa perfetto,esemplare.

8. anoressia scrittura, schema, linee esatte, l’ossatura

9. io sto. (e nemmeno al solito posto)

10. Derrida, Russell, Ionesco, antinomie in ordine sparso

11. il verso nevrosi

12.sondare i muri con l’orecchio, in attesa, ore a ricercare il suono del vuoto almeno il tremolio il gemito

13. Vedere. una reazione condivisibile. un atto omogeneo, quale male minore.

14. uba sedia con bue gambe (raffreddore)

14. una guarigione

15. lo schema è la struttura, la parola arida rivela il segno

16. L’evasione (non) è un atto rivoluzionario

17. L’economia è il gesto, la gestione del segno

18. Il tasto "Non mi piace" su Facebook

19. il segno è -


3. lati a chiudere il cerchio.



Testi tratti da "Schema" (Adriano Padua)

1. La verità, certamente concreta, non è ancora probabile. Ogni notte potremmo morire, scaturire da noi qualche cosa. L’economia è presenza, sembra un qualunque dio, non ha forme né schemi, sono cose irreali, è violenta. Non è vero che è tutto così fuori posto. Ora è come se il senso, nell’immobilità, sottraesse sé stesso alle immagini date, e in queste vene gonfie, contaminate e piene, si complicasse il corpo. Ecco la parte zero del poema, ecco le reazioni inesistenti. La gioia non può essere di piombo, il contesto attuale è il contrario del cielo svelato, e ci stringono intorno le insonnie.

3. Movimenti dei globi, sussulti, fasi nel susseguirsi. Le conseguenze non avranno luogo mai, questo è importante, né la rivoluzione né niente. Il teatro, la città dei palazzi sepolcri, è la parte del buio, brulicante di polvere e fame. Ha scolpito un messaggio, non è mio, non è chiaro, come un gioco si perde. Ogni segno è un silenzio, fenditure profonde si aprono, gli oggetti in attenzione quasi umana, e la luce che muore e rinasce, gradualmente. Si capisce, traspare, che appartiene al passato. Il pensiero tortura l’ambiente. Stai dormendo e percorri, lentamente una serie di numeri, nell’abisso degli occhi.

10. Il vero poterlo non deve. Bastato inutilmente, è stato all’improvviso. Il ragionamento non è respirare, a cosa può servire, se scivola la stanza dalla casa. Praticamente a niente. E nonostante esista, la certa consuetudine, unire le parole è esperimento, proviene dalla parte della bocca, ancora da più dentro. Ogni sconfitta un chiodo, un ricostituire, di lei, la conoscenza. Lottare, procedere all’assalto, avere l’espressione, aggiungere la sillaba. Sviarsi del percorso, opprimere le rime, seguire la frattura. Resta come inspiegabile ma resta, resiste tutta questa ostentazione. Le prospettive vanno ribaltate. In mezzo alle rovine. Non ho versi.

12. Guardavano sparirsi, dalla stessa finestra, e l’animale parla, non ragiona. Ovunque è la parte del suono, si chiudono sportelli, e vibrano i congegni. Essere e non vivere, con le aperture ermetiche dei pazzi, disorientando la conversazione, e l’ordine perfetto. L’aria deve ricevere ferite, noi perdere abitudine. Ancora, girano serrature, nell’eco si sofistica la notte, i modi sono tanti, della ripetizione. Qualcosa ci percorre, siamo strade.

14. Sono stanco ma sto ancora qui, nella parte del potere, a vedere. Resti ferma, nuovamente, parli a mente, muovi solo le mani, e le cose ci interrogano, mantenendosi in esposizione. Non possiamo dormire, li dobbiamo schivare i proiettili, o disincagliarci dal corpo, ma comunque proteggerci. Le parole sui tetti, pavimenti che oscillano, tutto torna se stesso, al suo posto incantato. Fammi uscire, con lo sguardo, dalla porta degli occhi.

16. La fantasia impallidisce, esausta, i geroglifici, incisi, fanno rumori inconsueti. Non è tutto semplice, direi. Le cause, ignorate e invariabili, sono emerse oramai. La chiave di lettura, nel punto di rottura. I corpi stanno, a ricevere luce. Si concentrano le coincidenze, inviolato l’oblio, le distanze. Non in noi, un tornare continuo di lettere, senza annunzi, e di punti. I colori svuotati, siamo estranei in un modo che è simile, e la parte finale è nel bianco, non qui.

2 commenti a questo articolo

Schema di "SCHEMA" (Adriano Padua, Ed.d’If, 2011)
2011-04-26 00:29:10|di giusiana

Il drammatico e insignificante tormento di tirarsi fuori da quello che oggi è tutto. Grazie.

G.


Schema di "SCHEMA" (Adriano Padua, Ed.d’If, 2011)
2011-04-25 13:01:23|di Luca Baldoni

E’ sempre bello scoprire un nuovo poeta, soprattutto la mattina della Liberazion!
Faccio i complimenti a Adriano per questa splendida sequenza; tesa, immaginifica, dolente/dolorosa. E grazie a Fabio per averla postata.


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