Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > Si può criticare MILO DE ANGELIS?

Si può criticare MILO DE ANGELIS?

(gli intoccabili - numero I)

Articolo postato martedì 22 maggio 2007
da Luigi Nacci

They were all torn
and cover’d with
the boy’s
blood
(Dino Campana, Canti orfici)


Se ci sono autori intorno ai quali si è formato un vasto consenso, uno di quelli è fuor di dubbio Milo De Angelis. Il poeta milanese è apprezzato indistintamente da vecchie e nuove generazioni, oltre che da autori dalle poetiche più disparate - dai Cucchi ai Nove, per capirci. Ma è soprattutto tra i giovani che mi è capitato di riscontrare una sorta di adorazione nei suoi confronti (in molti lo chiamano semplicemente "Milo"), come se fosse un untouchable, come se bisognasse soltanto ad orare, toccarlo e portarlo all’os-bocca, attingere alla sua parola, ricevere come un’ostia la sua parola. Quando mi ritrovo a parlare di De Angelis con qualche altro poeta o critico, e ad un certo punto provo a svelare candidamente il mio pensiero - "a me non piace", esordisco - ottengo in risposta uno sguardo torvus, e mi sento prossimo ad una scomunica. Nel tempo quegli sguardi mi hanno indotto a chiedermi: ma allora è colpa mia? Perché non riesco a vedere la sua grandezza? E così via. Poi però ogni volta - senza accenni di fierezza - rivendico la mia dis-sonanza, ritrovandomi a fare mente locale ripensando ai versi di Ivano Ferrari:

In quanto siamo liberi
o internamente sorpresi,
incantatori a fior di pena
di questi spazi rovinosi,
sull’esempio dei rami morti
contendiamo la vittoria al muschio.


(mi chiedo tra me e me: è un poeta tragico De Angelis, come molti dicono? se lo è, che cosa ci vuole comunicare il refrain della sua canzone del capro? non c’è il rischio di una magnificazione del dato misterico? non c’è il rischio di una parolamagicagrottainiziatica in cui rifugiarsi dal dolore del mondo, in cui evitare un discorso sul nostro tempo? non c’è il rischio di un’ossessiva e claustrofobica monotonia di sguardi?)

***


Milo De Angelis ha avuto un ruolo nella poesia italiana degli ultimi vent’anni. E’ lui, infatti, il maggiore responsabile della deriva neo-estetizzante degli anni Ottanta, del cosiddetto neo-orfismo. Il suo primo libro (Somiglianze, 1976) è un caso eccezionale per molti aspetti. Si tratta di un libro che propone un modello di poesia talmente alto che i nessi del discorso non sono (o non sarebbero) importanti, ma allo stesso tempo (spesso) contiene poesie riuscite perché segnate da una densità emotiva del tutto inusuale. […] La caduta, o la sottovalutazione, dei nessi del discorso in nome dell’altezza lirica, nei meno dotati di De Angelis (cioè quasi tutti), ha provocato esiti disastrosi. Malgrado il titolo, infatti, Somiglianze poteva essere letto, e di fatti è stato letto, come un esempio di libertà assoluta: si potevano scrivere libri in cui nulla somiglia a niente, essendo l’arbitrio la modalità che regna sovrana nell’accostamento di immagini e concetti. […] De Angelis vuole essere un’idea di poesia in carne e ossa. De Angelis è disposto a rischiare la vita per essere la reincarnazione del Poeta, l’ombra di Hölderlin o di Novalis. E vive così, e soffre così, ed è questo che ha reso credibile la sua poesia, questa colossale finzione “vera”: un’ideologia della poesia che si incarna in una persona che crede come un monaco tibetano o un mistico medievale di essere in contatto privilegiato con l’assoluto. Un equivoco spaventoso, in fondo tragico, per De Angelis. Comico nei suoi imitatori (compreso Cucchi, che dopo Il disperso si è messo a fare il verso a De Angelis). Tragico, e quindi affascinante, come è affascinante ogni figura eroica quanto più il suo eroismo è insensato, inutile, gratuito, infondato. (Giorgio Manacorda, La poesia italiana oggi. Un’antologia critica, Roma, Castelvecchi, 2004, pp. 175-180).


De Angelis nasce come Atena dalla testa di Zeus, già adulto e armato. Somiglianze è infatti un libro in cui si mostra un autore già straordinariamente maturo, raccolto attorno ad alcuni temi che saranno le storie continuamente (ossessivamente) narrate nell’intero corso della sua avventura poetica: il confronto con la donna-amazzone e con la donna desiderata, il gesto sportivo che concentra l’apertura verso l’alterità, l’erranza attraverso una Milano vestita di grigio e di cenere, insieme distinta e confusa tanto da comprendere infinite altre città. Una mitologia, se vogliamo, ma fatta di miti poco sfiorati dal morbido dell’elegia o dallo scandito dell’epos: di miti – insomma – inesorabilmente tragici, contratti nella tensione fra finalità e finitudine. […] La tradizione convocata da De Angelis non è quindi né quella dei mistici, né quella degli stoici […], posizioni queste incompatibili con il sentimento del tragico […]. Non c’è dubbio che – nel tirare le fila circa una delle esperienze poetiche più vertiginose del nostro tempo – si debba cautelare il lettore notificando un certo rischio di fiducia in una parola risolutiva, effata come fosse in diretto contatto con l’essere: questo magari sembrerebbe testimoniare la natura impositiva della lingua di De Angelis, il suo tono imperativo, l’abbondanza di futuri quasi profetici (ma piuttosto schiavi della necessità), la perentorietà di immagini lontane dalla usuale logica percettiva, bordeggianti una aporetica sintesi dei contrari, o almeno dei dissimili […]. Per sfuggire dalla banalizzazione dei dati storici imposta dal potere politico-economico che si manifesta attraverso i media e il loro ossessivo ricorso al continuo gettito di notizie presentate come la verità assoluta e in realtà disegnate a tavolino, si ricorre a un tono altrettanto violento e impositivo per tracciare la possibilità di una resistenza non – per carità – nella sfera del privato, ma in un’ontologia del quotidiano in senso blanchotiano: in un diario delle cose che offre i nudi dati restituendoli a un primario stupore, lo stupore dell’esserci, condiviso dalla comunità acefala degli uomini, uniti dalla loro finitudine. (Paolo Zublena, s.t., in Parola plurale, a cura di G. Alfano, A. Baldacci, C. Bello Minciacchi, A. Cortellessa, M. Manganelli, R. Scarpa, F. Zinelli, P. Zublena, Roma, Luca Sossella Editore, 2005, pp. 173-176).


La monotonia è un pegno di sincerità, amava ripetere Pavese, osservando che la bellezza del nuoto è la ricorrenza di una posizione, il peso invariato di una massa da cui prendono forma i movimenti mutevoli dell’acqua […]. Credo che il nuovo nasca da questa ossessione, dal suo punto più estremo e insostenibile, dallo squarcio che in essa si apre, pena la vita. Credo cioè che non sia possibile dare vita a una parola sprezzandone le regole e l’ordine profondo, ma portando tale ordine a una tensione così forte da sfigurarlo, da farne un’altra figura. (Milo De Angelis, La chiarezza di ogni tragedia, in La parola ritrovata. Ultime tendenze della poesia italiana, a cura di Maria Ida Gaeta e Gabriella Sica, Venezia, Marsilio, 1995, p. 89).


187 commenti a questo articolo

Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 10:41:20|di scipione linguista

“Giuseppe, la sua asserzione va esattamente nella direzione di cui sopra: consenso. A me però interesserebbe sentire le ragioni - di ordine letterario - per le quali De Angelis "è in questo momento (con Zanzotto) il nome più importante della letteratura italiana. ".

Mi scusi prof Nacci, ella rimprovera all’amico Giuseppe una deiscenza critica, difetto, a mio parere, interno al suo stesso post. Non è lei a dire “a me non piace”, senza addurre motivi propri?
Suvvia, il suo cappello è una nota esplicativa di ordine non letterario, tanto meno teorico/poetico/estetico, posta prima dello scritto di altri (veda copia/incolla).

Scipione linguista


Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 10:36:54|di Luigi Nacci

Christian, io mi sono posto delle domande e poi ho riportato dei passi critici in cui mi riconosco. Li ho fatti parlare per me - hai presente l’uso della citazione in critica? Eccolo. Trovo che sia Manacorda sia Zublena abbiano le loro ragioni. Il passo di De Angelis l’ho scelto perché introduce il tema della monotonia, secondo me fondamentale nella sua poetica. Siccome De Angelis trova consenso in larghe fette dell’ambiente letterario, mi piacerebbe sapere (senza particolare vis polemica), da parte di chi lo apprezza molto, che cosa ritiene imprescindibile in lui, per far capire meglio a me, per farmi vedere quello che non vedo, oppure per rafforzare la mia opinione.


Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 10:20:51|di Christian Sinicco

Luigi, per me neorfico non significa nulla. Ovvero ’ste categorizzazioni, che vorrebbero semplificare, hanno invece due distinti risultati: 1. non approfondire; 2. proporre delle separazioni senza fondare un’analisi. Ti chiedo, invece - so che è difficile parlare di ciò che non piace - di spiegare con qualche analisi sui testi il perché della ritrosia nei confronti di De Angelis, altrimenti ha del tutto ragione Giuseppe a dire, a me piace - come l’hai messa giù non hai fatto un discorso critico.


Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 10:20:34|di Christian Sinicco

Luigi, le categorizzazioni, che vorrebbero semplificare, hanno invece due distinti risultati: 1. non approfondire i testi; 2. proporre delle separazioni in mancanza di analisi. Ti chiedo, invece - so che è difficile parlare di ciò che non piace - di spiegare con qualche analisi sui testi il perché della ritrosia nei confronti di De Angelis, altrimenti ha del tutto ragione Giuseppe a dire, a me piace - come l’hai messa giù non hai fatto un discorso critico.


Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 09:32:08|di Luigi Nacci

Giuseppe, la sua asserzione va esattamente nella direzione di cui sopra: consenso. A me però interesserebbe sentire le ragioni - di ordine letterario - per le quali De Angelis "è in questo momento (con Zanzotto) il nome più importante della letteratura italiana. ".

ps per Martino: euforia da ulisse at home?:-)


Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 02:02:59|

Per me De Angelis è in questo momento (con Zanzotto) il nome più importante della letteratura italiana.
Giuseppe.


Si può criticare MILO DE ANGELIS?
2007-05-16 01:52:55|di Martino

Chi è questo... come si chiama? Nacci, mi pare. Ecco, sì, Nacci. Boh... chi è questo Nacci che lancia la serie degli intoccabili? Un nuovo redattore? Io non lo conosco... :-)


Commenti precedenti:
... | < 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)