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Sponsor River di Stefano Guglielmin

Poesie inedite

Articolo postato martedì 27 giugno 2006
da Adriano Padua

Stefano Guglielmin è nato nel 1961 a Schio (VI), dove vive e lavora come insegnante di lettere. Laureato in filosofia, ha pubblicato le sillogi Fascinose estroversioni (Quaderni del Gruppo Fara, Bergamo 1985, premio “poesia giovane”), Logoshima (Firenze Libri 1988) e Come a beato confine (Book editore, Castelmaggiore 2003, premio Lorenzo Montano) ed il saggio Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento (Anterem, Verona 2001). Un suo racconto breve è pubblicato su AA.VV., La lente chiara, la lente scura (Empiria, Roma 2002, premio A.M.Ortese). Fitta e interessante è la sua partecipazione a riviste, tra le quali si ricordano: “Atelier”, “YIP. Yale Italian Poetry”, “Il Segnale”, “L’Ulisse” e altre ancora.

L’autore mi concede gentilmente di pubblicare questa sezione inedita ed una poesia (allegata in formato word) tratta dal suo ultimo libro di prossima pubblicazione. Lo ringrazio della disponibilità
A.P.

SPONSOR RIVER

1

qui giace crodino la collina dei crodini
e quella trottola di sua musa
che scavallò sulla fibra l’onda e il meglio
dei sapori

giace lo stato in burger l’emmental
con tutti i suoi ninnoli per buchi
e il celluloide fra la manna e il biùtiful

giace il detersaiwa dolce quello sudato
portati da pino l’ingenuo nel toc sciò
lui che ora dindola sul vuoto
come in televisione l’etere o l’ala
dei wafer fra le dita e il latte

giace l’omino misclen la sicura
svolta della fratta con la verzura in frasca
e il podere dove s’ingommano le blatte
giace unabomber l’anacoreta
l’insieme delle sue tresche prelibate
giace la vita loca il simil-pelle e il vuoto
a perdere del pelo

2

perché io sono la coop
e quella cosa che vince il toto
sono la moto di biagi la voce
e la lingua del fiume coso

sono lo sposo del bing beng
dell’uovo di pippo sono il bell’uomo
in platea e quando guardo godo

perché io sono sodo sono la prova
viva dell’esistenza del dodo

3

esattamente il verso in volo dei colussi
quel tuffo che affama il bianco delle tazze
quando
le frolle briciole si sfanno e la famiglia
sbroncia il sonno con la lima

4

amai il dottor gibò
il suo fascio calmo ai fianchi
il calvo mormorio della terra
sotto la schiena ed ora
amo il nulla
che sono in ogni sua piaga e l’orto
disfatto e il senza nome

25 commenti a questo articolo

> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-28 16:11:00|

a me piace il frammento nel documento word, è la voce riconoscibile e impalpabile di Stefano


http://marombra.blogspot.com/

> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-28 11:57:42|di gugl

tutto è possibile, ma ciò non mi consola. se un giorno questi scritti saranno considerati più importanti degli altri, credo che sarà un mondo peggiore (senza offesa per nessuno, ovviamente:-)


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-28 10:17:00|di Christian

Stefano, a me questa visione tra scritti minori e maggiori, non m’appartiene, però se tu ne sei convinto. E se fosse il contrario? Se questi tuoi scritti fossero considerati alti, perché frutto di un percorso che per la sua varietà è interessante? Dalle stelle alle stalle: oggi come oggi, dalle stalle, si vedono meglio le stelle:-)


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 21:07:21|di gugl

grazie voc: come dicevo, la visione è fulcro di questo testo, come, più in generale, di ogni mio testo. Visione e materia: materia deformata dalla visione o sguardo che nella materia si plasma.


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 21:02:04|di vocativo

Io trova molto intenso il componimento tratto da La distanza immedicata: di una potenza visionaria dirompente, ma il tutto come se fosse trattenuto nello sguardo (anzi, fuori dello sguardo) :)

gli altri testi li avevo letti in anteprima, cioè prima che stefano li concepisse :D


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 20:55:41|di gugl

grazie fabry. credo proprio che calvino sia imprescindibile nella cultura contemporanea. la malattia, oggi, è la simil-vita mediatica che soffre per non riuscire ad essere medianica.

christian è vero che catturare la realtà è megòlio che esserne catturati: ma cosa distingue tale operazione dal lavoro dell’umorista? (anche senza scomodare pirandello). voglio dire: una poesia, oggi, può permettersi il lusso di consumarsi nella dimensione del grottesco o del comico-realistico? detta altrimenti: leopardi che fa la lingua ai parrucconi della restaurazione è piacevole nello zibaldone, ma sarebbe "minore" nei canti.


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 20:02:59|di fabry

ero fabry (non sono dieci caratteri, così aggiungo questo)


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 20:01:02|

un esempio di come gli strumenti formali più raffinati possano mettersi al servizio del mimetismo più apparentemente leggero, ma anche capace di leggere nella mente di quello che Calvino chiamava il cliente modello, le cui strutture umane ricalcano quelle mercantili. la poesia deve cogliere, se l’ispirazione vi è attratta, anche gli aspetti dai quali il poeta rifugge generalmente come la peste. quello che si denuncia non è una superficialità, ma una malattia. oppure il gioco è semplicemente linguistico e ottiene l’effetto di demitizzare quelle forme indotte che ormai si sono sclerotizzate nel deposito della nostra memoria. insomma, la poesia è comunque terapia, catarsi, come il gioco dei bambini.


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 18:38:56|di Christian

beh, però non c’è solo la poesia tragica, e comunque mi pare che questi versi catturino la realtà, attirando l’attenzione sui dispositivi mimetici/linguistici (almeno i primi due testi), che è cosa buona e giusta. L’alto lascialo alle astronavi spaziali:-)


> Sponsor River di Stefano Guglielmin
2006-06-27 17:21:04|di gugl

a luigi: perchè io credo nella forma tragica.


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